Le Conseguenze della Musica – Flashdance

Flashdance


È il 1983, Raegan vive in Pennsylvania Avenue e in tutto l’Occidente inizia a diffondersi un velato ottimismo verso il futuro e il mito del successo. Flashdance (Adrian Lyne, USA 1983) nasce proprio in questo contesto, ed è l’archetipo della favola moderna: Alex (Jennifer Beals), 18 anni, di giorno lavora come saldatrice, di notte si esibisce al Mawby’s in numeri di danza/striptease, nel frattempo coltiva il sogno di diventare una ballerina professionista e, ovviamente, riesce a trovare il grande amore.

Nonostante non brilli di originalità, la pellicola è diventata in breve tempo un cult grazie alle sinergia tra regia e colonna sonora, che nei momenti chiave riesce a dare vita a veri e propri videoclip musicali. Ed è questa la grande novità apportata al cinema dal film, le cui scene più celebri si sono imposte nell’immaginario collettivo.

Curata da Giorgio Moroder, la colonna sonora è conosciuta in tutto il mondo per il famoso pezzo Flashdance… What a Feeling interpretato da Irene Cara, brano che si aggiudicò addirittura un Oscar. Oltre a questa sequenza, il film presenta numerosi momenti in cui la musica viene messa in primo piano, prima fra tutte quella dello spogliarello iniziale di Alex, accompagnata da He’s a Dream di Shandi. La voce della cantante asseconda i movimenti della protagonista: sexy durante la strofa, calda e ruggente nel ritornello, che si chiude  col sussurato “He’s a dream…”. La scena unisce così musica e danza in una performance bollente ed eccitante ma mai volgare.

La seconda canzone-icona del film è Maniac di Michael Sembello. La dinamica è la stessa della sequenza sopracitata, ma questa volta il videoclip prende vita quando Alex torna dal lavoro e decide di allenarsi: la protagonista balla sulle note sincopate di Maniac e si agita (appunto) come una pazza, tanto che né il sudore né la stanchezza la fermano, come niente la fermerà dall’inseguire il sogno di diventare una ballerina nonostante le paure e le incertezze. Alex saltella sui piedi e muove il bacino, sexy ma sportiva. Ancora una volta musica, danza e cinema si fondono sulle celeberrime parole: “She’s a maniac, maniac on the floor / and she’s dancing like she’s never danced before…”.

Infine il terzo episodio: Hanna (Lilia Skala), amica del cuore di Alex, sta per affrontare un’importante gara di pattinaggio artistico. Luci spente, occhio di bue sulla pista di pattinaggio. Le note di Gloria squarciano l’immediato silenzio che precede una prestazione sportiva. La canzone, reinterpretata da Laura Branigan nel 1982, è in realtà una cover di Gloria di Umberto Tozzi del 1979, che suscitò un successo immediato in tutta Europa per poi sfondare negli States proprio grazie a Moroder. Hanna, amica e personaggio-specchio di Alex, fallisce però la prova e rimane lì sdraiata, mentre in sottofondo Gloria continua a suonare imperterrita. Questa scena rappresenta la concretizzazione delle paure della protagonista proiettate sull’amica: da lì a poco anche Alex dovrà affrontare la famosa audizione (What a Feeling).

Gli anni Ottanta sono “i nostri genitori” e Flashdance ne è un manuale di storia e costume: edonismo, glamour, mito del successo, muscoli tonici, discoteca e canzoni che sono le pietre miliari della cultura pop di oggi.

Elia Altoni

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