Umberto Tozzi en Stone & Music Festival 2019

Una experiencia realmente única es la que viviremos el 14 de septiembre en el teatro romano de #Mérida junto a Umberto Tozzi Official
No te quedes sin tu entrada antes de que se agoten en http://bit.ly/UmbertoTozzyStone19

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DOMENICA 10 FEBBRAIO A MIRANDOLA GIANNI VANCINI & FRIENDS IN CONCERTO

Articolo pubblicato il giorno: 15 Gen 2019

 


Il 10 febbraio alle ore 17 all’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, in provincia di Modena, appuntamento con il grande jazz insieme a Gianni Vancini & Friends, un concerto evento voluto dallo stesso musicista, che porterà nella sua città natale musica di qualità, assieme ad artisti di fama internazionale.

Radio Pico è media partner dell’evento che ha anche una finalità benefica: parte dell’incasso sarà devoluto alla Fondazione Scuola di Musica Andreoli di Mirandola.

Gianni Vancini, musicista e compositore, è da anni il sassofonista ufficiale di Umberto Tozzi, con cui sarà in tour nei prossimi mesi, ha collaborato con tantissimi tra i più grandi artisti italiani tra cui Lucio Dalla, Antonella Ruggiero, Gianni Morandi, Stadio,  Fausto Leali, Enrico Ruggeri, Ron, Amedeo Minghi, Spagna, Andrea Mingardi, Marco Masini  e tantissimi altri. Ha all’attivo due album jazz, che hanno ottenuto ottimi riscontri di critica.

Sempre in giro per il mondo, ha collaborato con moltissimi musicisti, alcuni dei quali saranno sul palco con lui a Mirandola, per una serata davvero strepitosa. Ci saranno Sietse Huisman e Ronald Jonker dall’Olanda (batteria e basso),
Tico Pierhagen dalla Colombia (alle tastiere), Jeff Sopacua dall’Indonesia (alla chitarra) e come ospite d’eccezione Selina Albright dall’America, figlia d’arte e voce straordinaria, che sta attualmente promuovendo il suo nuovo album “Highest High” con un tour internazionale.

L’evento è organizzato da MTmusic, con il patrocinio del comune di Mirandola. Info prevendite 0535/22455

by: http://www.radiopico.it/domenica-10-febbraio-a-mirandola-gianni-vancini-friends-in-concerto/

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Asia Argento dopo gli scandali canta “Gloria” di Umberto Tozzi

Asia Argento rinasce con la musica, dopo le polemiche relative allo scandalo Weinsten e le accuse di molestie nei confronti di Jimmy Bennett, che le è costato il posto a X Factor.

L’attrice è fuggita da Twitter per il troppo odio social e anche dall’Italia dopo la chiusura del discusso flirt con Fabrizio Corona. Una volta arrivata in Francia la Argento ha inciso un singolo, più precisamente una cover “Gloria” di Umberto Tozzi con una delle band new wave e alternative rock più celebri francesi: Indochine.

Anche la versione originale di “Gloria“, inclusa nell’album interamente in francese “13” (ha venduto più di 400mila copie in Francia nel 2017), ospitava la voce di Asia Argento. In questa nuova versione l’interpretazione di Nicola Sirkis e di Asia è sia in francese che in italiano. La copertina del singolo immortala l’abbraccio tra i due artisti, testimonianza di grande amicizia e stima professionale reciproca. Asia ha spesso calcato il palco di Indochine in Francia, interpretando “Gloria” in duetto con Sirkis, ed è stata ospite di diverse trasmissioni televisive insieme alla band. Raggiante, Asia si è ripresentata in Italia lunedì scorso per la serata Aniye By, all’Apollo Club di Milano e intercettata da “Io Donna” ha ammesso: “È stato molto difficile e faticoso. Tanto che ho paura a immaginare cosa possa riservarmi il 2019”.

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/asia-argento-scandali-canta-gloria-umberto-tozzi-1629205.html

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Tributo ad Umberto Tozzi: la GLORY BAND sabato 23 febbraio sarà a Milano.

Serata dedicata alla musica di Umberto Tozzi, con aperitivo e ricco buffet.

