La Berté contro i discografici, Battisti furioso e il primo incontro con De Gregori: i racconti di Guglielminetti

La Berté contro i discografici, Battisti furioso e il primo incontro con De Gregori: i racconti di Guglielminetti

Non è facile individuare il basso, quando si ascolta una canzone o di assiste all’esibizione di un gruppo: il bassista, di solito, se ne sta defilato, mantiene un profilo basso (appunto), non ambisce ad esibirsi in assoli come magari fanno i chitarristi. Anche se rimane un passetto indietro rispetto agli altri strumenti, però, il basso tiene le fila dell’intero gruppo, perché è lo strumento che fa da collante, quello che dà il riferimento armonico e ritmico: quando manca il basso, cade tutta l’impalcatura. Guido Guglielminetti, da buon bassista, è stato silenzioso protagonista di alcune pagine importanti della storia della musica italiana: classe 1952, nel corso della sua carriera ha collaborato con – tra gli altri – Umberto Tozzi, Lucio Battisti, Ivano Fossati, Loredana Berté e Francesco De Gregori. Ora ha raccolto aneddoti e racconti in un libro, intitolato “Essere… basso – Piccole storie di musica”, edito da L’ArgoLibro Editore: un volumetto di 140 pagine che si fa leggere piuttosto volentieri, che non contiene tecnicismi o teorie astratte sulla musica ma solamente racconti delle esperienze e delle collaborazioni di Guglielminetti con i personaggi che ha avuto modo di

Perché un libro?
Ho sempre scritto piccoli racconti. Ne avevo pubblicati un paio sul mio sito e avevo notato che erano stati accolti con un certo interesse. Scrivere un libro, però, mi sembrava un’idea paradossale, perché la parola “scrittore” mi incuteva un certo timore. Ciò nonostante, ho deciso di seguire i suggerimenti di alcune persone, di raccogliere tutti i racconti che avevo scritto e di cercare una casa editrice interessata a pubblicarmi. Non avevo in mente né un’autobiografia né un’autocelebrazione, ma una sorta di fumetto senza disegni, una cosa leggera.

Il racconto parte dalla parrocchia di Torino in cui, verso la fine degli anni ’60, hai cominciato a suonare insieme a Umberto Tozzi. La vostra collaborazione proseguì fino alla fine degli anni ’70, poi le vostre strade si divisero: come mai?
Per una serie di ragioni, non personali, nel corso degli anni ci siamo un po’ persi ognuno nelle proprie attività. È rimasto l’affetto, l’amicizia e la stima, ma non abbiamo avuto più occasione di incontrarci. Sono convinto, però, che se ci incontrassimo domani sarebbe come se tutto il tempo trascorso non fosse davvero trascorso.

Ben presto arrivò per te un’esperienza molto importante: la partecipazione, nel 1972, alle registrazioni dell’album “Il mio canto libero” di Lucio Battisti. Cosa ricordi delle lavorazioni di quel disco?
Trascorsi una settimana in studio con Battisti e gli altri musicisti che presero parte alle registrazioni di “Il mio canto libero”. Il primo giorno arrivai con mezz’ora di ritardo: all’epoca gli studi di registrazione costavano molto e arrivare con mezz’ora di ritardo era piuttosto grave. Battisti era al telefono con la casa discografica, voleva che gli procurassero un altro bassista, ma poi mi vide arrivare e si tranquillizzò. Ricordo che nella sala c’erano alcune cabine, all’interno delle quali stavano i musicisti: Battisti era nella cabina alla mia sinistra, con la chitarra acustica e il microfono per la voce. Ma io ero troppo timido, avevo 19 anni e sul momento non avevo la percezione di quello che stava accadendo: i miei contatti con Battisti non andarono mai oltre il lavoro in studio di registrazione e compresi l’importanza di quell’esperienza solo qualche anno dopo.

