Italians do it better: Umberto Tozzi racconta i 40 anni di ‘Ti amo’

Italians do it better: Umberto Tozzi racconta i 40 anni di ‘Ti amo’

Italians do it better: Umberto Tozzi racconta i 40 anni di 'Ti amo'

Questa è stata la mia gioventù, quando riascolto questa canzone mi sento un ragazzo di 16 anni“.
Il mio primo amore, facevo la terza media! Quanti ricordi, quanta nostalgia! Quella sensazione di tranquillità senza un reale motivo: una giornata al mare, gelato al gusto cioccolato, mia madre che mi chiama per cena, la mia mente rivolta a quel ragazzino con gli occhi color nocciola“.
Stavo facendo il militare a Roma, si ascoltava questo brano in tutti i bar“.

Sono solo alcuni dei commenti sotto al video dell’esibizione di Umberto Tozzi alla finale del Festivalbar 1977, su YouTube: era il 18 settembre di quarant’anni fa e il patron della manifestazione canora,

Vittorio Salvetti, incoronava Tozzi vincitore del festival estivo con la sua “Ti amo”. All’epoca non esisteva ancora il televoto e non esistevano neppure le votazioni su internet. Il meccanismo prevedeva che ai juke-box dei bar venissero applicati dei “contatori” per conteggiare quante volte una canzone veniva ascoltata. Si sceglieva la canzone che si voleva ascoltare, si inseriva il gettone (50 lire per una canzone, 100 lire per tre canzoni) e il juke-box la “suonava”: alla fine dell’estate, poi, si sarebbe fatto il conteggio dei gettoni ricevuti da ogni canzone e quella più “gettonata” sarebbe stata proclamata vincitrice del Festivalbar. “Il ricordo che ho di quell’estate è uno sconvolgimento totale della mia vita. Arrivavo da un primo disco, uscito l’anno precedente, che si era rivelato un totale insuccesso: si intitolava ‘Donna amante mia’. Onestamente non pensavo che quel singolo, ‘Ti amo’, potesse esplodere così”, ricorda il cantautore.

Il prossimo 18 settembre, a distanza di quarant’anni esatti dalla vittoria al Festivalbar 1977, Umberto Tozzi riporterà “Ti amo” sul palco dell’Arena di Verona per una serata-evento intitolata – guarda un po’ – “40 anni che Ti amo”. Sarà un modo per festeggiare non solo le quaranta candeline della canzone, ma anche per sfogliare il suo album dei ricordi: “Sarà un momento bellissimo e avrò la fortuna di condividerlo con tutti gli artisti con i quali ho collaborato nel corso della mia carriera: ci saranno i loro interventi sulle cose che abbiamo fatto insieme, ma non mancheranno sorprese…”, assicura. Il concerto verrà ripreso dalle telecamere di Roberto Cenci e Canale 5 lo manderà in onda in prima serata il giorno dopo.

Alla fine del 1977 “Ti amo” risultò essere il secondo singolo più venduto in Italia in quell’annata, secondo solamente ad “Amarsi un po’” di Lucio Battisti. In una classifica con molti titoli stranieri, il singolo di Tozzi era riuscito a fare meglio dei Matia Bazar e della loro “Solo tu” (sul gradino più basso del podio), dei Pooh e della loro “Dammi solo un minuto” (uscita diversi mesi dopo “Ti amo”, la canzone di Facchinetti e soci dovette accontentarsi del quindicesimo posto) e degli Homo Sapiens e della loro “Bella da morire” (diciannovesimo posto). Solo a citare i titoli di queste canzoni vengono i brividi: e sì, quelli sono stati davvero anni irripetibili per il “pop” italiano.
E pensare che fino a qualche mese prima il nome del cantautore torinese non era nemmeno così conosciuto al pubblico italiano. Fino al 1976, l’anno in cui debuttò come solista, Tozzi aveva sì fatto una serie di esperienze, ma sempre dietro le quinte: era stato session man della Numero Uno di Battisti, aveva suonato come chitarrista per la band La Strana Società e poi aveva firmato canzoni incise da – tra gli altri – Mina, Mia Martini, Fausto Leali, Marcella Bella e Wess & Dori Ghezzi (la musica di “Un corpo e un’anima” era sua, e di Damiano Dattoli). “C’era fame, all’epoca. E la fame ci spingeva a prenderci tanti rischi per inventarci il mestiere. Andavo a fare musica dove capitava: club, discoteche, suonavo la chitarra per le band, per guadagnare quelle poche lire”, racconta.

