Umberto Tozzi, canto se mi diverto

Esce 1/12 ’40 anni che Ti Amo in Arena’ dedicato live veronese

(ANSA) – MILANO, 27 NOV – Esce questo venerdì ’40 anni che Ti Amo in Arena’, il doppio cd live con dvd di Umberto Tozzi, dedicato al concerto all’Arena di Verona dello scorso 14 ottobre. La scaletta del nuovo prodotto discografico ricalca fedelmente quella del concerto-evento, con una lunga serie di duetti, da Al Bano a Fausto Leali, passando per Gianni Morandi, Raf, Enrico Ruggeri e anche Anastacia, che in Arena non aveva invece potuto esserci. “Oggi canto quello che mi diverte – ha detto Tozzi – e il live ha sempre avuto un ruolo importante, da quel mio storico concerto alla Royal Albert Hall fino all’Arena di Verona”.
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Tozzi, sono una Ferrari parcheggiata in garage

Il 18 settembre all’Arena di Verona festa per 40 anni del brano

“Avrei potuto lavorare di più nella mia carriera, ma sono pigro. Mi ricordo che Giancarlo Bigazzi diceva che ero come una Ferrari con il pieno fatto, parcheggiata in garage… aveva ragione. Ma io ho sempre visto la musica come un hobby. E’ diventata una professione solo perché gli altri mi hanno obbligato a farlo”. Un hobby che più di un risultato lo ha portato, considerando che Umberto Tozzi durante la sua carriera ha venduto oltre 80 milioni di dischi, inanellando dalla fine degli anni Settanta una serie di successi che hanno anche varcato i confini nazionali. Come l’intramontabile Gloria, ad esempio, o l’altrettanto immarcescibile Ti Amo, che quest’anno festeggia i suoi primi 40 anni. Occasione ghiotta per far festa: il 18 settembre – lo stesso giorno in cui la canzone fu incoronata regina dell’estate 1977 – all’Arena di Verona va in scena il concerto evento “40 anni che Ti Amo” (in onda il giorno successivo in prima serata su Canale 5).

“Stesso luogo, stessa canzone di 40 anni fa: un cerchio che si chiude. Una sorta di Back to the future. Si torna dove tutto è iniziato”, racconta all’ANSA il 65enne cantautore torinese. “E’ emozionante. E sorprendente. All’epoca ovviamente non immaginavo quello che sarebbe venuto dopo, non avevo capito subito la potenza di Ti Amo. Il segreto della sua resistenza nel tempo? Sicuramente c’è stato talento nello scrivere una canzone che ha resistito alle bufere musicali di questi anni, ma c’è stata anche una buona dose di fortuna. Ti amo è il brano più originale del mio repertorio e ancora oggi per chi l’ascolta è un colpo di fulmine”.

Tozzi non fa parte di quella schiera di artisti che si sono sentiti prigionieri di un successo e di un momento. “Ognuno di noi ha un singolo che ha segnato il suo percorso. Per me è stato Ti Amo, e poi Gloria, brani che durante i concerti non rifaccio ma con noia, grazie alle emozioni che sento da parte del pubblico”. Il 18 settembre sul palco del teatro scaligero insieme a lui ci saranno anche Anastacia (con cui Tozzi ha recentemente reinterpretato “Ti Amo” in una versione inedita), Enrico Ruggeri, Gianni Morandi, Marco Masini, Al Bano, Fausto Leali e Raf. “Amici, prima che colleghi, con cui ho lavorato nella mia carriera e con i quali mi diverto”. Con Ruggeri e Morandi, Tozzi vinse il Festival di Sanremo nel 1987. “Sarà l’occasione per festeggiare anche i 30 anni di Si può dare di più”. “Senza falsa modestia – aggiunge poi -, se fossi nato in Inghilterra, la mia storia sarebbe stata diversa. Quello che ho fatto da italiano, era impensabile prima di me, era impossibile vendere un disco oltre Chiasso. Ne sono fiero”.

Ma poi Umberto Tozzi ti spiazza e ti dice che in realtà, qualcosa avrebbe cambiato nella sua vita. “Avrei voluto fare il calciatore. Essere Roberto Baggio – racconta serio -. Avevo anche talento, è un mestiere che mi sarebbe piaciuto, ma poi la vita mi ha portato a imbracciare la chitarra a 14 anni”. Certo è che da calciatore una carriera lunga oltre 40 anni non avrebbe potuto averla, né tantomeno festeggiarla. “Eh sì, mi è stato fatto notare in effetti”, ammette ridendo. Però il calcio in qualche modo ha fatto parte della sua vita: grazie alla musica è stato per 20 anni nella Nazionale Cantanti, “abbiamo fatto cose bellissime, in un clima rilassante e divertente, sono stato anche capocannoniere”, dice con orgoglio, lui che si definisce un sognatore, con ancora sogni, e progetti, da realizzare. “Mi piace sorprendere il mio pubblico, sto pensando a cosa fare dopo l’Arena. I 40 anni di Gloria, c’è ancora tempo”.