Ma come prendevano forma le canzoni? Gli arrangiamenti erano già pronti oppure si improvvisava?
No, era tutto lavoro di improvvisazione. Battisti ci suonava il pezzo con la chitarra e noi gli andavamo dietro, ricavando gli accordi. Si registrava tutto in diretta e spesso venivano tenute proprio le prime versioni.

Nel 1973, un anno dopo l’esperienza con Battisti, hai suonato nell’album “Poco prima dell’aurora” di Ivano Fossati e Oscar Prudente: iniziò così la sua collaborazione con Fossati, che – tra le altre cose – produsse anche “Un’emozione da poco”. Come nacque quella canzone?
In maniera del tutto “easy”, come dicono gli inglesi. Nel 1977 Fossati viveva a Roma e divideva un appartamento con Rodolfo “Foffo” Bianchi, produttore e arrangiatore interno alla RCA, che un giorno chiese ad Ivano se avesse un pezzo per una ragazza nuova che stava producendo. Ripescai alcuni appunti che avevo tenuto da parte in una musicassetta: Ivano assemblò tra loro due cose che a me sembravano due pezzi diversi e scrisse il testo. Andammo a far sentire il risultato di questo lavoro alla RCA e loro ne furono entusiasti. Incaricarono il Maestro Ruggero Cini di scrivere l’arrangiamento della canzone, che la ragazza – Anna Oxa, allora sedicenne – presentò in gara al Festival di Sanremo nel 1978.

Ti è piaciuta la cover che Paola Turci ha proposto quest’anno al Festival di Sanremo?
Mi ha fatto un grandissimo piacere, non solo perché l’ha eseguita ma anche per come l’ha eseguita: è stata un’interpretazione bellissima e l’arrangiamento era fedele a quello originale. E pensare che io e Ivano siamo stati le ultime persone a credere in “Un’emozione da poco”: eravamo talmente poco convinti di quella canzone che non andammo neanche a Sanremo, l’anno della partecipazione della Oxa.

Da Fossati ad Anna Oxa, arrivando a Loredana Berté: come fu lavorare con lei?
Anche quello fu un bellissimo periodo, molto divertente. Il modo di essere di Loredana, che è quasi sempre esagerato e aggressivo, nasconde un cuore grande. E purtroppo, questo suo modo di essere ha portato danno solo a lei, immeritatamente: perché Loredana è una grande artista ed è sempre stata dieci passi avanti a tutti. Frequentava molto New York, girava il mondo e portava le nuove tendenze e le nuove realtà nei suoi dischi, sia a livello di suono che a livello di look e di immagine…

Loredana, nel suo libro, racconta che i discografici italiani non erano sempre convinti delle sue intuizioni: quando, nel 1984, gli propose l’album di cover in lingua italiana delle canzoni di Djavan, furono molto scettici. Quell’album, “Carioca”, fu prodotto proprio da te: è vero che ci furono perplessità?
Sì, è vero, perché lei, essendo sempre stata molto avanti, era difficile da capire. Aveva idee spesso rivoluzionarie, ma un carattere difficile: e anche i discografici facevano fatica a starle dietro. Fortunatamente, però, c’erano alcune persone “illuminate” che le davano retta e lo facevano a proprio rischio e pericolo. Il bello di questa cosa era che lei si esprimeva male, ma aveva ragione: l’idea di incidere i pezzi di Djavan non l’aveva fatta ancora nessuno, in quel modo lì. Certo, Ornella Vanoni si era avvicinata più volte al mondo brasiliano, ma aveva privilegiato i classici. Loredana, invece, fece tradurre i brani di Djavan da Enrico Ruggeri e Bruno Lauzi e ne venne fuori un album bellissimo. Inizialmente la produzione venne affidata a un produttore brasiliano, ma Loredana lo cacciò e quindi in cabina di produzione ci alternammo io e Elio Rivagli.

