L’INTERVISTA a UMBERTO TOZZI

 

“TI AMO” Gioja Video Channel: IN PRIMA VISIONE ASSOLUTA
ECCO L’INTERVISTA ESCLUSIVA A Umberto Tozzi Official
Arriva la chiacchierata con un mito del pop-rock anni ’80
e alcuni spezzoni del suo sfavillante live a Gioia Tauro

Era da tempo che non realizzavamo un’intervista nella nostra città, e Umberto Tozzi era uno di quegli obiettivi che val la pena raggiungere. Così, memori di quando un paio d’anni fa ci regalò un suo plettro autografato, volevamo sentirlo al termine del suo concerto alla Marina Di Gioia Tauro, dove l’8 Settembre scorso ha chiuso i festeggiamenti in onore di Madonna di Portosalvo in una piazza colma d’entusiasmo, davanti a circa 8 mila persone. Dopo una lunghissima attesa (a proposito, ma perchè le maggiori difficoltà ci capitano sempre dalle nostre parti?), alle 2 e mezza circa del mattino ce l’abbiamo fatta: Umberto si è concesso ai nostri microfoni con una certa allegria e cordialità. E noi adesso ve lo trasmettiamo così, in tutta la sua naturalezza. Buona visione!

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Bianca Atzei è un flop seriale. Questa volta il giochino di Suraci non funziona

Non bastano i duetti con le star e i mega-concerti sponsorizzati: Bianca Atzei non sfonda, tanto che si è ritrovata a partecipare a Tale e Quale Show, vetrina per vip dimenticati

La Strada Per La Felicità, Bianca Atzei

5 Ottobre Ott 2016

Quando ero ragazzino, nei primi anni Ottanta, il baseball arrivrò nella mia città. A fare da traino era il clamoroso successo nazionale del Rimini Riccadonna, a neanche cento chilometri da noi. Noi eravamo lì a giocare a calcio nel campo in cemento armato della parrocchia quando alcuni adulti vennero da noi e ci dissero che se volevamo continuare a passare i nostri pomeriggi lì dovevamo iniziare a giocare a baseball. Avevamo tutti una vaga cognizione di cosa si trattasse, grazie a film e telefilm americani, e l’idea di avere a che fare con mazze, caschetti e tute variopinte ci prese bene. Quasi tutti pensammo, in uno strano caso di telepatia, ai Guerrieri della notte, e nel giro di neanche mezz’ora ci trovammo a essere una squadra vera e propria. Ovviamente il ruolo più ambito da noi ragazzini che del baseball non sapevamo nulla era quello del tizio tutto bardato con armature, guantoni e casco con tanto di mascherina che si trovava dietro il battitore, quello che riceveva le bordate del lanciatore, sempre che il battitore non facesse il proprio dovere e facesse un fuorigioco. Quel tizio si chiamava Catcher. Tutti volevamo fare il Catcher, lo dicemmo subito. Ma quel ruolo fu affidato d’ufficio a Simone, un ragazzino non troppo sveglio e anche piuttosto sovrappeso che però aveva una caratteristica fondamentale, era il figlio del presidente. Eravamo ancora giovanissimi, ma ci era già chiaro che essere i figli del presidente, lì come in qualsiasi altra situazione, poteva essere un’ottima credenziale.

Veniamo a noi. Qualcuno potrebbe eccepire che dedicare così tanto spazio a una premessa che, apparentemente, con l’oggetto dell’articolo che si sta leggendo non c’entra niente sia un errore. Leggo sul titolo che si parla di Bianca Atzei, perché è di Bianca Atzei che si sta parlando, e mi ritrovo a leggere dei racconti di gioventù dell’autore, in un impeto di nostalgismo e egoriferimento.

In realtà, a parte che dedicare un intero articolo a Bianca Atzei senza dover fare ricorso a espedienti narrativi che offrano materiale sufficiente a occupare qualche migliaio di battute sarebbe impresa impossibile, la lunga premessa sul baseball e su come il figlio del presidente, Simone, il ragazzino poco sveglio e sovrappeso, si sia ritrovato a giocare non solo e non tanto titolare, ma addirittura nel ruolo più ambito è proprio il fulcro dell’articolo su Bianca Atzei.