Quando uscì “Ti amo” la critica musicale dell’epoca pensò che il successo di Tozzi fosse solamente un fuoco di paglia e che quel singolo fosse solamente un tormentone usa-e-getta: sarebbe finito nel dimenticatoio con la stessa velocità con cui aveva scalato le classifiche (arrivando, nel luglio del 1977, alla posizione numero uno della hit parade italiana). Invece fu solamente il primo di una serie di successi: nel 1978 arrivò “Tu” (quarto posto nella classifica di fine anno, sopra “Figli delle stelle”, “Pensiero stupendo” e “Triangolo”), nel 1979 fu la volta di “Gloria”, nel 1980 quella di “Stella stai”. “Succede sempre così: quando esce un ragazzo giovane e comincia ad avere successo fondamentalmente dà fastidio, e cercano di ucciderti”, scherza, “io non capivo perché mi attaccassero in quel modo, non vedevo niente di male in quello che facevo. Comunque bisogna considerare che quella era un’epoca abbastanza difficile: in quegli anni c’era la tendenza ad apprezzare di più chi faceva musica cosiddetta ‘impegnata’…”.
Non solo: nel giro di pochi anni per Tozzi e le sue canzoni arrivò anche il successo internazionale. “Ti amo”, che già nel 1977 era stata reinterpretata in francese (da Dalida) e in tedesco (da Howard Carpendale), nel 1984 arrivò negli Stati Uniti grazie alla versione di Laura Branigan, che già nel 1982 aveva portato al secondo posto della Billboard Hot 100 “Gloria”. Gli americani la suonano ancora oggi, soprattutto durante le feste dei matrimoni: non solo nella versione della Branigan, ma anche nella versione originale di Tozzi.
Pare che “Gloria” piacesse molto anche a personaggi vicini agli ambienti della musica “colta”, come il direttore d’orchestra Herbert von Karajan: “Mi raccontarono che un giornalista che si occupava di musica classica andò ad intervistarlo. C’era la radio accesa e ad un certo punto von Karajan interruppe il giornalista per ascoltare la radio perché stavano passando ‘Gloria’. Da musicista ho vissuto in pieno un periodo irripetibile sul piano musicale, gli anni ’60, e ho assorbito molto quello che arrivava dal Regno Unito. Di italiano c’era ben poco: il suono, gli arrangiamenti, era tutto abbastanza nuovo, per l’epoca”.

All’Arena di Verona Umberto Tozzi non sarà solo: con lui ci saranno alcuni amici e colleghi, a partire da Enrico Ruggeri e Gianni Morandi (e poi Al Bano, Fausto Leali, Marco Masini e Anastacia, che duetta con Tozzi nella nuova versione di “Ti amo”). A distanza di trent’anni si ricomporrà così il trio che nel 1987 trionfò al Festival di Sanremo con “Si può dare di più”: “L’esperienza con Gianni ed Enrico è stata grandiosa, anche se è durata poco, e ne conservo ricordi bellissimi”. A Verona ci sarà anche Raf, che insieme a Tozzi e a Giancarlo Bigazzi scrisse quella canzone: con “Gente di mare” i due rappresentarono pure l’Italia all’Eurofestival, che quell’anno era ospitato dal Belgio, classificandosi terzi. “Con Raf abbiamo collaborato di più, lui faceva parte del team di Bigazzi: ci vedevamo più spesso e insieme abbiamo scritto diverse canzoni”. La collaborazione con Morandi, Ruggeri e Raf rappresentò per Tozzi una sorta di rinascita, sia artistica (dopo un paio di dischi che non avevano fatto breccia nel pubblico) sia personale (in seguito alla separazione dalla prima moglie Tozzi si era allontanato per circa due anni dal pubblico): “Dopo un grande successo è difficile ripetersi: cerchi di fare delle cose nuove, di staccarti da quello che avevi già fatto sentire, ma puoi correre il rischio che il pubblico non ti segua, che non ti capisca”.

A Sanremo Tozzi ci sarebbe tornato altre tre volte, dopo la vittoria con Morandi e Ruggeri: nel 1991 con “Gli altri siamo noi” (quarto posto), nel 2000 con “Un’altra vita” (sedicesimo posto) e nel 2005 con “Le parole” (non finalista). Si sentì tradito da quel palco, dopo l’eliminazione del 2005? “Onestamente sì, ci rimasi male”, risponde il cantautore, “mi convinsero a partecipare a quell’edizione del Festival. Ricordo che al momento dell’eliminazione mi chiesi: ‘Ma cosa è successo?'”.

Sul palco dell’Arena di Verona, il prossimo 18 settembre, non vedremo il venticinquenne dai capelli lunghi e un poco rossi con pantaloni di pelle colorati e giacca di velluto di quarant’anni fa, ma un signore di 65 anni che ha scritto pagine importanti della musica “pop” italiana e che, per l’occasione, le ripercorrerà più o meno tutte.
E mentre Tozzi si appresta a festeggiare i quarant’anni di “Ti amo”, il pubblico riscopre “Tu”. A qualcuno sarà capitato di ascoltare “Tu sei”, il pezzone dance che Gabry Ponte ha pubblicato insieme a Danti dei Two Fingerz, e avrà trovato molto familiare la melodia: è l’hook della canzone di Tozzi, che l’ex dj degli Eiffel 65 ha utilizzato come sample per il suo singolo. “Sono contento degli omaggi che i nuovi artisti fanno alle mie canzoni, è gratificante. Luis Fonsi, quello di ‘Despacito’, qualche hanno fa ha pure inciso una cover in lingua spagnola di ‘Stella stai'”, commenta lui. Le discoteche italiane hanno suonato “Tu sei” tutta l’estate e il videoclip ha più di 20 milioni di visualizzazioni su YouTube: “Che ne sanno i 2000”, verrebbe da dire, citando un altro pezzo di Gabry Ponte.

di Mattia Marzi

by: http://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/2024/genesis-selling-england-by-the-pound

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