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“40 ANNI CHE TI AMO”: su Canale 5 l’imperdibile evento con cui Umberto Tozzi celebrerà la sua carriera

Martedì 19 settembre, in prima serata su Canale 5, andrà in onda “40 ANNI CHE TI AMO“, l’imperdibile evento con cui Umberto Tozzi celebrerà la sua carriera e i 40 anni di una delle sue canzoni più amate di sempre: “Ti Amo“. La regia è di Roberto Cenci.

La serata di grande musica si terrà nella prestigiosa cornice dell’Arena di Verona lunedì 18 settembre.

Sul palco tanti ospiti d’eccezione, tra cui Gianni Morandi, la popstar internazionale Anastacia – con cui Tozzi ha recentemente reinterpretato “Ti Amo” in una versione inedita -, Enrico Ruggeri, Marco Masini, Albano, Fausto Leali e Raf.

L’evento è prodotto da F&P Group, Momy Records, Concerto Music e Saludo.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dell’evento “40 Anni che Ti Amo”.

-20 Giorni per la nostra ARENA DI VERONA !

-20 Giorni per la nostra ARENA DI VERONA !
Il 18 Settembre Insieme a me sul palco AnastaciaRafEnrico RuggeriMarco MasiniFausto Leali
Al Bano Carrisi

Biglietti qui : bit.ly/2sc6MZR

 — conAnastaciaRafAnastacia Fanclub ItaliaConcerto MusicMarco MasiniFausto LealiEnrico Ruggeri,Momy RecordsF&P Group – Concerti ed eventi eRTL 102.5

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, stadio, campo da basket e spazio all'aperto

Festival Show scalda i motori otto date per far cantare l’estate

Rassegna al via il 2 luglio da Padova con ospite d’eccezione Umberto Tozzi

Spazio a nuovi talenti e alla beneficenza. Gran finale a Verona il 4 settembre di Silvia Quaranta

21 giugno 2017

PADOVA. Torna anche quest’anno il Festival Show, portando nelle piazze d’Italia e del Veneto tantissimi nomi tra in più in vista della scena musicale. A presentare il festival, quest’anno, sarà Giorgia Surina, nota voce di Radio 101 ed Rtl 102.5, ma anche protagonista televisiva di Mtv e Zelig off. Giorgia affiancherà sul palco Paolo Baruzzo, da sempre protagonista della kermesse organizzata da Radio Birikina e Radio Bella & Monella, che trasmettono in diretta tutte le tappe.

Le date. Otto sono le date previste, in altrettante città: la grande apertura sarà a Padova, il 2 luglio in Prato della Valle, con un cast d’eccezione: Fabrizio Moro, Chiara, Enrico Ruggeri con i Decibel, Marco Carta, Marianne Mirage, Thomas, Irama, Fred De Palma e la partecipazione straordinaria di Umberto Tozzi, che ritorna live con l’atteso tour “40 anni che Ti amo”. Il 10 luglio il festival arriva a Brescia in Piazza Miro Bonetti (Freccia Rossa), il 27 luglio a Caorle all’Arenile Madonna dell’Angelo, il 3 agosto a Bibione in Piazzale Zenith, il 10 agosto a Jesolo Lido in Piazza Torino, il 18 agosto a Lignano Sabbiadoro alla Beach Arena, il 25 agosto a Mestre in Piazza Ferretto e il 4 settembre la serata finale all’Arena di Verona, prestigioso anfiteatro che ospita per il quarto anno consecutivo l’epilogo del tour.

I volti. Sono tantissimi gli artisti che parteciperanno all’edizione 2017 del Festival: alcuni sono nomi storici della musica italiana, altri sono giovanissimi ma già affermati. Ecco alcuni dei tanti già confermati: Alexia, Bianca Atzei, Alex Britti, Marco Carta, Chiara, Luisa Corna, Dear Jack, Enrico Ruggeri con i Decibel, Elya, Elodie, Ex-otago, Fred de Palma, Raphael Gualazzi, Il Pagante, Irama, Jake la Furia, La Rua, L’Aura, Levante, Ylenia Lucisano, Marco Masini, Giulia Mazzoni, Ermal Meta, Moreno, Fabrizio Moro, Patty Pravo, Raf, Riki, Ron, Francesco Sarcina, Senhit, Shade, Sonhora, Anna Tatangelo, The Kolors, Thomas, Umberto Tozzi, Paola Turci, Mario Venuti, Michele Zarrillo e Nina Zilli.