Del primo incontro con De Gregori, invece, cosa ricordi?
Una persona alta, austera, e una personalità che intimidiva molto. Ci incontrammo la prima volta nel 1985. Fu lui a cercarci: gli erano piaciute le sonorità che avevamo espresso nell’album “Ventilazione” di Ivano Fossati e quindi invitò me, Elio Rivagli, Gilberto Martellieri e Ivano a partecipare alle lavorazioni di “Scacchi e tarocchi”. Inizialmente fu un po’ scioccato dall’impatto energetico che portammo nei suoi brani: poi, poco per volta, se ne innamorò.

Nel 1985 De Gregori aveva già pubblicato album come “Rimmel”, “Bufalo Bill” e “Titanic”: conoscevi quei dischi oppure non avevi seguito quella che, fino a quel momento, era stata la sua carriera?
Non lo seguivo, per mia ignoranza. Ero molto prevenuto nei confronti del mondo dei cantautori come De Gregori e Guccini. Ascoltavo soprattutto musica straniera: per me esistevano solo i Beatles, i Rolling Stones, i Led Zeppelin, Jimi Hendrix. Fu Battisti, con quel suo modo innovativo di cantare le parole, a farmi avvicinare alla “musica leggera”, che poi così “leggera” non era.

Parlando dei “classici” di De Gregori, nel libro scrivi: “Sono molto più rivoluzionari della media dei brani che ascoltiamo in radio oggi”. In che senso?
Nel senso che quello che io apprezzo di lui, tra le altre cose, è il fatto di non essersi chiuso in un cliché e fare cose che escono fuori dai suoi standard. Uno che ha scritto una canzone come “La donna cannone” potrebbe tranquillamente inserire il pilota automatico e scrivere cose analoghe, sapendo – sulla carta – che venderebbe comunque. Ma siccome lui questo mestiere non lo fa per il denaro, ma perché è la sua passione, è sempre alla ricerca di qualcosa che lo stimoli.

È per questo motivo che rivisita sempre i suoi brani, dal vivo?
Esatto: non vuole far diventare un concerto l’esecuzione di un disco. In questo è più rivoluzionario e attuale di tante persone che cominciano a scrivere adesso: oggi c’è molta paura nel cercare di uscire dai cliché, perché i dischi non vendono e si cerca di rimanere dentro i binari per cercare di vendere, a scapito della musica e della creatività.

È vero che siete al lavoro sul nuovo album di inediti, il primo dopo “Sulla strada” del 2012?
Partiamo dal presupposto che tutti noi della band abbiamo la grande fortuna di divertirci ad ogni concerto: salire sul palco e suonare per due ore è come fare ricreazione e questo ci manca molto, ora che siamo fermi. Abbiamo trascorso gli ultimi tre anni sempre in tour e già qualche mese prima dell’annuncio della pausa Francesco mi aveva confidato le sue preoccupazioni: “Non vorrei arrivare al punto di vedere che la gente non viene più perché non abbiamo niente di nuovo da proporre”. E così è stato costretto a prendersi una pausa, anche se in realtà non avrebbe voluto fermarsi. Mi aveva detto di voler scrivere qualcosa per tornare in pista e io mi auguro che stia scrivendo nuovi pezzi. A ottobre, intanto, ripartiremo con una serie di concerti in Europa, poi vedremo cosa succederà.

di Mattia Marzi

by ttp://www.rockol.it/news-674337/guido-guglielminetti-de-gregori-e-aneddoti-battisti-berte?refresh_ce

Un bel brindisi!

Un grande grazie a Umberto Tozzi Official che ha concluso ieri il tour italiano a Pordenone e che prima di partire per il tour internazionale ha brindato con il nostro Valdobbiadene Docg!
E con le nostre bollicine ti auguriamo altri 40 anni di successi!!