Perché, fughiamo ogni dubbio, Bianca Atzei non è poco sveglia, non è assolutamente sovrappeso, anzi, direi che è semmai piuttosto magra e decisamente una bella ragazza. A scanso di equivoci non è neanche la figlia di Lorenzo Suraci, che da anni sta cercando di piazzarla ovunque, dai palchi più importanti d’Italia a tutte le trasmissioni televisive possibili, passando per il Festival di Sanremo, addirittura come BIG, per non dire delle tante collaborazioni prestigiose, sempre da pari a pari. Ma Bianca Atzei si è davvero ritrovata, generando uno dei misteri più clamorosi della storia della musica leggera italiana, a ricoprire il ruolo di Catcher nella squadra di baseball in cui giocavo da ragazzino, senza niente che giustificasse questa condizione.

Chi è Bianca Atzei? Se vi state ponendo questa domanda e nonostante queso siete arrivati fino a questo punto le ozioni sono due, o io sono davvero mostruosamente bravo a tenere il lettore sulla pagina, o non avete proprio niente da fare. In tutti i casi resta il fatto che non sapete chi è una cantante, perché Bianca Atzei, nonostante ora la possiate vedere tutti i venerdì sera nel programma di prima serata di Rai1, condotto mica a caso da Carlo Conti, Tale e Quale Show, lì intenta a fare imitazioni di cantanti in compagnia di gente di cui onestamente non avevamo mai sentito il nome e di gente di cui non si sentiva il nome da un numero sufficiente di anni per darli per dispersi, in tutti i casi resta il fatto che non sapete chi è una cantante che vi potrebbe essere capitato di vedere negli ultimi anni in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Perché Bianca Atzei, bella ragazza sarda dalla voce anche gradevole, presa sotto l’ala protettrice di Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5 e titolare dell’etichetta discografica Baraonda (oltreché cotitolare di Ultrasuoni), si è ritrovata di colpo sotto le luci dei riflettori.

Sebbene nessuno si ricordi una sua canzone, lei è lì, con l’avvallo di artisti che si ritrovano, supponiamo loro malgrado, a ospitarla nei propri dischi e a duettarci sui loro prestigiosi palchi

Seppur nessuno si ricordi non dico tre, non dico due, ma neanche una sua sola canzone, lei è lì, che lotta per imporsi, con l’avvallo di tanti artisti che si ritrovano, supponiamo loro malgrado, a ospitarla nei propri dischi e a duettarci sui loro prestigiosi palchi. Passi per Kekko dei Modà, che per lei ha scritto e con lei ha duettato, perché Kekko dei Modà è la più clamorosa invenzione di Lorenzo Suraci, e in qualche modo suo socio, ma a cantare con la Atzei ci si è ritrovato anche Alex Britti, non a caso finito poi nel giro Baraonda, un cavallo di razza come Niccolò Agliardi, Gigi D’Alessio, J-Ax, Loredana Bertè, Ron. Questo sul fronte discografico, sul fronte live la faccenda diventerebbe troppo ampia da essere esposta in un singolo articolo, e francamente anche imbarazzante, perché se vogliamo togliere il fatto che Bianca Atzei, con neanche un album alle spalle, si sia ritrovata a calcare nel 2015 il palco dell’Ariston nella sezione Big del Festival della Canzone Italiana condotta dal solerte Carlo Conti, resta altrettanto misteriosa la presenza di Bianca un po’ in tutti gli eventi televisivi dal concerto Gigi And Friends al Live in Arena di Gianni Morandi, dove la nostra si ritrova a duettare con il Gianni nazionale sulle note di In amore, al posto della povera Barbara Cola, neanche menzionata, e, per dire, Umberto Tozzi e Enrico Ruggeri non vengono invitati nonostante la vittoria sanremese conseguita col cantante di Monghidoro sulle note di Si può dare di più.

