C’E’ VITA DOPO LA TRAP – Parte III

C’è vita dopo la trap? – PUNTATA 3

Viaggio all’interno di un mondo diventato ormai una solida realtà dello scenario musicale italiano

Caro diario, sono alla terza settimana di ascolto compulsivo della trap e mi manca pure la musica neomelodica, ma la mia determinazione è più forte di ogni qualsiasi spicciola tentazione. Tra un pezzo e l’altro, rapito dai testi e dell’ascolto, ad un certo punto mi sono posto il seguente quesito: come si chiamano realmente i trapper italiani e perché hanno scelto questo determinato nome? Partiamo naturalmente da Gionata Boschetti, all’anagrafe Sfera Ebbasta, stando alle sue dichiarazioni: «Sfera è il nome che usavo da ragazzino. Quando mi sono iscritto a Facebook la pagina mi chiedeva obbligatoriamente un cognome, ma non avevo intenzione di inserire le mie reali generalità, allora ho scritto Ebbasta».

“Storia interessante” anche per Mario Molinari, che prima sceglie il nome d’arte di Incubo, successivamente s’inventa Duate, per poi adottare definitivamente lo pseudonimo di Tedua, che tradotto in italiano dall’albanese significa “Ti amo”. Non omaggia Umberto Tozzi, invece, Izi (alias Diego Germini), già conosciuto in precedenza come Eazyrhymes e Izi Erre, il suo nome richiama il termine inglese “easy”, ossia “facile”, come la vita che è costretto a condurre a causa dei suoi problemi di salute e della sua lotta contro il diabete. Finalmente qualcosa con un minimo di senso, un po’ come per Ghali, che ha scelto di conservare il suo nome reale, ossia Ghali Amdouni. Direi di terminare qui questo viaggio, andiamo oltre e cerchiamo di leggere un po’ di commenti presi dal web, per capire cosa pensano i “gggiovani” di questo fenomeno più sociale che musicale.

COSA RAPPRESENTA LA TRAP PER I RAGAZZI DI OGGI?

Giovane 1: “L’ascolto perché mi provoca sentimenti che altri generi musicali non mi tramandano”
(Addirittura! Chissà a quali generi ti riferisci, forse alle suonerie polifoniche dei primi anni ’00?)

Giovane 2: “La trap per me è una cosa molto commerciale, ma strumentalizzata bene”
(Oh, ecco un commento che sposa parzialmente il mio consenso)

Giovane 3: “Perché secondo me è un’arte, un modo per esprimersi e se qualcuno esce bene in quella maniera non vedo il motivo per cui non lo debba fare”
(Arte parliamone, anche se il commento parte troppo sulla difensiva, incarna un po’ il concetto di molti: conta più il parere generale di quello personale)

Giovane 4: “Io non riesco a capire perchè la gente sente il bisogno di giudicare male la trap, anche perché ci si concentra sul modo di vestire esagerato, sullo stile di vita più che sul resto”
(Ah, perché c’è un resto?)

Giovane 5: “Chi ancora non riesce ad accettare la trap in Italia deve rassegnarsi, perché è un movimento che ha cambiato per sempre le regole del rap, anche perché finiscono in classifica”
(Fammi capire, a prescindere dal genere, se un brano entra in classifica è bello o altrimenti è una ciofeca? Non credo funzioni proprio così, comunque hai azzeccato il termine “rassegnarsi”)

Giovane 6: “Mi piace perché è basata sul sound e non sugli argomenti, sulle immagini e non sulle parole”
(Hai dimenticato di dire che si basa “sul viaggio e non sulla destinazione”…)

Giovane 7: “La trap è figa perché ascoltarla è una figata”
(Un po’ come questa opinione molto opinabile)

Giovane 8: “C’è chi la definisce retorica e priva di contenuti, io ci vedo tanta profondità a livello di tematiche”
(Tipo lo slogan ricorrente del “prima ero povero e adesso sono ricco”? Mmmh, molto interessante)

Giovane 9: “Se hai dai dodici ai sedici anni non puoi non ascoltarla”
(E, dimmi un po’, quando sarebbe entrato in vigore questo decreto-legge?)

