Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me

Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me
In questa intervista a TvZoom, il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2020 racconta le emozioni di questi giorni frenetici.

Amadeus racconta della telefonata arrivata mentre era a Madrid, ma anche della realizzazione di un sogno e fa una dedica speciale alla sua Giovanna.

«Sono frastornatissimo, ho dormito poco, ricevuto centinaia di messaggi e non so quante telefonate. Non immaginavo che il primo impatto con Sanremo fosse cosi. Me lo dicevano tutti, vedrai che quando arriverà sarà dirompente, ma finché non lo vivi non te ne rendi conto». Al telefono dalla Spagna dove è in vacanza, Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo numero 70, fa fatica a contenere l’emozione di una notizia arrivata quasi inattesa. «Ormai ero partito per le vacanze – ammette -. Non ci pensavo neanche più, da fatalista mi sono detto che forse non era destino».

E invece la chiamata è arrivata.

«Ero a Madrid, mi ha chiamato l’amministratore delegato Fabrizio Salini, da lì il telefono non ha smesso di squillare. Una valanga che mi ha travolto».

È più felice o preoccupato?

«Sono felicissimo, pur sentendo la responsabilità dell’impegno. Ma lo vivo con serenità, non ho paura, a 56 anni voglio godermi questo momento. So che arriveranno momenti di fatica e difficoltà, ma questo vale per ogni trasmissione che faccio».

A Sanremo porterà con sé Fiorello?

«Fiore è un fratello, abbiamo cominciato insieme negli anni ’80, come posso pensare che lui non venga a Sanremo a farmi una sorpresa o non si inventi qualcosa? Ha la libertà di fare quello che vuole».

Siete troppo amici perché possa restare fuori dal suo Festival?

«Ci vogliamo bene come fratelli. Chissà che non si inventi qualcosa con Jovanotti. Non voglio neanche dirlo, amo le sorprese».

Ma ora c’è da costruire il progetto del Festival, il primo passo?

«Cominceremo a mettere in piedi il regolamento di Sanremo giovani che negli anni ha sfornato cantanti che ora sono nomi dei big della canzone italiana. Poi penseremo al regolamento del Festival».

Che musica ha nella sua playlist?

«Ascolto tutto dal rap alla trap all’hip hop alla musica italiana romantica al rock, sono un divoratore di musica. Ma la prima cosa che faccio la mattina è accendere la radio, lì sono nato, è una cosa che mi viene naturale. Da giovane mi sono sempre divertito a scegliere tra i dischi che arrivavano in radio a individuare quelli che avrebbero sfondato e quindi non vedo l’ora di poter scegliere con la commissione le canzoni destinate ad avere successo. Perché questa è la mission che deve avere Sanremo».

Sanremo è la sua rivincita, dopo aver passato un periodo in cui il telefono aveva smesso di squillare e nessuno la cercava più in tv?

«Dal 2006 al 2009 sono stati anni bui e se allora qualcuno mi avesse detto che dopo dieci mi avrebbero chiesto di condurre Sanremo avrei risposto che non stava bene. Era pura fantascienza. Ho sbagliato nel fare certe scelte, ma non ho fatto non errori clamorosi. Ho puntato sui  programmi sbagliati, che nel mio lavoro ci può stare».

E ora si è preso la trasmissione più importante della tv….

«Credo che questo Sanremo sia anche il frutto di quegli anni bui, perché quando passi quei momenti dopo hai una determinazione diversa, un entusiasmo doppio rispetto ai primi inizi, una forte consapevolezza e una diversa responsabilità avendo una famiglia e due figli. Oggi forse sono riuscito a conquistare Sanremo per la mia determinazione, figlia di quel periodo buio».

A chi dedica questo Festival?

«A mia moglie, Giovanna. È stata la persona che mi è stata vicino in quegli anni in cui veramente il telefono non squillava mai e lo è adesso che ricevo trecento messaggi al giorno. È sempre stata lucida e obiettiva, io sono più infantile, affronto le cose con un pizzico di incoscienza e con l’entusiasmo di un bambino in un parco divertimenti. Lei è la persona che mi sa dare i consigli giusti al momento giusto e quando non li ho ascoltati le cose sono andate male».

Cosa la spaventa di più di questa avventura?

