Una donna che stira cantando

Sabato 13 maggio al Circolo Arci Carlo Signorini di Cremona

Cremona. Tutto ebbe inizio in un caldo pomeriggio estivo, a una grigliata. Umberto Tozzi cantavaApri la porta a un guerriero di carta igienica…”.

Sabato 13 Maggio alle ore 21 ,presso il Circolo Arci Carlo Signorini in Via Castelleone 7, andrà in scena lo spettacolo teatrale “Una donna che stira cantando – Florilegio di uomini che amano le donne”, una performance semiseria con lettura di testi avanguardisti della fine del Novecento. Sul palco si esibiranno: Simona Maffini, Vanna Cigognini, Giuliana Pedrinazzi con l’intervento critico di Elena Cappellini.

Raccontano le interpreti della performance teatrale: “Dopo aver ascoltato quel caldo pomeriggio d’estate la voce di Umberto Tozzi, la memoria è corsa subito ad analoghi pomeriggi estivi di vent’anni prima, spesi a chiedersi chi fosse mai quel guerriero di carta igienica. La fantasia di allora ci portava a immaginare un alfiere fatto di rotoli Scottex, che impugnava minaccioso un Asciugone Regina mentre bussava a una porta. E che dire di “Fammi abbracciare una donna che stira cantando…”?  Freud oppure Walt Disney? E se Umberto Tozzi fosse come Marinetti e volesse pure lui “trasformare il Teatro di Varietà in teatro dello stupore, del record e della fisicofollia”?

Sono quesiti che hanno portato molti adolescenti degli anni Ottanta a scegliere un indirizzo filosofico all’Università. Come di consueto abbiamo chiesto consiglio all’amica filologa e critica letteraria Elena Cappellini, che si è data un gran da fare per sciogliere figure retoriche che avrebbero dato del filo da torcere anche a Umberto Eco. Questa è la genesi della nostra performance. Ai testi di Tozzi se ne sono aggiunti altri fino a formare quello che a noi piace definire un florilegio di parole d’amore, un omaggio alle donne dal sapore futurista che a noi puzza un pochetto di misoginia. Inconsapevole, ovviamente (speriamo…).”

http://www.popolis.it/una-donna-che-stira-cantando/

Umberto Tozzi et Victoria Silvstedt pour les10 ans des Anges Gardiens de Monaco avec Bruna Maule.

Pubblicato il 05 mag 2017

Umberto Tozzi et Victoria Silvstedt pour les10 ans des Anges Gardiens de Monaco avec Bruna Maule. En présence de Mr et Madame Pastorelli, Simone Pastor, la Baronne Gloria Köllbrunner, Ljuba Rizzoli, Monica Tozzi, Marki, Manuela Ligato pour Giovanni Raspini, photos par Studio Bazile. Robes Elsie Rose Haute Couture. Avec Angela Raico, Rita Mosca, Ezzio Gregio, Claudia Velte For Claudia Couture,Vlad Scala, Alan Landry, Ilenia Bentrovato, les ténors de l’Opéra de Monaco, Tony Reale, Lena Blu, Julie et Sebastien pour “Dalida mon amour”

Gianni Morandi sempre in campo: “Ma oggi vedo tanti giovani forti”

A Torino con la Nazionale cantanti che ha fondato più di trent’anni fa. “Nella solidarietà come nella musica la nuova generazione è protagonista”

Gianni Morandi con la Nazionale italiana cantanti negli Anni Ottanta

Pubblicato il08/05/2017
Ultima modifica il 08/05/2017 alle ore 07:34
nadia ferrigo
torino

«Un giorno mi chiamò Mogol. Speravo volesse propormi una canzone, invece mi parlò solo di calcio, la sua nuova passione dopo la fine della collaborazione con Battisti. Mettemmo su una squadretta con Oscar Prudente, Umberto Tozzi, Andrea Mingardi. Giocavamo nei campi parrocchiali, ma lui pensava in grande, vedeva lontano: “Andremo negli stadi di serie A, atterreremo in elicottero”».