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#RafTozziTour

Siamo nel 2019 l’anno del #RafTozziTour
Tra qualche mese partiremo da Rimini per girare l’Italia e cantare le nostre canzoni insieme a voi. Ancora una volta, insieme! 🎸🥁🎤🎹🎶🎵💥🚀🎉💃🏻🕺🏻🤟🏼👊🏼😍❤biglietti qui : 👉 http://bit.ly/RafTozziTour
#ComeUnaDanza #RafTozzi
F&P Group – Concerti ed eventi Momy Records Radio Italia solomusicaitaliana

by Umberto Tozzi Official

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RADIO AIRPLAY INDIPENDENTI (ITALIANI) Settimana 1.2019

 

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Quelles sont les plus grands tubes de la musique en Italie ?

De Thomas, publié le 09/01/2019Blog > Langues > Italien > Le Top 10 des Chansons Italiennes les Plus Célèbres !

La musique chasse la haine chez ceux qui sont sans amour. Elle donne la paix à ceux qui sont sans repos, elle console ceux qui pleurent – Pablo Casals

De toutes les musiques du monde, il y en a certaines qui nous émeuvent,nous touchent et nous bouleversent plus que d’autres. Entre violon, ténor, funk et langue italienne, la chanson italienne en fait souvent partie, de part sa diversité, mais aussi par ses tubes, qui donnent à tout un chacun l’envie de se rapprocher de la musique le plus possible.

C’est d’ailleurs ce que révèle une enquête IFOP, menée auprès des Français. Alors que 79% d’entre eux ont déjà assisté à la Fête de la musique en tant que spectateur, il va sans dire que le pouvoir de la musique se retranscrit à merveille ici. La musique italienne en est l’incarnation la plus belle, avec des tubes qui ont fait le tour du monde, et se chantent à tue tête dès que l’occasion se présente.

Mais justement, quelles sont les plus belles chansons du patrimoine italien ? Et bien voici notre top 10 !

 

1 – Ti amo d’Umberto Tozzi, un tube italien planétaire

Si vous vivez dans un autre monde, il est probable que vous ne connaissiez pas cette chanson, ou plutôt ce tube, mondialement connu. Créée en 1977, Ti Amo est un hymne que toutes les générations s’approprient au fil des années. Umberto Tozzi nous livre ici une interprétation magistraled’une chanson typiquement italienne, dont les paroles sont une ode à l’amour.

En effet, alors que littéralement, Ti Amo signifie « je t’aime », il n’y a plus de doute, quand au caractère lyrique de ces paroles et de cette musique, qui fait vibrer tous les coeurs. Alors que Dalida l’a même reprise en langue française, Umberto Tozzi lui même en a refait une version mêlé à la langue de Molière en 2002, avec la chanteuse Lena Ka. Il s’agit du titre Ti Amo (rien que des mots), qui est désormais reprise de temps à autre dans le cinéma.

cliquez ci-dessous pour lire l'article complet:
https://www.superprof.fr/blog/classiques-musicaux-italiens/
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Spegnete la musica italiana

09.01.2019
L’esplosione della trap, l’urban, il nuovo indie di Calcutta e Thegiornalisti… Da chi fa canzoni pretendiamo di ascoltare roba che, al suo posto, non sapremmo scrivere. Quello che abbiamo ascoltato nel 2018, al contrario, ci è sembrato “smaller than life”, materia superficiale, offerta di un’asta al massimo ribasso

Avete mai sofferto di depersonalizzazione? Quando eravamo adolescenti, qualche volta capitava: ti sentivi estraneo al tuo corpo, magari non ti riconoscevi allo specchio, avvertivi come un senso di distacco da tutto ciò che ti accadeva intorno e, anche se eri sveglio, provavi la stessa sensazione di quando si sogna. Per almeno 25 anni non ci è più successo, poi rieccola la depersonalizzazione: di fronte alle acclamatissime uscite discografiche italiane del 2018, alla critica che si scappellava, al pubblico che ascoltava in streaming e si metteva in fila ai concerti, siamo rimasti impalati e impallati, confusi e infelici come se ci volessero chissà quali occhiali speciali per provare a capire la realtà che avevamo davanti, come se al mondo non ci fosse altra verità che quella cantata da Jimi Hendrix: «I don’t live today/ Maybe tomorrow/ Well, I just can’t say». E cioè: non apparteniamo al mondo di oggi, forse apparterremo a quello di domani ma chi è che può dirlo? Il nostro è più un auspicio che una certezza. Perché l’unica cosa che possiamo dire senza eccessivi giri di parole è che, nel 90 per cento dei casi, in ciò che ha prodotto l’industria musicale italiana non ci siamo ritrovati granché.