E tanti altri eventi, dal recente concerto all’Arena della Bertè a un po’ tutti i concerti di Natale e via discorrendo, potrebbero finire in questo calderone. Il fatto è che, se pur capendo la strategia generale di Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5, nel caso della Atzei davvero qualcosa ci sfugge. Ok, il giochino messo in piedi dal nostro è noto. Prendo un artista, lo metto sotto contratto editoriale con Baraonda, di cui sono il titolare. Vado oltre, lo metto anche sotto contratto discografico. Poi passo i suoi brani per tutte le volte che la legge lo consente, facendolo da una parte salire in classifica radiofonica, dove in effetti la Atzei permane spesso in virtù dei soli passaggi su Rtl 102.5, e al tempo stesso incasso editorialmente per i passaggi radiofonici. Quando non posso passare gli artisti che ho sotto contratto, perché c’è un limite di passaggi giornalieri, li piazzo in bocca agli speaker, per notiziole, stuzzicherie, aneddoti, pubblicità più o meno velate, creando hype. Insomma, spingo i miei artisti e faccio contemporaneamente cassa. Siccome poi sono Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102-5, la radio più importante d’Italia, quello che è anche dietro al Coca Cola Summer Festival, che sponsorizza tutti i tour di Friends and Partners, e che quindi è dentro non solo tutti i live che vanno in onda su Rai e Mediaset, ma anche agli Wind Award e a Amici, convinco, laddove non costringo, tanti bei nomi a collaborare coi miei, mettendo tanti bei cavalli di Caligola a fare i senatori.

 

Bianca Atzei, nonostante questo trattamento, è ancora lì, una bella ragazza con la bella voce di cui nessuno conosce una canzone e che si ritrova a fare imitazioni a Tale e Quale Show

Così sono nati i Modà, il grande nulla, per dire. Così sarebbero potuti andare avanti i Dear Jack se non avessero mollato Alessio Bernabei. Un giochino lecito, nel senso di consentito dalla legge, seppur non correttissimo da un punto di vista etico. Ma va bene. Il punto è che Bianca Atzei nonostante questo trattamento è ancora lì, una bella ragazza con la bella voce di cui nessuno conosce una canzone e che si ritrova a imitare tizio e caio a Tale e Quale Show. Certo, sempre meglio che lavorare, dirà qualcuno, ma Bianca Atzei sembra davvero un caso di accanimento terapeutico andato un po’ troppo alla lunga, o un mistero di quelli cui si dedica Giacobbo in una puntata di Voyager, tra un caso di cerchi nel grano nelle campagne inglesi e quello di un tizio che un giorno si è svegliato e conosceva a memoria la Divina Commedia in lituano.

Qualcuno, tra gli addetti ai lavori, e non sto certo parlando dei miei simpatici colleghi pronti a cantarne le lodi in cambio della solita paghetta, sostiene che sarà proprio Bianca Atzei a far capitolare Suraci, tallone d’Achille di un uomo che, in realtà, sembra non temere niente e nessuno. Anzi, non trattandosi di sua figlia, risulta addirittura incomprensibile perché un superpotente come lui si mostri fallibile e presti il fianco a critiche e risatine, con questo suo incaponirsi a voler imporre una cantante che, evidentemente, non buca.

Resta comunque il mistero di una cantante sovraesposta che nessuno sembra apprezzare particolarmente, forse addirittura penalizzata dalla sovraesposizione. Perché, diciamocelo, Simone, il figlio del presidente della squadra di baseball in cui giocavo da ragazzino, non era mica così male a giocare, e neanche risultava particolarmente antipatico, ma a essere quello che si ritrova a fare il Catcher perché figlio del presidente si risulta decisamente poco simpatici e anche quel poco che sai fare finisce per non essere troppo preso in considerazione. In genere funziona così.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/10/05/bianca-atzei-e-un-flop-seriale-questa-volta-il-giochino-di-suraci-non-/31956/


Samstag, 05. November

DIE SEER

Die Jubiläums-Show im SEER-Jahr 2016!

