Umberto Tozzi: «A 60 anni passa la rabbia e si vive meglio»

 

ROMA – A 60 anni c’è chi pensa alla pensione, chi guarda al passato e chi progetta il futuro. Nella categoria di quest’ultimi c’è Umberto Tozzi che non è ancora pago dei successi canori racchiusi in 70 milioni di dischi venduti nel mondo. Anzi, del passato cerca di dimenticare le amarezze guardando soprattutto davanti a se con rinnovata fiducia e un consiglio per tutti: «Io mi vedo meglio oggi che ho 60 anni di quando ne avevo 20. Ho smesso di essere arrabbiato, a 60 anni passa la paura e si vive meglio. Io continuo ancora a sognare di fare musica. Sì si può dire, la vita comincia anche a 60 anni».

Umberto Tozzi ha compiuto 60 anni il 4 marzo, lo stesso giorno in cui era nato Lucio Dalla. «Mi dispiace di non averlo conosciuto di persona. La musica è rimasta orfana, come tanti italiani, di uno dei suoi artisti più talentuosi e significativi». Nato a Torino, ma l’origine è pugliese, Tozzi ha conquistato l’America e resterà immortale soprattutto per “Gloria” che Laura Branigan ha cantato nella colonna sonora di “Flashdance”, uno dei film musicali più famosi nella storia del cinema.

Il re del pop melodico italiano. Tozzi è autore di straordinarie canzoni entrate di diritto nell’immaginario collettivo: “Ti amo”, “Tu” e “Gloria” (che fanno il giro del mondo), oltre a “Stella stai”, “Gente di mare” e “Gli altri siamo noi”. Successi scanditi, in oltre trent’anni di carriera, da un alternarsi di momenti di gloria e delusioni seguite da crisi di coscienza e, talvolta, vuoti d’ispirazione.

Non solo musica. Due anni fa ha dato alle stampe “Non solo io – La mia storia”. «Nel libro ci sono la mia vita, la mia famiglia, la mia carriera, gli errori, le delusioni, i tradimenti di compagni di viaggio».

Fortuna e successo. «Ho avuto dalla vita fortuna e successo. Mi ritengo un privilegiato perché sono cresciuto in un’epoca che ha veramente lasciato un segno indelebile nell’arte. C’erano autori come Mogol, Bigazzi. E grandissimi interpreti cantautori. Ma oggi sogno ancora facendo musica. Sto vivendo uno dei momenti più sereni della mia vita, ho smesso di essere arrabbiato e la mia voce, non è presunzione, la considero più bella, matura di 20 anni fa. Anzi posso azzardare che riesco ad apprezzare di più il mio mestiere oggi rispetto a ieri».

Tozzi, che ha anche creato un’etichetta indipendente, la Momy Records (nome che richiama le iniziali della moglie Monica e che vede impegnato il figlio Gianluca), ha appena concluso la lavorazione del suo nuovo doppio album, verrà pubblicato a maggio in tutta Europa e conterrà dodici inediti e venti singoli storici, completamente riarrangiati e riscritti insieme al produttore Greg Mathieson, già al fianco del cantante per gli arrangiamenti di Gloria negli Usa.

Gli inizi come chitarrista a Torino. «L’ho fatto per otto anni – ricorda – ma ancora non credevo che la musica sarebbe stata la mia vita, tanto meno mi sentivo un cantante». Nel 1973 incide il primo 45 giri da solista per la Numero uno di Lucio Battisti:“Incontro d’amore”, che ha come lato B“Go man”, della cantautrice americana Marva Jan Marrow. Nel 1974, a 22 anni, scrive con Damiano Dattoli“Un corpo e un’anima”, che interpretata da Wess e Dori Ghezzi vince Canzonissima.

L’incontro con Giancarlo Bigazzi. «Gli devo tutto, mi ha insegnato a credere nelle mie capacità di interprete. Oggi i ragazzi non hanno più questi maestri. È rimasto solo Gianni Bella. È l’epoca dei talent che sfornano personaggi. Ma non è quella la strada, si creano meteore. Cosa lasciano nella musica? I giovani bisognerebbe andarli a scovare per strada. Jimi Hendrix avrebbe mai partecipato a un talent?».

La vittoria a Sanremo. Nell’ 87 insieme a Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri ha vinto il festival di Sanremo con “Si può dare di più”: dietro l’idea del trio c’era Mario Ragni. «Mario come Bigazzi fa parte di quella categoria di persone che non esistono più. Era un discografico che al mattino, quando andava in ufficio, ascoltava il materiale degli artisti».

Sanremo 2012: volgare. «Sono rimasto disgustato dalla volgarità. Morandi è un grandissimo artista e una brava persona, ma il Festival della canzone dovrebbe occuparsi di musica, non di gossip o polemiche sterili».

I giovani sul palco dell’Ariston. «Mi piace Noemi, trovo che abbia un bel timbro e una bella forza interpretativa. E poi tra i più noti apprezzo molto Jovanotti e i Negrita. Mi è piaciuto l’ultimo album di Zucchero. E mi convince Tiziano Ferro».

…leggi l’articolo su il messaggero.it…

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