Spegnete la musica italiana

09.01.2019
L’esplosione della trap, l’urban, il nuovo indie di Calcutta e Thegiornalisti… Da chi fa canzoni pretendiamo di ascoltare roba che, al suo posto, non sapremmo scrivere. Quello che abbiamo ascoltato nel 2018, al contrario, ci è sembrato “smaller than life”, materia superficiale, offerta di un’asta al massimo ribasso

Avete mai sofferto di depersonalizzazione? Quando eravamo adolescenti, qualche volta capitava: ti sentivi estraneo al tuo corpo, magari non ti riconoscevi allo specchio, avvertivi come un senso di distacco da tutto ciò che ti accadeva intorno e, anche se eri sveglio, provavi la stessa sensazione di quando si sogna. Per almeno 25 anni non ci è più successo, poi rieccola la depersonalizzazione: di fronte alle acclamatissime uscite discografiche italiane del 2018, alla critica che si scappellava, al pubblico che ascoltava in streaming e si metteva in fila ai concerti, siamo rimasti impalati e impallati, confusi e infelici come se ci volessero chissà quali occhiali speciali per provare a capire la realtà che avevamo davanti, come se al mondo non ci fosse altra verità che quella cantata da Jimi Hendrix: «I don’t live today/ Maybe tomorrow/ Well, I just can’t say». E cioè: non apparteniamo al mondo di oggi, forse apparterremo a quello di domani ma chi è che può dirlo? Il nostro è più un auspicio che una certezza. Perché l’unica cosa che possiamo dire senza eccessivi giri di parole è che, nel 90 per cento dei casi, in ciò che ha prodotto l’industria musicale italiana non ci siamo ritrovati granché.

Dark Polo Gang

Ghali

È stato l’anno della consacrazione dell’universo urban (rap/hip hop/trap e affini). Questo, che ci piaccia o meno, è il nuovo mainstream. Le case discografiche che per anni avevano investito, tra tante incertezze, sulle scene in questione finalmente hanno cominciato a raccogliere i frutti della semina. È stato l’anno della trap, dello straordinario successo di Sfera Ebbasta, finito suo malgrado nel dibattito generalista a causa della tragedia di Corinaldo di cui – è bene ripeterlo ancora una volta – l’artista non è responsabile. Sempre che ci piaccia o meno, il suo Rockstar è il disco che ha dominato le classifiche del 2018. Avete presente? L’album in cui la trapstar di Cinisello Balsamo impugna una Gibson Flying V come quella che sempre l’Hendrix di cui sopra possedeva. La impugna all’incontrario e speriamo solo per vezzo iconoclasta. Potremmo parlarvi del culto dei soldi facili e della ricchezza a tutti i costi, dei messaggi sessisti e dell’esaltazione delle droghe non convenzionali come lo “sciroppo”, della differenza tra la trap americana e quella italiana, arrivata tipo con 20 anni di ritardo, del fatto che negli States torna il rap impegnato (vedi alla voce Childish Gambino), ma non lo faremo. Certo, la trap italiana non è solo Sfera Ebbasta, diranno molti: c’è anche Ghali, che sarebbe il più intellettuale della brigata e nel 2018 ci ha regalato il singolo politico (politico?) Cara Italia, la Dark Polo Gang (Trap Lovers), Achille Lauro (Pour l’Amour), Capo Plaza (20) e potremmo a lungo andare avanti con l’elenco di nomi e titoli, perché l’anno il 2018 è stato piuttosto generoso su questo versante. Cifra stilistica comune? Un maledettismo parecchio generico, idee piuttosto confuse su come va il mondo ma un disperato bisogno di comunicarle al mondo. Sarà che siamo vecchi, ma meglio della trap ci suonano sicuramente rap e hip hop tradizionalmente intesi: Playlist di Salmo forse è stato il miglior album ascrivibile al filone, probabilmente perché è un disco “suonato”, perché il ragazzo ha bello che varcato la soglia dei 30 anni e ha recuperato quella che potremmo definire una certa consapevolezza. Dice spesso cose intelligenti, anche se non sempre ci piace il modo in cui le dice.

