Ti amo, Umberto Tozzi: storia di un guerriero di carta igienica e una donna che stira cantando

Chiara Del Zanno

8 Marzo 2021 

4 min di lettura

1977: è nata per caso, è diventata una hit

Giradisco Chiara Del Zanno musica italiana

Il primo ricordo personalissimo che ho di Ti amo di Umberto Tozzi risale alla mia adolescenza, quando trascorrevo interi pomeriggi ad imparare a suonare una chitarra acustica vecchissima e scordatissima, ereditata dai miei genitori. Saltando a piè pari le lezioni su tablature e arpeggio, volevo solo una cosa: partire da Umberto Tozzi. Niente Led Zeppelin, Beatles o De André; tutto questo sarebbe arrivato dopo, con molta calma e poca pazienza. I primi tempi, invece, li ho dedicati interamente a provare e riprovare quei quattro accordi di Do maggiore – La minore – Re minore – Sol maggiore. Un giro di Do che avevo trovato dentro casa, custodito in un raccoglitore verde plastificato e ricolmo di spartiti di classici della canzone leggera italiana.

Giro di Do di un guerriero di carta igienica

La magia di Ti amo per me era in tre cose, su tutte, a renderla la prescelta per il mio battesimo. Uno: la ripetizione continua di quei quattro accordi semplici da trovare che però, incontrando l’enfasi di un sillabismo accentato mi davano l’impressione d’essere onnipotente. Da principiante imbranata bastava calcare un po’ la mano su quel: mà! tre-mo / davanti al tuo sé!-no” per sentirmi Paco De Lucia al falò di Ferragosto. Due: poter cantare “primo màg-gio / su coràg-gio!”  e “dammi il sonno di un bambino che / fà! – sogna”… era roba da frontman navigati, ma di quelli che lo fanno con nonchalance (la stessa con cui Tozzi la canta nei live). Tre: l’assoluta, perversa e misteriosa figura di un disperato guerriero di carta igienica unita all’immagine di una donna che stira cantando, prima di fare l’amore. La fascinazione di fronte a mia madre e mia nonna che stiravano di domenica pomeriggio guardando Quelli che… il calcio allora non era solo un vezzo mio. Perché attenzione: Tozzi era disposto a lottare per godere di un’immagine come quella (anche se nell’Italia degli anni Settanta il movimento femminista trovò in quel verso un’offesa all’emancipazione femminile).

Il triangolo di Tozzi

Sì, ma che voleva dire tutto questo? Da ragazzina mi accontentai di presumere che un uomo disposto a riconquistare la donna che ama, mettesse in tasca l’orgoglio e “chiedesse perdono” anche coprendosi dell’abito più adatto ad uno stron*o: la carta igienica.

Dietro, invece, c’era molto altro. Tozzi chiedeva sì perdono, ma perché quella di Ti amo è la storia di un triangolo amoroso. Che poi nel brano quel “ti amo” venga ripetuto per circa 36 volte da lui e altre 32 da cori e controcanti, motore di un effetto straniante che lo rende un intramontabile pezzo da spiaggia, è un altro discorso. Ma che lui canti “oggi ritorno da lei” (l’altra: l’amante o la moglie?) non è certo buttato lì a caso. «La situazione era proprio quella – ha raccontato Tozzi in un’intervista a GQ Italia – lui torna a casa dalla moglie dopo essere stato con l’amante. È un’immagine ricorrente, non solo nella musica leggera; noi ci abbiamo messo quella stoccata al marito infedele, definendolo un “guerriero di carta igienica”» (lo stron*o, appunto).

