All my friends are dead – Recensione della nuova dark comedy di Netflix

Primo dell’anno, un giovane detective al suo primo caso aspetta in trepidazione il suo cinico e navigato collega. Dietro di lui la casa dove, qualche ora prima, si è consumato un autentico massacro. Disponibile su Netflix a partire dal 3 febbraio 2021, le premesse di all my friends are dead sono buone, e lo spettatore si trova catapultato in una tragicomica carneficina da ricostruire. La partenza è frizzanteaccattivante: la violenza viene subito messa in scena ma non disturba, poiché volutamente paradossale e saggiamente smorzata da un puntuale cinismo. Purtroppo, dopo il buon inizio, il film cambia repentinamente di registro, confezionando un pacchetto insipido, dal sapore inespresso. Vediamo perché.

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All my friends are dead, qualcosa è andato storto

Entrati nell’abitazione, si staglia di fronte agli occhi degli agenti uno scenario bizzarro, inverosimile ma altrettanto convincente: una banale festa nella sera di San Silvestro, divenuta un teatro di guerra. Cadaveri di ragazzi ovunque, morti nella maniera più disparata. C’è chi è stato freddato, chi è morto per asfissia, chi è sul pavimento fulminato, chi viene ritrovato impiccato con le luminarie di natale. Il tutto condito da pareti imbrattate di sangue, porte sfondate a colpi d’accetta e interiora che bisogna stare attenti a non calpestare. Una serata tranquilla, insomma.

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“Qualcosa è andato storto”È la frase con cui il detective anziano cassa in modo approssimativo le indagini davanti a questo scempio; e va bene così. Si capisce subito che il motore del film non sarà l’analitica ricostruzione dell’accaduto, ma la curiosità divertita di vedere come tutto questo sia potuto accadere, a prescindere da qualsiasi colpevole o movente. Questo approccio ironico e disilluso funziona molto, ed è un peccato constatare come le dinamiche tra gli agenti non siano state sfruttate maggiormente.https://www.youtube.com/embed/wbLEZBDJdak?feature=oembed

Una comicità stereotipata che non convince

Comincia il flashback e cominciano i guai, in tutti i sensi. Torniamo a 24 ore prima dell’accaduto, dove il padrone della villa sta facendo gli onori di casa con due invitati,  presentandoci con questo espediente tutti i protagonisti di questa commedia corale. Ogni macchietta è presente: ci sono i due amici nerd, ossessionati dal sesso che non riescono a fare; la milf di turno, accompagnata dal suo toy-boy illuso e innamorato; l’insospettabile (ma non troppo) ragazzo omosessuale; la coppia in crisi per problemi sotto le lenzuola; il playboy che dispensa consigli non richiesti; il giovane religioso in crisi mistica davanti ai bollori della pubertà.

L’unica figura veramente degna di nota, e questo proprio perché riesce a sganciarsi dal rigido stereotipo, è quella del giovane fattorino delle pizze. Un comprimario interessante, brillante studente universitario schiacciato dalla povertà e dal senso di responsabilità verso la madre malata di Alzheimer. Purtroppo i cliché non si limitano alla caratterizzazione dei personaggi, ma proseguono ed imperversano anche nei dialoghi, che risultano piatti e non divertono.

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Come nel più classico degli American pie, la vis comica ruota interamente intorno al sesso, ma lo fa in maniera scialba e prevedibile. Si passa da un luogo comune all’altro, dalla banale derisione dell’omosessualità a stucchevoli doppi sensi, con un risultato complessivo incolore e inespressivo. Quello che tiene a galla la pellicola nella parte centrale rimane unicamente il suo motore: il desiderio di scoprire la catena di sfortunati eventi che abbia portato al massacro finale, e con esso all’inizio promettente del film.

Una realizzazione tecnica degna di nota

Sebbene la scrittura di Jan Belcl sia tutt’altro che memorabile, un plauso deve essere fatto per quanto concerne la realizzazione tecnica. La regia è scorrevole, ritmata, cadenzata sapientemente con stacchi precisi e funzionali. La fotografia non osa, ma si ripara cautamente nel porto sicuro del teal & orange, ovvero nelle tonalità di arancio e blu che danno risalto ai volti dei protagonisti. È un’espediente moderno e vincente, e tale contemporaneità si ritrova nelle diverse influenze di cui il film è intriso. Il giovane regista strizza ripetutamente l’occhio a Tarantino,  e lo fa con garbo, rispettosamente. Basti pensare ai titoli di testa, dal taglio fumettistico e seducente, o alla rappresentazione comica della violenza, estrosa e mai disturbante. Molte inoltre le citazioni, più o meno esplicite, e di conseguenza meno o più riuscite.

