Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me

Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me
In questa intervista a TvZoom, il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2020 racconta le emozioni di questi giorni frenetici.

Amadeus racconta della telefonata arrivata mentre era a Madrid, ma anche della realizzazione di un sogno e fa una dedica speciale alla sua Giovanna.

«Sono frastornatissimo, ho dormito poco, ricevuto centinaia di messaggi e non so quante telefonate. Non immaginavo che il primo impatto con Sanremo fosse cosi. Me lo dicevano tutti, vedrai che quando arriverà sarà dirompente, ma finché non lo vivi non te ne rendi conto». Al telefono dalla Spagna dove è in vacanza, Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo numero 70, fa fatica a contenere l’emozione di una notizia arrivata quasi inattesa. «Ormai ero partito per le vacanze – ammette -. Non ci pensavo neanche più, da fatalista mi sono detto che forse non era destino».

E invece la chiamata è arrivata.

«Ero a Madrid, mi ha chiamato l’amministratore delegato Fabrizio Salini, da lì il telefono non ha smesso di squillare. Una valanga che mi ha travolto».

È più felice o preoccupato?

«Sono felicissimo, pur sentendo la responsabilità dell’impegno. Ma lo vivo con serenità, non ho paura, a 56 anni voglio godermi questo momento. So che arriveranno momenti di fatica e difficoltà, ma questo vale per ogni trasmissione che faccio».

A Sanremo porterà con sé Fiorello?

«Fiore è un fratello, abbiamo cominciato insieme negli anni ’80, come posso pensare che lui non venga a Sanremo a farmi una sorpresa o non si inventi qualcosa? Ha la libertà di fare quello che vuole».

Siete troppo amici perché possa restare fuori dal suo Festival?

«Ci vogliamo bene come fratelli. Chissà che non si inventi qualcosa con Jovanotti. Non voglio neanche dirlo, amo le sorprese».

Ma ora c’è da costruire il progetto del Festival, il primo passo?

«Cominceremo a mettere in piedi il regolamento di Sanremo giovani che negli anni ha sfornato cantanti che ora sono nomi dei big della canzone italiana. Poi penseremo al regolamento del Festival».

Che musica ha nella sua playlist?

«Ascolto tutto dal rap alla trap all’hip hop alla musica italiana romantica al rock, sono un divoratore di musica. Ma la prima cosa che faccio la mattina è accendere la radio, lì sono nato, è una cosa che mi viene naturale. Da giovane mi sono sempre divertito a scegliere tra i dischi che arrivavano in radio a individuare quelli che avrebbero sfondato e quindi non vedo l’ora di poter scegliere con la commissione le canzoni destinate ad avere successo. Perché questa è la mission che deve avere Sanremo».

Sanremo è la sua rivincita, dopo aver passato un periodo in cui il telefono aveva smesso di squillare e nessuno la cercava più in tv?

«Dal 2006 al 2009 sono stati anni bui e se allora qualcuno mi avesse detto che dopo dieci mi avrebbero chiesto di condurre Sanremo avrei risposto che non stava bene. Era pura fantascienza. Ho sbagliato nel fare certe scelte, ma non ho fatto non errori clamorosi. Ho puntato sui  programmi sbagliati, che nel mio lavoro ci può stare».

E ora si è preso la trasmissione più importante della tv….

«Credo che questo Sanremo sia anche il frutto di quegli anni bui, perché quando passi quei momenti dopo hai una determinazione diversa, un entusiasmo doppio rispetto ai primi inizi, una forte consapevolezza e una diversa responsabilità avendo una famiglia e due figli. Oggi forse sono riuscito a conquistare Sanremo per la mia determinazione, figlia di quel periodo buio».

A chi dedica questo Festival?

«A mia moglie, Giovanna. È stata la persona che mi è stata vicino in quegli anni in cui veramente il telefono non squillava mai e lo è adesso che ricevo trecento messaggi al giorno. È sempre stata lucida e obiettiva, io sono più infantile, affronto le cose con un pizzico di incoscienza e con l’entusiasmo di un bambino in un parco divertimenti. Lei è la persona che mi sa dare i consigli giusti al momento giusto e quando non li ho ascoltati le cose sono andate male».

Cosa la spaventa di più di questa avventura?

«Che forse avrò bisogno di una giornata non di 24 ore, ma del doppio. Io sono uno che ama dormire, non mi bastano tre ore, togliendo le otto di sonno, ne restano 15 o 16 per lavorare.  Da settembre a gennaio avremo appena cinque mesi a disposizione per mettere in piedi il festival, sembrano tantissimi, ma non basteranno. Ecco forse è la rincorsa del tempo la cosa che più mi preoccupa».

Il suo Festival preferito?

«Non ce n’è realmente uno, in 56 anni probabilmente ne ho visti 47, è sempre stata una tradizione in casa dei miei. Più che a un solo Festival sono legato alle canzoni, ai ricordi di quando facevo la radio e intervistavo i cantanti, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, Loredana Bertè, tutti artisti che poi ho incontrato ai tempi del Festivalbar o che poi sono venuti ospiti nei miei programmi. Sono  innanzitutto un fan della musica».

Arriva a Sanremo dopo due anni di Baglioni, la spaventa il paragone?

«Baglioni ha fatto due Festival molto belli, nello stile di Baglioni. Io spero di dare il mio stile e lasciare la mia impronta in modo che sia un 70esimo Festival di Sanremo identificabile con me. Non sono preoccupato per chi è venuto prima di me, ognuno si cuce addosso il proprio Festival come un vestito. Pur essendo consapevole che Sanremo appartiene a tutti gli italiani, mi cucirò addosso questo abito».