Nuovi talenti. Oltre alle hit dell’estate, ci sarà spazio anche per i brani dei giovani talenti selezionati in questi mesi in tutta Italia e in alcune città d’Europa. Dodici sono gli artisti emergenti che si esibiranno sul palco itinerante di Festival Show, tre dei quali accederanno alla finalissima sul palco dell’Arena di Verona: la cantautrice Chiara Ranieri da Napoli, il quartetto vocale al femminile Diamonds da Ragusa, il cantautore Elios da Pordenone, la cantante anconetana Eva, il cantante milanese Federico Furia, la cantante Giorgia di Padova, il duo Luelo da Treviso, Maurizio Di Cesare da Cagliari (già protagonista di The Voice 2015), il cantautore Nico da Ragusa, le band pop rock Rever da Trieste e Thema da Milano, e infine, dalla svizzera, l’interprete di origine dominicana Xenia.

Beneficenza. Tutte le tappe sono gratuite per il pubblico. Le offerte libere andranno in beneficenza alla Fondazione Città della Speranza che si occupa di raccogliere fondi per i bambini malati. In questi anni, grazie alla generosità del pubblico sono stati raccolti e versati alla Città della Speranza quasi

600.000 euro. Inoltre Festival Show raddoppia l’impegno per il sociale appoggiando i volontari Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) che saranno presenti in ogni piazza per informare correttamente sul tema della donazione e del trapianto di organi.

Franco Daldello e cinquant’anni di storia della musica italiana – INTERVISTA

Franco Daldello

di Athos Enrile

Poter chiacchierare con Franco Daldello è stato per me un grosso privilegio.

Dopo pochi minuti di conversazione mi sembrava di essere assieme ad un vecchio amico, e mi riferisco alla semplicità con cui mi ha sintetizzato cinquant’anni di storia della musica italiana.

Lui, è l’uomo che, dopo un pò di gavetta alla Ricordi diventa socio dei Rapetti – padre e figlio – e di Battisti alla Numero Uno; e poi alla Sugar, e poi anni importanti alla Peermusic, multinazionale americana di cui è stato Amministratore Delegato.

Cinquant’anni di vita, cinquant’anni di storia e cultura nostrana, il tutto condensato nell’intervista a seguire, che mi pare rappresenti la perfetta immagine di quanto è accaduto nel recente passato, percepito dalla massa come effetto, ma per pochi eletti vissuto in prima persona da protagonisti, da creatori, da innovatori.

Credo che Franco Daldello sia un nome conosciuto solo tra gli addetti ai lavori, solo perché, seguendo la propria indole, ha svolto il suo lavoro dietro al banco di regia, lasciando ad altri la piena visibilità. La mia impressione è che qualunque lavoro Franco avesse scelto – un tempo esisteva la possibilità  di cernita – il suo modo di vivere, professionale e oltre, non sarebbe cambiato.

Abituati alle figure del presente, all’urlo imperante, alle distorsioni della tecnologia, una figura come quella di Daldello mi è sembrata quasi didattica, rassicurante, da prendere ad esempio. Certo, il mondo musicale da lui vissuto non esiste più, ma è bene raccontare ai giovani che c’è stato un tempo in cui…

 FrancoDaldello

 

Mi piacerebbe sviscerare un pò la tua carriera professionale, visto che è stata lunga e piena di eventi significativi in ambito musicale.

Partiamo dal fatto che, dal punto di vista professionale, mi sono sempre ritagliato un ruolo secondario, senza cercare la visibilità, ma gli eventi accumulati sono tanti, e nel racconto che posso creare oggi, a posteriori, rischio di diventare prolisso, magari ingigantendo certi successi ottenuti, ma ci tengo a sottolineare come i traguardi che ho raggiunto in gioventù siano sempre stati frutto di una squadra coesa… il team funziona sempre se al suo interno si è ascoltati. Io ho fatto 50 anni esatti di professione, partendo dal ruolo più basso, dal “ragazzo di bottega”, entrando alla Ricordi il 1 aprile 1964, proprio quando Bobby Solo era l’idolo del momento con “Una lacrima sul viso”, appena presentata a Sanremo, e regnava l’euforia conseguente al successo di vendita.

Ma come sei arrivato alla Ricordi? Passione per la musica, semplice opportunità di lavoro o entrambe le cose?

Nell’ultimo libro di Mogol c’è un accenno a come io entrai nell’azienda.

