
Umberto Tozzi ospite a sorpresa al Carnevale di Cento, premiato dal Sindaco di Cento Fabrizio Toselli e dal Patron Ivano Manservisi foto di Giovanni Fregni Cento Carnevale d’Europa Over Studio Recording
" per tutti quelli cresciuti a latte e Tozzi" by belaire e gnaro

Umberto Tozzi ospite a sorpresa al Carnevale di Cento, premiato dal Sindaco di Cento Fabrizio Toselli e dal Patron Ivano Manservisi foto di Giovanni Fregni Cento Carnevale d’Europa Over Studio Recording
🔝Lo Special Box Umberto Tozzi – “40 anni che TI AMO” è al primo posto tra i Prodotti del Momento di Amazon…
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Grazie a tutti. Vi mando un grande abbraccio!!
Umberto
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lo Special Box Umberto Tozzi – “40 anni che TI AMO”, uscirà in edizione numerata e limitata il 31 marzo 2017 e conterrà il nuovo doppio CD Digipack , doppio Vinile 180″, LP 45 giri di Ti amo , una cartolina autografata , il Pass “Best Fan”, T-shirt e plettro celebrativo.

Umberto Tozzi torna dal vivo con il tour “40 anni che TI AMO”. Acquista il tuo biglietto! Maggiori informazioni sull’evento
18 février 2017 6 18 /02 /février /2017 19:56
Photo en bas: de gauche M.me et M. Cristiano GALLO, Ambassadeur d`Italie – Mme Bruna Maule-Cassio – M. Stéphane Valery et Mme, Conseiller de Gouvernement de Monaco.
Le vendredi 17 Février, autour d’Umberto Tozzi et de Victoria Silvstedt, dans la salle Empire de L’hôtel de Paris, 200 privilégiés ont uni leur générosité pour faire un merveilleux cadeau d’anniversaire à l’association pour ses 10 ans, en lui permettant de récolter des fonds pour continuer à agir : payer des loyers pendant un an à plusieurs familles vivant dans la pauvreté et la solitude, reloger et éviter l’expulsion des plus pauvres, payer des nuits à l’hôtel pour les plus démunis en attente d’un logement, payer des factures d’électricité, acheter des sacs de couchage, distribuer des repas chauds à plus de 400 personnes tous les lundis soir à Nice.Tant d’énergies ce sont réunies pour assurer le succès de la soirée !
Un immense merci aux artistes bien entendu : les ténors napolitains de l’Opéra de Monte-Carlo: Giandomenico, Pasquale, Vincenzo ; Juliette et Sébastien avec leur Spectacle-Cabaret « Dalida Mon Amour » ; Léna, chanteuse Pop de 18 ans ; Tanguy et Julien, Magiciens aux tables ; l’incomparable « Markis » à l ’accueil des invités ; Alan Landry « The Voice of Monaco », et Vald Scala, maître de cérémonie en habit de lumière qui a a animé toute la soirée, et tirée la tombola avec la lumineuse Victoria Silvstedt. Le concert d’Umberto Tozzi, accompagné de ses musiciens, a été le clou du spectacle. Tous les invités se sont retrouvés sur la piste de danse sur les notes de « Ti amo » et de “Gloria”. Une réussite rendu possible grâce à la générosité des société Switch On, BAckloc et Laurent Faou, qui ont offert toute la location du matériel son et lumière : un budget de plus de 20.000€. Quant à la société Mediacom de son côté elle a gracieusement prêté le matériel de vidéo-projection Invité surprise, le baryton Tony Reale a régalé les invités avec son interprétation du tube de Peppino di Capri « Champagne », et de « Se mi lasci non vale » de Julio Iglesias ! Autre points forts de la soirée, le Studio Bazile qui proposait sa prestation dans le genre « studio parcourt » pour photographier les invités devant le photocalls, et le cadeau du Joaillier Raspini qui a offert à toutes les femmes un ravissant pendentif, un petit ange d’argent enlacé à un « A », comme dans Anges Gardiens.
Enfin, l’acteur-présentateur Ezio Greggio (qui a aussi tourné avec Victoria Silvstedt dans “Un maresciallo in gondola” en 2002, en pleine préparation de son Festival de la Comédie qui se tient tous les ans à Monaco, est venu féliciter Bruna Maule et tous les bénévoles de l’association pour leur action et leur dévouement. « Je vais revenir faire une maraude avec Les Anges `Gardiens, j’espère ce printemps » nous a confié Victoria Silvstedt. Celle ci n’a pas compté son temps pour venir en aide à l’association.