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In ogni caso, la palma del migliore la guadagnano musica ed effetti sonori. Dalle atmosfere western dell’introduzione, alla cover di Gloria del nostro Umberto Tozzi durante i festeggiamenti, ai toni classici della Carmen per enfatizzare l’escalation di violenza. Le musiche sono sempre molto azzeccate e permettono allo spettatore di immedesimarsi. Come dicevamo, molto bene anche l’effettistica, in grado di regalare i più sinceri momenti di comicità. Un esempio? L’imponente motivo di organo e campane volto a sottolineare la caduta in tentazione del devoto protagonista, impotente davanti allo strapotere dei piaceri della carne.

Un finale interessante

Negli ultimi minuti ci viene proposto un finale alternativo, alla Sliding doors. Senza cedere ad alcuno spoiler, questa sequenza ha il pregio di dimostrare come la penna del regista abbia una profondità diversa, che può e deve essere coltivata, oltre a risollevare parzialmente le prestazioni attoriali, fino ad allora perlopiù dimenticabili. Interessante anche la scelta di aprire ad una ciclicità ed ineluttabilità dell’ evento, che ci lascia un sapore diverso in chiusura.

All my friends are dead è una commedia noir dai presupposti promettenti, ma che crolla a causa di una scrittura acerba e di una comicità stereotipata che non diverte. Le manca la delicatezza dei fratelli Coen (Lady Killers Burn after reading su tutti) o la spontaneità effervescente di Funeral party, tutti elementi necessari per compiere il salto di qualità in questo genere. Rimane una realizzazione tecnica encomiabile, specie per le musiche, e un po’ di amaro in bocca per non aver sfruttato a dovere diversi spunti che sarebbero stati vincenti. Peccato.

Potete trovare questo e altri film sfogliando l’ampio catalogo presente su Netflix

https://www.tomshw.it/culturapop/all-my-friends-are-dead-recensione/

San Valentino: video-dediche personalizzate per gli innamorati dal Museo Villa Bernasconi

villa bernasconi san valentino

San Valentino sta per arrivare e molti innamorati sono alla ricerca dell’idea giusta per un regalo originale. Che ne dite di una romatica serenata?  Anche quest’anno, Villa Bernasconi fa un regalo agli innamorati, donando a 10 coppie un inedito e personalizzato video musicale con una canzone suonata dal M° Sergio Guatterini al pianoforte Pleyel di Villa Bernasconi.

Per riceverlo nel giorno di San Valentino, basterà inviare entro il 10 febbraio 2021 l’apposito form di richiesta disponibile sul sito www.villabernasconi.eu indicando la propria dedica e i riferimenti di contatto, dopo aver scelto una canzone dalla playlist di San Valentino, con le più belle canzoni d’amore selezionate da Villa Bernasconi:

  1. MY FUNNY VALENTINE” (Richards Rodgers – dal Musical “Babes in Arms” 1937)
  2. “LOVE STORY” (Francis Lai – colonna sonora dell’omonimo film del 1970)
  3. “TI AMO” (Umberto Tozzi – 1977)
  4. “FEELINGS” (Morris Albert – 1974)
  5. “L’AMORE È UNA COSA MERAVIGLIOSA” (Alfred Newman – colonna sonora dell’omonimo film del 1955)
  6. “C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA” (Ennio Morricone – colonna sonora dell’omonimo film del 1984)
  7. “LOVE” (John Lennon – 1970)
  8. “HYMNE À L’AMOUR (Edith Piaf – 1950)
  9. “CAN’T HELP FALLING LOVE” (Elvis Presley – 1961)
  10. “A TIME FOR US” (Nino Rota – colonna sonora del film “Romeo e Giulietta” – 1968)
  11. “AMOR MIO” (Lucio Battisti – 1971)
  12. ALL OF ME (John Legend – 2013)
  13. MY HEART WILL GO ON (Céline Dion – colonna sonora del film “Titanic” 1997)
  14. I WILL ALWAYS LOVE YOU (Dolly Parton – colonna sonora del film “Guardia del corpo” – 1992)

Il museo di Villa Bernasconi riaprirà, in ottemperanza delle norme emanate per contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il 15 febbraio 2021 con il nuovo orario feriale, dal lunedì al venerdì, dalle ore 14 alle ore 18, con prenotazione obbligatoria al link https://www.villabernasconi.eu/acquisto-biglietti-ingresso/ e biglietto unico di Euro 5,00 (gratuito under 15, over 75, Cernobbiesi, Abbonamento Musei Lombardia).