Giovane 10: “La trap è la versione ignorante del rap”
(Ok, ti stimo)

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C’è vita dopo la trap? – PUNTATA 3

 

Volley, Mondiali 2018: il canto degli undicimila del Foro Italico (con Mattarella) che ha spinto la Nazionale azzurra

Vent’anni senza Lucio Battisti. Il ricordo commosso di Umberto Tozzi

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Immancabili gli omaggi da parte di personaggi del mondo della musica. Mogol ha rilasciato svariate interviste su di lui, nel corso degli anni e in occasione del ventennale dalla morte. Restando in ambito social però, Umberto Tozzi ha voluto omaggiarlo con un messaggio e un particolare filmato, nel quale lo si vede interpretare una sentita cover: “20 anni fa ci lasciava l’immenso Lucio. Che anno è, che giorno è? Questo è il tempo di vivere con te”.

https://dilei.it/vip/fotonotizia/lucio-battisti-ricordo-vip/561318/attachment/ventanni-senza-lucio-battisti-il-ricordo-commosso-di-umberto-tozzi/

TECHETECHETE’/ ‘Cantavamo così’: gli anni Novanta da Raf a Ligabue

Techetechete’ chiude con Cantavamo così: è l’ultima puntata prima della stagione invernale. I protagonisti sono numerosi, e vanno dagli anni Sessanta al 1999.

Sylvie Vartan a Techetechete'Sylvie Vartan a Techetechete’

“Qual era la canzone più cantata e gettonata nei Juke Box del 1969? E quale quella più passata dalle radio nel 1979?”. Ultimo appuntamento con Cantavamo così, il capitolo musicale di Techetechete’ dedicato alle canzoni dello scorso millennio. Di seguito alcuni titoli: si parte dal Buonasera di Sylvie Vartan, per chiudere, retoricamente cantando, con Cosa resterà degli anni 80. Di mezzo ci sono esattamente due decenni di musica. E in particolare: Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, Quella carezza della sera dei New Trolls, Pensami di Julio Iglesias, Ti lascerò di Anna Oxa e Fausto Leali. Si chiude con le hit del ’99 di Alex Britti, Jovanotti e Ligabue. Senza dimenticare i Lunapop di 50 special, la più iconica delle canzoni di fine anni Novanta.

RAF E I “SUOI” ANNI 80

Se i Lunapop e Cremonini hanno segnato un’epoca, lo stesso di può dire di Raffaele “Raf” Riefoli. È suo il brano più rappresentativo di quegli anni, un titolo che dà il nome a un intero album. Per non parlare di Self Control, che con Cosa resterà segna il punto più alto della sua carriera. A dire il vero, il suo primo successo risale a qualche anno prima. Era l”83 quando Raf debuttava con la cover di Laura Branigan, in un album interamente in inglese. Sempre in quell’anno, scrisse insieme a Bigazzi Il principe di Claudia Mori, utilizzata come sigla di chiusura di Hit Parade. Nell”87 fu l’autore di Si può dare di più, canzone vincitrice del Sanremo di quell’anno. Allora partecipò all’Eurovision con Gente di mare, classificandosi terzo in coppia con Umberto Tozzi.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2018/9/6/TECHETECHETE-Cantavamo-cosi-gli-anni-Novanta-da-Raf-a-Ligabue/837698/

 

Una parata di stelle sul palco L’Accademia e gli atleti speciali

Appuntamento il 22 settembre alle 20.30 al Teatro Creberg

Il concerto, condotto dagli speaker di Radio Italia Manola Moslehi e Mauro Marino, sarà poi trasmesso su Radio Italia, Radio Italia Tv e in streaming sul sito radioitalia.it sabato 29 settembre alle 21.

Oltre al concerto, sono in programma altri due eventi sul tema sport e disabilità intellettiva: lunedì 17, alle 15, all’aula magna dell’Accademia della Guardia di finanza, si terrà un seminario a cui parteciperanno, insieme agli esperti, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il vescovo Francesco Beschi, il sottosegretario con delega ai grandi eventi di Regione Lombardia Antonio Rossi, il Presidente di Special Olympics Italia, Maurizio Romiti, e il vice presidente del Comitato Italiano Paralimpico Marco Borzacchini.

Domenica 23 settembre, infine, nell’ambito della StraBergamo si terrà il Trofeo «Bergamo conCORRE per la legalità…e per Special Olympics» ovvero una staffetta di quattro frazioni di 5 chilometri ciascuna che sarà corsa in squadre composte da tre atleti dell’Accademia della Gdf e da un atleta di Special Olympics.