Usciamo dal territorio urban e passiamo alla musica suonata. C’è il fenomeno indie, si sa, ma forse dovremmo parlare di “equivoco indie” perché l’espressione suona adesso parecchio equivoca. A uso dei profani: indie, diminutivo anglofono del termine “indipendente”, in origine indicava le produzioni concepite oltre i confini delle major, lontane cioè dall’ortodossia di pop e rock mainstream. Indie non era un genere, ma un contesto produttivo. Eppure ha finito con il diventare un genere, quando ci si è accorti che tutte quelle produzioni, oltre al low budget, avevano in comune approccio e, spesso e volentieri, suono poco allineato. Se a un ragazzo dei primi anni Novanta il proverbiale marziano a Roma avesse chiesto che cos’è l’indie italiano, magari il ragazzo in questione non avrebbe saputo rispondere. Ma in caso contrario, sarebbe partito tutto un rosario di Csi, Bluevertigo, Marlene Kuntz, Almamegretta e compagnia cantante. Roba con la «erre» maiuscola che nulla aveva a che fare, per esempio, con il cantautorato acqua e zucchero tendente al pop dei vari Raf, Umberto Tozzi e Luca Carboni.

Ironia della sorte: oggi praticamente tutti conoscono il termine indie, ma il termine indie ha cambiato significato. Se l’urban è il nuovo mainstream, con l’espressione indie si indicano artisti come Calcutta (Evergreen) e Thegiornalisti (Love) che propongono esattamente lo stesso cantautorato acqua e zucchero di cui sopra. Corollario del teorema: i vari Carboni, Raf e Tozzi sono tornati in pista per davvero e, se permettete, meglio i maestri che i discepoli. Chi è il poeta dell’attuale generazione indie? Motta, ci dicono, in virtù del pluripremiato ultimo album Vivere o morire. Per carità: il disco si fa ascoltare, ma siamo comunque lontani da ciò che di solito chiediamo alla musica che ci piace. O forse il problema è che chiediamo troppo alla musica che ci piace.

Sfera Ebbasta

Salmo

Riassumendo: la musica italiana ci ha rotto i cabbasisi, è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i cabbasisi. In nove casi su dieci. Perché, a scavare, trovi sempre qualche eccezione fuori dall’hype e, se non la trovi, ti piace pensare che la troverai, perché sei ottimista di natura. Qualcuno di voi probabilmente dirà che la musica italiana contemporanea è figlia di tempi di grande confusione e che, considerando la confusione di questi tempi, tutto sommato, dai, non sono male i dischi che si fanno di questi tempi. Sarà. Per noi l’arte deve avere, sempre e comunque, un pre-requisito: la vogliamo bigger than life, più grande della vita. Da chi fa musica pretendiamo di ascoltare canzoni che, al suo posto, non sapremmo scrivere. La musica italiana di oggi, al contrario, ci sembra smaller than life, materia superficiale, offerta di un’asta al massimo ribasso. Dadaismo? È un alibi. Minimalismo? È il chiavistello che apre la stalla dalla quale scappano gli autori mediocri. E la colpa, non ci stancheremo mai di dirlo, è anche di chi fa il nostro mestiere.

Dov’è finita la critica? Una volta era tutto un polarizzarsi. Che ti piacesse il pop (e leggevi Tutto e Cioè), il New Romantic (e leggevi Mattissimo o Paninaro), il rock classico (Mucchio e Buscadero), il Metal (quante riviste esistevano), più avanti il grunge (Rumore). Una volta ci si polarizzava addirittura con le fanzine e ce n’erano di bellissime. Oggi il gusto musicale tende a formarsi sui consigli di YouTube e Spotify. I giornalisti, ammesso che qualcuno s’interessi ancora a ciò che scrivono, fanno comunella con gli uffici stampa e spesso hai la sensazione che siano questi ultimi a scrivere sui giornali. Chi è che insegna ai ragazzini come si distingue l’arte dalla merda (non) d’artista?

https://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2019/01/spegnete-la-musica-italiana/?refresh_ce=1

Sanremo 2019, conduttori e ospiti svelati nella conferenza stampa di presentazione del Festival

Sanremo 2019, conduttori e ospiti svelati nella conferenza stampa di presentazione del Festival

Anche se il sipario su Sanremo 2019 si aprirà ufficialmente il prossimo 5 febbraio, quando il conduttore e direttore artistico del Festival, Claudio Baglioni, inaugurerà sul palco del Teatro Ariston la 69esima edizione del Festival della Canzone Italiana, la macchina sanremese si è già messa in moto. E mentre i cantanti sono impegnati con le prime prove insieme all’orchestra, al Teatro del Casinò sono stati svelati oggi,  durante la conferenza stampa di presentazione, i nomi dei conduttori che affiancheranno Baglioni e quelli dei primi ospiti.