Dark Polo Gang

Ghali

È stato l’anno della consacrazione dell’universo urban (rap/hip hop/trap e affini). Questo, che ci piaccia o meno, è il nuovo mainstream. Le case discografiche che per anni avevano investito, tra tante incertezze, sulle scene in questione finalmente hanno cominciato a raccogliere i frutti della semina. È stato l’anno della trap, dello straordinario successo di Sfera Ebbasta, finito suo malgrado nel dibattito generalista a causa della tragedia di Corinaldo di cui – è bene ripeterlo ancora una volta – l’artista non è responsabile. Sempre che ci piaccia o meno, il suo Rockstar è il disco che ha dominato le classifiche del 2018. Avete presente? L’album in cui la trapstar di Cinisello Balsamo impugna una Gibson Flying V come quella che sempre l’Hendrix di cui sopra possedeva. La impugna all’incontrario e speriamo solo per vezzo iconoclasta. Potremmo parlarvi del culto dei soldi facili e della ricchezza a tutti i costi, dei messaggi sessisti e dell’esaltazione delle droghe non convenzionali come lo “sciroppo”, della differenza tra la trap americana e quella italiana, arrivata tipo con 20 anni di ritardo, del fatto che negli States torna il rap impegnato (vedi alla voce Childish Gambino), ma non lo faremo. Certo, la trap italiana non è solo Sfera Ebbasta, diranno molti: c’è anche Ghali, che sarebbe il più intellettuale della brigata e nel 2018 ci ha regalato il singolo politico (politico?) Cara Italia, la Dark Polo Gang (Trap Lovers), Achille Lauro (Pour l’Amour), Capo Plaza (20) e potremmo a lungo andare avanti con l’elenco di nomi e titoli, perché l’anno il 2018 è stato piuttosto generoso su questo versante. Cifra stilistica comune? Un maledettismo parecchio generico, idee piuttosto confuse su come va il mondo ma un disperato bisogno di comunicarle al mondo. Sarà che siamo vecchi, ma meglio della trap ci suonano sicuramente rap e hip hop tradizionalmente intesi: Playlist di Salmo forse è stato il miglior album ascrivibile al filone, probabilmente perché è un disco “suonato”, perché il ragazzo ha bello che varcato la soglia dei 30 anni e ha recuperato quella che potremmo definire una certa consapevolezza. Dice spesso cose intelligenti, anche se non sempre ci piace il modo in cui le dice.

Usciamo dal territorio urban e passiamo alla musica suonata. C’è il fenomeno indie, si sa, ma forse dovremmo parlare di “equivoco indie” perché l’espressione suona adesso parecchio equivoca. A uso dei profani: indie, diminutivo anglofono del termine “indipendente”, in origine indicava le produzioni concepite oltre i confini delle major, lontane cioè dall’ortodossia di pop e rock mainstream. Indie non era un genere, ma un contesto produttivo. Eppure ha finito con il diventare un genere, quando ci si è accorti che tutte quelle produzioni, oltre al low budget, avevano in comune approccio e, spesso e volentieri, suono poco allineato. Se a un ragazzo dei primi anni Novanta il proverbiale marziano a Roma avesse chiesto che cos’è l’indie italiano, magari il ragazzo in questione non avrebbe saputo rispondere. Ma in caso contrario, sarebbe partito tutto un rosario di Csi, Bluevertigo, Marlene Kuntz, Almamegretta e compagnia cantante. Roba con la «erre» maiuscola che nulla aveva a che fare, per esempio, con il cantautorato acqua e zucchero tendente al pop dei vari Raf, Umberto Tozzi e Luca Carboni.

Ironia della sorte: oggi praticamente tutti conoscono il termine indie, ma il termine indie ha cambiato significato. Se l’urban è il nuovo mainstream, con l’espressione indie si indicano artisti come Calcutta (Evergreen) e Thegiornalisti (Love) che propongono esattamente lo stesso cantautorato acqua e zucchero di cui sopra. Corollario del teorema: i vari Carboni, Raf e Tozzi sono tornati in pista per davvero e, se permettete, meglio i maestri che i discepoli. Chi è il poeta dell’attuale generazione indie? Motta, ci dicono, in virtù del pluripremiato ultimo album Vivere o morire. Per carità: il disco si fa ascoltare, ma siamo comunque lontani da ciò che di solito chiediamo alla musica che ci piace. O forse il problema è che chiediamo troppo alla musica che ci piace.