«Che forse avrò bisogno di una giornata non di 24 ore, ma del doppio. Io sono uno che ama dormire, non mi bastano tre ore, togliendo le otto di sonno, ne restano 15 o 16 per lavorare.  Da settembre a gennaio avremo appena cinque mesi a disposizione per mettere in piedi il festival, sembrano tantissimi, ma non basteranno. Ecco forse è la rincorsa del tempo la cosa che più mi preoccupa».

Il suo Festival preferito?

«Non ce n’è realmente uno, in 56 anni probabilmente ne ho visti 47, è sempre stata una tradizione in casa dei miei. Più che a un solo Festival sono legato alle canzoni, ai ricordi di quando facevo la radio e intervistavo i cantanti, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, Loredana Bertè, tutti artisti che poi ho incontrato ai tempi del Festivalbar o che poi sono venuti ospiti nei miei programmi. Sono  innanzitutto un fan della musica».

Arriva a Sanremo dopo due anni di Baglioni, la spaventa il paragone?

«Baglioni ha fatto due Festival molto belli, nello stile di Baglioni. Io spero di dare il mio stile e lasciare la mia impronta in modo che sia un 70esimo Festival di Sanremo identificabile con me. Non sono preoccupato per chi è venuto prima di me, ognuno si cuce addosso il proprio Festival come un vestito. Pur essendo consapevole che Sanremo appartiene a tutti gli italiani, mi cucirò addosso questo abito».

Certamente sarà blu o nero, come sempre quando va in tv…

«Ecco questa per ora è l’unica cosa certa del Festival».

Tiziana Leone

(Nella foto Amadeus)

Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me

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Festival di Sanremo: vota la canzone più amata di sempre

Festival di sanremo

Ti poniamo una domanda facile facile: per te qual è la canzone più bella tra tutte quelle che hanno partecipato al Festival di Sanremo? I detrattori del Festival sono tanti e anche noi nel nostro sito certo non ci siamo sottratti dal fare qualche critica (per lo più costruttiva, ma talvolta anche piuttosto corrosiva) alle ultime edizioni. Comunque, è innegabile che il Festival di Sanremo da noi sia una vera e propria istituzione e che molte delle canzoni che sono state presentate sul palco dell’Ariston (o prima ancora su quello del Casinò) abbiano fatto la storia della nostra musica.
Negli anni scorsi abbiamo fatto una sorta di preselezione con due diversi sondaggi tra i nostri lettori: nel 2016 abbiamo scelto di indicare la canzone preferita tra quelle che avevano vinto (per la cronaca, ebbe la meglio Uomini soli dei Pooh), nel 2017 invece si votava tra quelle che non avevano avuto questo privilegio, ma sono comunque diventate degli evergreen (in questo caso si piazzò prima Vita spericolata di Vasco Rossi).
Quest’anno vorremmo incoronare la canzone più bella di sempre, ovviamente secondo voi. Quindi abbiamo unito le 15 canzoni meglio classificate del primo sondaggio e le 15 del secondo e ora ve le riproponiamo. Per non influenzare nessuno, le abbiamo messe in ordine temporale, partendo da Nel blu dipinto di blu, che è del 1958. Ovviamente massima libertà di scelta. Noi faremo soltanto da notai e vi comunicheremo l’ordine finale. Per votare avete tempo fino alle ore 12 di giovedì 6 febbraio. Si possono scegliere 3 canzoni. Volendo, potete ripetere il voto ogni 24 ore.

La canzone di Sanremo preferita di tutti i tempi

clicca qui sotto per votare:

https://www.spettakolo.it/2018/02/04/festival-di-sanremo/

 

Il Festival di Baudo era davvero più bello?

Due visioni e aspettative dal Festival diverse. I tempi cambiano ma polemiche e azzardi sono uguali