Accanto al “dirottatore artistico” – così come si è auto-ribattezzato – Claudio Baglioni, saliranno sul palco dell’Ariston in veste di conduttori del Festival di Sanremo 2019 anche Claudio Bisio e Virginia Raffaele (i cui nomi erano circolati in rete e sui giornali già negli scorsi giorni). Per la comica romana si tratta della seconda partecipazione al Festival come co-conduttrice, dopo l’esperienza del 2016 accanto a Carlo Conti, Gabriel Garko e Madalina Ghenea.

“La centralità della musica e delle parole”: così il cantautore romano ha sintetizzato lo spirito del suo secondo Festival di Sanremo come direttore artistico. “Lo ripeto ancora una volta: le canzoni sono un’arte povera, ma riescono a creare una memoria, un richiamo evocativo immediato. Sono come delle stelle fisse, delle pietre dure, dei profumi”, ha subito aggiunto Baglioni, “la stella polare è la canzone in quanto espressione diretta”. La 69esima edizione del Festival, ha spiegato il direttore artistico, non si discosterà molto dalla precedente, a livello di spirito: “L’anno scorso abbiamo riportato, ho riportato, il Festival in quella sua centralità, cercando di costruire intorno alla gara uno spettacolo che fosse anche narrativo rispetto alle canzoni prodotte. Alcune conquiste si sono rivelate buone – la non eliminazione, alcuni riti cruenti e il fatto di poggiare su una considerazione: il Festival di Sanremo non è mai stato una trasmissione televisiva, ma un evento trasmesso e che diventa anche bandiera della televisione: deve avere un carattere di eccezionalità e di sorpresa perché si rivolge ad un pubblico desideroso di vedere cose nuove”.

Ci attacchiamo a questa idea della leggerezza, del divertimento e del corrersi incontro. Facciamo musica. Gli artisti hanno questo stroardinario regalo dalla sorte: poter essere i trombettieri di qualche buona battaglia.

Se quella dello scorso anno, la 68esima, è stata l’edizione dell'”immaginazione al Festival”, come ha detto Baglioni rispolverando e riadattando un vecchio slogan politico, la 69esima sarà l’edizione dell’armonia: “Il numero 69 ha richiamato l’idea della simmetricità, del sincronismo”, ha osservato il cantautore, “io cerco sempre significati per fare le mie scelte. L’anno scorso l’immaginazione, quest’anno l’armonia. Intesa come percorso per sposare elementi opposti, anche molto lontani: il 69 richiama anche moltissimo il simbolo dello yin e dello yang. Lo schema è quello dell’avvicinamento degli opposti, che non sempre si verifica. Significa anche la bellezza della diversità”.

Incalzato dalle domande dei giornalisti, Baglioni si è lasciato sfuggire anche un pistolotto politico, partendo proprio dal tema dell’armonia: “Il Paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco nella direzione da prendere. Ci attacchiamo a questa idea della leggerezza, del divertimento e del corrersi incontro. Facciamo musica. Gli artisti hanno questo stroardinario regalo dalla sorte: poter essere i trombettieri di qualche buona battaglia”.

Il Festival deve essere un’occasione per cui l’ospite arriva e porta qualcosa e non prende solamente. Il Festival è internazionale per sé stesso e non ha bisogno di figurine.

Anche per quanto riguarda gli ospiti, la 69esima edizione si manterrà coerente con le scelte fatte dal direttore artistico lo scorso anno. In breve: ben accetti gli ospiti internazionali, ma solamente se non si presenteranno sul palco dell’Ariston a mero scopo promozionale. “Al momento non ci sono ospiti internazionali, non italiani. La regola d’ingaggio è la stessa dello scorso anno: il Festival deve essere un’occasione per cui l’ospite arriva e porta qualcosa e non prende solamente”, ha specificato Baglioni, “io sono abbastanza perplesso quando vedo che all’interno di un meccanismo c’è qualcosa poi che sfugge, un francobollo, una presentazione a mero scopo promozionale, senza un’interazione con il cast, l’orchestra o il mondo della musica italiana. Sto aspettando ancora proposte, al momento non ce ne sono. Il Festival è internazionale per sé stesso e non ha bisogno di figurine”. Ci saranno sicuramente – o meglio, sono “già sulla rampa di lancio” – Andrea Bocelli (“dovrebbe venire con suo figlio”), Giorgia e Elisa: “Avremo almeno due ospiti a serata”. Confermata, inoltre, la presenza di Pippo Baudo e Fabio Rovazzi, già conduttori delle due prime serate dello scorso dicembre dedicare a Sanremo Giovani.