Mit Umberto Tozzi, Wolfgang Ambros, Klaus Eberhartinger u.v.a.

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DIE SEER-Fans erwartet heuer noch ein ganz besonderes Schmankerl. Zwischen Konzertauftritten und Tourleben nutzte die Band den heurigen Sommer für Dreharbeiten zu ihrer Jubiläums-Show DIE SEER „Duette bei uns dahoam“.

Ein Filmteam begleitete die Musikgruppe bei ihrer Reise hin zu den schönsten und außergewöhnlichsten Plätzen des Landes. Ob in Altaussee, im steirischen Fohnsdorf, am Traunsee, in Tulln, Salzburg und zahlreichen weiteren Orten des Landes – jedes der acht Bandmitglieder verbindet eine ganz persönliche Geschichte mit der jeweiligen Location und empfängt dort –  vor Ort – einen musikalischen Überraschungsgast. Unter ihnen: Austropop-Legende Wolfgang Ambros, Italo-Star Umberto Tozzi, EAV-Frontmann Klaus Eberhartinger, The Les Humphries Singers, Florian Silbereisen, Hans Krankl, Andy Borg, Wilfried, Stefanie Hertel, Hans Theessink, Zabine u.a.

Großartige Künstler, Freunde und Musikkollegen aus den unterschiedlichsten Genres haben der Kreativität freien Lauf gelassen und somit populären SEER-Liedern eine neue, spannende, auch überraschende Charakteristik verliehen. Aus der Vielzahl an musikalischen und landschaftlichen Gegensätzen ist mit dem Bindeglied „DIE SEER“ ein großes gemeinsames Ganzes geworden.

Die Sendung „Duette bei uns dahoam” spiegelt die musikalische Vielfalt der Band sowie Österreichs beeindruckender Landschaften wider und setzt einen neuen Meilenstein in der 20-jährigen Geschichte der bunten Musikformation aus dem Salzkammergut.

Mit dabei: Wolfgang Ambros, Umberto Tozzi, Klaus Eberhartinger, The Les Humphries Singers, Florian Silbereisen, Hans Krankl, Andy Borg, Wilfried, Stefanie Hertel, Hans Theessink, Zabine, voXXclub, Philharmonie Salzburg, Musikverein Falkenstein.

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  • Wir feiern die FREE-TV-PREMIERE: am Samstag, 5. November 2016 | 20:15 Uhr bei ServusTV!
  • Mehr zu DIE SEER finden sie hier!

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Ab 4.11 2016 auch als CD und DVD im Handel erhältlich.





 

 

Armonie dissidenti: Lucio Dalla

Dischi del passato, echi di arte e bravura evocati dalle voluttuose spirali di un vinile. Armonie Dissidenti ripropone e analizza perle del patrimonio musicale italiano ed internazionale: oggi suona la voce graffiante e le armonie uniche di Lucio Dalla, dall’omonimo album del 1979

di Andrea Foti – 28 settembre 2016

La plumbea cupezza di un decennio di insanabili contraddizioni, lacerato da contrapposti sogni di palingenesi socioculturale e artistica cullati all’ombra di una bieca violenza, non poteva non concludersi nel dolore e nella polvere di speranze infrante, disilluse dalla reazione fattiva e trionfante del Potere. E il 1979 italiano è forse l’anno dove meglio si estrinsecano le dinamiche folli e decadenti di una generazione indottrinata e sconfitta. Gli italiani assistono attoniti e quasi rassegnati alla ormai quotidiana danza della morte celebrata all’ora di pranzo dal Telegiornale. Nuove mattanze rosse e nere, omicidi “eccellenti” come quelli del Commissario Boris Giuliano e del giudice Cesare Terranova ad opera della rampante e spietata Cosa Nostra di Riina e soci, l’assassinio, celato dall’ormai usuale coltre di nebbia “statale”, dello scomodo direttore di OP Mino Pecorelli compongono la sciarada crudele e orrida che scoraggia e inquieta l’Italia che resiste cantata proprio in quell’anno fatale da Francesco De Gregori.