Elle a tenu à assister à la soirée et à en animer la tombola, alors même qu’elle devait partir le lendemain matin à 5h pour prendre l’avion pour les Etats Unis ! « Participer à l’enregistrement d’une chanson dédiée aux Anges Gardiens de Monaco ? Pourquoi pas !.. j’ai déjà enregistré plusieurs albums (NDLR : « Girl on the run » est sorti en 1999. et les single HELLO HEY et ROCKSTEADY LOVE ont eu un certain succès).
Cela me plairait beaucoup de participer à un projet de ce genre pour promouvoir les actions des Anges Gardiens de Monaco ». Les monégasques pourront très bientôt retrouver les moments forts de la soirée sur Monaco Info, grâce aux cameramen et aux journalistes de la chaîne.
Texte: Abundance Prod.
Grazie mille a Umberto Tozzi Official per essere stato nostro ospite…
Un vero piacere
Il team PERCORSI Cuneo
#umbertotozzi #percorsi #cuneo #conceptstore

di Athos Enrile
Poter chiacchierare con Franco Daldello è stato per me un grosso privilegio.
Dopo pochi minuti di conversazione mi sembrava di essere assieme ad un vecchio amico, e mi riferisco alla semplicità con cui mi ha sintetizzato cinquant’anni di storia della musica italiana.
Lui, è l’uomo che, dopo un pò di gavetta alla Ricordi diventa socio dei Rapetti – padre e figlio – e di Battisti alla Numero Uno; e poi alla Sugar, e poi anni importanti alla Peermusic, multinazionale americana di cui è stato Amministratore Delegato.
Cinquant’anni di vita, cinquant’anni di storia e cultura nostrana, il tutto condensato nell’intervista a seguire, che mi pare rappresenti la perfetta immagine di quanto è accaduto nel recente passato, percepito dalla massa come effetto, ma per pochi eletti vissuto in prima persona da protagonisti, da creatori, da innovatori.
Credo che Franco Daldello sia un nome conosciuto solo tra gli addetti ai lavori, solo perché, seguendo la propria indole, ha svolto il suo lavoro dietro al banco di regia, lasciando ad altri la piena visibilità. La mia impressione è che qualunque lavoro Franco avesse scelto – un tempo esisteva la possibilità di cernita – il suo modo di vivere, professionale e oltre, non sarebbe cambiato.
Abituati alle figure del presente, all’urlo imperante, alle distorsioni della tecnologia, una figura come quella di Daldello mi è sembrata quasi didattica, rassicurante, da prendere ad esempio. Certo, il mondo musicale da lui vissuto non esiste più, ma è bene raccontare ai giovani che c’è stato un tempo in cui…

Mi piacerebbe sviscerare un pò la tua carriera professionale, visto che è stata lunga e piena di eventi significativi in ambito musicale.
Partiamo dal fatto che, dal punto di vista professionale, mi sono sempre ritagliato un ruolo secondario, senza cercare la visibilità, ma gli eventi accumulati sono tanti, e nel racconto che posso creare oggi, a posteriori, rischio di diventare prolisso, magari ingigantendo certi successi ottenuti, ma ci tengo a sottolineare come i traguardi che ho raggiunto in gioventù siano sempre stati frutto di una squadra coesa… il team funziona sempre se al suo interno si è ascoltati. Io ho fatto 50 anni esatti di professione, partendo dal ruolo più basso, dal “ragazzo di bottega”, entrando alla Ricordi il 1 aprile 1964, proprio quando Bobby Solo era l’idolo del momento con “Una lacrima sul viso”, appena presentata a Sanremo, e regnava l’euforia conseguente al successo di vendita.
Ma come sei arrivato alla Ricordi? Passione per la musica, semplice opportunità di lavoro o entrambe le cose?
Nell’ultimo libro di Mogol c’è un accenno a come io entrai nell’azienda.