Non mancheranno tributi ad artisti che hanno fatto la storia della canzone e dello spettacolo italiano: “Avremo ospiti autori. Stiamo pensando a qualche tirbuto, qualche omaggio. Siamo un trio ma probabilmente potremmo diventare un quartetto e pensare alla maestria, alla bravura e alla straordinaria capacità, insuperabile, del Quartetto Cetra. Stiamo pensando ad alcune forme di spettacolo integrabili al concorso. Nelle nostre intenzioni c’è anche il desiderio di andare a solleticare il musical, il teatro canzone. Insomma, altri sistemi musicali oltre a quello ‘canzonettistico’”. “Sto buttando giù tante idee: Jannacci, Gaber… Qualcosa arriverà in porto”, ha detto Claudio Bisio, che poi si è lasciato sfuggire il nome di quello che potrebbe essere uno degli ospiti del Festival, Checco Zalone: “Sta girando un film in Kenya, potrebbe tornare giusto in tempo”. Dopo quello assegnato a Milva nel 2018, quest’anno il Premio alla Carriera potrebbe essere assegnato a Peppino Di Capri: “Dobbiamo concordarlo con il Comune, perché di solito il Premio alla Carriera è proprio il premio del Comune di Sanremo”, ha spiegato Baglioni, “Sanremo è una specie di mondo salvifico al quale arriva un po’ di tutto: le petizioni, le mille cause da difendere. Sembra che abbia dei poteri taumaturgici clamorosi. È difficile, perché ogni anno ci sono scadenze, anniversari. Io mi auguro che ci sia la possibilità, per un’interprete come Peppino, di essere ricordato sul palco di Sanremo. È una cosa che stiamo vagliando”.

Cerchiamo di creare una locomotiva e di fare in modo che Sanremo sia un proponende di musica, il modo per annunciare quello che pensiamo si ascolti in questi giorni e che si ascolterà negli immediati prossimi.

Diversità è anche la parola più azzeccata per descrivere il cast dei cantanti in gara, tra tradizione e aperture al presente: dai sanremesi classici al rock, passando per il post-indie e il rap. “La scelta”, ha spiegato Baglioni, “è caduta su 22 proposte musicali che cercano di raccontare il paese musicale per quello che è, anche prevedendo quello che potrebbe succede tra poco. Cerchiamo di creare una locomotiva e di fare in modo che Sanremo sia un proponende di musica, il modo per annunciare quello che pensiamo si ascolti in questi giorni e che si ascolterà negli immediati prossimi”. Ai 22 “big” scelti dalla commissione artistica, lo ricordiamo, si sono aggiunti i due vincitori del concorso Sanremo Giovani, Einar e Mahmood. In totale, dunque, i cantanti in gara saranno 24, raccolti nella categoria unica dei “Campioni” dopo l’abolizione delle “Nuove Proposte” (almeno per questa edizione). Baglioni ha detto la sua anche sull’esclusione dal cast della canzone presentata alla commissione da Pierdavide Carone e i Dear Jack, “Caramelle”, sul tema della pedofilia, che è stata poi pubblicata in rete ed è stata molto commentata sui social: “Ho cercato anche di spiegare con un messaggio a Pierdavide Carone che non c’è stata alcuna volontà censoria. Nessuno ha agito per censura. Questo era il contenuto del mio messaggio, che forse è caduto nel vuoto perché magari ha cambiato numero e io ho ancora quello vecchio. Mi dispiace perché Pierdavide Carone lo scorso anno aveva presentato un brano buono, che nelle votazioni separate della giuria che io avevo raccolto era arrivato in prossimità delle canzoni che poi ho scelto. Quest’anno la canzone non è rientrata tra le 22. È una graduatoria e come tutte le graduatorie è opinabile”. I giornalisti ascolteranno in anteprima le canzoni dei 24 artisti in gara al Festival il 18 gennaio, questo venerdì, a Milano.