IL MUSEO DI VILLA BERNASCONI

Inaugurato nel 2017, il Museo di Villa Bernasconi è un’originale realtà museale ospitata nell’omonima splendida villa liberty a Cernobbio, sul Lago di Como. La villa venne edificata tra il 1905 e il 1906 su progetto dell’architetto Alfredo Campanini come “casa alla moda” per l’ingegnere Davide Bernasconi che, di origine milanese, fondò le omonime Tessiture Seriche a Cernobbio sul finire del XIX secolo.

Concepita non come un museo nel senso tradizionale del termine, bensì come un’esperienza fatta di suggestioni e connessioni guidate dalle #vocidivilla, offre ai visitatori un percorso innovativo e interattivo tra contenuti multimediali, oggetti e documenti storici in prestito da collezioni museali e private, ma anche attraverso esperienze multisensoriali.

Il museo è il fulcro di “Liberty Tutti”, progetto sviluppato dal Comune di Cernobbio in partenariato con la Cooperativa Sociale Mondovisione per creare un modello di gestione sostenibile di Villa Bernasconi che valorizzi il coinvolgimento dei giovani, sia in termini di creatività che di professionalità, avvalendosi anche delle nuove tecnologie. Per questo motivo le installazioni interattive sono state realizzate da Sfelab, Olo Creative Farm, Rataplan, Antiorario Video.

“Liberty tutti” è cofinanziato da Fondazione Cariplo (Bando Patrimonio Culturale per lo sviluppo. Anno 2015). L’iniziativa è stata inoltre realizzata con il contributo di Regione Lombardia (Bando Territori Creativi, finalizzato alla promozione dei temi moda e design attraverso le nuove tecnologie) e prevede il coinvolgimento, a vario titolo, di numerose e importanti istituzioni museali e culturali del territorio e non solo, come la Pinacoteca Civica di Como, il Museo della Seta, il Teatro Sociale di Como, l’Associazione Arte&Arte, Como Città dei Balocchi, Fondazione Alessandro Volta, Fondazione Arte Nova.

www.villabernasconi.eu

Einaudi raccontato dai fans Russel Crowe e Joe Dempsie

(…) Se lo scettro di canzone “torinese” più conosciuta al mondo è forse ancora nelle mani sbarazzine di Gloria di Umberto Tozzi (e delle sue innumerevoli cover), non ci sono dubbi sul fatto che tra i musicisti contemporanei Einaudi sia il più amato e ascoltato a ogni latitudine. (…)

https://www.pressreader.com/italy/corriere-torino/20210128/281784221762503

Radio Subasio #indovinalacanzone

Radio Subasio 

· #Amici di #RadioSubasio ogni giorno alle 9.10 giochiamo con #Indovinalacanzone … E se la canzone fosse proprio quella di #Raf e #UmbertoTozzi? Ascolta e chiama lo 075 8060 …. Parola d’ordine #Vincere

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Album calciatori Panini, ecco la Nazionale cantanti: da Salmo a Rocco Hunt

nazionale cantanti

MUSICA FOTOGALLERY 14 gen 2021 – 14:2215 fotoImmagine tratta dal profilo twitter @RenatoMaisani

Per celebrare i 60 anni dal suo lancio, l’album Calciatori Panini omaggia la Nazionale Cantanti con due pagine dedicate a 28 artisti. Sono 22 le figurine presenti a cui si aggiungono l’immagine di Marco Masini, direttore tecnico della squadra e di altri 5 artisti in rosa. La Nazionale Cantanti festeggia quest’anno il suo 40° anniversario