Il giovane Mogol all’epoca si spostava a Roma come rappresentante della Ricordi, perché gli editori, esistendo allora solo la RAI (che prevedeva l’esistenza di commissioni di ascolto, barriere varie, censura…) si spostavano per portare le novità e convincere i programmatori radiofonici – antesignani dei D.J. – di proporle nei vari programmi disponibili, nella speranza che diventassero dei successi attraverso la promozione radio. In questo frangente lui conobbe mio papà, musicista (violinista), abbastanza quotato negli anni’20 in ambito jazz (mio padre era nato nel 1900), che ai quei tempi era diventato anch’esso un programmatore radio. Un giorno tornarono a Milano insieme, e nel corso del viaggio ci fu tempo per parlare in modo approfondito, e mio padre gli raccontò, anche, di me. Successivamente lo conobbi perché venne a casa nostra. Io facevo ragioneria in uno stabile vicinissimo agli uffici della Ricordi e, avendo una buona libertà (i miei erano separati e mio padre lavorava lontano) spesso sceglievo di non frequentare le lezioni per andare a trovare Mogol in ufficio. Stiamo parlando di un giovanissimo Mogol, che però aveva già vinto Sanremo nel ’61 con “Al di là”, una canzone non certo amata da noi giovani: diventammo amici e iniziammo a frequentarci con una buona periodicità.
Dopo il diploma trovai subito lavoro come impiegato in un’azienda, ma il tipo di attività mi procurava una discreta angoscia; un giorno Mogol favorì un incontro con suo papà, Mariano Rapetti, all’epoca amministratore delegato della Ricordi – una grande figura, il mio maestro, sia professionalmente che umanamente – che mi propose di lavorare con lui, specificando che negli ultimi due anni erano state provate 4-5 persone nello stesso ruolo, ma senza successo, quindi rischiavo di rimanere senza alcun lavoro, nel caso avessi fallito anche io. Entrai quindi nel 1964, uscendone poi a fine giugno 1969, ricominciando a settembre nella neonata Numero Uno come socio, assieme ai Rapetti, padre e figlio: partendo dal ruolo più modesto in azienda, dopo sei anni, mi ritrovavo socio della Numero Uno, con tutti i personaggi storici conosciuti di cui sai.
Quindi il passaggio alla Numero Uno fu una promozione?
Certo; io nel frattempo avevo avuto altre offerte, anche molto vantaggiose economicamente, ma Mogol, oramai in disaccordo con l’establishment della Ricordi, mi espose il progetto che aveva in mente, ed io rimasi affascinato dall’occasione che mi si prospettava davanti, un vero cambiamento, che mi avrebbe portato a contatto con artisti di spessore, Lucio Battisti su tutti.
Questo tuo primo periodo lavorativo/formativo ti ha dato delle buone soddisfazioni?
Moltissime. Devi sapere che quando diedi le dimissioni dovetti dare anche il preavviso, che era di tre mesi. In quel periodo – ma erano altri tempi – riuscii a piazzare un centinaio di brani… mi viene in mente “Non credere” di Mina. Di quei giorni mi è rimasto nel cuore il mio rapporto con Luigi Tenco; ricordo che Mogol fece il testo di tre canzoni che poi furono musicate da Tenco; io, col pianista Aldo Rossi andai allo Studio Zanibelli, ora di Mauro Pagani, e realizzammo tre provini – pianoforte di Rossi e voce di Tenco – e uno dei tre era “Se stasera sono qui”. Tenco ebbe grande successo soprattutto dopo la sua morte, e ricordo che a quei tempi mi rimproverava di non piazzare mai le sue canzoni. Successivamente riuscii a convincere Guido Rignano e Lucio Salvini a rispolverare quel provino inedito, che poi ebbe il successo che sai con Wilma Goich.
Ma cosa era il tuo, talento o il trovarsi al posto giusto al momento giusto o… anche un pò di fortuna?
Beh, la fortuna è ovviamente una componente importante, ma occorre pensare che all’epoca, quando tutte le case discografiche erano di proprietà italiana, esisteva una vera e propria scuola formativa, e riguardando indietro e pensando al mio ruolo non ero certo un’eccezione, erano tanti quelli bravi e attivi, capaci di scoprire ottimi artisti; ogni casa discografica possedeva una fucina di talenti dal punto di vista manageriale – talent scout, editori, autori, e vorrei sottolineare il ruolo di alcuni miei… coetanei, come Adriano Solaro, ex Presidente della Warner Chappell, e Michele Del Vecchio, ex proprietario della Come il Vento, editore di Baldan Bembo, Maurizio Fabrizio e altri.
