Un body e tanti sogni: torna ‘Flashdance’

Alexandra Owens si rimette le scarpette da ballo per una nuova edizione di “Flashdance” in scena al Nazionale

di ANDREA SPINELLI

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Ultimo aggiornamento: 

Milano, 29 settembre 2017 – What a feeling. Alexandra Owens si rimette le scarpette da ballo per una nuova edizione di “Flashdance” in scena al Nazionale dal 5 ottobre. L’eroina interpretata sullo schermo da Jennifer Beals (“Flashdance” si chiamava quel film che mi ha cambiato definitivamente la vita” diceva Nanni Moretti in “Caro diario”), ha il volto di Valeria Belleudi, ex allieva della scuola di “Amici” approdata poi al musical ritagliandosi ruoli in “Sister act”, “Priscilla” e perfino nella prima versione italiana del musical attinto dal blockbuster di Adrian Lyne diretta sei anni fa da Federico Bellone.

Anche se allora l’attrice di Anzio ballava nell’ensemble mentre oggi con il body e gli scaldamuscoli dell’operaia-saldatrice che, trovato l’amore, corona il sogno della vita: essere ammessa alla prestigiosa Accademia di Danza di Pittsburgh. Una Cenerentola moderna, anzi «una donna 2.0 che crede nel proprio sogno al punto da vincere perfino il timore di essere inadeguata per quel ruolo» – assicura Chiara Noschese, traduttrice, adattatrice e regista di questa produzione 2017 in cui la vera star è il titolo. Quello di un film epocale, duecento milioni di dollari incassati al box office, 20 milioni di copie vendute ad ogni latitudine, grazie anche ad una colonna sonora che fruttò l’Oscar a Giorgio Moroder e un’eco planetaria ad Irene Cara (“What a feeling”), Michael Sembello (“Maniac”) e Laura Braningan (“Gloria”).

«Le canzoni sono in inglese ma, come mio piccolo omaggio ad Umberto Tozzi, faccio accennare ad Alex “Gloria” pure in italiano. Nella mia ottica, in tempi di messaggi forti, tornare ad un’epoca meno connessa significa provare a ritrovare un po’ di noi stessi – ammette la figlia del sempiterno Alighiero Noschese – puntando il dito sulla difficoltà, oggi, di trovare delle produzioni disposte a rischiare su dei “non nomi». Nella famosa scena dell’audizione la Beals aveva quattro controfigure (una addirittura maschile, un beakdancer portoricano), mentre Valeria Belleudi fa tutto da sola. «Per recitare la mia parte bisogna essere allenati, ma io nasco come ballerina e sono sempre stata una sportiva- spiega -. Avevo le gambe rientranti e questo mi avrebbe dovuto dissuadere dall’abbracciare la danza, ma non mi sono arresa». Lei, classe 1985, quando è uscito “Flashdance” non era neppure una scintilla negli occhi di papà. «Ma calarsi nella storia è un po’ come ritrovarsi in un tempo sospeso – assicura -. Un tempo che è lo stesso di “Footloose” o “Dirty Dancing”, lavori che parlano di sogni. E sogni non muoiono mai».

In posa come nel film cult Flashdance

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