Il giovane Mogol all’epoca si spostava a Roma come rappresentante della Ricordi, perché gli editori, esistendo allora solo la RAI (che prevedeva l’esistenza di commissioni di ascolto, barriere varie, censura…) si spostavano per portare le novità e convincere i programmatori radiofonici – antesignani dei D.J. – di proporle nei vari programmi disponibili, nella speranza che diventassero dei successi attraverso la promozione radio. In questo frangente lui conobbe mio papà, musicista (violinista), abbastanza quotato negli anni’20 in ambito jazz (mio padre era nato nel 1900), che ai quei tempi era diventato anch’esso un programmatore radio. Un giorno tornarono a Milano insieme, e nel corso del viaggio ci fu tempo per parlare in modo approfondito, e mio padre gli raccontò, anche, di me. Successivamente lo conobbi perché venne a casa nostra. Io facevo ragioneria in uno stabile vicinissimo agli uffici della Ricordi e, avendo una buona libertà (i miei erano separati e mio padre lavorava lontano) spesso sceglievo di non frequentare le lezioni per andare a trovare Mogol in ufficio. Stiamo parlando di un giovanissimo Mogol, che però aveva già vinto Sanremo nel ’61 con “Al di là”, una canzone non certo amata da noi giovani: diventammo amici e iniziammo a frequentarci con una buona periodicità.

Dopo il diploma trovai subito lavoro come impiegato in un’azienda, ma il tipo di attività mi procurava una discreta angoscia; un giorno Mogol favorì un incontro con suo papà, Mariano Rapetti, all’epoca amministratore delegato della Ricordi – una grande figura, il mio maestro, sia professionalmente che umanamente – che mi propose di lavorare con lui, specificando che negli ultimi due anni erano state provate 4-5 persone nello stesso ruolo, ma senza successo, quindi rischiavo di rimanere senza alcun lavoro, nel caso avessi fallito anche io. Entrai quindi nel 1964, uscendone poi a fine giugno 1969, ricominciando a settembre nella neonata Numero Uno come socio, assieme ai Rapetti, padre e figlio: partendo dal ruolo più modesto in azienda, dopo sei anni, mi ritrovavo socio della Numero Uno, con tutti i personaggi storici conosciuti di cui sai.

Quindi il passaggio alla Numero Uno fu una promozione?

Certo; io nel frattempo avevo avuto altre offerte, anche molto vantaggiose economicamente, ma Mogol, oramai in disaccordo con l’establishment della Ricordi, mi espose il progetto che aveva in mente, ed io rimasi affascinato dall’occasione che mi si prospettava davanti, un vero cambiamento, che mi avrebbe portato a contatto con artisti di spessore, Lucio Battisti su tutti.

Questo tuo primo periodo lavorativo/formativo ti ha dato delle buone soddisfazioni?

Moltissime. Devi sapere che quando diedi le dimissioni dovetti dare anche il preavviso, che era di tre mesi. In quel periodo – ma erano altri tempi – riuscii a piazzare un centinaio di brani… mi viene in mente “Non credere” di Mina. Di quei giorni mi è rimasto nel cuore il mio rapporto con Luigi Tenco; ricordo che Mogol fece il testo di tre canzoni che poi furono musicate da Tenco; io, col pianista Aldo Rossi andai allo Studio Zanibelli, ora di Mauro Pagani, e realizzammo tre provini – pianoforte di Rossi e voce di Tenco – e uno dei tre era “Se stasera sono qui”.  Tenco ebbe grande successo soprattutto dopo la sua morte, e ricordo che a quei tempi mi rimproverava di non piazzare mai le sue canzoni. Successivamente riuscii a convincere Guido Rignano e Lucio Salvini a rispolverare quel provino inedito, che poi ebbe il successo che sai con Wilma Goich.

Ma cosa era il tuo, talento o il trovarsi al posto giusto al momento giusto o… anche un pò di fortuna?

Beh, la fortuna è ovviamente una componente importante, ma occorre pensare che all’epoca, quando tutte le case discografiche erano di proprietà italiana, esisteva una vera e propria scuola formativa, e riguardando indietro e pensando al mio ruolo non ero certo un’eccezione, erano tanti quelli bravi e attivi, capaci di scoprire ottimi artisti; ogni casa discografica possedeva una fucina di talenti dal punto di vista manageriale – talent scout, editori, autori, e vorrei sottolineare il ruolo di alcuni miei… coetanei,  come Adriano Solaro, ex Presidente della Warner Chappell, e Michele Del Vecchio, ex proprietario della Come il Vento, editore di Baldan Bembo, Maurizio Fabrizio e altri.

Stai parlando di funzioni che non esistono più o sono largamente ridimensionate, sostituite dai talent…

E’ vero; il mio ultimo fiore all’occhiello, parlando da artigiano – come mi sono sempre considerato – l’ho realizzato quando, senza casa discografica che mi permettesse attività di promozione, per sei anni, assieme ai miei collaboratori abbiamo lavorato con Raphael Gualazzi, musicista in cui credevamo; lo presentai a Sanremo due volte senza successo, e alla fine mi decisi: dopo avere fatto otto provini di qualità li proposi a Caterina Caselli Sugar, che capì subito che poteva essere un artista giusto per la sua etichetta e lo portò al festival, dove Gualazzi vinse nella sezione giovani, nel 2011. Certo, fa una musica dedicata ad una nicchia, ma io lo vedo bene, in prospettiva futura, in una sfera cantautorale tipo Paolo Conte, anche se ovviamente non ha ancora il retroterra cultural-musicale giusto, vista l’età, ma è un ottimo pianista e può diventare una realtà consolidata.