Stai parlando di funzioni che non esistono più o sono largamente ridimensionate, sostituite dai talent…
E’ vero; il mio ultimo fiore all’occhiello, parlando da artigiano – come mi sono sempre considerato – l’ho realizzato quando, senza casa discografica che mi permettesse attività di promozione, per sei anni, assieme ai miei collaboratori abbiamo lavorato con Raphael Gualazzi, musicista in cui credevamo; lo presentai a Sanremo due volte senza successo, e alla fine mi decisi: dopo avere fatto otto provini di qualità li proposi a Caterina Caselli Sugar, che capì subito che poteva essere un artista giusto per la sua etichetta e lo portò al festival, dove Gualazzi vinse nella sezione giovani, nel 2011. Certo, fa una musica dedicata ad una nicchia, ma io lo vedo bene, in prospettiva futura, in una sfera cantautorale tipo Paolo Conte, anche se ovviamente non ha ancora il retroterra cultural-musicale giusto, vista l’età, ma è un ottimo pianista e può diventare una realtà consolidata.
Ritorniamo alla Numero Uno: che cosa ti è accaduto di significativo in quel periodo?
Come ti ho detto, al di là delle vicende che mi hanno portato all’uscita dalla Ricordi, esisteva una condizione di piena soddisfazione e stima che legava me a Mogol e a suo padre, e quindi mi diedero la possibilità di diventare loro socio, ed entrai con le stesse quote di Lucio Battisti, anche se ricordo che per poter mettere la mia parte dovetti fare i salti mortali; pensa che RCA ci fece un finanziamento considerevole con la clausola che dopo un anno dalla restituzione del prestito avrebbero avuto il diritto di entrare come soci al 50% e quindi… fummo dei veri polli! Uno dei soci – Sandro Colombini – dopo un annetto se ne andò e io e Battisti ci dividemmo equamente le quote di Colombini, senonché tutto – e per tutti i fondatori – si dimezzò con l’ingresso della RCA. Ma la Numero Uno era la nostra famiglia e noi eravamo degli appassionati, così come capitava in quei giorni anche nelle altre entità simili, e c’era spazio – e possibilità di vendita – per tutti gli artisti, e Orietta Berti e la Cinquetti potevano coesistere con Battisti e De Andrè, molto diversi tra loro: oggi, come ben sai, tutto è cambiato.
La Numero Uno si rafforzò successivamente quando entrò Mara Maionchi come Ufficio Stampa, e Mara piazzò la sigla del Festival Bar che era “Questo folle sentimento” della Formula 3. Da quei successi nacque l’opportunità di restituire il denaro alla RCA, con le conseguenze a cui ho accennato. Battisti era importante ma all’epoca non aveva una disponibilità economica che potesse contrastare la RCA attraverso un aumento di capitale. Ma ci tenevano buoni e cari perché portavamo un sacco di soldi, perché oltre alle quote societarie esisteva un contratto di distribuzione tra RCA e Numero Uno, e a noi era destinato il 40%; e poi nel consiglio di amministrazione tre erano RCA e due Numero Uno. Dopo cinque o sei anni sono nate delle serie preoccupazioni – Mogol dice legate alle manifestazioni politiche dell’epoca che davano una connotazione precisa a Battisti – ma in realtà avevamo perso tutta la nostra libertà e quindi l’entusiasmo. Non va dimenticato che Lucio Battisti era, a mio giudizio, il più bravo di tutti, e noi avevamo, per settimane e settimane, quattro o cinque brani tra i primi dieci della classifica italiana.
E quindi questa tua seconda parte di vita lavorativa è andata scemando e tu sei migrato in una nuova situazione…
Esatto… venduta la Numero Uno alla RCA – per statuto non c’erano altre soluzioni, in caso di vendita – ne abbiamo ovviamente tratto un vantaggio economico, anche se esiste il rammarico di non aver potuto vedere che cosa sarebbe diventata se avessimo continuato; io arrivai alla Sugar Edizioni proponendo a Piero Sugar, come a quei tempi si faceva, di realizzare una società editrice al 50%… come dire: “Lei mi finanzia e io porto con me Mario Lavezzi, Oscar Prudente, Bruno Lauzi, Alberto Radius…”. Lui mi propose il ruolo di dirigente (lo ero diventato nel ’71) con l’intesa che io avrei portato con me i “miei“ artisti.
Accadde che dopo pochi mesi, per 800 mila lire, riscattai il contratto che avevo fatto personalmente a Umberto Tozzi. Umberto venne con me alla Sugar e mi pare che globalmente ottenne tre milioni alla stipula del contratto discografico. In quei giorni incontrai Bigazzi – avevo Umberto sotto braccio – e gli dissi: “Giancarlo, se tu lavori con questo ragazzo ti faccio triplicare i tuoi incassi SIAE…”; lui, lo stesso week end lo portò con sé a Firenze. Tornarono al martedì con tre canzoni, una si chiamava “Mi manca”, interpretata poi da Riccardo Fogli e Marcella Bella in un LP, un’altra era “Donna amante mia”, che è stato il primo singolo di Tozzi e la terza era “Io camminerò”. Tutto questo prima di arrivare a “Ti amo” – successo mondiale. Avevo avuto ragione!