Sfera Ebbasta

Salmo

Riassumendo: la musica italiana ci ha rotto i cabbasisi, è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i cabbasisi. In nove casi su dieci. Perché, a scavare, trovi sempre qualche eccezione fuori dall’hype e, se non la trovi, ti piace pensare che la troverai, perché sei ottimista di natura. Qualcuno di voi probabilmente dirà che la musica italiana contemporanea è figlia di tempi di grande confusione e che, considerando la confusione di questi tempi, tutto sommato, dai, non sono male i dischi che si fanno di questi tempi. Sarà. Per noi l’arte deve avere, sempre e comunque, un pre-requisito: la vogliamo bigger than life, più grande della vita. Da chi fa musica pretendiamo di ascoltare canzoni che, al suo posto, non sapremmo scrivere. La musica italiana di oggi, al contrario, ci sembra smaller than life, materia superficiale, offerta di un’asta al massimo ribasso. Dadaismo? È un alibi. Minimalismo? È il chiavistello che apre la stalla dalla quale scappano gli autori mediocri. E la colpa, non ci stancheremo mai di dirlo, è anche di chi fa il nostro mestiere.

Dov’è finita la critica? Una volta era tutto un polarizzarsi. Che ti piacesse il pop (e leggevi Tutto e Cioè), il New Romantic (e leggevi Mattissimo o Paninaro), il rock classico (Mucchio e Buscadero), il Metal (quante riviste esistevano), più avanti il grunge (Rumore). Una volta ci si polarizzava addirittura con le fanzine e ce n’erano di bellissime. Oggi il gusto musicale tende a formarsi sui consigli di YouTube e Spotify. I giornalisti, ammesso che qualcuno s’interessi ancora a ciò che scrivono, fanno comunella con gli uffici stampa e spesso hai la sensazione che siano questi ultimi a scrivere sui giornali. Chi è che insegna ai ragazzini come si distingue l’arte dalla merda (non) d’artista?

https://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2019/01/spegnete-la-musica-italiana/?refresh_ce=1

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Sanremo 2019, conduttori e ospiti svelati nella conferenza stampa di presentazione del Festival

Sanremo 2019, conduttori e ospiti svelati nella conferenza stampa di presentazione del Festival

Anche se il sipario su Sanremo 2019 si aprirà ufficialmente il prossimo 5 febbraio, quando il conduttore e direttore artistico del Festival, Claudio Baglioni, inaugurerà sul palco del Teatro Ariston la 69esima edizione del Festival della Canzone Italiana, la macchina sanremese si è già messa in moto. E mentre i cantanti sono impegnati con le prime prove insieme all’orchestra, al Teatro del Casinò sono stati svelati oggi,  durante la conferenza stampa di presentazione, i nomi dei conduttori che affiancheranno Baglioni e quelli dei primi ospiti.

Accanto al “dirottatore artistico” – così come si è auto-ribattezzato – Claudio Baglioni, saliranno sul palco dell’Ariston in veste di conduttori del Festival di Sanremo 2019 anche Claudio Bisio e Virginia Raffaele (i cui nomi erano circolati in rete e sui giornali già negli scorsi giorni). Per la comica romana si tratta della seconda partecipazione al Festival come co-conduttrice, dopo l’esperienza del 2016 accanto a Carlo Conti, Gabriel Garko e Madalina Ghenea.

“La centralità della musica e delle parole”: così il cantautore romano ha sintetizzato lo spirito del suo secondo Festival di Sanremo come direttore artistico. “Lo ripeto ancora una volta: le canzoni sono un’arte povera, ma riescono a creare una memoria, un richiamo evocativo immediato. Sono come delle stelle fisse, delle pietre dure, dei profumi”, ha subito aggiunto Baglioni, “la stella polare è la canzone in quanto espressione diretta”. La 69esima edizione del Festival, ha spiegato il direttore artistico, non si discosterà molto dalla precedente, a livello di spirito: “L’anno scorso abbiamo riportato, ho riportato, il Festival in quella sua centralità, cercando di costruire intorno alla gara uno spettacolo che fosse anche narrativo rispetto alle canzoni prodotte. Alcune conquiste si sono rivelate buone – la non eliminazione, alcuni riti cruenti e il fatto di poggiare su una considerazione: il Festival di Sanremo non è mai stato una trasmissione televisiva, ma un evento trasmesso e che diventa anche bandiera della televisione: deve avere un carattere di eccezionalità e di sorpresa perché si rivolge ad un pubblico desideroso di vedere cose nuove”.