Ritorniamo alla Numero Uno: che cosa ti è accaduto di significativo in quel periodo?

Come ti ho detto, al di là delle vicende che mi hanno portato all’uscita dalla Ricordi, esisteva una condizione di piena soddisfazione e stima che legava me a Mogol e a suo padre, e quindi mi diedero la possibilità di diventare loro socio, ed entrai con le stesse quote di Lucio Battisti, anche se ricordo che per poter mettere la mia parte dovetti fare i salti mortali; pensa che RCA ci fece un finanziamento considerevole con la clausola che dopo un anno dalla restituzione del prestito avrebbero avuto il diritto di entrare come soci al 50% e quindi… fummo dei veri polli! Uno dei soci – Sandro Colombini – dopo un annetto se ne andò e io e Battisti ci dividemmo equamente le quote di Colombini, senonché tutto – e per tutti i fondatori – si dimezzò con l’ingresso della RCA. Ma la Numero Uno era la nostra famiglia e noi eravamo degli appassionati, così come capitava in quei giorni anche nelle altre entità simili, e c’era spazio – e possibilità di vendita –  per tutti gli artisti, e Orietta Berti e la Cinquetti potevano coesistere con Battisti e De Andrè, molto diversi tra loro: oggi, come ben sai, tutto è cambiato.

La Numero Uno si rafforzò successivamente quando entrò Mara Maionchi come Ufficio Stampa, e Mara piazzò la sigla del Festival Bar che era “Questo folle sentimento” della Formula 3. Da quei successi nacque l’opportunità di restituire il denaro alla RCA, con le conseguenze a cui ho accennato. Battisti era importante ma all’epoca non aveva una disponibilità economica che potesse contrastare la RCA attraverso un aumento di capitale. Ma ci tenevano buoni e cari perché portavamo un sacco di soldi, perché oltre alle quote societarie esisteva un contratto di distribuzione tra RCA e Numero Uno, e a noi era destinato il 40%; e poi nel consiglio di amministrazione tre erano RCA e due Numero Uno. Dopo cinque o sei anni sono nate delle serie preoccupazioni – Mogol dice legate alle manifestazioni politiche dell’epoca che davano una connotazione precisa a Battisti – ma in realtà avevamo perso tutta la nostra libertà e quindi l’entusiasmo. Non va dimenticato che Lucio Battisti era, a mio giudizio, il più bravo di tutti, e noi avevamo, per settimane e settimane, quattro o cinque brani tra i primi dieci della classifica italiana.

E quindi questa tua seconda parte di vita lavorativa è andata scemando e tu sei migrato in una nuova situazione…

Esatto… venduta la Numero Uno alla RCA – per statuto non c’erano altre soluzioni, in caso di vendita – ne abbiamo ovviamente tratto un vantaggio economico, anche se esiste il rammarico di non aver potuto vedere che cosa sarebbe diventata se avessimo continuato; io arrivai alla Sugar Edizioni proponendo a Piero Sugar, come a quei tempi si faceva, di realizzare una società editrice al 50%… come dire: “Lei mi finanzia e io porto con me Mario Lavezzi, Oscar Prudente, Bruno Lauzi, Alberto Radius…”. Lui mi propose il ruolo di dirigente (lo ero diventato nel ’71) con l’intesa che io avrei portato con me i “miei“ artisti.

Accadde che dopo pochi mesi, per 800 mila lire, riscattai il contratto che avevo fatto personalmente a Umberto Tozzi. Umberto venne con me alla Sugar e mi pare che globalmente ottenne tre milioni alla stipula del contratto discografico. In quei giorni incontrai Bigazzi – avevo Umberto sotto braccio – e gli dissi: “Giancarlo, se tu lavori con questo ragazzo ti faccio triplicare i tuoi incassi SIAE…”; lui, lo stesso week end lo portò con sé a Firenze. Tornarono al martedì con tre canzoni, una si chiamava “Mi manca”, interpretata poi da Riccardo Fogli e Marcella Bella in un LP, un’altra era “Donna amante mia”, che è stato il primo singolo di Tozzi e la terza era “Io camminerò”. Tutto questo prima di arrivare a “Ti amo” – successo mondiale. Avevo avuto ragione!