Carlo Conti –

In 4 Festival di fila, record imbattuto di continuità sul palco dell’Ariston che lo stesso Carlo Conti ha più volte elegantemente ammesso con deferenza di voler rispettare, Pippo Baudo dal 1992 al 1996 ha cambiato la storia della musica italiana: con lui sono nati artisti come Andrea Bocelli, Nek, Irene Grandi, Giorgia, Laura Pausini, Gianluca Grignani, Gerardina Trovato, che hanno assicurato (e molti di loro assicurano ancora) lauti fatturati all’industria discografica.
Dei 3 Festival di Conti, invece, difficile ricordarsi un fenomeno che resterà nel tempo, capace di vendite altrettanto memorabili. Certo, sono cambiati i tempi, ma la qualità e il talento artistico si sono abbassati tragicamente. E questo non è certo imputabile al buon Carlo Conti.
Ma Pippo Baudo è un musicista, ottimo pianista, ha fiuto per le canzoni, tant’è che molti dei successi della musica italiana degli ultimi 40 anni sono transitati dai Suoi Sanremo.
Conti viene invece dalla radio, come Baudo è un ottimo conduttore televisivo, ma non dotato dello stesso intuito nel discernere le potenzialità dei brani che potrebbero rivelarsi un successo discografico intramontabile.
Il direttore artistico di un festival musicale dev’essere dunque un musicista (come nel caso di Pippo Baudo), così come il primario di un reparto ospedaliero dev’essere un medico: e credo che il paragone renda bene l’idea, pur con rispetto di tutti.
A tal proposito, veniamo al dunque. Il Festival di Sanremo fa sempre notizia, questo è fuor di dubbio. Ma, alla luce di ben 67 edizioni, è arrivato il momento di fare qualche doverosa riflessione. Ecco allora pronto un decalogo di spunti oggettivi su cui riflettere.
In ordine crescente, lasciando al finale le chicche migliori. In tre edizioni consecutive di Sanremo a firma Carlo Conti, ben 11 artisti – il 50% del cast attuale, dunque – appaiono più volte, e con ruoli diversi. Chi sono? Eccoli: Marco Masini (due volte in gara, e una come autore del brano La borsa di una donna di Noemi); Nesli (due volte in gara); Alessio Bernabei (tre volte in gara, di cui due da solista e una con i Dear Jack); Dear Jack (due volte in gara: una con Alessio Bernabei, e una con il nuovo vocalist Leitner Riflessi, proveniente da X Factor); Fabrizio Moro (due volte in gara: una come autore del brano Finalmente piove di Valerio Scanu, una come Big); Clementino (due volte in gara); Annalisa (due volte in gara); Lorenzo Fragola (due volte in gara); Albano (due volte al Festival: una come superospite, una come Big); Albano (una volta come super ospite, una in gara). Si salva solo Amara, una volta in gara e una come autrice del brano della Mannoia, in quanto è una giovane autrice e cantautrice  capace fuori dai meccanismi propri della discography-system.
Possibile che per Carlo Conti la musica italiana sia sempre tutta qui, e ruoti sempre attorno agli stessi nomi? Oltretutto, alcuni di questi non vendono un disco neanche a piangere, e spesso si tratta di ragazzotti e ragazzotte comuni, privi di vero talento.
Carlo Conti ha pubblicamente spesso lamentato a Sanremo 2017 la scarsità di rapper, pur avendone ben tre in gara: di cui uno, Raige, ignoto alle grandi platee televisive (non che l’altro, il partenopeo Clementino, lo sia di più, intendiamoci). Forse, il più famoso del trio sanremese è Nesly, già fratello di Fabri Fibra, il ‘padre’ dei rapper made in Italy.
Un chiarimento: il rap con la tradizione e la storia della musica italiana non ha nulla a che vedere. È un genere che non ci appartiene per nulla. E allora, perché non dare spazio a rotazione su ben tre Festival consecutivi anche al blues, al soul, al gospel, jazz e country? Purtroppo stili tutti assenti.
A Sanremo 2017 mancano i gruppi: possibile – anche solo sul versante propriamente statistico – che i New Trolls (più correttamente detti ‘Notte New Trolls’ per via di ragioni legali), i Dirotta su Cuba, i Tazenda, i Jalisse e molti altri gruppi che si sono presentati su un totale di ben 144 domande di ammissione pervenute alla Commissione del Festival avessero tutti brutte canzoni? Non lo credo per nulla. Evidentemente devono esserci ragioni che esulano dalla musica e che a noi poveretti del pubblico e della critica non è dato conoscere.
A Sanremo mancano le etichette indipendenti: circa il 50% degli artisti in gara sono legati alla Sony Music. Seguono, con quote ben inferiori, Universal Music e Warner Music. A Sanremo fra i Big assenti gli artisti della Sugar di Caterina Caselli: l’unica, vera major del disco made in Italy. È la prima volta che succede in vent’anni. Eppure di cantanti veri ne ha diversi in scuderia.
Ma c’è di più. Su 22 big in gara, ben sette provengono da talent show come X Factor, The Voice, Amici: il Big, per poter essere reputato tale, non è colui che ha successo in tv, bensì chi possiede un repertorio di successi discografici veri e duraturi negli anni. E questo non è certo il caso dei vari giovincelli, per lo più senz’arte né parte, che Conti da tre anni a oggi si ostina a portare al Festival.
A Sanremo manca la vera musica nazionalpopolare: quella che ha scritto pagine di evergreeen senza tempo e che domina piazze e teatri. Carlo Conti, evidentemente, ignora i vari Fausto Leali, Umberto Tozzi, Eugenio Finardi, Andrea Mingardi, Peppino di Capri, Mario Venuti, Luca Barbarossa, Aleandro Baldi tra i cantautori italiani.
Ma anche Gigi Finizio, Sal Da Vinci (la cui esclusione dal Festival ha scatenato le ire di Renato Zero, che ha collaborato suo nuovo album appena uscito) e Nino D’Angelo, per quanto concerne i cantautori propriamente partenopei.
O le grandi voci femminili come Antonella Ruggiero, Fiordaliso, Marina Rei, Spagna, Mariella Nava, Gerardina Trovato, Marcella Bella, Anna Oxa, Silvia Mezzanotte e Loredana Bertè, tanto per citarne alcune.
Chi sceglie, invece Conti? Di nuovo Bianca Atzei, che come una sorta di prezzemolo musicale impazza dappertutto pur non piacendo, e risultando persino invisa alle platee del web e della tv, stanche e stufe di tanta mediatica e ingiustificata imposizione.
Approfondiamo. E qui viene il bello: negli ultimi tre Festival di Conti, è facile rilevare alcune (chiamiamole così, per delicatezza) ‘coincidenze’, che esporrò quali dati di fatto oggettivi e da tutti autonomamente rilevabili, senza dare giudizi.
A Sanremo, con Conti, sono spesso presenti Big i cui concerti sono organizzati per lo più da un fortissimo player di mercato: Fepgroup (acronimo di Friends & Partners), nota agenzia milanese guidata da Ferdinando Salzano, la stessa che organizza il SuperTour Pieraccioni-Conti-Panariello.
E il media partner dei tour di questi artisti, indovinate un po’ chi è? Rtl 102.5 il cui presidente, Lorenzo Suraci, è anche titolare di un’etichetta indipendente di Bergamo, strapresente nei Sanremo ‘contiani’ che si chiama Baraonda Edizioni Musicali: etichetta per la quale incidono Bianca Atzei, The Kolors e Dear Jack (provenienti entrambi da Amici di Maria De Filippi).
Alla luce di quanto esposto, è possibile evincere come vi sia il forte rischio che il Festival possa diventare per alcuni cantanti ‘fortunati’ soltanto una tappa del piano marketing di quella che, di fatto, è un’evidente un intrigo di interessi più che una sana promozione della Musica Italiana.
Ecco spiegato, infine, perché qualcuno potrebbe oggettivamente pensare che i ‘Conti’ non tornano o tornano benissimo.