Al contempo però gli abitanti del Bel Paese possono assistere seduti sulle poltroncine dei cinematografi all’esordio di Carlo Verdone col delizioso Un Sacco Bello e alle cupe e disturbanti atmosfere del kolossal di F.F. Coppola Apocalypse Now, ridere con l’arguzia di Woody Allen e la genuina ruspanteria di Terrence Hill e Bud Spencer, ballare trascinati dal ritmo made USA dei Bee Gees, dei Sister Sledge e degli Earth Wind & Fire, andare un concerto dei Pooh, di Antonello Venditti o di Umberto Tozzi o anche attendere smaniosi l’imminente uscita sul finire dell’anno del masterpiece floydiano The Wall, meraviglioso e destabilizzante suggello d’un decennio complicato, cupo e potente. È all’interno di periodi di così stridente contraddittorietà che emerge il vero talento, la vera capacità di estrarre l’universale da piccole storie, piccoli squarci di vita.Chi mostra in questo 1979 di essere in possesso, senza ombra di dubbio, di queste qualità è il Comm. Domenico Sputo alias Avv. Alvaro Tritone alias il Ragno o più semplicemente Lucio Dalla. Con l’omonimo album e con Banana Republic (album live in collaborazione con Francesco de Gregori e frutto della fortunatissima tournée estiva dei due) per Dalla si aprono le porte dell’empireo musicale italiano dimostrando che no, Com’è profondo il mare (1977) – album che per la prima volta oltre la musica presentava anche i testi ad opera dell’artista felsineo – non era stato un successo frutto del caso o di favorevoli congiunzioni astrali.

Lucio Dalla è un album che trova il suo filo conduttore principale nella musica, composta senza eccessivi virtuosismi ma irrobustita da arrangiamenti funzionali e azzeccati riesce, tramite assoli essenziali ma incisivi (specialmente quelli di Portera), groove di basso travolgenti (Stella di Mare su tutti), pianoforte e batteria che dettano ora ritmi incalzanti ora delicati, a ergersi sempre qual perfetto contraltare e mai come semplice riempitivo agli evocativi testi del cantautore bolognese. Sicuramente il merito di questo connubio riuscito va, oltre che al suo principale artefice, anche ai suoi collaboratori particolarmente ispirati. In primo luogo brilla il sempre presente Ron che si destreggia tra chitarre, cori e piano – e firma anche le musiche di Cosa Sarà, unico pezzo non musicato da Dalla – e il nucleo storico degli Stadio – Ricky Portera (chitarra elettrica) Marco Nanni (basso) e Giovanni Pezzoli (batteria) – senza dimenticare l’orchestra d’archi del maestro Reverberi e l’incursione nella sopracitata Cosa sarà di Francesco de Gregori. Se la musica è quindi l’asse portante, il muro maestro della struttura del disco, i testi ne rappresentano certamente gli affreschi e le rifiniture di pregio; Dalla riesce infatti a tratteggiare con una grande sensibilità poetica immagini della vita reale, ansie e malinconie profonde che emergono al calar del giorno e al sorger della luna, città cupe, persone di piombo e visioni oniriche.