#BortolinAngelo #UmbertoTozzi #ValdobbiadeneDocg #madeinitaly

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In attesa del concerto di Umberto Tozzi questa sera a Pordenone…

Pubblichiamo delle bellissime foto inviateci da Sonia de Felice scattate al concerto di Umberto Tozzi il 12 maggio all’Auditorium della Conciliazione di Roma.

Grazie Sonia!

 

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In diretta su Rai 1 le due serate Wind Music Awards

mercoledì, 24 maggio 2017

24.05.2017

La scorsa edizione in Arena (foto Archivio)

La scorsa edizione in Arena (foto Archivio)

tutto schermo

Il 5 e 6 giugno la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona per i Wind Music Awards. A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle 20.35, saranno Carlo Conti e Vanessa Incontrada.

I PREMIATI

Ecco i primi nomi degli artisti premiati: Alessandra Amoroso, Baigio Antonacci, Benji&Fede, Loredana Bertè, Boomdabash, MicheIe Bravi, Briga, Decibel, Francesco De Gregori, Elisa, Elodie, Emma, Fabri Fibra, Francesco Gabbani, Ghali, Giorgia, Raphale Gualazzi, Rocco Hunt, Il pagante, Il Volo, J-Ax & Fedez, Ligabue, Litfiba, Lowlow, Fiorella Mannoia, Marracash e Gué Pequeno, Ermal Meta, Modà, Fabrizio Moro, Gianna Nannini, Nek, Max Pezzali, Gabri Ponte, I Pooh, Eros Ramazzotti, Massimo Ranieri, Francesco Renga, Fabio Rovazzi, Sfera Ebbasta, Sergio Sylvestre, Thegiornalisti, Umberto Tozzi, Renato Zero, Zucchero.

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi ’orò, ’platinò e ’multi platinò e con i loro singoli la certificazione ’platinò e ’multiplatinò (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). Il ’Premio Livè, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con Assomusica, verrà introdotto per la prima volta quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i ’Premi livè un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.

LE CATEGORIE

Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la ’serata dei successi livè sono: oro oltre i 40.000 spettatori, platino oltre i 100.000, doppio platino oltre i 200.000, triplo platino oltre i 300.000, diamante oltre i 400.000. Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di Clean Bandit, Imagine Dragons, Lenny, Luis Fonsi e Ofenbach in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione. Wind Music Awards é realizzato con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e Assomusica, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.

LAPRESSE
 http://www.larena.it/in-diretta-su-rai-1-le-due-serate-wind-music-awards-1.5722760

 

Arriva il Giro d’Italia, un teatro “a due ruote” con eventi fino a venerdì

Pordenone, in omaggio al pubblico una delle stampe a tiratura limitata di Vico Calabrò

23 maggio 2017

PORDENONE. Quella che si è appena aperta è una settimana cruciale per il Teatro Verdi di Pordenone, un finale di stagione – con il 26 chiude infatti il cartellone 2016/2017 – sintesi e simbolo del ruolo che il Comunale si è costruito nel tempo, ponendosi non solo come realtà che propone un suo cartellone di spettacoli, ma anche come struttura che ospita i maggiori eventi e che, in sinergia con la città, il territorio e la regione, è presente, propositiva e punto di riferimento della complessiva attività culturale.

Fino a venerdì il teatro sarà un susseguirsi di concerti e mostre che accompagneranno la città fino alla Notte Rosa dove, in attesa dell’imminente arrivo del Giro d’Italia, e per il finale di stagione, salirà sul palco l’Orchestra nazionale della Rai.

Dopo il tutto esaurito per l’etoile Eleonora Abbagnato e il concerto di Cristiano de Andrè, oggi, in occasione della ricorrenza dei 25 anni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, il Teatro commemora le stragi con lo spettacolo “Novantadue, Falcone e Borsellino 20 anni dopo”; mercoledì spazio all’attesissimo concerto di Umberto Tozzi che torna dal vivo con il tour “40 anni che Ti amo” e venerdì 26, infine, il gran finale con il concerto dell’Orchestra nazionale della Rai, il cui prestigio non ha bisogno di presentazioni, diretta da James Conlon, vincitore di due Grammy Awards e definito dalla critica «un miracolo d’equilibrio» e con la star internazionale del violino Ray Chen, musicista che scatena ovazioni nei teatri di tutto il mondo e che trova molti fan tra i giovani grazie alla sua popolarità nei social.