Dopo un periodo difficile di assestamento alla Sugar trovai la seconda persona che mi ha insegnato molto dopo Mariano Rapetti, Ettore Carrera, il capo delle Edizioni Sugar, e l’idea condivisa dai vertici era quella che in futuro avrei preso il suo posto. In quel periodo le cose si erano un po’ rovesciate, ed eravamo noi editori a portare i brani di successo alla discografia, e io avevo dato il mio bel contributo. Con Bigazzi si era stabilita una grande amicizia e collaborazione; lui aveva un borsone con tutti i suoi progetti, e un giorno venne da me e mi fece sentire dei provini di una cantautrice e, visto che ormai mi conosceva bene, capì dalla mia espressione che non mi convinceva. Mi propose allora un’altra cosa, fatta col revox, un po’ frettolosa: ascoltai e gli dissi di dimenticare la cantautrice mentre il brano del secondo interprete poteva essere a mio giudizio un… successo mondiale: era “Self Control” e il cantante era RAF.

Mi piace sottolineare che queste cose non erano il frutto del lavoro di una sola persona. Nel nostro caso avemmo un grande appoggio da un nostro collega e grande amico – mancato molto giovane -, Elio Gariboldi, che viveva in Germania. Monaco era un punto nevralgico in Europa per lo smistamento dei successi e lui ebbe ruolo importante perché il produttore di Laura Braningan era tedesco, e aveva un rapporto consolidato con Elio, e produsse la Braningan con lo stesso arrangiatore che aveva lavorato a Monaco alla realizzazione di Gloria”, di Tozzi.

Nella preparazione di un LP da dodici tracce della Braningan c’era rimasto un unico vuoto, il dodicesimo pezzo, e l’arrangiatore propose come riempitivo Gloria”. Il resto è storia! Laura Braningan incise poi anche “Self Control”… il mio fiuto, a proposito di RAF, non mi aveva tradito.

Il mio ruolo allora era proprio quello di dare indicazioni risolutive… magari l’autore arrivava con due canzoni e dopo un po’ di taglia e cuci diventava una sola. Un esempio classico è “Io vagabondo”: erano due canzoni, con musica di Damiano Dattoli; lui venne da me con queste due musiche e io lo consigliai… tagli qui e attacca lì, che non è strofa e inciso, ma strofa e strofa, quindi non una cosa semplice. Successivamente Alberto Salerno – che era un giovane poco più che ventenne – scrisse il testo, e la canzone, ancora oggi, resta una delle cinque canzoni che incassano di più alla SIAE. Questo episodio fa riferimento, ovviamente, al periodo della NUMERO UNO.

Attualmente l’editore è anche un amministratore e io ho ormai la saggezza per comprendere che oggi non avrei la lucidità giusta per capire i cambiamenti in atto, che sono enormi.

continua (…)

Franco Daldello e cinquant’anni di storia della musica italiana – INTERVISTA

 

Cosa resterà di quegli anni… La musica di Giancarlo Bigazzi.

La musica di Giancarlo Bigazzi. Concerto alla Tenuta Carlini a Fiorenzuola di Focara (PU), nel Parco Naturale San Bartolo

Giovedì 18 Agosto 2016, ore 21.
Bologna, 11/08/2016 – 11:55 (informazione.it – comunicati stampa – arte e cultura)

Cosa resterà di quegli anni…
Concerto alla Tenuta Carlini – Fiorenzuola di Focara (PU).
Giovedì 18 Agosto 2016, ore 21,00.
Secondo appuntamento con i concerti all’Anfiteatro Naturale della Tenuta Carlini – Fiorenzuola di Focara.
Cosa resterà di quegli anni…

Giancarlo Bigazzi.
Bastano nome e cognome per identificare un repertorio che rappresenta la Musica italiana.
Una carriera lunga 40 anni che ha permesso al Maestro di lasciarci un patrimonio musicale con oltre 1.300 testi e 32 partecipazioni a Sanremo, firmando i più grandi successi di Umberto Tozzi (“Ti amo” e “Gloria”), Marco Masini (“Ci vorrebbe il mare”), Massimo Ranieri (“Erba di casa mia”, “Vent’anni”, “Rose rosse”), Gianni Bella (“Non si può morire dentro”), Marcella Bella (“Montagne verdi”) Mia Martini (“Gli uomini non cambiano”). E ancora “Lisa dagli occhi blu” di Mario Tessuto, “Luglio” di Riccardo Del Turco e “Self Control” di Raf fino all’Oscar nel 1992 per la colonna sonora di “Mediterraneo” di Gabriele

Salvatores.
Il cantautore Franco Fasano: “Sono entrato in casa di Giancarlo ed ho riconosciuto subito il fuoriclasse che era… Mi sono subito riconosciuto nelle copertine dei dischi, nel pianoforte… Ho un rimpianto molto grande, quello di non aver collaborato con lui. Il fatto di curare questo evento in sua memoria mi riempie di orgoglio. Prendere “Vent’anni”, legata al mio primo amore… Approfondirla e farla diventare quasi un pezzo classico per quartetto d’archi e fisarmonica arricchisce al punto tale da rendere più maturo anche un autore navigato”.