Anna e Marco è un piccolo gioiello, una fiaba dei nostri giorni che racconta di due giovani di periferia , dei loro sogni infranti, delle malinconie, del loro incontrarsi e dell’amore che forse potrà colmare i vuoti e le angosce che li accompagnano; testimone silenziosa ma concreta di tutto ciò è la Luna, simbolo sempre presente nell’universo poetico di Dalla. Milano è una lucida istantanea al ritmo di bossa nova della città meneghina e delle sue contraddizioni sempre in bilico tra Europa e Italia, capace di suscitare emozioni viscerali ma contrastanti  (“Milano sguardo maligno di Dio /zucchero e catrame/ Milano ogni volta che mi tocca di venire/ mi prendi allo stomaco/ mi fai morire”) ma in che fin dei conti rimane misteriosa. Tango è un invito alla semplicità, alla lentezza, alla capacità di godere i piccoli aspetti del quotidiano per riuscire forse tramite quelli a ottenere una chiave interpretativa più genuina del reale. Stella di Mare e Notte sono due struggenti elegie notturne. La prima con un crescendo rockeggiante mozzafiato trasmette le ansie di un innamorato che non si sente all’altezza dell’amata, la seconda è una ballata malinconica ma criptica e ricca forti immagini simboliche che lasciano il segno nel profondo. L’anno che verrà è il manifesto dalliano per eccellenza, arrangiamento e tessitura musicale ai limiti della perfezione, testo che racchiude tutte le ansie del presente (“Si esce poco la sera compreso quando è festa/ e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra”) e preconizza il decennio successivo dominato dal disimpegno e dalla propaganda mediatica ma riesce nel finale a regalare uno sprazzo di speranza. L’ultima Luna è, infine, forse il testo più enigmatico di tutto l’album con un’atmosfera tra il farsesco e l’apocalittico in cui la Luna, ormai immancabile presenza, assiste a tutte le nostre miserie; i richiami che fornisce la canzone sono innumerevoli da immagini grottesche a scenari onirici, da un’idea di ciclicità all’insegna del numero sette, chissà forse ispirata dalla cosmogonia indù coi sette Manvantara o dalla ritualità del 7 nella dottrina teosofica (di cui Dalla sembra fosse un curioso lettore), a infine la chiusura che ricorda l’archetipo junghiano del Puer Aeternus o forse il surreale e immaginifico finale del kubrickiano 2001: Odissea nello Spazio.

In definitiva Lucio Dalla, insieme al precedente Com’è profondo il mare e al successivo Dalla rappresenta non solo l’apice compositivo della produzione musicale del bolognese ma anche una delle vette più alte del cantautorato italiano; uno di quegli album che -se dovessi ritirarmi su un’isola deserta – sicuramente porterei con me.

by http://www.lintellettualedissidente.it/musica/armonie-dissidenti-lucio-dalla/

Fausto Leali torna il 30 settembre duettando con Mina

Leali

Fausto Leali torna dal 30 settembre, in tutte le radio e su tutte le piattaforme digitali, con il singolo “A chi mi dice” interpretato in duetto con Mina. Il brano, portato al successo dai Blue e adattato in italiano da Tiziano Ferro, anticipa il nuovo album “Non solo Leali” in uscita il prossimo 21 ottobre. Il discoè prodotto da NAR International per Universal Music Italia.

Il nuovo progetto discografico contiene dieci brani interpretati da Leali insieme ad alcuni dei più grandi cantautori ed interpreti della canzone italiana e non solo, infatti oltre a Mina ci sono: Renzo Arbore, Claudio Baglioni, Alex Britti, Clementino, Francesco De Gregori, Tony Hadley, Massimo Ranieri, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi.

Fausto Leali, grande interprete della canzone italiana, arriva al successo nel 1967 con il brano “A chi”. Nel ’68 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con “Deborah” e sarà presente per ben undici edizioni tra cui quella del 1989 dove vince con il brano “Ti lascerò” cantato insieme ad Anna Oxa. Leali ha collaborato con diversi autori della canzone italiana: da Mogol per l’album “Amore dolce, amore amaro, amore mio”, a Tozzi e Bigazzi per il brano “Io camminerò” e Toto Cutugno per “Io amo”… senza dimenticare Fasano e Berlincioni con “Mi manchi”. Nel 2014 dopo oltre cinquant’anni di carriera musicale e a cinquant’anni esatti dall’uscita del primo album pubblica la sua autobiografia “Notti piene di stelle” in cui racconta la sua straordinaria avventura.

https://www.facebook.com/faustolealiofficialpage

http://www.bsnews.it/notizia/46804/—Fausto-Leali-torna-il-30-settembre-duettando-con-Mina-

 