Il programma del concerto pordenonese prevede Le sacre du printemps di Stravinskij e il monumentale Concerto n.1 per violino e orchestra di Šostakovič: protagonista il talento assoluto del violino, Ray Chen. Infine, un prezioso regalo al pubblico: l’Orchestra ha infatti deciso di inserire nel programma Funeral Song, pagina di Stravinskij la cui perduta partitura e stata rinvenuta soltanto di recente nella biblioteca del Conservatorio di San Pietroburgo.

Per rendere unica la serata e per coronare il legame speciale tra il Teatro, la musica e il centesimo Giro d’Italia, al pubblico in sala sarà data in omaggio una delle dieci stampe d’arte a tiratura limitata appositamente realizzata da Vico Calabrò, artista al seguito del Giro, e prodotte dalla Stamperia d’Arte Busato di Vicenza.

Il teatro è, infatti, aperto tutti i giorni, in questo periodo, anche per consentire la visita alle tre mostre (main partner Eurapo e partner tecnico Tipografia Sartor) allestite nei Foyer e collegate alla Corsa Rosa: da un lato cinquanta stampe d’arte realizzate appunto da Calabrò; dall’altro venti opere d’arte dedicate a Denis Zanette,

promettente ciclista di Sacile prematuramente scomparso; infine una sezione fotografica dall’archivio personale di Enzo Cainero, patron della tratta friulana del Giro, e tre biciclette storiche appartenute ad altrettanti grandissimi campioni del passato.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2017/05/23/news/arriva-il-giro-1.15379874

Fegiz Files: Tozzi mito inossidabile!

foto Mario Luzzatto Fegiz

Fegiz Files
di Mario Luzzatto Fegiz
martedì 23 maggio 2017

Tozzi mito inossidabile!

Venerdì sera mi sono recato al Palageox di Padova per assistere alla tappa veneta del tour (soldout) “40 anni che ti amo”. Un Tozzi in forma smagliante, con una vocalità a 65 anni suonati da far invidia a molti colleghi più giovani, ha incantato gli oltre 3mila presenti con due ore di grande poprock made in Italy. Si parte con il riff di chitarra coinvolgente dell’inedito “Tu per sempre tu” (probabile prossimo singolo), per proseguire con tutte le maggiori hit racchiuse in una scaletta davvero indovinata che comprende anche molti pezzi dell’ultimo cd di inediti “Ma che spettacolo”. Hit memorabili che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo (è tra i maggiori esportatori di musica nostrani) come Notte Rosa, Ti amo (ovviamente), Qualcosa qualcuno, Lei, Dimmi di no, Se non avessi te, Roma nord, Immensamente sono magistralmente interpretate da Umberto e da una band eccezionale che suona alla perfezione. Poi la sorpresa di Marco Masini ospite che canta con Umberto “Si può dare di più” e a fine canzone bel siparietto ove si ricordano gli inizi del cantante fiorentino proprio alla corte di Tozzi (era il suo tastierista proprio in occasione del mitico Live al Royal Albert Hall)con elogio dell’allievo al maestro. Gran finale con il pubblico accalcato sotto il palco per le mega hits Io muoio di te (vincitrice del festivalbar 94), Stella stai, Tu e Gloria a decretare un trionfo decisamente meritato. Tozzi resta, a mio avviso, il più sincero e unico artista poprock nostrano, cantante dotato di una vocalità unica, ottimo chitarrista rock e cantautore a tutti gli effetti, insomma artista completo e capace ancora di stupire. Complimenti Umberto!

di filger