Maurizio Scandurra

giornalista e esperto di comunicazione musicale

7 febbraio 2017

“QUELLA VOLTA CHE UMBERTO TOZZI CANTO’ IL MIO BRANO AL FESTIVAL DI SANREMO”

La storia di Riccardo Ancillotti, cantautore, compositore e musicista di Montecatini che nel 2005 scrisse “Le Parole” cantata sul palco dell’Ariston. “Una grande emozione. Ero spaventato e confuso”.


Riccardo Ancillotti
 

MONTECATINI TERME

Era il 2005 quando l’allora conduttore del Festival di Sanremo, Paolo Bonolis, con la solita liturgia presentava il brano in gara intrerpretato sul palco da Umberto Tozzi. “Le Parole, di Ancillotti e Tozzi, canta Umberto Tozzi”. Ancillotti è Riccardo, aveva 24 anni e come ora faceva il cantautore e compositore. A Montecatini tutti lo conosciamo per il suo lavoro, conosciamo le sue note e la sua voce. E’ un artista che vive di musica da sempre. Nel 2009 ci ha riprovato, stavolta voleva salirci lui sul palco dell’Ariston. Si presentò con un altro bellissimo brano del suo repertorio: “Fai così”. Arrivò a un passo da quella famosa scalinata. Superò la selezione online per entrare in gara tra i cantanti emergenti, ma alle selezioni quel sogno sfumò. All’epoca dichiarava lo stesso di essere molto soddisfatto: Essere riuscito a superare quella prima selezione ed avere l’opportunità di entrare nella vetrina del sito internet della Rai è stato lo stesso un traguardo meraviglioso”.