Fonte: Comunicato stampa gio 22 set 2016, ore 19.47

Schlagerbooom – Das Internationale Schlagerfest 2016

21.10.2016

Florian Silbereisen präsentiert die TV-Schlagershow des Jahres

 

Veranstaltungsort
Westfalenhalle 1Einlass
18:00Beginn
20:15 Uhr  UhrEnde
23:30 Uhr   UhrVeranstalter
MITTELDEUTSCHER RUNDFUNK – Anstalt des öffentlichen Rechts Fernsehdirektion

Veranstaltungsort Westfalenhalle 1
Einlass 18:00
Beginn 20:15 Uhr
Ende 23:30 Uhr
Veranstalter MITTELDEUTSCHER RUNDFUNK – Anstalt des öffentlichen Rechts Fernsehdirektion

SCHLAGERBOOOM – DAS INTERNATIONALE SCHLAGERFEST

Florian Silbereisen präsentiert die TV-Schlagershow des Jahres

So eine Show gab es noch nie! Florian Silbereisen feiert die neue „Lust auf Schlager“ mit dem größten Schlagerfest, das er jemals gefeiert hat: SCHLAGERBOOOM – DAS INTERNATIONALE SCHLAGERFEST! Der Showmaster lädt ein zur ganz großen Party in der Dortmunder Westfalenhalle – mit vielen Hits und vielen Stars wie Helene Fischer, Andreas Gabalier, DJ Ötzi, Al Bano und Romina Power, Mickie Krause, Jürgen Drews, Howard Carpendale, Vanessa Mai, Umberto Tozzi, KLUBBB3, Ross Antony und vielen anderen.

Bitte beachten, es handelt sich um eine FERNSEHAUFZEICHNUNG!

Einlass: 18.00 Uhr  –  EINLASS NUR BIS 19:45 Uhr !!!
Beginn:  20.15 Uhr

(Informationen nach Angaben des Veranstalters. Die Westfalenhallen Dortmund GmbH übernimmt keine Verantwortung für die Richtigkeit der Angaben.)

 

http://www.westfalenhallen.de/events/fuer-besucher/termine-events/news-detail/article/schlagerbooom-das-internationale-schlagerfest-2016-21-10-2016//year/2016/month/7.html

VeranstalterMITTELDEUTSCHER RUNDFUNK – Anstalt des öffentlichen Rechts Fernsehdirektion

Parrocchia by Guido Guglielminetti

Pubblichiamo un bellissimo articolo scritto da Guido Guglielminetti ed a noi suggerito da Fabrizio Carletto.

Parrocchia - Guido Guglielminetti

Parrocchia

Abitavo a Torino in corso Peschiera al 309, stiamo parlando più o meno del 1965/66.

Non era da molto tempo che ci eravamo trasferiti: mia madre, mia nonna ed io, e ancora non conoscevo nessuno, quindi mi stavo guardando intorno. Appena dietro casa c’era una parrocchia molto attiva, gestita evidentemente da un parroco intelligente e molto dinamico, infatti c’era al suo interno un bel giro di gruppi o meglio “complessi” come si diceva allora!

Ho incominciato a frequentare la parrocchia di Pozzo Strada, così si chiama il quartiere, perché a breve ci sarebbe stata una gara di “complessi”, quindi al pomeriggio andavo a spiare le prove.

Entrando nel cortile, sulla destra, c’era una stanza che il parroco aveva adibito a sala prove. Dalla finestra di questa stanza, cercando di non farmi vedere, spiavo i musicisti che provavano. Quando tornavo a casa, mettevo un disco nel giradischi che mia madre aveva comprato con “Selezione dal Reader’s Digest” e fingevo di suonare la chitarra, sognando di essere su un palco. Non lo sapevo ancora ma praticamente avevo inventato il playback, come tanti miei coetanei!

Io andavo lì ogni giorno sperando provassero e aspettavo. Chiaramente non provavano tutti i giorni, ma io aspettavo ugualmente. Poi li vedevo arrivare! Anzi per la verità prima li sentivo. Era tutto un ridere e scherzare e spingersi fra di loro, si vedeva che erano affiatati, che si divertivano. Avevano sempre due o tre ragazze al seguito il cui unico compito era guardarli con aria sognante quando suonavano, prendevano molto seriamente quel ruolo di groupies e guardavano con aria sognante i loro idoli anche quando non suonavano.