Ci attacchiamo a questa idea della leggerezza, del divertimento e del corrersi incontro. Facciamo musica. Gli artisti hanno questo stroardinario regalo dalla sorte: poter essere i trombettieri di qualche buona battaglia.

Se quella dello scorso anno, la 68esima, è stata l’edizione dell'”immaginazione al Festival”, come ha detto Baglioni rispolverando e riadattando un vecchio slogan politico, la 69esima sarà l’edizione dell’armonia: “Il numero 69 ha richiamato l’idea della simmetricità, del sincronismo”, ha osservato il cantautore, “io cerco sempre significati per fare le mie scelte. L’anno scorso l’immaginazione, quest’anno l’armonia. Intesa come percorso per sposare elementi opposti, anche molto lontani: il 69 richiama anche moltissimo il simbolo dello yin e dello yang. Lo schema è quello dell’avvicinamento degli opposti, che non sempre si verifica. Significa anche la bellezza della diversità”.

Incalzato dalle domande dei giornalisti, Baglioni si è lasciato sfuggire anche un pistolotto politico, partendo proprio dal tema dell’armonia: “Il Paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco nella direzione da prendere. Ci attacchiamo a questa idea della leggerezza, del divertimento e del corrersi incontro. Facciamo musica. Gli artisti hanno questo stroardinario regalo dalla sorte: poter essere i trombettieri di qualche buona battaglia”.

Il Festival deve essere un’occasione per cui l’ospite arriva e porta qualcosa e non prende solamente. Il Festival è internazionale per sé stesso e non ha bisogno di figurine.

Anche per quanto riguarda gli ospiti, la 69esima edizione si manterrà coerente con le scelte fatte dal direttore artistico lo scorso anno. In breve: ben accetti gli ospiti internazionali, ma solamente se non si presenteranno sul palco dell’Ariston a mero scopo promozionale. “Al momento non ci sono ospiti internazionali, non italiani. La regola d’ingaggio è la stessa dello scorso anno: il Festival deve essere un’occasione per cui l’ospite arriva e porta qualcosa e non prende solamente”, ha specificato Baglioni, “io sono abbastanza perplesso quando vedo che all’interno di un meccanismo c’è qualcosa poi che sfugge, un francobollo, una presentazione a mero scopo promozionale, senza un’interazione con il cast, l’orchestra o il mondo della musica italiana. Sto aspettando ancora proposte, al momento non ce ne sono. Il Festival è internazionale per sé stesso e non ha bisogno di figurine”. Ci saranno sicuramente – o meglio, sono “già sulla rampa di lancio” – Andrea Bocelli (“dovrebbe venire con suo figlio”), Giorgia e Elisa: “Avremo almeno due ospiti a serata”. Confermata, inoltre, la presenza di Pippo Baudo e Fabio Rovazzi, già conduttori delle due prime serate dello scorso dicembre dedicare a Sanremo Giovani.

Non mancheranno tributi ad artisti che hanno fatto la storia della canzone e dello spettacolo italiano: “Avremo ospiti autori. Stiamo pensando a qualche tirbuto, qualche omaggio. Siamo un trio ma probabilmente potremmo diventare un quartetto e pensare alla maestria, alla bravura e alla straordinaria capacità, insuperabile, del Quartetto Cetra. Stiamo pensando ad alcune forme di spettacolo integrabili al concorso. Nelle nostre intenzioni c’è anche il desiderio di andare a solleticare il musical, il teatro canzone. Insomma, altri sistemi musicali oltre a quello ‘canzonettistico’”. “Sto buttando giù tante idee: Jannacci, Gaber… Qualcosa arriverà in porto”, ha detto Claudio Bisio, che poi si è lasciato sfuggire il nome di quello che potrebbe essere uno degli ospiti del Festival, Checco Zalone: “Sta girando un film in Kenya, potrebbe tornare giusto in tempo”. Dopo quello assegnato a Milva nel 2018, quest’anno il Premio alla Carriera potrebbe essere assegnato a Peppino Di Capri: “Dobbiamo concordarlo con il Comune, perché di solito il Premio alla Carriera è proprio il premio del Comune di Sanremo”, ha spiegato Baglioni, “Sanremo è una specie di mondo salvifico al quale arriva un po’ di tutto: le petizioni, le mille cause da difendere. Sembra che abbia dei poteri taumaturgici clamorosi. È difficile, perché ogni anno ci sono scadenze, anniversari. Io mi auguro che ci sia la possibilità, per un’interprete come Peppino, di essere ricordato sul palco di Sanremo. È una cosa che stiamo vagliando”.