Da quella telefonata dei primi Anni Ottanta ne è passato del tempo, ma il fiato c’è ancora («Corro tra i 40 e i 45 chilometri ogni settimana», assicura) e Gianni Morandi sarà ancora una volta in campo con la Nazionale Cantanti il 30 maggio allo Juventus Stadium di Torino. Lui che c’era già nel 1975, quando la squadra che avrebbe generato l’idea della Nazionale cantanti, nata da un’invenzione di Mogol, schierò all’Arena Civica di Milano per la prima e unica volta Lucio Battisti: «Giulio (è il nome di Mogol, ndr) aveva radunato la musica italiana. E non solo: aspettavamo Pier Paolo Pasolini, ma il suo aereo fu bloccato dalla nebbia. Sarebbe morto poche settimane dopo».

 

Da fantasia a tradizione

La fantasia di Mogol si trasformò in fortunata tradizione nel 1987, quando fu fondata l’associazione che tuttora sostiene l’attività della squadra, e nel 1992, con la prima Partita del cuore: all’Olimpico di Roma, in diretta su Rai 1 con nove milioni di telespettatori e un tutto esaurito che valse oltre 300 milioni di lire alla ricerca sulle leucemie. Ora, con un bilancio di oltre 50 milioni di euro in beneficenza e un record da battere – 2.111.000 di euro nella Partita torinese del 2015 – l’appuntamento si ripete allo Juventus Stadium (e su Rai 1), contro i Campioni per la Ricerca: i ferraristi Vettel e Raikkonen, Andrea Agnelli difensore, Max Allegri centrocampista, sulle fasce Boban e Nedved.

«Dei fondatori siamo rimasti in pochi, ma abbiamo un sacco di giovani forti. Ermal Meta, Boosta, che è fortissimo. Appassionato. Moreno, troppo bravo. È bello giocare a calcio, ma se sai che puoi anche fare qualche cosa di buono diventa straordinario». Di giovani c’è bisogno nel calcio, come nella musica. «C’è una nuova generazione di cantautori italiani che mi piacciono, sono bravi. Levante. Francesco Motta, TheGiornalisti, Brunori Sas. Una generazione che non vuole rompere, ma anzi fa riferimento alla musica italiana. E questo è il bello. Potrei fare qualcosa con qualcuno di loro? Certo, però io ho settant’anni, Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti trenta. Insomma, staremo a vedere».

Ritorno alla fiction

Una chiacchierata con Morandi resta sempre sospesa tra i ricordi, belli e brutti, e il futuro. Va da Nino Taranto e Gino Bramieri («Grandi che si prestavano a recitare nei nostri musicarelli»), alla giovanissima Alma Noce, che ha approfittato della sua giornata torinese per un saluto. Ha lavorato con lui sul set de L’Isola di Pietro, mini fiction per Canale 5 in onda a novembre, lui dice che è bravissima («Grande energia, intensità»).

Dopo 18 anni Morandi torna a fare l’attore per la tv. Tra musica, fiction e campi da calcio, c’è anche spazio per qualche No. «Quasi tutti i talent show mi hanno invitato, non ho mai accettato. Come si fa a giudicare così, su due piedi – racconta -. Non che i talent ai miei tempi non esistessero, anche Sanremo in un certo senso lo era, però non mi attrae farne parte». Così, scappa per il prossimo appuntamento. Al Museo del cinema c’è l’anteprima di Sognando Gianni Morandi , docu-film che racconta la passione di un gruppo di ragazzi con sindrome di Down per la sua musica e in particolare per la canzone Uno su mille . «Alla fine del film la cantiamo insieme. Mi hanno detto: però la cantiamo con tutta la voce che abbiamo! Fantastico, no?».

http://www.lastampa.it/2017/05/08/spettacoli/showbiz/gianni-morandi-sempre-in-campo-ma-oggi-vedo-tanti-giovani-forti-ZUEebmPq8eWW5nxmVVe1vO/pagina.html

Umberto Tozzi – Bologna – 40 anni che “TI AMO” : foto

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by Paola Sipione
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Umberto Tozzi a sorpresa visita l’Istituto Ortopedico Rizzolli