«Con queste iniziative — dice Virgilio Pomponi, comandante dell’Accademia — vogliamo dare sostegno alle associazioni di volontariato del territorio e metterci in gioco attivamente: anche per questo abbiamo denominato il concerto “delle stelle”, che sono sì gli artisti scesi in campo per l’iniziativa, ma sono anche i gradi che riceveranno i nostri allievi ufficiali alla nomina durante la serata».

https://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/18_settembre_06/parata-stelle-palco-l-accademia-atleti-speciali-3d731358-b1a7-11e8-b837-d3ad6d664b0d.shtml?refresh_ce-cp

L’addio a Marco Mangelli, grande e schivo bassista

È mancato il musicista-spalla di alcuni dei migliori artisti della nostra musica e non solo. Da molti anni suonava con Roberto Vecchioni: “Rifuggiva i riflettori ma era il centro del gruppo”

di LUCA VALTORTA

Marco Mangelli non è stato il più grande bassista del mondo: è stato il più importante”: così lo ha ricordato Roberto Vecchioni alla cerimonia d’addio che si è tenuta presso il cimitero di Lambrate oggi a Milano. “È stato il più importante perché suonava per sé stesso. Ma non in senso egoistico: il bassista è il centro della band, quello che tiene insieme tutto. Il cantante non guarda il chitarrista, guarda il bassista: Marco era questo, era il centro”.

Nato a Bertinoro, in provincia di Forlì, il 22 agosto del 1965, Marco Mangelli ha studiato il basso elettrico con Ares Tavolazzi e seguito seminari con artisti come John Patitucci, Victor Bailey e Percy Jones. Nel mondo della musica italiana era molto noto perché sono tantissimi i nomi con cui ha lavorato, daCristiano De André a Biagio Antonacci, da Andrea Bocelli Gianni Morandi e ancora Umberto Tozzi, Massimo Ranieri, Enrico Ruggeri, Alex Baroni, Francesco Tricarico, Aida Cooper, Ronnie Jones e persino Gloria Gaynor.

Da molti anni suonava con Roberto Vecchioni, che lo ha ricordato in un discorso commosso: “Non è giusto che Marco sia morto e io sono molto arrabbiato per questo. Non si dovrebbe morire così giovani. Quando andrò a trovarlo mi dirà: ‘Cosa ci fai tu qui?’ e magari gli chiederò di accompagnarmi a fare un giro a vedere cosa c’è lì”. Tanti musicisti, tanti amici di mondi diversi, una sala gremita: “Mi ha insegnato gli accordi di Life on Mars di David Bowie ma soprattutto mi ha insegnato il coraggio della mitezza”, ricorda un amico. “Pochi giorni prima di lasciarci ero da lui e mi sono messa a cantare una canzone. A un certo punto ho sentito una voce che mi accompagnava: era la sua. Quando sono andata via ero serena”, racconta la nipotina. “Una volta ero su un palco con lui ed ero agitato, poi ho sentito il suo basso e tutto funzionava: è stato un momento di felicità perfetta”. “Andavamo a scuola insieme e io ero molto timida: lui mi ha aiutato a conoscere tutti, è stato per me il migliore amico”. “Voleva raggiungere l’arte facendo il turnista, rifuggiva qualsiasi cosa fosse eclatante, aveva dei rituali quasi zen”. “Era ateo ma di una cosa sono sicuro: sta nella luce”, dice un amico sacerdote. “Era un caso rarissimo: delle persone, anche delle peggiori, cercava sempre il lato migliore. Un giorno mi ha detto: ‘Sono stanco di parlare bene alle spalle delle persone: voglio dirglielo in faccia’”, racconta un altro amico.

Il ricordo di questa gentilezza e di un’intelligenza, di una curiosità sempre viva, hanno fatto breccia nei cuori di molta gente, non solamente nell’ambiente musicale. Compreso in quello di chi scrive: ci conoscevamo dai tempi del liceo (avevamo frequentato entrambi il Carducci di Milano) e ci siamo incrociati per lavoro, ma non solo. Non spessissimo. Ma è successo. L’ultima volta in occasione della vittoria di Giuliano Pisapia a Milano. Era un grande bassista, Marco. Lo ricordo suonare da sempre, da quando andavamo in gita scolastica: ci lasciava incantati. Sapeva fare canzoni che nessun altro era in grado di fare: Bowie prima di tutti. Marco era un centro di connessione non solamente per i musicisti che hanno suonato con lui: era così con tutti coloro che incontrava. L’accoglienza, in lui, era qualcosa di innato da sempre. E il suo coraggio, gigantesco.

