TRA THRILLER E HORROR, LA STANZA È UNO DEI PRIMI TITOLI DEL 2021. UN FILM PROMETTENTE DALLE FORTI SUGGESTIONI, TUTTO SULLE SPALLE DELL’INTERPRETE GUIDO CAPRINO.

LA STANZA | LA TRAMA

Un thriller psicologico che va a scandagliare l’animo e i segreti di tre personaggi: Giulio (Guido Caprino), Stella (Camilla Filippi) e Sandro (Edoardo Pesce).

Una storia tesa e affilata come una lama in cui la posta in gioco non potrebbe essere più alta.

La mattina in cui Stella decide di togliersi la vita, alla sua porta bussa uno sconosciuto che sembra conoscerla fin troppo bene. Quando poi in casa arriva anche Sandro, l’uomo che ha spezzato il cuore di Stella, una situazione già complicata si trasforma rapidamente in caos: Giulio, lo sconosciuto, sembra intenzionato a portare alla luce tutti i segreti della casa.

Chi è Giulio? Cosa nascondono Stella e Sandro?

La stagione cinematografica 2021 parte, come era riscontrabile da qualsiasi previsione, direttamente dallo streaming e lo fa esordendo dal 4 gennaio con un’opera rilasciata su Amazon Prime che, nonostante il dispiacere di non poter trovare ancora in sala, ci allieta della visione grazie a un’operazione la quale, non esente da difetti, ha comunque lo sprint giusto per dare una spinta al cinema in questo nuovo anno e, soprattutto, nella dimensione della produzione italiana. È La stanza di Stefano Lodovichi ad aprire le danze immettendosi di prepotenza in un cinema di genere, che raccoglie dalla sua esperienza precedente consumata con In fondo al bosco (2015) e la collaborazione ad una serie italiana di richiamo come Il cacciatore, scendendo su di un territorio che prende dal misterioso e mistico e, anche lì dove scorre con pochissima logica, ha comunque dalla propria parte la potenza della suggestione.

È un film d’interno La stanza, come è presumibile dal titolo. Un’opera che claustrofobica, però, non lo è assolutamente, così arieggiata grazie agli spazi larghi di una dimora a cui lo scenografo Massimiliano Sturiale non ha lasciato nulla al caso, di una bellezza decadente come gli animi che vanno popolandola. Ma non decadenti nel senso melanconico del termine. Nemmeno sofferenti nella loro più aulica declinazione, bensì anime marce di un marciume che deriva dalla corrosività dei rapporti, dagli allontanamenti forzati, dall’esclusione di un mondo che lasciamo chiuso fuori dalla porta mentre cerchiamo di difenderci dai mostri, che troppo spesso scopriamo essere, in realtà, noi stessi. O forse no.

Nella grande casa de La stanza, Stella (Camilla Filippi) concede al viandante Giulio (Guido Caprino)  un attimo di riposo, anche se ormai in quell’abitazione non si accettano più clienti e quella vecchia camera non è più riservata agli ospiti. Ma quella casa Giulio sembra conoscerla bene, come sembra sapere molte altre cose riguardo la sua padrona e quel marito che, in verità, non abita più lì da tempo. Varcando la soglia e mettendo in moto il suo piano, Giulio tesserà un’intricata trama in cui, a rimanerne incastrati, saranno personaggi e spettatori, entrambi confusi seppur ammaliati da quel protagonista enigmatico, che porta con sé un segreto da disvelare.

La fascinazione conturbante de La stanza è soprattutto legata, oltre al rigore delle scelte del regista Lodovichi, all’interpretazione che Guido Caprino dà di questo suo insolito Giulio. È l’interprete stesso ad attrarre, inquietare, stupire per i cambiamenti che sembra attraversare nel corso dell’opera di cui alla base rimane sempre però quel senso di inquietudine che il suo sguardo e la sua voce sanno suscitare. Un attore a cui Stefano Lodovichi deve molto della credibilità alquanto sottile de La stanza, che rimane altamente sospesa fino a non riuscire mai, per fortuna, a cedere alla spiccata insensatezza che da questa potrebbe derivare, convincendo il pubblico del clima surreale che la pellicola va offrendo, in virtù soprattutto di quell’interprete che è impossibile smettere di osservare.

La fragilità della sceneggiatura de La stanza continua a trovare indicato sostegno dal resto degli apparati artistici che compongono l’opera italiana, dove al già citato Sturiale è impossibile non fare riferimento agli abiti così indicati e semplicemente parlanti del costumista Massimo Cantini Parrini, oltre all’accompagnamento di una colonna sonora che, con il massimo della sua brillantezza nella scelta del brano Stella stai di Umberto Tozzi in una scena di sospensione eppure indicatrice del film, vede il compositore Giorgio Giampà addentrarsi nelle sonorità del thriller psicologico dando, al genere, la sua forma musicata, precisa, impeccabile

È, perciò, in tutto ciò che costituisce La stanza in cui risiede il valore di un film che, talmente ben confezionato, può legittimare un andamento della sceneggiatura difficilmente consono e che, in altre occasioni meno estetiche e curate, avrebbe portato a ben più interrogativi, non concedendo alla metafora degli hikikomori, del richiamo al Giappone, della connessione tra culture una dimensione completamente accettabile, ma comprendendone questa volta i risvolti e riuscendoli a digerire con davvero poca difficoltà.

Una pellicola che arriva all’horror, circolare e chiusa su se stessa come i protagonisti che rimangono intrappolati in quella casa, nelle loro stanze, nelle incomprensioni che hanno innalzato tutt’attorno e che hanno designato il loro destino crudele. Un principio di stagione cinematografica promettente e apprezzabile, che pone la nostra attenzione su un Guido Caprino che attendiamo ora soltanto di vedere nel prossimo film sempre di Amazon Prime Una relazione, diretto da Stefano Sardo.

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