Questa di febbraio, ogni anno, è una settimana frenetica. Giorni febbrili in cui, in Italia, volente o nolente (ne testimoniamo i super ascolti del programma), si parla del Festival di Sanremo. Per questo abbiamo contattato Riccardo Ancillotti, perché tra noi che abitiamo in questo territorio, in questa provincia e per i concittadini di Montecatni, è stato bello che un ragazzo sia riuscito in uno di quelli che sono i suoi sogni.

Ancillotti, questa mattina di giovedì 11 febbraio è proprio lì, a Sanremo, nel grande meccanismo del Festival: Sono seduto su una panchina e guardo il mare. Il cielo è sereno il sole mi scalda e si sta bene . Undici anni , forse 12 , forse è una vita o forse è appena ieri . La prima volta ache sono venuto al Festival di Sanremo avevo 24 anni. Sono abbastanza per un sacco di cose, ma troppo pochi per ritrovarsi un big internazionale come Umberto Tozzi che canta la tua canzone sul palco del Teatro Ariston. Non mi rendevo conto di quello che stave succedendo e soprattutto, forse, non ne comprendevo la reale grandezza. Il valore di queste cose – prosegue Riccardo Ancillotti – si assapora solo a lunga distanza quando, anno dopo anno ti ritrovi sempre qui, tra speranze, fallimenti, successi, attese. Giorni inutili che si alternano a giorni importanti. Il Festival di Sanremo è tutto questo e il contrario di questo. Questo concorso può darti e toglierti in un minuto. Eppure siamo tutti qui: quelli che vedete in televisione, ma anche quelli che non vedrete mai. Siamo tutti qui: autori, cantanti, produttori, attori, parrucchieri, mimi. Poveri e ricchi, tutto mischiato insieme. Tutto inutile e tutto fondamentale. Sappiamo soltanto che dobbiamo esserci per ciò che abbiamo fatto o per quello che stiamo per fare”.

FEBBRARIO 2005, LA TELEFONATA DI TOZZI

“Ero spaventato, confuso, giovane e inesperto. Umberto mi telefonò e mi disse: “Sai Riccardo il tuo brano, quello che ho provinato, mi piace molto. Non ci crederai è piaciuto moltissimo anche alla direzione della Warner . Dentro di me un fuoco: “Ce l’ho fatta! Una mia canzone potrebbe essere cantata da Umberto Tozzi in un suo disco!”. Una magia, un sogno. Non era così. Era di più: il brano piacque talmente tanto da far decidere alla Warner di presentare Umberto Tozzi al Festival di Sanremo con quel mio pezzo, che avrebbe poi dato il titolo all’intero album. Pazzesco. Scrivere un brano per un big internazionale, portarlo al Festival di Sanremo e darne il titolo all’album è il massimo al quale un autore possa aspirare. C’e’ un momento che mi porterò per sempre nel cuore: prova generale, siamo in pochi in sala , Bonolis , i miei , la famiglia di Umberto Tozzi e altre 10/12 persone . L’orchestra si accorda, vedo sollevare gli spartiti da tutti i maestri, in cima c’e’scritto chiaramente: LE PAROLE (TOZZI/ANCILLOTTI). La musica parte in tutto l’Ariston. E’ lei. E’ mia. Sono io a casa al pianoforte in un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque di qualche anno prima. Non c’e’ un tempo non c’e’una regola continuate a sognare e a far bene e con amore ciò in cui credete. Sono emozioni troppo belle”.

 CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO DELL’ESIBIZIONE DI UMBERTO TOZZI AL FESTIVAL DI SANREMO 2005 CON IL BRANO DI ANCILLOTTI “LE PAROLE”  

L’ EDIZIONE 2016 SARA’ UN GRANDE SUCCESSO?