Il leader del gruppo, cantante e chitarrista, si chiamava Umberto “Roddy”: capelli lunghi, rossi, magrissimo, maglietta attillata e jeans sopra la caviglia con calzino rigorosamente bianco (Michael Jackson non ha inventato niente!!). Molto sicuro di sè e consapevole del proprio fascino un po’ effemminato, come usava allora, si muoveva proprio come una rockstar. Alla batteria c’era Sandro “Davy”: caschetto nero e sguardo tenebroso, il massimo del suo sorriso era un leggero quanto impercettibile sollevamento del lato sinistro del labbro superiore, quando proprio si stava sganasciando dalle risate! Magrissimo anche lui e naturalmente sempre con le bacchette in mano. Questi due erano i personaggi intorno ai quali ruotava tutto, poi si aggiungevano a volte altri, ma non erano certo del loro calibro! Perchè nel rock conta anche l’aspetto fisico, e loro due sembravano fatti apposta per stare su un palco!

Io naturalmente li emulavo in tutto: capelli lunghi, biondi, magrissimo, magliete attillate, jeans corti e calzino bianco, che a scuola fra l’altro mi aveva fatto guadagnare l’appellativo di: “Finocchio”. Per chiudere la cerniera dei jeans mi dovevo sdraiare sul letto, tanto erano attillati.

Un giorno mentre stavano suonando solamente loro due, perchè avevano cambiato l’ennesimo chitarrista, Umberto mi vide che stavo sbirciando dalla finestra e mi fece cenno di entrare. Volevo sprofondare! Primo perchè mi ero fatto beccare che stavo spiando, secondo perchè erano i miei idoli. In quel momento sarei scappato, ma il mio animo che comunque era da rocker me lo impedì, quindi entrai. Le groupies mi guardavano incuriosite come se fossi un essere alieno ammesso alla corte dei loro idoli, Umberto e Sandro invece erano simpaticissimi e mi sentii subito a mio agio. Umberto mi chiese se suonavo e io con la faccia tosta che mi ha sempre contraddistinto gli dissi che suonavo la chitarra. In realtà stavo imparando a suonare con una chitarra acustica che avevo trovato nel retro del negozio di mobili che aveva mio padre, da cui andavo a lavare le vetrine.

Umberto mi disse che ne avevano già parlato tra di loro, perchè mi avevano già notato, e che secondo loro io potevo essere l’elemento che stavano cercando. Non stavo più nella pelle, per me era come se si stesse realizzando un sogno, quella sera raccontai tutto a mia madre, che ne fu molto contenta perchè mi era complice in tutto, al contrario di mio padre che pensava fossi solo un perdigiorno, capellone, buono a nulla. Tanto io vivevo con mia madre!

L’indomani mattina mia madre mi portò in un negozio di strumenti musicali e mi comprò la mia prima chitarra elettrica: 49.000 Lire, me lo ricordo ancora e non lo dimenticherò mai, perchè per lei, separata e quindi unica fonte di reddito della nostra famiglia, fu un grande sacrificio! Sono contento comunque di aver messo a frutto i suoi sacrifici!

Incominciammo quindi le prove. Prevalentemente suonavamo pezzi dei Beatles e dei Rolling Stones. Eravamo sempre insieme come si confà ad un vero gruppo, quando non facevamo le prove in Parrocchia, andavamo ai giardinetti con due chitarre acustiche. Per l’occasione Sandro suonava la panchina e le groupies sognavano con la voce di Umberto.

Qualche concorso lo vincemmo anche, ma non è che dessimo eccessiva importanza alla cosa, eravamo gli idoli del nostro quartiere e questo già ci piaceva.

Ma a volte nei Concorsi si incontrano strani personaggi……..

03/10/2015