Cerchiamo di creare una locomotiva e di fare in modo che Sanremo sia un proponende di musica, il modo per annunciare quello che pensiamo si ascolti in questi giorni e che si ascolterà negli immediati prossimi.

Diversità è anche la parola più azzeccata per descrivere il cast dei cantanti in gara, tra tradizione e aperture al presente: dai sanremesi classici al rock, passando per il post-indie e il rap. “La scelta”, ha spiegato Baglioni, “è caduta su 22 proposte musicali che cercano di raccontare il paese musicale per quello che è, anche prevedendo quello che potrebbe succede tra poco. Cerchiamo di creare una locomotiva e di fare in modo che Sanremo sia un proponende di musica, il modo per annunciare quello che pensiamo si ascolti in questi giorni e che si ascolterà negli immediati prossimi”. Ai 22 “big” scelti dalla commissione artistica, lo ricordiamo, si sono aggiunti i due vincitori del concorso Sanremo Giovani, Einar e Mahmood. In totale, dunque, i cantanti in gara saranno 24, raccolti nella categoria unica dei “Campioni” dopo l’abolizione delle “Nuove Proposte” (almeno per questa edizione). Baglioni ha detto la sua anche sull’esclusione dal cast della canzone presentata alla commissione da Pierdavide Carone e i Dear Jack, “Caramelle”, sul tema della pedofilia, che è stata poi pubblicata in rete ed è stata molto commentata sui social: “Ho cercato anche di spiegare con un messaggio a Pierdavide Carone che non c’è stata alcuna volontà censoria. Nessuno ha agito per censura. Questo era il contenuto del mio messaggio, che forse è caduto nel vuoto perché magari ha cambiato numero e io ho ancora quello vecchio. Mi dispiace perché Pierdavide Carone lo scorso anno aveva presentato un brano buono, che nelle votazioni separate della giuria che io avevo raccolto era arrivato in prossimità delle canzoni che poi ho scelto. Quest’anno la canzone non è rientrata tra le 22. È una graduatoria e come tutte le graduatorie è opinabile”. I giornalisti ascolteranno in anteprima le canzoni dei 24 artisti in gara al Festival il 18 gennaio, questo venerdì, a Milano.

A proposito del palcoscenico, il direttore artistico ha anticipato: “Avremo un palcoscencio straprdinariamente grande, il più grande che abbiamo mai visto in queste 69 edizioni”. La scenografia è stata progettata e realizzata dalla scenografa Francesca Montinaro. L’orchestra dovrebbe tornare nel cosiddetto “golfo mistico”, tra il palco e la platea. La regia sarà ancora una volta di Duccio Forzano.

L’edizione 2019, ha lasciato intendere Baglioni, potrebbe essere l’ultima per la quale vestirà i panni di conduttore e direttore artistico: “L’intenzione sarebbe questa: continuare la strada dell’anno passato, cercare di finire con un po’ di renso di responsabilità”.

by: https://www.rockol.it/news-699534/ex-otago-appello-sui-social-ci-hanno-rubato-strumenti

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Romantic Italia di Giulia Cavaliere

Giulia Cavaliere, Romantic Italia. Di cosa parliamo quando cantiamo d’amore, Minimum Fax 2018.

Italiani, popolo di Santi poeti e navigatori. Ma su ogni cosa popolo di inguaribili romantici. Sempre in cerca di una canzone da cantare a squarciagola in auto correndo verso la persona amata o di ripetere in loop mentre piangiamo da soli nella nostra stanza pensando alla persona perduta.