A proposito del palcoscenico, il direttore artistico ha anticipato: “Avremo un palcoscencio straprdinariamente grande, il più grande che abbiamo mai visto in queste 69 edizioni”. La scenografia è stata progettata e realizzata dalla scenografa Francesca Montinaro. L’orchestra dovrebbe tornare nel cosiddetto “golfo mistico”, tra il palco e la platea. La regia sarà ancora una volta di Duccio Forzano.

L’edizione 2019, ha lasciato intendere Baglioni, potrebbe essere l’ultima per la quale vestirà i panni di conduttore e direttore artistico: “L’intenzione sarebbe questa: continuare la strada dell’anno passato, cercare di finire con un po’ di renso di responsabilità”.

by: https://www.rockol.it/news-699534/ex-otago-appello-sui-social-ci-hanno-rubato-strumenti

Festival di Sanremo 2019: chi sono le vallette e gli ospiti del Festival?

Il 2019 è appena iniziato e come ogni anno possiamo dire che il Festival di Sanremo è alle porte: quest’anno la kermesse musicale giunge alla sua 69ma edizione e sarà condotta per il secondo anno consecutivo da Claudio Baglioni.

 Ma oltre a Baglioni, chi salirà sul palco dell’Ariston? Chi saranno le vallette e gli ospiti di Sanremo 2019? Anche se manca ancora poco più di un mese all’inizio del Festival, le voci e i nomi si rincorrono senza sosta e qualche notizia certa è già trapelata da dietro le quinte.

Per il momento, la certezza è nelle date di inizio e di fine della kermesse musicale più amata dagli italiani: il Festival di Sanremo 2019 inizia il 5 febbraio mentre la finale è prevista per sabato 9 febbraio.
Ma dopo il grande successo dello scorso anno, con Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker ad affiancare il padrone di casa, chi salirà sul palco per Sanremo 2019?

Festival di Sanremo 2019: i nomi delle vallette e degli ospiti

Accanto a Claudio Baglioni sembra ormai certa la presenza dell’attrice e showgirl spagnola Vanessa Incontrada. Ma sul palco dell’Ariston potrebbe arrivare anche l’attore Claudio Bisio, che con Vanessa ha condotto per molti anni la trasmissione comica Zelig.

Sembra inoltre probabile che Baglioni scelga di portare a Sanremo una seconda presenza femminile nella squadra dei conduttori: ad oggi, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Virginia Raffaele, attrice comica di talento che potrebbe aggiungersi a Bisio e alla Incontrada.

Mentre l’elenco dei cantanti in gara è ormai ufficiale già da qualche giorno, c’è ancora da aspettarsi parecchie sorprese sul fronte degli ospiti: quasi certa è la presenza del tenore Andrea Bocelli, che potrebbe arrivare a Sanremo assieme al figlio oppure alla star internazionale Ed Sheeran, con cui Bocelli ha recentemente duettato nel suo ultimo album.

Visto il grande successo del brano “Il coraggio di andare”, sembra particolarmente plausibile la presenza al Festival di Sanremo 2019 della coppia artistica composta da Laura Pausini e Biagio Antonacci, che si preparano a portare in giro per l’Italia il loro Laura + Biagio Stadi Tour 2019 già da questa estate.

Tra gli altri probabili ospiti della prossima edizione del Festival di SanremoEros Ramazzottipronto per il suo tour mondialeFedez, Jovanotti e il duo composto da Raf e Umberto Tozzi.

Festival di Sanremo 2019: chi sono le vallette e gli ospiti del Festival?

 

Emilio Munda a Sanremo con il brano “La musica che resta”

02/01/2019 – Il testo verrà interpretato dal “Il Volo”

Emilio Munda, fermano di origine, classe 1982, compositore e autore parteciperà al prossimo festival di Sanremo con il brano dal titolo “Musica che resta”.
Il testo verrà interpretato da un trio di eccezione: “Il Volo”, vincitore del festival 2015 con “Grande amore”; pezzo con il quale i tre giovanissimi interpreti Italiani si classificarono al terzo posto all’Eurovision Song Contest 2015.
Emilio Munda,dunque, dopo aver composto musica e testi per Umberto Tozzi, Francesco Renga, Gemelli Diversi, Nomadi, Nina Zilli, DearJack, Michele Bravi, Silvia Mezzanotte e per altri artisti dei talent “The Voice”, “Amici” e “Xfactor” approda a Sanremo, la rassegna musicale italiana più importante.
Raggiunto al telefono ci ha confidato che “. . . al Festival della canzone italiana proporrò “Musica che resta”; è un genere Pop lirico con un sound internazionale. Il testo è stato scritto insieme a Piero Romitelli e Antonello Carozza, con la collaborazione di Gianna Nannini che ascoltandolo per la prima volta in corso d’opera, ha deciso di mettere il suo prezioso contributo. Ringrazio – ha proseguito – a Pasquale Mammaro, che ha curato tutti gli aspetti editoriali del brano e alla mia casa discografica SugarMusic.”
Il Festival di Sanremo si svolgerà dal 5 al 9 febbraio 2019.

di Lorenzo Bracalente

Auguri di ❤️ da tutti noi!