Questo pomeriggio i piccoli pazienti dell’Istituto Ortopedico Rizzoli hanno ricevuto la visita a sorpresa di Umberto Tozzi Official. Il cantautore, a Bologna per il tour “40 anni che ti amo” ha accettato l’invito dell’ideatore della Star Therapy, Dario Cirrone che promuove queste iniziative speciali con l’Associazione ANSABBIO. Con le nostre telecamere abbiamo seguito la passeggiata del cantante tra i reparti

By TRC Bologna

Dal corriere.it

«Ieri l’amore, oggi Van Gogh»
di Stefano Landi

Correva l’anno 1977 e chiunque in Italia cantava «Ti amo» di Umberto Tozzi. Era un inno del cuore nazionale. Ora che sono passati 40 anni tondi, il cantante, che domani sarà ospite de «Il Bello dell’Italia» nella sua Torino, non ha smesso di canticchiarla mentre ne ricorda la storia. Tozzi è a Montecarlo, dove vive da 20 anni. È in una pausa del nuovo tour per i teatri con cui celebra l’anniversario del suo «lentone» più universale.

Partiamo dalla fine. Che emozioni le stanno dando i nuovi concerti nei teatri?
«Vivo una riscoperta che mi rende felice. A questi spettacoli ricevo un’accoglienza quasi inaspettata. E riscattato qualcosa. Non ho mai smesso di esibirmi dal vivo in questi anni, ma vedo un pubblico nuovo. Quasi tre generazioni: le prime due mi hanno conosciuto davvero, la terza, quella dei figli, viene quasi trascinata di forza».
Anche i bambini intonano «Ti amo»?
«Sere fa, in un ristorante una bambina di 4 anni è venuta a cantarmi la canzone».
Nel remake appena uscito duetta con Anastacia…
«Mio figlio Gianluca che lavora per me da tempo voleva festeggiassi i 40 anni del brano, magari con tour. Mi sembrava un’idea forzata. Poi una sera a cena a casa mentre facevamo una sorta di casting mentale è venuta l’idea di coinvolgere Anastacia. La sua voce ha aggiunto molto al sentimento della canzone. Mi mette la pelle d’oca ogni volta che sento la versione con lei».
Ha mai pensato che significati avrebbe potuto avere «Ti amo» se l’avesse scritta oggi?
«Le canzoni forti superano le stagioni. Me ne sono reso conto oggi ascoltando alla radio Mare mare di Carboni. Ti amo resta la mia canzone più originale: oggi potrebbe stare tranquillamente in classifica tra i Coldplay e i Maroon 5».
Invidia qualcosa ai giovani cantautori di oggi?
«Niente, perché non mi emozionano. Parlo da musicista e non da pubblico: vedo poca personalità».
«Ti amo» contro «Gloria». In cosa una delle due canzoni supera l’altra?
«Gloria ha avuto la fortuna di attraversare l’oceano: la sua forza era quel riff alla Satisfaction dei Rolling Stones».
Come è cambiato da cantautore?
«Cerco sempre di risultare originale a me stesso, di differenziare l’approccio ai brani. Questo almeno è il tentativo, ci provo».
Qual è la cosa che ha fatto nella sua carriera che la rende più orgoglioso?
«Aver viaggiato tanto, essere arrivato praticamente ovunque. Ho suonato in teatri magici dove i camerini hanno un profumo. Il momento più intimo era il sound-check, l’ultima prova prima di salire sul palco. Il momento in cui vedi il prima e ti immagini il dopo».
E c’è invece una cosa che le manca e che ha tenuto nascosta in fondo al suo cassetto per i prossimi anni?
«Progetti musicali ormai ho smesso di farne: lascio che le cose accadono e seguo gli stimoli che mi dà mio figlio. Mi piacerebbe fare qualcosa di diverso: vorrei fare una mostra prima o poi. Da quattro anni dipingo. Non sono Van Gogh ma i miei quadri a mia moglie piacciono, dice che ho la mano. E questo per ora mi basta».
Dipinge spesso?
«Non tanto, solo quando ne ho voglia. Perché per me è come quando mi siedo al pianoforte o prendo in mano la chitarra: posso esprimere qualcosa a colori».
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