Umberto Tozzi & Friends. I 40 anni di “Ti amo” all’Arena di Verona

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Umberto Tozzi

di Emilio Targia

La festa di Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo era saltata lo scorso 18 settembre per un problema di salute che aveva colpito l’artista, costringendo la macchina organizzativa a riprogrammare il concerto-evento all’Arena di Verona per il 14 Ottobre. Tozzi aveva superato brillantemente l’operazione di appendicite cui era stato costretto a sottoporsi d’urgenza, pur confessando alcuni giorni fa di essersi comunque preso un bello spavento. Anche per questo incidente di percorso la festa di sabato sera nella splendida cornice dell’Arena aveva un sapore ancora più intenso, quello dell’attesa prolungata, come quando non riesci ad accendere tutte le 40 candeline in cucina e gli invitati di là fremono, e quando finalmente arriva la torta sul tavolo l’applauso diventa ancora più caldo.

In una Verona occupata da eventi motoristici ed enologici, dentro a un pomeriggio lucente e caldo di inizio autunno, i fans dell’Umberto sono arrivati da tutta Italia per la festa che col pretesto di quel brano incancellabile vuole però celebrare l’artista e tutte le tappe della sua luminosa e lunga carriera. Ed in fondo è giusto ed inevitabile festeggiare proprio all’Arena quel brano che nel 1977 il Festivalbar lo vinse, vendendo in tutto il mondo quasi 8 milioni di copie e spopolando al primo posto della Hit-Parade italiana dal 23 luglio al 22 ottobre.

Pochi minuti dopo le 21 Tozzi entra in scena con discrezione, di nero vestito, sulle note di Notte Rosa. Il brano-copertina del concerto arriva subito dopo, quando i cuori in platea non si sono ancora scaldati, e c’è tutto il pubblico con lui a intonare lo spartito di Ti Amo, che fa subito decollare la temperatura del live, proprio mentre il termometro scende bruscamente.

Il palco è sobrio ed essenziale, le regia luci regala colori senza strafare, il focus è su quelle canzoni che han fatto da colonna sonora all’adolescenza di tanti che ora son lì a ricantarle come quindicenni. Un balzo in avanti con Gli altri siamo noi che Tozzi  portò in gara a Sanremo nel 1991, piazzandosi quarto, e subito il primo super-ospite della serata: Gianni Morandi, che –inevitabilmente- attacca quel Si può dare di più che trionfò a Sanremo nel lontano 1987, edizione che registrò ascolti da finale di coppa del mondo, e le cui vendite salvarono allora dalla cassa integrazione i dipendenti della Cgd, costretti invece ad un superlavoro per soddisfare tutte le richieste del mercato internazionale. Sul palco Tozzi e Morandi sono raggiunti da Enrico Ruggeri, e 30 anni dopo quel trio si riforma magicamente sul palco dell’Arena, e non si può non cantarlo tutti, quel brano. Il tempo conta poco, chiosa il saggio Ruggeri: “ci ritroviamo qui, e ci guardiamo in faccia oggi, ma noi più che tre volti siamo tre anime, tre anime sullo stesso palco”.
Poi Ruggeri svela di avere accettato di venire “a patto di poter cantare insieme un brano che amo”. E che brano. Dimentica, dimentica era il lato B del 45 giri di Ti amo. Un brano che Enrico ed Umberto cantano con la delicatezza e il raccoglimento che il pezzo merita. Grande emozione, uno dei momenti più belli del concerto, e qualcuno tradisce occhi lucidi. Non c’è tempo, l’Umberto riattacca subito con un medley travolgente, Roma Nord, Se non avessi te, Gli innamorati, poi si concede alle note avvolgenti di Sound Of Silence.
È il momento di Albano, con immancabili cappello e sciarpa bianca, per duettare su Bambolina, e poi intonare da solo la sua Nel sole.  Altro medley, altra corsa a perdifiato nel passato con Lei – Qualcosa qualcuno – Dimmi di no – Immensamente-  Ora sul palco arriva un altro complice storico, Raffaele Riefoli, col quale intona la celebre Gente di marecon la quale i due salirono sul podio all’Eurofestival del 1987, classificandosi terzi (ma il brano ebbe un successo enorme). “Con un look imbarazzante” come ricordano loro stessi, inchiodati ad una foto impietosa che campeggia sullo schermo alle loro spalle.
Raf resta solo sul palco e dopo la sua Infinito viene costretto da Umberto a concedersi alla inevitabile Self Control. Ci si rituffa nei ricordi con Donna Amante mia, poi arriva la voce graffiante di Fausto Leali, a intonare con Umberto la celebre Io camminerò che Tozzi scrisse proprio per lui all’inizio della carriera e che poi inserì nel suo primo album. I due invadono il campo di Lucio Dalla –applausi- rubando all’amico le note di Vita. Arriva Tu sei di me in versione acustica e il sax sorregge con grande energia le note di Perdendo Anna.
L’ultimo amico della serata è Marco Masini –col quale Tozzi ha anche pubblicato un album insieme anni fa –  Un duetto sullo spartito di T’innamorerai  poi Masini si siede al pianoforte ed esegue con grande intensità Caro Babbo. Le note di Io muoio di te rimbalzano tra i gradoni dell’Arena dentro a un freddo diventato ormai pungente, e l’energia del brano tracima subito nel voltaggio di Stella Stai, che spinge molti sotto il palco per ballare e cingere in un simbolico abbraccio l’artista torinese. Che spiazza tutti subito dopo attaccando My Sharona, storico brano del gruppo The Knack, per poi rallentare i battiti del cuore intonando Un corpo e un’anima. Mentre alcuni tra il pubblico si guardano chiedendosi il perché di quel brano, un signore attento alla storia dell’Umberto svela loro che quel brano lo scrisse proprio lui, nel ’74, con Damiani Dattoli, per Wess e Dori Ghezzi, che con quel pezzo vinsero Canzonissima. Solo quattro anni dopo Tozzi avrebbe smentito chi pensava che il successo fragoroso di Ti Amo fosse un fuoco di paglia, dando alle stampe Tu. Ed è l’intera Arena ad accompagnarlo nell’esecuzione di quel pezzo, un altro dei suoi brani-manifesto, frutto della saggia alchimia col talento di un maestro come Giancarlo Bigazzi (al quale il pubblico riserva un applauso, quando Tozzi lo ricorda)

Siamo in fondo alla festa, siamo all’ultima fetta di torta. L’attacco di Gloria fa balzare in piedi anche i più pigri ed attempati tra i presenti. Quel pezzo del 1979 ottenne un successo gigantesco in tutta Europa, guadagnò 7 dischi di platino, e vendette 700.000 copie. Sciogli questa neve, che soffoca il mio petto… Tozzi la esegue senza segni di autocompiacimento, con la fedeltà che quel brano richiede. E il pubblico consuma con lui le ultime energie rimaste. Ovazione, standing ovation finale, lunghi applausi. Qualcuno, scendendo piano le scale ripide dell’Arena verso l’uscita, canticchia ancora. Qualcun altro, davanti a un calice di bianco, in una delle vinerie vicino a piazza delle Erbe, intona Ti Amo con l’intera tavolata (dammi il tuo vino leggero, che hai fatto quando non c’ero). Potenza delle canzoni. Roba che ti resta addosso. Gran bella festa di compleanno davvero, Umberto. Ricordi, emozioni, allegria, energia. E un pizzico di malinconia. Auguri.

http://www.spettakolo.it/2017/10/16/umberto-tozzi-friends-40-anni-ti-amo-allarena-verona/

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