Dopo un periodo difficile di assestamento alla Sugar trovai la seconda persona che mi ha insegnato molto dopo Mariano Rapetti, Ettore Carrera, il capo delle Edizioni Sugar, e l’idea condivisa dai vertici era quella che in futuro avrei preso il suo posto. In quel periodo le cose si erano un po’ rovesciate, ed eravamo noi editori a portare i brani di successo alla discografia, e io avevo dato il mio bel contributo. Con Bigazzi si era stabilita una grande amicizia e collaborazione; lui aveva un borsone con tutti i suoi progetti, e un giorno venne da me e mi fece sentire dei provini di una cantautrice e, visto che ormai mi conosceva bene, capì dalla mia espressione che non mi convinceva. Mi propose allora un’altra cosa, fatta col revox, un po’ frettolosa: ascoltai e gli dissi di dimenticare la cantautrice mentre il brano del secondo interprete poteva essere a mio giudizio un… successo mondiale: era “Self Control” e il cantante era RAF.
Mi piace sottolineare che queste cose non erano il frutto del lavoro di una sola persona. Nel nostro caso avemmo un grande appoggio da un nostro collega e grande amico – mancato molto giovane -, Elio Gariboldi, che viveva in Germania. Monaco era un punto nevralgico in Europa per lo smistamento dei successi e lui ebbe ruolo importante perché il produttore di Laura Braningan era tedesco, e aveva un rapporto consolidato con Elio, e produsse la Braningan con lo stesso arrangiatore che aveva lavorato a Monaco alla realizzazione di “Gloria”, di Tozzi.
Nella preparazione di un LP da dodici tracce della Braningan c’era rimasto un unico vuoto, il dodicesimo pezzo, e l’arrangiatore propose come riempitivo “Gloria”. Il resto è storia! Laura Braningan incise poi anche “Self Control”… il mio fiuto, a proposito di RAF, non mi aveva tradito.
Il mio ruolo allora era proprio quello di dare indicazioni risolutive… magari l’autore arrivava con due canzoni e dopo un po’ di taglia e cuci diventava una sola. Un esempio classico è “Io vagabondo”: erano due canzoni, con musica di Damiano Dattoli; lui venne da me con queste due musiche e io lo consigliai… tagli qui e attacca lì, che non è strofa e inciso, ma strofa e strofa, quindi non una cosa semplice. Successivamente Alberto Salerno – che era un giovane poco più che ventenne – scrisse il testo, e la canzone, ancora oggi, resta una delle cinque canzoni che incassano di più alla SIAE. Questo episodio fa riferimento, ovviamente, al periodo della NUMERO UNO.
Attualmente l’editore è anche un amministratore e io ho ormai la saggezza per comprendere che oggi non avrei la lucidità giusta per capire i cambiamenti in atto, che sono enormi.
continua (…)
Franco Daldello e cinquant’anni di storia della musica italiana – INTERVISTA
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Umberto Tozzi
Sunday, May 28
SHOWTIME: 5 PM, DOORS OPEN: 4 PM
Tickets are $39/$49/$64
Ticketmaster pre-sale code word: TICKET
Pre-sale begins on Monday, February 20th at 12 noon
Getaway packages are available: bit.ly/Hotel_Packages_Rama
*Note: Ticketmaster is the only authorized seller of Casino Rama Resort concert tickets.
Having sold over 45 million albums worldwide, this Italian singer and composer is back by popular demand. He is best known for popular hits “Ti amo”, “Gloria” and his latest single “Se Tu non Fossi Qui”.
*Must be 19 years of age or older and not self-excluded/trespassed from any Ontario Gaming Facility.
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Pre-sale starts February 20th at noon with Ticketmaster code: TICKET
Enter to WIN tickets to these just announced shows coming to Casino Rama Resort this spring: http://woobox.com/299mjg
note: Ticketmaster is the only authorized seller of Casino Rama Resort concert tickets.