Quando è nata Ti amo, per caso (ovviamente)

È sempre curioso ripercorrere a ritroso la storia di un brano che è esploso diventando un cult, fino al momento della sua genesi. All’epoca non si progettava d’essere un hitmaker come oggi; capitava per caso e durava più a lungo. E per ammettere che Ti amo, in qualsiasi modo, abbia fatto la storia, non serve aprire un dibattito sul merito (anche perché quello andrebbe fatto con Gloria, per essere onesti). Quando Umberto Tozzi l’ha creata insieme a Giancarlo Bigazzi, nessuno dei due sospettava che sarebbe scoppiata in modo così plateale. Lo scossone arrivò nell’Italia del 1977: in RAI era la fine del Carosello e l’inizio delle trasmissioni a colori, mentre partiva il processo per la strage di Piazza Fontana, gli studenti manifestavano in piazza con scontri sempre più accessi e le Brigate Rosse viravano verso un punto di non ritorno.

In un attimo è hit

A vincere Sanremo erano stati gli Homo Sapiens con Bella da morire (“Tutto sembra un film / Da girare troppo in fretta / Con la fine sopra i tuoi blue jeans”): per la prima volta il Festival si spostò dal Casinò al teatro Ariston, dove sarebbe rimasto come da tradizione. In quell’infiammato ‘77 a dominare le classifiche furono Battisti con la sua Amarsi un po’, i Matia Bazar con Solo tu e Baglioni con Solo. Ma fu anche l’anno di hit come I feel love di Donna Summer, Don’t let me be misunderstood di Santa Esmeralda & Leory Gomez, Tomorrow di Amanda Lear e la Furia di Mal. Tuttavia quell’inattesa Ti amo di Tozzi esplose come un uragano estivo a ribaltare le classifiche, vinse il Festivalbar e poi slittò in vetta per tre mesi di fila, senza sosta. Sul podio dal 23 luglio al 22 ottobre del ’77.

Tozzi e Bigazzi

Ti amo nacque in modo classico e spontaneo, senza aspettative: «Ero a casa di Giancarlo Bigazzi, stavamo strimpellando, come facevamo spesso quando ci veniva voglia di scambiarci qualche idea, e a un certo punto uscì fuori quella canzone. Ciò che ci stupì fu quello che accadde in seguito, il grande successo all’estero in particolare». Accompagnato da Bigazzi, grande paroliere e produttore con cui iniziò un fortunato sodalizio già dal ’75, con il capello lungo e il look da rockstar, imbracciando una chitarra e forte di una voce graffiata dall’inflessione torinese, Tozzi quasi non ci pensava a cantare. All’epoca era un buon musicista, lavorava come chitarrista per diversi gruppi musicali e come turnista per la casa discografica di Lucio Battisti, la Numero Uno. Ma la strada verso Ti amo, in qualche modo, si stava già spianando attraverso le collaborazioni con artisti come Ivano Fossati, Mia Martini e Fausto Leali.

I discografici erano sicuri che Tozzi avrebbe dovuto esordire come cantante solista: dopo un paio di giri a vuoto, il colpo grosso lo fece con l’ascesa di Ti amo. Doppio disco di platino in Italia e in Francia, con oltre 50mila di copie vendute in Belgio. Interpretata anche dai Ricchi e Poveri, da Dalida, da Anastacia nel duetto del 2017 con Tozzi e dalla stessa Laura Branigan che poco dopo avrebbe fatto scoppiare il fenomeno-Gloria anche negli USA.

Una pequeña sorpresa

Oltre quarant’anni dopo, gli autori della Casa di Carta 4 ci avrebbero fatto «una pequeña sorpresa» facendola cantare al personaggio di Berlino nel giorno topico del suo matrimonio/addio alla vita. Con tanto di organo, cori francescani, basta «lasiamoci» e commenti su YouTube dedicati «ai fratelli italiani». Con un semplicissimo giro di Do, Ti amo era diventata la prima grande hit di Tozzi. E fu tutt’altro che una meteora: solo l’anno dopo lanciò la seconda bomba, Tu, e il ’79 fu l’anno del clamoroso successo di Gloria.

by: https://velvetmag.it/2021/03/08/umberto-tozzi-ti-amo-storia-della-canzone-nata-per-caso-e-diventata-hit/

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