L’amore è IL TEMA, inutile girarci intorno, con cui tutti gli autori prima o poi si cimentano. Da quelli più forbiti a quelli più smielati, dai compositori più disperati a quelli più trasognanti tutti hanno trattato nel loro repertorio i sogni e gli struggimenti amorosi. Ma se una canzone, quando viene scritta è dell’autore che la compone, nel momento in cui viene pubblicata smette di appartenere a quella penna per diventare patrimonio di chi l’ascolta e in qualche modo la lega alla propria vita.

È questa la chiave che rende un libro del genere, in qualche modo, universale. Una sorta di archetipo romantico che descrive al contempo il nostro paese e i nostri sentimenti. Un arco temporale che va dal dopoguerra fino ai giorni nostri attraversando le stagioni del belpaese che attraverso i testi e la musica ne descrive anche i costumi e gli usi. Dalle prime liriche  più abbottonate fino a quelle più allusive e coraggiose passando per i modi meno convenzionali di raccontare struggimenti e tempeste interiori di noi italiani.

Canzone dopo canzone si riconosce anche la passione di Giulia Cavaliere per la ricerca, per la selezione che non è assolutamente enciclopedica o istituzionale ma molto personale e intima. Trovano certamente posto i mostri sacri della nostra canzone, da Gino Paoli a Francesco De Gregori, Dalla e Tenco ma anche i nuovi eroi della canzone come Liberato o i Thegiornalisti. La cosa più sorprendente è trovare in nomi tutt’altro che scontati vere e proprie gemme, è il caso di “Edera” di Nilla Pizzi o “Claudio e Francesco” di Mauro Pelosi.

Curioso vedere come per paradosso anche a distanza di molti anni molti testi risultino ancora molto audaci ed attuali senza essere stati intaccati dal tempo. Vedi alla voce “Porno in Tv” degli Stadio o “Roma Nord” di Umberto Tozzi.

Perché l’amore non è solo il sentimento da raccontare in rima con la parola cuore, ma è un turbamento che prende il corpo e lo straccia in mille pezzi, è quel fuoco che ti fa percorrere un numero imprecisato di chilometri, rischi e avventure per un solo bacio. Per citofonare a tarda notte ad una casa dove nessuno ti risponderà, e non importa niente perché contava provarci, contava andare a vedere come finiva quella storia. Così conta andare a vedere dove va a finire questo libro, andare a leggere quale sarà la prossima canzone solo per dire due, tre, dieci volte “bella questa, piace anche a me” e mentre si legge di un brano ripensare alle volte in cui quella canzone andava nello stereo o nelle cuffiette, con chi eri, cosa facevi, dove stavi andando o  a chi stavi pensando. È quello il momento in cui la distanza tra scrittore e lettore si azzera e ci si ritrova ad essere la stessa persona, sta tutta qui la potenza della musica.

Poi autori come Iosonouncane, Baustelle e Dente che negli ultimi anni stanno riscrivendo insieme a molti altri l’alfabeto sentimentale della canzone italiana, che a poco a poco si stanno prendendo le classifiche che un tempo erano di Claudio Baglioni, di Adamo o dell’Equipe 84. Perché la musica cambia, e con la musica cambiano le relazioni e viceversa. È un sistema di vasi comunicanti che attraversano tutto lo spettro sentimentale che va all’amore all’odio e ritorno. Un circuito inesauribile che porta ancora tutti quanti a cantare a squarciagola nella propria auto o nella propria stanza chiedendo in prestito parole o immagini agli autori che amiamo o che incontriamo per caso nelle frequenze di una radio. Romantic Italia è tutto questo ma messo nero su bianco, quel lavoro che molti hanno nella propria testa ma che Giulia Cavaliere ha avuto il coraggio e la forza di rendere reale dandogli una forma ed un contenuto.

Capitolo dopo capitolo si trovano anche molte storie interessanti che hanno portato alla composizione di alcuni dei brani più famosi della musica italiana ma che non distolgono dal vero focus di tutte queste pagine, ovvero come nella storia della musica e del nostro paese si è cantato d’amore. Ognuno all’interno di queste pagine troverà la propria voce ma sopra ogni cosa ritroverà la propria vita, nascosta in una strofa o in un ritornello che magari a causa del tran tran quotidiano credeva dimenticata o perduta, ma che all’attacco di quella particolare canzone ritornerà con tutta la sua dirompente forza.

©Raffaele Calvanese

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