Statua in ricordo del Maestro Giancarlo Bigazzi: il primo settembre l’inaugurazione a Bussoladomani

CAMAIORE

lunedì, 27 agosto 2018, 16:28

di franca dini

“La  mia  rivale è stata la musica – lo  ha raccontato  Gianna  Albini  moglie  del genio della musica italiana – stamani in conferenza stampa  nella sala consiliare del comune di Camaiore.Sabato primo settembre nel  parco di  Bussola Domani ci sarà la cerimonia di inaugurazione della statua in ricordo del grande maestro  fiorentino  Bigazzi detto il ‘toscanaccio’.Presenti  stamani il  sindaco di Camaiore  Alessandro Del Dotto, il guardiano e presidente del Trust  Professor  Fernando Colao, Gianna Albini  compagna di vita e più stretta collaboratrice del  grande artista,  Michele  Cosci  autore della  scultura, e Adolfo Agolini  della  fonderia  Mariani che ha realizzato l’opera finale.
Giancarlo Bigazzi che è  stato  uno dei massimi esponenti  del panorama musicale italiano,  ha scelto  Lido di Camaiore  come ritiro  negli anni della sua malattia.  Dalla finestre di casa sua  e precisamente dal suo studio da dove è uscito il suo  ultimo capolavoro  ‘Un’apertura d’ali’,  lui vedeva  il parco  di Bussola  Domani e il  mare  che  tanto amava.Autore di assoluti capolavori e di colonne sonore di film tra le quali ‘Mediterraneo’ con cui  vinse  l’oscar nel 1992  come miglior  film  straniero,  suoi furono anche i grandi  successi  da  ‘Rose Rosse’ a Gloria,  a Erba di casa mia  a Vent’ anni  a  Montagne Verdi  all’Eternità,  da Ti Amo  a Gloria  e Self Control e non basterebbe lo spazio  per  dire  tutto  quello che  il ‘ Bigazzi’  ha  dedicato  alla musica, ma che ha lavorato e reso famosi  i  grandi interpreti della  canzone italiana  lo dobbiamo dire, da  Massimo Ranieri a  Mina a  Umberto Tozzi a Raf a Marcella Bella  a Renato Zero  a  Marco  Masini e via dicendo…Molti di questi artisti  saranno presenti alla cerimonia.
“L’idea è nata  dal desiderio di voler omaggiare  una figura così  grande e importante  quale quella  di Giancarlo  Bigazzi  –  ha spiegato il sindaco Del Dotto –  ringrazio  Franca Dini  che  ha condiviso  questo percorso dall’inizio,  e  Gianna  Albini  preziosa   insostituibile  fondamentale  compagna di viaggio.  Questo è un momento che ci  onora  davvero  moltissimo;  un tributo  necessario  a quegli  uomini  che con il loro genio  hanno  reso  grande questa terra,  pilastri  su cui si regge  anche il  progetto di rilancio  di Bussoladomani.Dopo  Giancarlo  Bigazzi  pensiamo di  celebrare un’altra figura importante:  quella di Sergio  Bernardini. Voglio ringraziare tutti  quanti hanno  dato  il loro  contributo  per questa iniziativa  –  ha  commentato  Gianna  Albini  Bigazzi –  il sindaco  Del Dotto e i suoi collaboratori,  il comune di Camaiore,  Franca Dini,  il Trust  maestro  Giancarlo Bigazzi  e il guardiano  presidente  professor  Fernando  Colao.Un ringraziamento speciale  va all’artista  Michele  Cosci  e alla fonderia Mariani  nella  persona di  Adolfo  Agolini:  con Michele si è subito  creata una grande  empatia,  Michele ha saputo  ritrarre  Giancarlo,  uomo  che pur essendo un personaggio  pubblico  non amava mettersi in vista e dunque è stato un gran lavoro.Sono onorata  ed emozionata  per questo evento che andremo a  fare il primo settembre,  un  gran  privilegio che  non  mi  aspettavo – ha continuato Gianna  – con  Giancarlo  mi affacciavo  dal  terrazzo di casa  e  rivedevamo  in  quel parco  i ricordi e i progetti di un’epoca  felice.  Per il  ‘geniaccio  della canzone’  Lido e la Versilia  sono stati veramente  luoghi  dell’anima,  luoghi  che spesso ha celebrato in musica”.
La statua  ha avuto  un tempo di realizzazione di quasi un anno.  Tutto è  proceduto  in modo naturale:  prima la creta  poi  il  gesso  poi la fusione in bronzo – ha spiegato  Michele Cosci  autore  dell’opera –  dare  il volto   a questo grande  artista  è  stata un’esperienza  emozionante.  Questo  è  un lavoro che mi  onora tantissimo.Anche  Adolfo  Agolini  della fonderia Mariani  ha avuto parole di ammirazione  per  Gianna Bigazzi  e ha raccontato quanto sia stato colpito  dall’amore  che la signora  trasmetteva quando parlava  del marito.  Come Fonderia  – ha spiegato – noi interveniamo  quando il modello è  terminato  definitivamente  dopo le varie ‘prove’.”Siamo  cresciuti  con la musica di Giancarlo Bigazzi  e sono onorato  di aver realizzato quest’opera insieme a Michele Cosci – ha detto Agolini in chiusura –
Il primo settembre ad omaggiare il grande maestro Giancarlo Bigazzi  saranno presenti:  Massimo Ranieri,  Andrea Bocelli, Caterina Caselli Sugar, Marco Masini, Franco Fasano, Fio Zanotti,  Marco Falagiani, il presidente della Siae e tanti altri.