Cosa resterà di quegli anni... La musica di Giancarlo Bigazzi. Concerto alla Tenuta Carlini a Fiorenzuola di Focara (PU), nel Parco Naturale San Bartolo
Alla serata parteciperanno autori, giornalisti, scrittori, amici e familiari di Giancarlo e non mancheranno grandi sorprese per tutti i presenti.
Lo scenario del Parco Naturale del monte San Bartolo si pregerà della presenza di ben dodici musicisti pronti ad omaggiare con la loro arte le indimenticabili parole di Giancarlo Bigazzi. Un incanto di musica e natura per un avvenimento che vi colpirà nel profondo, un’occasione imperdibile per tutti quelli che lo hanno amato, conosciuto, ascoltato in ogni sua forma e che si sono riconosciuti in parole e musica, ma soprattutto l’opportunità di far scoprire ai giovanissimi la musica italiana di anni in cui si poteva urlare al vento: “E me ne andai verso il destino con l’entusiasmo di un bambino”.

Musicisti ed interpreti:

Franco Fasano.
Massimo Tagliata.
Sonia Cavallari.
Emanuela Saponieri.
Angela Benelli violino
Elena Majoni violino.
Nicoletta Bassetti viola.
Cecilia Biondini violoncello.

La Tenuta Carlini, situata nel Parco Naturale San Bartolo, rappresenta l’espressione della produzione di vino italiana di nicchia da agricoltura biologica.

“Quando Andrea Carlini, ancora studente, interessato ad esperire il mondo della viticultura, decideva di impiegare ad uso sperimentale di studio e di ricerca una vecchia vigna, da tempo ereditata, per osservare direttamente sul campo le cognizioni acquisite e verificare le forme dei processi della produzione e della trasformazione delle uve. In

seguito, spinto dal desiderio di creare un’azienda vinicola e dalla passione nel frattempo insorta, decise di impiantare nuovi vigneti, utilizzando le marze dei vitigni autoctoni del vecchio vigneto, che risultavano conservare ancora i migliori cloni delle uve Sangiovese, Montepulciano ed Albanella. Nel frattempo il suggestivo promontorio spiovente a picco sull’Adriatico, che da Gabicce Mare porta alla città di Pesaro e nel cui ambito insisteva la tenuta, veniva dichiarato Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo per la sua alta biodiversità e per l’amenità del paesaggio collinare. I vini in esso prodotti ottenevano il riconoscimento della qualità DOC “sottozona” dei Colli Pesaresi, nella constatazione di un territorio particolarmente vocato per morfologia e clima alla coltivazione della vite. L’ampio consenso acquisito dai suoi vini ha infine spinto l’azienda a spiegare la medesima passione nella promozione e nella coltivazione selezionata del Pinot Nero, forse il più nobile dei vitigni, riconosciuto anch’esso come “sottozona” Focara dal Decreto Ministeriale del 13/10/2011, ottenendo un brut d’eccellenza, vinificato con metodo classico”.

INFO:
Strada Fontanelle, 3 – 61121 Fiorenzuola di Focara (PU)
info@tenutacarlini.it
Tel. 0721 27555

Eurofestival: per Il Volo terzo posto e premio della critica

Paolo Morati

di | @paolomorati 

Indiscreto | 24 maggio 2015 |

È mancata solo la vittoria a Il Volo, per il resto la partecipazione dei tre ragazzi all’edizione numero sessanta dello Eurovision Song Contest con Grande amore è stata un vero e proprio trionfo, anche di ascolti (una media di 3.292.000 spettatori su Raidue, un record). Il terzo posto ottenuto a Vienna con 292 punti dietro alla favoritissima Svezia (365) e a ridosso della non meno favorita Russia (303) , con una valanga di 12 punti (ossia il massimo) anche da Paesi inattesi come Israele, il boato dell’arena che ha accompagnato la loro esibizione e la grande attenzione ricevuta da stampa e pubblico hanno confermato l’importanza di questa uscita internazionale, senza contare i commenti che subito dopo i risultati sono fioccati a loro favore. Certamente lo svedese Måns Zelmerlöw ha portato sul palco una lezione televisiva magistrale, ma come branoHeroes mancava di quella personalità che volenti o nolenti la proposta italiana aveva. E che anche per questo si è aggiudicata il premio della stampa alla faccia dei detrattori interni.