Certamente sarà blu o nero, come sempre quando va in tv…

«Ecco questa per ora è l’unica cosa certa del Festival».

Tiziana Leone

(Nella foto Amadeus)

Amadeus: Sarà il Sanremo di tutti gli italiani, ma lo cucirò addosso a me

IL GUASTAFESTIVAL

09 febbraio 2018

Sanremo 2018, le pagelle della terza serata

Baglioni già non ne può più, le vecchie glorie in gara sfiorano il patetismo. Paoli e Remigi risvegliano fantasmi. Passabili solo Barbarossa e Avitabile-Servillo. Mentre le nuove proposte deludono. I voti.

Così è la natura nella sua innocente crudezza: seppellisce gli uomini e dura, per rigenerarsi. Mai come quest’anno la tradizionale copertina di Sorrisi & Canzoni dedicata al Festival sembrava il museo delle cere. È un Festival di canti del cigno, un Festival degli addii. Baglioni già non ne può più: «Non credo che rifarò Sanremo». E poi le pagine all’indietro di Fogli e Facchinetti, di Canzian, di Elio, di Baudo, a suo modo straziante, di Remigi che fa scongiuri, di Paoli stesso che parla delle assenze. Tutti quei movimenti rigidi, quell’orgoglio un po’ rauco, da “siamo ancora qua”. Tutti quegli occhi fissi, acquosi. Pieni di fantasmi. Mai visti tanti congedi più o meno annunciati, più o meno attesi (leggi anche la pornografia sentimental-sanremese).

DEL BAGLIONI NON SI BUTTA NIENTE. Intanto Claudio da conduttore si fa lubrificante, lo fanno cantare ogni quarto d’ora e così risolve la orfananza di Fiorello. Del Baglioni non si butta via niente e poi è tutto compreso nel prezzo. I conti si fanno, naturalmente. Il budget per questa 68esima edizione è di 16 milioni e 400 mila euro, lo stesso dello scorso anno. Dove le cose vanno meglio è sul fronte della raccolta pubblicitaria, che a un mese dall’inizio ammontava già a 25 milioni di euro contro i 26 milioni del 2017 e che quest’anno va per forza a salire. Detto che i tre conducenti assorbono nel complesso 1,3 milioni d’euro (li meritano? Baglioni per forza, con tutto quello che gli fanno cantare), si stringe la cinghia sugli ospiti, tanti ma nessuno clamoroso e quelli che vengono devono straziare l’italiano, secondo formula baglioniana dal sapore vagamente autarchico ma del tutto inutile ai fini della discografia. Intanto lo share vola: la terza serata ha ottenuto in media 10 milioni 825 mila spettatori, con il 51,60% (per trovare un risultato migliore bisogna tornare al Festival di Fabio Fazio del 1999 quando la terza serata conquistò il 53,94%).

LA MUSICA? COME LA PANNA. La filiera è in perdita, Sanremo in questo senso è quasi irrilevante ma bisogna capire che va inteso ormai come varietà televisivo, una Canzonissima dei nostri tempi, un contenitore di annunci, un traino per altri programmi. Qui la musica, anche quella di Baglioni, che quest’anno a Sanremo si becca un fottio di Siae, è come la panna, che lega, lega ma non fa sostanza. Ancora una notazione, sul momento trash delle donne qualunque che cantano canzoni per le donne: se c’è bisogno di spiegare, allora spiegare è inutile (guarda il meglio e il peggio della terza serata).

Nuove proposte, sonore bocciature: solo Midimbi sfiora la sufficienza

MUDIMBI

Mudimbi.

Mudimbi: 5. Li conosciamo, quelli così, teste matte di San Beneditte del Tronto: un bel giorno smattano, mollano tutto e fanno altro. E di solito hanno ragione. Lui faceva il meccanico, poi due anni fa… Di persona, il ragazzone è convinto ma non tracotante: sa cosa che vuole e come lo vuole, ma a 31 anni la testa non se la monta e non se la spacca. Dio, gli avevo promesso un voto campanilistico, ma questa Il Mago ha qualcosa che manca: sarà la base, maxgazzeiana, ma pare un un gazzosino. Perdonami Mudimbi, la prossima volta che ci incontreremo sotto le palme di San Beneditte.

Eva: 3. Creaturina dei gatto e volpe Manuel Agnelli-Rodrigo d’Erasmo, al registro delle imprese premiata ditta Afterhours. Con tutti i pregi, pochi, e i difetti, rigogliosi, del caso. Quell’enfasi chitarrosa. Quella pochezza multilivello. Cosa ti salverà? C’era una volta Umberto Tozzi che, nel 1982, cantava: Staremo stretti ma ci salverà/come un uovo d’eternità/oh mia piccola Eva. Sai quanto era meglio quella.

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I concerti di gennaio 2014 da non perdere, da Michael Bublé a Pino Daniele, da Violetta a Baglioni

TV Sorrisi e Canzoni ‎- 4 ore fa
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Oltre ai cantanti attualmente in tour, ci sono alcuni artisti italiani che si esibiranno in concerti unici.
Si possono vedere anche Amedeo Minghi atteso il 13 gennaio a Roma al Teatro Brancaccio, e Umberto Tozzi, che si esibirà il 31 gennaio al PalaBanco di Brescia…

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