https://www.lagazzettadiviareggio.it/camaiore/2018/08/statua-in-ricordo-del-maestro-giancarlo-bigazzi-il-primo-settembre-linaugurazione-a-bussoladomani/

La terza replica di 40 anni di ti amo ha tenuto testa

Ascolti tv ieri, Italo vs Umberto Tozzi – 40 anni che ti amo| Dati Auditel 25 agosto 2018
Da Alessandra Solmi – 26 agosto 2018

Ti amo Umberto Tozzi

Ultimo sabato di agosto, prima del ritorno in tv dei principali programmi ecco una delle ultime sfide estive. Cosa dicono gli ascolti tv di ieri, 25 agosto 2018, in merito al match fra il film Italo e la replica del concerto di Umberto Tozziintitolato 40 anni che ti amo? Quanti telespettatori si sono sintonizzati sugli altri canali del digitale terrestre per seguire i programmi proposti in prima serata? Ecco tutti i dati Auditel.

Ascolti tv ieri, 25 agosto 2018

RAI 1. Il film drammatico Italo, tratto da una storia vera, ha raccontato la storia di un tenero cane e di un bambino solitario. Protagonisti della pellicola: Marco Bocci e Barbara Tabita. A vederlo sono stati in 2.153.000 telespettatori. Share del 13.90%.

RAI 2. Julia, tormentata dal suo passato, si è trasferita a Los Angeles con Shane, suo nuovo fidanzato, per ricominciare a vivere. Strani avvenimenti hanno però interrotto la sua felicità facendole pensare che i suoi demoni fossero riusciti a ritrovarla. Il film Il gioco dell’illusioneha tenuto con il fiato sospeso una media di 1.093.000 telespettatori per il 6.60% di share.

RAI 3. Un avido magnate delle ferrovie ha tentato di mettere le mani sul terreno di una vedova e per raggiungere il suo obiettivo ha assoldato un killer. In difesa della donna è però giunto un misterioso innominato. Questa la trama di C’era una volta il West che ha conquistato, secondo gli ascolti tv, una media di 1.045.000 telespettatori per 6.50 punti percentuali di share.

RETE 4. A Toronto un vecchio costruttore si è rifiutato di vendere un edificio al nuovo re del cemento. A causa di ciò è stato ucciso suo fratello e gli è stata recapitata una mano mozzata. Il detective Ryder ha assunto Frank per consegnare la macabra prova del delitto. L’episodio intitolato Senza scrupoli del telefilm Transporter ha entusiasmato 681.000 telespettatori. Il secondo episodio, invece, ha fatto registrare 743.000 telespettatori.

CANALE 5. La replica del concerto Umberto Tozzi – 40 anni che ti amo ha intrattenuto, secondo gli ascolti tv di ieri, una media di 1.263.000 fan del cantante per 8.30 punti percentuali di share.

(…) leggi tutto l’articolo su suoerguidatv.it

Sabato 25 Agosto alle ore 21h20 su @canale5 la replica del concerto evento “40 anni che ti amo “ in Arena di Verona

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Ti Amo sonne dans tous les coeurs

Les séries France Bleu

L’ÉTÉ SERA SLOW

Du lundi au vendredi à 14h30

Umberto Tozzi.
Umberto Tozzi. © Getty

Ti Amo sonne dans tous les coeurs

Umberto Tozzi est né à Turin au début des années 50. A 16 ans, il joue dans des petits groupes et exerce ses talents de parolier.

Umberto est vite repéré et à 22 ans, ses textes propulsent déjà des artistes en tête des hits. Charité bien ordonnée commence par soi-même : Umberto se lance en solo en 76 et un an plus tard, c’est le carton mondial avec Ti Amo.

Ti Amo c’est tout simplement « Je t’aime » en italien. Pour Umberto Tozzi, c’est la formule magique, la chanson idéale pour être interprétée en duo. L’italian lover ne s’en prive pas. Durant toute sa carrière il la reprend avec les plus belles artistes du moment : Monica Belucci, Nolwenn Leroy ou Anastacia..  Cet immense succès d’Umberto Tozzi, elle sonne dans tous les cœurs,et peu importe la langue.

https://www.francebleu.fr/emissions/l-ete-sera-slow/ti-amo-sonne-dans-tous-les-coeurs