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Per la prima volta della Nazionale Cantanti nell’album Calciatori Panini non poteva mancare Mogol, promotore dell’iniziativa nel 1981 e uno dei fondatori. Il grande compositore si era basato su precedenti esperienze di azioni e incontri sportivi finalizzati alla solidarietà. Da qui l’idea di fondare una Nazionale Cantanti.Le 15 migliori canzoni scritte da Mogol

gianni morandi


Altro elemento imprescindibile della Nazionale Cantanti è Gianni Morandi. Anche la sua figurina è presente nell’album Calciatori Panini. Il cantautore è tra i fondatori della squadra insieme a Mogol, Andrea Mingardi, Riccardo Fogli, Umberto Tozzi, Pupo, Paolo Mengoli, Pino D’Angiò, Gianni Bella, Sandro Giacobbe e Oscar Prudente. Immagine tratta dal profilo Instagram @morandi_officialTanti auguri Gianni Morandi, il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones

luca barbarossa

Con 271 presenze e 226 reti, Luca Barbarossa è tra i principali protagonisti della Nazionale Cantanti. Immagine tratta dal profilo Instagram @lucabarbarossaBuon compleanno Joan Baez, l’usignolo di Woodstock (…)

leggi l’intero articolo cliccando qui sotto:

https://tg24.sky.it/spettacolo/musica/2021/01/14/album-calciatori-panini-nazionale-cantanti#02

https://fb.watch/2VOYoQvDMF/

Storia di "Gloria", hit mondiale prima che la usassero gli assalitori di Capitol Hill
https://fb.watch/2YakkaURV0/

Cari fan, amici di tutto il mondo, ho appreso che “Gloria”, una delle canzoni a cui sono più legato, è stata utilizzata durante il comizio di Donald Trump è ha anticipato le drammatiche azioni di violenza fisica e verbale di cui siamo stati attoniti spettatori in questi giorni. Sono un’artista che sia nel pubblico che nel privato ha sempre privilegiato l’amore alla violenza, il dialogo alla forza. “Gloria” è un brano scritto per cantare la bellezza della vita e non certo come inno di rivolta.
Mi dissocio completamente dall’uso di “Gloria” in quel contesto e sono pronto, in qualità di autore, a difendere i principi e l’origine di questa canzone.

Umberto

To my dearest fans,
I have recently been shown a video in which one of my most cherished songs was used by Donald Trump and his campaign staff before they incited unspeakable violence.
I am an artist and every day I will choose love over hate, and dialogue over force. My songs speak of the beauty of life, and I would like to take this opportunity to fully dissociate myself and my music from any act of violence .
As a musician, I will always defend the origins and principles of my lyrics as words of love and not hate.

Umberto

CapitolHill #CapitolRiot #USCapitol #CapitolBreach #Trump

Gaffe, censure e stecche su Rai1, ma quello di Amadeus e Morandi è un Capodanno perfetto

Da Raf e Tozzi in affanno a Tranqi Funky “oscurata” dalla regia, dai microfoni rotti di Rita Pavone ai superpoteri di Gianni Morandi, cronaca di un Capodanno in Tv in cui è successo di tutto. Ma complessivamente la serata è unica, per il clima che la caratterizzava alla vigilia e per la coppia alla conduzione che si rivela una piacevole novità.


NEWS 1 GENNAIO 2021 09:08 di Andrea Parrella

Nell’ambito di un Capodanno televisivo anomalo, completamente diverso dai precedenti e probabilmente unico, la sola costante è stata L’Anno che Verrà, lo spettacolo abituale dell’ultimo dell’anno di Rai1, ancora una volta condotto da Amadeus. Non sono mancati anche qui degli adeguamenti alle circostanze pandemiche e la serata si è rivelata tutt’altro che scontata, tra piccole gaffe, qualche stonatura, ma anche la conferma, qualora ce ne fossero dubbi, dei superpoteri di Gianni Morandi, a dir poco instancabile.

Morandi e Amadeus, coppia perfetta
Innanzitutto L’Anno che Verrà 2021 ci permette di scoprire una promettente coppia televisiva: Amadeus e Gianni Morandi insieme funzionano. L’intera serata è retta dal repertorio di Gianni Morandi, che canta dalle 21 fino alle 2 di notte, ininterrottamente. La sua presenza sembra rilassare molto Amadeus, meno contratto rispetto alle altre edizioni, forse perché in un contesto meno concitato, con maggiori possibilità di gestione in uno studio al chiudo. Fatto sta che il presentatore del prossimo Festival di Sanremo si abbandona più volte a cantare insieme a Morandi e pare divertirsi sinceramente, anche più di quanto si diverta con Fiorello.