Il Volo

Quella di quest’anno è stata una edizione qualitativamente sopra la media (alla fine buone canzoni, poche baracconate) di una gara che in Italia viene chiamata anche Eurofestival e che ha trovato ampio riscontro sui media tricolori; e non era semplice affermarsi di fronte a una macchina da guerra perfettamente rodata come quella svedese. Poi a fare il resto ci sono stati i consueti voti incrociati tra i Paesi confinanti e l’ex blocco sovietico così come quello nordico che hanno supportato i rispettivi rappresentanti assegnando invece in certi casi a Il Volopochi voti. Che dal canto suo può tranquillamente godere di aver preso punteggi altissimi da Australia e dal blasonato Regno Unito, ma anche dalla Russia e dalla vincitrice Svezia. A questo punto bisogna però chiedersi che cosa si può fare per arrivare ad affermazioni esterne a un contesto geografico (il caso austriaco di Conchita Wurst è la classica eccezione che conferma la regola) dominante, e solo un’analisi del voto tra giurie e televoto potrà chiarire meglio le varie dinamiche che ci sono state anche se a prima vista sembra che siano state proprio le prime in alcuni casi a penalizzare Grande amore laddove il televoto lo aveva invece premiato (clamoroso l’esempio francese: Italia prima nel televoto, quindicesima per la giuria).

Eurovision 2015

Ad ogni modo le recriminazioni non servono, Il Volo faceva paura agli altri concorrenti ed è stato ipervotato, 9 Paesi hanno assegnato 12 punti compresa la diretta rivale Russia, ed ora la palla passa alle classifiche di vendita per capire se il progetto è destinato a un’affermazione continentale dopo quella americana. A guardare iTunes, Grande Amore sta già andando bene un po’ ovunque, la prima volta che accade da anni per una canzone italiana in gara (a memoria l’ultimo vero grande successo era stato quello di Gente di mare di Umberto Tozzi e Raf nel 1987) al di là del vincitore del 1990 Toto Cutugno con Insieme 1992 e del buon riscontro di Raphael Gualazzi soprattutto nella nicchia del jazz. La musica italiana si dimostra più che mai viva all’estero, piace e vende a differenza ad esempio di quella dei cugini francesi ancora una volta maltrattati (4 punti totali raccolti). Pessima performance anche per il Regno Unito che non riesce (o non vuole) trovare la chiave giusta per dimostrare di essere come qualcuno sostiene il capofila della musica leggera in Europa. Certo l’Eurovision non viene preso molto sul serio da quelle parti (a parte quando vincono…) ma allora ci si chiede che cosa partecipi a fare. Zero punti infine per Germania e Austria, prima volta per un Paese ospitante. Insomma l’Italia tra i Big Five esce sempre a testa alta (a parte Il flop di Emma dello scorso anno…) e l’edizione di Vienna può senz’altro essere considerata da record per il nostro Paese.

by indiscreto,info

Gianni Morandi su Fb

3 gennaio. Quando cantammo questa canzone a Sanremo, Enrico, Umberto ed io, non pensavamo che avrebbe avuto questo successo, che sarebbe diventata così famosa. Inno della Nazionale Cantanti, ci ha accompagnato durante tutte le manifestazioni e le iniziative di solidarietà. In tanti anni la Nazionale Cantanti ha contattato molte realtà legate al sociale e tante associazioni nate soprattutto per aiutare bambini in difficoltà. Abbiamo conosciuto, in più di 30 anni di attività, migliaia di volontari anonimi che si dedicano agli altri senza pretendere niente, nè soldi, nè medaglie, nè cercano interessi personali. Non finiremo mai di imparare da queste persone che si dedicano al prossimo generosamente “…senza essere eroi…” SI PUÒ DARE DI PIÙ, clippino numero 50.

visita la sua pagina ufficiale su Fb per vedere il video: Gianni Morandi

Festival: Danilo Amerio “Fiorello saprebbe scegliere delle belle canzoni”

A dirlo è Danilo Amerio, l’autore e produttore di testi per Anna Oxa, Nicola di Bari, Raf, Umberto Tozzi, e cantante in più edizioni festivaliere degli anni ’90.

“Il festival del prossimo anno dovrebbe essere più veloce e moderno con al centro le canzoni scelte non per il personaggio ma per la bellezza del brano in sé”. A dirlo è Danilo Amerio, l’autore e produttore di testi per Anna Oxa, Nicola di Bari, Raf, Umberto Tozzi, e cantante in più edizioni festivaliere degli anni ’90.

L’opinionista per tutta la settimana del festival di SanremoNews, commenta così questa edizione “morandiana” ormai conclusa e guarda al futuro non escludendo una sua partecipazione alla kermesse canora. “Riascoltandolo, il pezzo di Emma era quello più forte. Quello di Arisa era carino, frutto della sua evoluzione ma non da meritarsi la vittoria. Il prossimo Festival? C’è bisogno di qualcuno più veloce, tipo Bonolis o Fiorello. I tempi sono cambiati. Se affidassero la conduzione a Fiorello con direzione artistica le canzoni sarebbero decisamente superiori. La miscela one man show e canzoni forti sarebbe perfetta”.

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