“Non so come andrà a finire quest’anno e non so ancora se, sicuramente il Festival ci lascerà, come sempre, qualcosa di cui parlare, che sia uno scoop, uno scandalo o una buona canzone, non mancheranno le sorprese. Molti meriti sono anche di Carlo Conti, impeccabile e molto molto preparato. Sul palcoscenico ho apprezzato molto gli Stadio che, per me, sono una preziosa scuola. Molto bene Dolcenera e Michelin poi forse è ancora troppo presto per dare giudizi definitivi. Posso solo dire che per ora gli ospiti sono stati fantastici. Eros Ramazzotti, magnifico”.

by http://www.ilgiullaremagazine.com/18588-2/

 

 

I 10 vincitori di Sanremo che hanno fatto la storia

Laura Frigerio 8 febbraio 2016

Ci siamo: il 9 febbraio si accenderanno i riflettori su 66° Festival della Canzone Italiana e, a quanto pare, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo se ne vedranno e soprattutto sentiranno delle belle.

In attesa, però, di scoprire qualcosa in più su questa edizione, condotta da Carlo Conti insieme a Madalina Ghenea, Gabriel Garko e Virginia Raffaele, facciamo un tuffo nel passato per ricordare 10 dei vincitori di Sanremo che sono entrati nella storia.

  1. Nilla Pizzi. Come non ricordare lei, Nilla Pizzi, vincitrice delle prime due edizioni del Festival di Sanremo con delle canzoni indimenticabili come “Grazie dei fiori” (1951) e “Vola colomba” (1952), simbolo di un’Italia che stava rinascendo dopo un difficile dopoguerra.
  2. Domenico Modugno. C’è poi chi di edizioni ne ha vinte ben quattro, come Domenico Modugno. Nel 1958 conquista il podio con la meravigliosa “Nel blu dipinto di blu” (che poi, come sappiamo, avrà un successo internazionale) e nel 1959 con “Piove” (meglio conosciuta come “Ciao ciao bambina”). Nel 1962 si presenta invece al Festival con Claudio Villa ed è ancora vittoria con “Addio…addio” e nel 1966 trionfa insieme a Gigliola Cinquetti con “Dio come ti amo”.
  3. Gigliola Cinquetti. Prima di vincere nel 1966 con “Dio come ti amo”, Gigliola Cinquetti aveva già conquistato il primo posto con una canzone diventata “cult”, ovvero “Non ho l’età (per amarti)”, presentata al festival nel 1964 in coppia con Patricia Carli. Nello stesso anno il pezzo ha vinto il Gran Premio dell’Eurovisione (oggi diventato Eurovision Song Contest), trasformandosi così in una hit internazionale.
  4. Iva Zanicchi. Anche Iva Zanicchi si è portata a casa un po’ di primi posti sanremesi: nel 1967 con “Non pensare a me” in coppia con Claudio Villa, nel 1969 con la mitica “Zingara” insieme a Bobby Solo e nel 1974, da sola, con “Ciao cara come stai?”.
  5. Eros Ramazzotti. Andiamo avanti di qualche anno e troviamo un giovane Eros Ramazzotti, praticamente agli esordi, vincere l’edizione 1986 del festival con la romanticissima “Adesso tu”.
  6. Gianni Morandi, Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri. La storia è piena di artisti che hanno deciso di unire le forze e le voci per partecipare al festival. Indimenticabile il trio formato da Giovanni “Gianni” Morandi, Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri che, con l’energica “Si può dare di più”, sono stati i trionfatori dell’edizione 1987. Nel 1993 Ruggeri ha poi vinto da solo con la rockeggiante “Mistero”.
  7. Massimo Ranieri. C’è poi un pezzo che, ancora oggi, ci fa battere forte il cuore ed è “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri: canzone vincitrice di Sanremo 1988. Un classico per un grande interprete.
  8. Pooh. Nel 1990 anche una band super-big come quella dei Pooh ha deciso di partecipare al Festival di Sanremo. Risultato: ha vinto con “Uomini soli”, canzone intima e d’atmosfera.
  9. Emma. Arriviamo agli anni 2000, quelli che hanno visto arrivare sul palco del Teatro Ariston i giovani artisti lanciati dai talent show. Nel 2012 Emma, “figlia” di “Amici di Maria De Filippi”, travolge letteralmente il festival con “Non è l’inferno” ed è vittoria.
  10. Il Volo. Ci sono poi i campioni uscenti, ovvero i ragazzi de Il Volo (Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble), che dopo aver conquistato mezzo mondo con le loro voci hanno avuto il giusto riconoscimento anche in patria con “Grande amore”, canzone data per vincitrice fin dal primo ascolto (classificatasi poi terza agli Eurovision Song Contest). Un pezzo di storia recente, già entrato nell’albo d’oro sanremese.

by diredonna.it

 

Venerdì 12 tutti in via Cavour per il primo flash mob della Città dei Fiori : … sulle note di Gloria di Umberto Tozzi

by riviera24.it

Sanremo. Quale momento migliore per lanciare un flash mob nella Città dei Fiori se non durante la settimana dedicata alla musica italiana?