Vuelve a los escenarios en el 40 aniversario de ‘Te amo’ para disfrutar «de la gran sensación de escuchar a la gente cantar» con él. Actuará en Barcelona y Zaragoza
Umberto Tozzi no se ha cortado la melena con la que sedujo a medio mundo en los años 70 y 80 del siglo pasado al ritmo de ‘Gloria’ y ‘Te amo’, dos canciones que contribuyeron a abrir una brecha por la que luego se colarían otros artistas italianos como Eros Ramazzotti y Laura Pausini. A punto de cumplir 65 años, Tozzi, que ha vendido más de 80 millones de discos, se resiste a apagar el micrófono. Con motivo del 40 aniversario de la aparición de ‘Te amo’, el intérprete y compositor turinés volverá a subirse a los escenarios el 31 de marzo en El Liceu de Barcelona, primera etapa de una gira que incluye un segundo concierto en España el 1 de abril en el Auditorio de Zaragoza.
-¿Será una gira con un cierto sabor nostálgico por recordar canciones de hace tres o cuatro décadas?
– Estábamos ante una ocasión única por el 40 aniversario de ‘Te amo’. De ahí nos vino la idea de hacer esta nueva producción para encontrarnos con el público y hacer que escuche en vivo las canciones más conocidas de mi repertorio. Recuerdo en particular cómo triunfaron en España. En los conciertos también presentaré las creaciones de mi último disco. Yo he tocado en muchos sitios y me sigue encantando poder estar en contacto con las personas. Los directos me gustan muchísimo.
– No me pesa nada. Es duro llegar, pero cuando tienes el escenario delante salta en tu cuerpo un mecanismo de adrenalina positiva. Yo tengo la fortuna de contar con un repertorio muy amplio y popular y siempre quiero darle las gracias al público por haberme escuchado. Una de las mejores sensaciones que puedo tener es escucharles cantar conmigo cuando estoy sobre el escenario.
– ¿Conseguirá conectar con los jóvenes de hoy o sólo con la gente que escuchaba su música en su juventud?
– No sé qué tipo de público me encontraré en España, pues no he tenido nunca la oportunidad de hacer una gira en ese país. En otros conciertos que he tenido en Europa encuentras a las madres con los hijos y con los abuelos.
Letras fáciles de traducir
– ¿Cantará en castellano en Barcelona y en Zaragoza?
– Si me acuerdo, por supuesto que sí (risas).
– ¿Se ha puesto a estudiarlo para refrescar las letras?
– Es una broma, me acuerdo estupendamente. Mis canciones siempre funcionaron muy bien con el público español. De hecho, siempre intenté que se pudieran traducir bien.
– Usted alcanzó un éxito estrepitoso durante su juventud. ¿Les resulta a
los nuevos artistas más difícil triunfa ahora?
– Tuve la suerte de vivir un momento histórico para el mundo de la música, como fueron los años 60, 70 y 80 del siglo pasado. Hubo una grandísima creatividad con la eclosión del pop y del rock. Estoy contento de haber participado en aquel tiempo. En el momento actual la situación es diferente.
– ¿Le gusta la música popular que se hace hoy?
– No demasiado. No me emociona porque no me pertenece, yo siento que pertenezco a otro período musical. No obstante, reconozco que hay cosas que valen la pena y si tienen éxito, significa que le gustan a la gente de hoy.
– ¿Cómo nació ‘Gloria’?
– Es como cualquier otra, pero con el tiempo se ha convertido en la canción de mi repertorio que ha tenido un mayor éxito. En América fue número uno durante dos meses. Para los italianos, salir de nuestro país y que te escucharan en el extranjero era entonces una cosa casi milagrosa. Era muy difícil exportar tu música. En cierta forma, yo abrí un camino que luego siguieron otros artistas italianos como Ramazzotti, Pausini y otros, que han tenido una carrera muy importante tanto en España como en el resto de Europa. En mi época era impensable pasar la frontera italiana. Curiosamente a mí me ha pasado lo contrario: he tenido más éxito en el extranjero que en mi propio país.
– Después del éxito de ‘Gloria’, ¿cuántas mujeres con ese nombre le contaron que les había regalado una canción para ellas?
– Yo no conocía a ninguna chica que se llamara Gloria antes de escribir la canción, pero después me encontré a muchas que se llamaban así o que decían que le habían puesto ese nombre a sus hijas.
– ¿Hay una receta para el éxito?
– Creo que una parte del secreto está en el tipo de música que siempre he hecho, inspirada en grupos británicos como los Beatles, a los que admiro. Siempre intenté hacer un tipo de canción que no fuera típicamente italiana, que fuera más allá de nuestras fronteras. Salieron bien, pero también tuve suerte. En este trabajo una parte del éxito que tengas depende de la fortuna.