Stecche e stonature

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Ma la serata ha regalato diversi momenti che ben si sono prestati al Capodanno raccontato attraverso i social al quale molti di noi hanno contribuito. Dalla presenza di Umberto Tozzi e Raf, diventati una sorta di coppia simbolo dell’ultimo dell’anno in Tv. La performance vocale di entrambi non è proprio delle migliori e i due naufragano definitivamente su Infinito. In loro soccorso arriva il repertorio ricchissimo di entrambi, che combinato risulta essere una sequenza di hit micidiale.

La svista di Morandi sui social
Nel frattempo il mondo parallelo dei social regala un’altra perla di questo Capodanno con Morandi che, non pago della sua serata da maratoneta sul palco, ha regalato anche un racconto sui suoi account social, non senza sbavature. Come quando ha pubblicato una foto con Gaia Gozzi taggando per sbaglio Celeste Gaia, cantante che pure qualche anno fa abbiamo visto a Sanremo, la quale magari approfitterà della visibilità improvvisa.

Il flusso continuo di esibizioni rende la serata godibile, confermando come l’ultimo dell’anno in Tv sia diventato ormai un classico dai caratteri distinti, che dopo questo 2020 si è anche fatto carico del messaggio di speranza necessario a traghettarci verso un nuovo anno. Ma la diretta ha favorito qualche altro scivolone.

La “censura” di TranQui Funky
Ad esempio la censura di J-Ax e Clementino, che cantano il classico degli Articolo 31 TranQui Funky e i sottotitoli delle canzoni spariscono magicamente in corrispondenza della frase “Muoviti arrapato tipo playmate di Playboy”. La trasmissione dell’ultimo dell’anno non si dimostra fortunatissima con sottotitoli e derivati, visto il caos scoppia qualche anno fa per quella bestemmia comparsa in diretta tra i messaggi in sovrimpressione.

Rita Pavone senza microfono
O ancora quando si conferma la sfortuna di Rita Pavone, ospite della serata, negli eventi condotti da Amadeus. Costretta casualmente a salire sul palco dopo il famoso caso Bugo-Morgan a Sanremo 2020, la cantante ieri ha dovuto cambiare ben tre microfoni prima che uno facesse sentire al pubblico la sua voce mentre cantava Nessun dolore di Battisti. Momenti che Amadeus ha imparato a gestire, visto che anche in questo caso è entrato sul palco fermando tutto e facendo ripartire la canzone da capo.

La sparizione di Gianni Morandi
Ma a proposito di Bugo e Morgan, c’è stato un momento che ha ricordato quell’evento, complice Gianni Morandi improvvisamente scomparso mentre Piero Pelù lo aspettava sul palco per cantare, con tanto di orchestra già partita con il pezzo. Anche qui Amadeus è costretto a interrompere con il sorriso, chiedendosi dove sia finito Morandi in perfetta linea con lo stile del proverbiale “che succede?” di Morgan. Dopo qualche secondo Morandi si presenta sul palco, correndo, con una nuova giacca (ne avrà cambiate dieci) e l’incredibile energia di questo giovanissimo 76enne.

Erminio Sinni chiude la serata
Nota lieta del finale di serata è la chiusura con Erminio Sinni, atteso per tutta la sera sul palco dopo la vittoria di The Voice Senior, al punto che si è creduto anche fosse saltato tutto, non avendolo visto fino alle 2 di notte. Amadeus ha saputo invece riservargli lo spazio giusto, facendogli eseguire La sera dei miracoli di Lucio Dalla, che Sinni aveva già proposto in modo eccellente nel programma di Antonella Clerici.

La serata di Capodanno finisce così per essere una sorta di prova generale del prossimo Sanremo e non esclude degli appuntamenti futuri in cui Amadeus e Gianni Morandi possano lavorare insieme. Un evento vero, diverso dal solito per il fattore Covid, che ha significato anche per i protagonisti doversi proiettare nella condizione complicata di dover fare festa senza contesto. Di fatto le emozioni vissute in ogni casa normale.

https://tv.fanpage.it/gaffe-censure-e-stecche-su-rai1-ma-quello-di-amadeus-e-morandi-e-un-capodanno-perfetto/

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Domani tutti davanti la TV su RAI1 #lannocheverra2021

Chiudiamo in bellezza questo brutto anno!

“Perché l’Italia è l’Italia” 💙 #Sanremo2021

Festival si Sanremo2021

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