E allora, pronti, partenza, via! Venerdì 12 Febbraio, alle ore 17.30, tutti in Via Cavour per essere trasportati dalla colorata e coinvolgente danza dei 240 ragazzi provenienti dalle migliori scuole di danza della provincia: la Danza New Crazy dance, la Sanremo asd ginnastica Riviera dei fiori, la Sanremo dance in Motion, la dance mania sanremo, la professional dance Bordighera, la D&D Dance Arma di taggia, la Sporting dance di imperia, la J & K Animation, la Lambaerobica e la CWK – Macumba Fitness

Guardate il video in allegato, e passo dopo passo imparate anche voi l’emozionante coreografia sulle note di Gloria di Umberto Tozzi

 

Sanremo: fra i vincitori i Pooh sono i piu’ cercati e venduti in rete

Roma, 17 feb. (Adnkronos) – Sono i Pooh i vincitori di Sanremo più cercati e venduti sul sito di annunci Kijiji.it. In occasione della partenza del 64esimo Festival della canzone italiana, il portale del gruppo e-bay ha analizzato gli annunci presenti relativi alla compravendita di cd, musicassette, vinili, libri, per individuare i trionfatori della storica kermesse che riscuotono maggior successo on line. In testa alla classifica ci sono dunque i Pooh: Facchinetti e compagni, vincitori nel 1990 con ‘Uomini Soli’, collezionano circa 1.300 annunci. In seconda posizione Al Bano, vincitore nel 1984 insieme a Romina Power, con ‘Ci sarà’, che raggiunge quota 400 inserzioni. Al terzo posto Enrico Ruggeri, trionfatore nel 1987, insieme a Tozzi e Morandi sulle note di ‘Si può dare di più’, e nel 1994 come solista con ‘Mistero’, che colleziona 390 annunci. Eros Ramazzotti, uno dei pochi a essersi affermato sia nella categoria nuove proposte sia nei big, essendo stato lanciato proprio dal festival nel 1984 con ‘Terra Promessa’ e confermandosi nel 1986 con ‘Adesso Tu’, colleziona 365 annunci. Chiude la top five, il ‘molleggiato’ Adriano Celentano, vincitore nel 1970 in coppia con Claudia Mori con il celebre ‘Chi non lavora non fa l’amore’, che registra 342 inserzioni. Segue in sesta posizione Domenico Modugno (257 annunci), il mattatore del festival, con quattro vittorie conquistate a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Al settimo posto Claudio Villa, vincitore di tre festival, che raggiunge quota 205 annunci. Ottava posizione per Riccardo Cocciante (trionfatore nel 1991 con ‘Se stiamo insieme’) con 260 inserzioni. Nono Gianni Morandi, vincitore nel 1987 con Ruggeri e Tozzi, con 206 annunci. Chiude, infine, la top ten Peppino di Capri (203 annunci), trionfatore nel 1973 e nel 1976 con ‘Un grande amore e niente’ e ‘Non lo faccio più’. A seguire, nell’ordine: Umberto Tozzi, i Ricchi e Poveri, Laura Pausini, Anna Oxa, Fausto Leali, Massimo Ranieri, Riccardo Fogli, Luca Barbarossa, i Matia Bazar, e Bobby Solo.
(17 febbraio 2014 ore 13.17)

da: genova.repubblica.it

Al Bano: Niente Sanremo, volo a Mosca

11 febbraio 2013 Mariella Caruso, Russia Oggi

Escluso dalla competizione che lo vedrà solo superospite di una sera, il cantante di Cellino San Marco si consola con i concerti nella Federazione, pensando anche a progetti con Cutugno e Tozzi da realizzare nella terra degli zar nel 2014

Al Bano: Niente Sanremo, volo a Mosca
Al Bano in concerto (Foto: Ufficio stampa)

Per consolarsi dall’esclusione dei due brani che aveva presentato alla commissione artistica del 63mo Festival di Sanremo, Al Bano, aveva dato l’ok per un concerto a Mosca.