Auguri di cuore , vi auguro un meraviglioso Natale e un super
2019!!!
Vostro
Umberto

UmbertoTozziOfficial su Fb

Un pezzo di storia della musica con il bassista Guglielminetti

Presentazione di “Essere… basso. Piccole storie di musica”

di Angelo Campagna – Venerdì 21 dicembre 2018
La Guida - Un pezzo di storia della musica con il bassista Guglielminetti

Peveragno – “Essere… basso. Piccole storie di musica” è il titolo del libro scritto da Guido Guglielminetti, edito da Largolibro, che sarà presentato venerdì 21, alle 21, presso l’osteria del Macallè, per iniziativa dell’associazione culturale “Gli amici”.
Il volume racconta con umorismo le storie dei più grandi musicisti italiani, ripercorrendo la carriera del celebre bassista di Francesco De Gregrori (ma sono tante le collaborazioni con Umberto Tozzi, Anna Oxa, Ivano Fossati, Alberto Camerini, Mia Martini, Lucio Dalla, Mina, Loredana Bertè, Luigi Grechi, Adriano Pappalardo, Lucio Battisti), protagonista di alcune delle pagine più importanti della musica italiana. Ogni capitolo ricco di aneddoti, rappresenta una testimonianza di ciò che le note possono trasmettere, arrivando a toccare le corde dell’anima. Guido Guglielminetti, che vive a Peveragno, è bassista, compositore, arrangiatore e produttore discografico. La presentazione sarà accompagnata da esecuzioni dal vivo e le interviste curate dalla storica voce di Radio Montecarlo, peveragnese doc, Mauro Pellegrino.

Un pezzo di storia della musica con il bassista Guglielminetti

Festival di Sanremo 2019: ecco i primi 11 Big in gara

Festival di Sanremo 2019: ecco i primi 11 Big in garaSFOGLIA GALLERY

Da Loredana Bertè a Ultimo. Da Irama ad Anna Tatangelo. Da Ghemon a Paola Turci. Ecco i primi undici Big che vedremo al Teatro Ariston dal 4 al 9 febbraio 2019

Raf e Tozzi, tour insieme nei palasport

Dal 30 aprile tra ricordi ed emozioni. I successi in cofanetto

(ANSA) – ROMA, 20 DIC – Due artisti che hanno fatto un pezzo di storia della musica italiana: Raf e Umberto Tozzi. Due repertori per la prima volta racchiusi, in versione rimasterizzata, nello speciale cofanetto ‘Raf Tozzi’ e presentati dal vivo nel tour che li vedrà protagonisti nel 2019 dei principali palasport italiani. Dal 30 aprile 2019 Raf e Tozzi saranno in tournée per la prima volta insieme e faranno cantare e ballare il pubblico sulle note dei loro successi.
Queste le date ad oggi confermate del tour (prodotto da Friends & Partners in collaborazione con Colorsound): 30 aprile RIMINI – RDS STADIUM; 3 maggio REGGIO CALABRIA – PALASPORT; 4 maggio ACIREALE – PAL’ART HOTEL; 6 maggio BARI – PALA FLORIO; 7 maggio EBOLI – PALASELE; 9 maggio ANCONA – PALA PROMETEO; 13 maggio MILANO – MEDIOLANUM FORUM; 16 maggio FIRENZE – NELSON MANDELA FORUM; 18 maggio ROMA – PALALOTTOMATICA; 21 maggio BOLOGNA – UNIPOL ARENA; 23 maggio TREVISO – PALA VERDE; 24 maggio BRESCIA – BRIXIA FORUM; 25 maggio TORINO – PALA ALPITOUR.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/musica/2018/12/20/raf-e-tozzi-tour-insieme-nei-palasport_1deb9931-5096-46ac-bd7e-c960e9b17bea.html