In Russia, infatti, il cantante di Cellino San Marco è, insieme con Celentano, Toto Cutugno, I Ricchi e Poveri e Umberto Tozzi, uno dei più amati. “Il Festival è una bella occasione, ma le richieste non mi mancano, grazie a Dio”, aveva detto subito dopo aver saputo che ai suoi due brani ne erano stati preferiti altri.

Nemmeno l’invito successivo alla serata SanremoStory celebrativa del Festival, che vedrà Al Bano salire sul palco dell’Ariston il 14 febbraio 2013, ha però cambiato i programmi del tenore italiano che, come promesso, martedì 12 febbraio 2013 canterà a Mosca.

“Ironia della sorte vado prima a Mosca per un concerto e poi a Sanremo”, sorride Al Bano che conosce bene l’affetto che hanno per lui nella Federazione. “In Russia sono molto amato e sono felice di questo – ammette il cantante -. Frequento il mercato discografico e i teatri della Federazione dal 1984 e le soddisfazioni sono tantissime, i miei fan sono molto solidi e i media mi seguono con attenzione. Qualche giorno fa ho ricevuto a Cellino San Marco una troupe della televisione russa che ha girato uno speciale su di me; qualche giorno prima era stata una televisione ucraina a farmi visita”.

Non è difficile, quindi, credere alle voci di corridoio che arrivano da Sanremo secondo le quali la presenza di Al Bano, Toto Cutugno e I Ricchi e Poveri alla serata SanremoStory sia stata un incentivo affinché il Festival potesse tornare a essere visto anche dagli spettatori del primo canale della televisione russa che seguirà la kermesse canora anche coi suoi inviati. Non mancheranno i giornalisti di Ntv e quelli di Rtr e Autoradio già accreditati per raccontare il Festival

Del resto “Felicità”, il brano che Al Bano canterà al Festival di Sanremo 2013 è uno degli immancabili in ogni scaletta che il tenore (così viene più comunemente definito) appronta per i suoi concerti in Russia. “Ci sono delle canzoni che possono mai mancare nelle mie esibizioni nei teatri della Federazione. La più richiesta è Felicità, poi si sono Ci Sarà, È la mia vita e Sharazan. Poi ci sono i classici che rendono interessante e godibile il concerto, da O’ Sole Mio al Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi fino a Il mio concerto per te sulla musica di Tchaikovsky”.

Non sarà difficile, però, che il nuovo album in preparazione possa trovare consensi anche in Russia. “Sarà un album che conterrà 14 degli storici successi sanremesi di ogni tempo partendo da Felicità che non può mancare. Tra i titoli ci sono Perdere l’amore di Massimo Ranieri, Volare e Piove di Modugno, Con te partirò di Andrea Bocelli, Come saprei di Giorgia e la meno scontata è Cambiare di Alex Baroni”.

Il 6 aprile 2013, poi, Al Bano partirà per un tour italiano dal titolo È la mia vita: una storia da cantare, il primo teatrale della carriera entro i confini dello Stivale dell’artista, per poi tornare all’estero in trio con Umberto Tozzi e Toto Cutugno a partire dal 2014. “Abbiamo rimandato un tour già previsto in Germania e Austria e lo riprenderemo l’anno prossimo. E, naturalmente, – continua Al Bano – saremo anche in Russia con una lunga serie di concerti”.

Quando non canta, Al Bano si dedica, anche personalmente, alla tenuta vinicola  che porta il nome del padre e si trova a Cellino San Marco. “So che la battuta più immediata è che mi ci ritirerò in vecchiaia. Ma non è così. Ho imbottigliato le prime bottiglie di vino nel 1973 perché avevo promesso a mio papà che non voleva lasciassi casa per tentare la carta della musica che, ottenuto il successo, avrei fondato una cantina a lui dedicata – conclude Al Bano -. Una promessa che ho mantenuto: oggi ci sono 3.600 alberi di ulivo e 40 ettari di vigneto”. E per i fan russi che volessero anche Casa Carrisi, un villaggio di lusso, dove poter alloggiare, con annessa una pregiata cantina, un ristorante e uno studio di registrazione

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