12 ottobre 2018
Mentre in Casa si balla e si canta a squarciagola “Ti amo” di Umberto Tozzi, Lory e Ivan in giardino si commuovono
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https://www.grandefratello.mediaset.it/video/un-ti-amo-scatena-le-lacrime_10233.shtml
" per tutti quelli cresciuti a latte e Tozzi" by belaire e gnaro
12 ottobre 2018
Mentre in Casa si balla e si canta a squarciagola “Ti amo” di Umberto Tozzi, Lory e Ivan in giardino si commuovono
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https://www.grandefratello.mediaset.it/video/un-ti-amo-scatena-le-lacrime_10233.shtml

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La sessantaquattresima edizione dell’Eurovision Song Contest si svolgerà nell’International Convention Center di Tel Aviv in Israele grazie alla vittoria di Netta Barzilai con la canzone Toy del 2018. È la terza volta che la manifestazione si svolge in questo Paese (dopo il 1979 ed il 1999). Le semifinali andranno in scena il 14 e 16 maggio 2019, mentre la finale è prevista per il 18 maggio. “L’Eurovision è perfetto per la nostra città, che è stata celebrata internazionalmente per la sua vibrante energia, lo spirito creativo, la sua vivace scena culturale e la sua celebrazione della libertà. Non vediamo l’ora di ospitare un evento gioioso e continuativo”, ha commentato il sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai.

La Israeli Public Broadcasting Corporation (IPBC) prevede di avere una capacità di circa 9mila persone nell’arena dell’Eurovision Song Contest 2019. Bisogna tenere conto però che 2mila posti saranno bloccati dal palco e dalle telecamere, e 3mila biglietti invece saranno riservati per l’European Broadcasting Union (EBU). Al momento non ci sono ulteriori informazioni sui biglietti.
Tante le partecipazioni dell’Italia all’Eurovision Song Contest. Il nostro Paese accede di diritto alla finale perché fa parte delle Big Five, insieme a Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, ossia quei Paesi che supportano economicamente l’Unione europea di radiodiffusione, e così è di diritto in finale. Il rappresentante italiano verrà decretato al Festival di Sanremo 2019.
https://www.studentville.it/divertirsi/eurovision-song-contest-2019-date-biglietti-record-italia/


Nato a Mirandola il 14 maggio 1978, ha studiato sassofono sotto la guida di Angelo Gabrielli, diplomandosi con il massimo dei voti presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi – Tonelli di Modena.
Nel 1996 ha preso parte a stage e work-shop presso la New World School of thè Arts di Miami ed ai relativi concerti presso il Teatro Lincoln della stessa città. Negli anni successivi ha approfondito gli studi di musica jazz seguendo corsi tenuti da musicisti di fama mondiale quali E. Mariental, B. Franceschini.
In campo cameristico ha avuto molte esperienze in duo con il pianista Paolo Andreoli, esibendosi in prestigiosi Teatri Italiani come II Teatro Regio di Parma, il Teatro Valli di Reggio Emilia, il Ventidio Basso di Ascoli Piceno. Tra i compositori appartenenti alla letteratura classica del sassofono di cui ha eseguito i brani vanno menzionati: Ibert, Debussy, Bonneau, Vellones, Singelée, Piazzolla, Gershwin.
Anche nel campo della musica leggera, grazie alle tante collaborazioni con diverse formazioni, ha avuto modo di partecipare a diverse trasmissioni televisive.
Dal 1997 ha iniziato un felice connubio con il cantautore bolognese Andrea Mingardi; questo lo ha portato a esibirsi nelle principali piazze italiane ed europee. Parallelamente è continuata la collaborazione con un altro importante cantautore: Umberto Tozzi, che nel 2005 ha accompagnato al festival di Sanremo con il brano “Le parole”. Dallo stesso anno è componente stabile della Band di Tozzi, con questo gruppo ha tenuto concerti in Italia, Canada, USA, Australia, Cile, Russia, Ucraina, Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo. Nel 2007 ha preso parte alla registrazione dell’album “Tozzi-Masini” e al successivo Tour Nazionale. Ha collaborato anche con la cantante Antonella Ruggiero e con artisti di fama internazionale, come A. Steward e Kid Creole & “The Coconuts”. In qualità di Docente, tiene Master Class sul territorio Nazionale.
Tratto da: Mirandola e le città della musica – Albo d’oro dei musicisti mirandolesi – 1953-2013
A cura di Luigi Girati.
Per saperne di più leggi anche: “Gianni Vancini – Musicista Mirandolese”
…Albo d’oro dei musicisti mirandolesi – 1953-2013 – Gianni Vancini

Sono vari i VIP che hanno improvvisato un karaoke al banchetto di nozze di Ferdinando Salzano, discografico a capo della F&P Group, società della Warner Music Italy, e Barbara Zoggia: tra questi Umberto Tozzi, Raf, Antonello Venditti, Ligabue, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Zucchero, Gigi D’Alessio ed Anna Tatangelo.
https://youmedia.fanpage.it/video/ab/W7sVDuSwAObqdYXy
Italia e Giamaica si abbracciano in “Root of the music”, il nuovo album (il secondo), frutto della fortunata collaborazione tra il “Grammy” Richie Stephens e The Ska Nation, ensemble dei producer e cantanti salentini Rankin Lele e Papa Leu.

Richie Stephens
Con questo album Richie Stephens rende omaggio alla cultura della Giamaica, il suo paese natale, e all’Italia, che nell’ultimo periodo lo ha adottato artisticamente.
Nell’intro della title track, “Root of the Music“, Richie Stephens apre il discorso ponendo le basi per un divertente viaggio musicale tra reggae e ska.
Traccia dopo traccia, il vocalist offre solide e audaci prestazioni vocali in inglese e italiano, insieme alle incursioni di Rankin Lele e Papa Leu in stile dancehall (come in “You can’t run away”). Il tutto è abilmente supportato dalla Ska Nation Band, ensemble di affermati musicisti salentini, caratterizzato da un suono genuino e una grande musicalità.
I due classici, “’O Sole mio” e “Volare”, insieme all’intramontabile successo pop, “Ti amo” di Umberto Tozzi (fresca di celebrazione dei 40 anni), rivisti e rinfrescati da una ventata ska, sono i tre brani deputati a rappresentare tutta la passione e l’amore dell’artista giamaicano per il Belpaese.
Nel disco, ricco di celebri “ospitate”, spiccano le tracce “Country Bus” e “Joy”, che accoglie Toots Hibbert (mitica voce dei Toots & the Maytals), poi la hit “Bad Boys in Town”, realizzata in collaborazione con Bounty Killer.
Quindi il brano “No G.M.O.”, una vera e propria protesta “collettiva”, in cui intervengono in coro i maggiori esponenti della musica e della cultura reggae giamaicana, primo tra tutti Mutabaruka, poeta dub, personalità di rilievo del movimento rasta e portavoce del riscatto sociale del popolo nero sin dagli anni ‘70, che introduce Freddie Mc Gregor, Cocoa Tea, Ninja Man, Louie Culture, Romain Virgo, Tammi T, Ed Robinson e Wanye J, giovanissimo (appena 12 anni) talento della scena giamaicana.

Papa Leu
Dopo aver partecipato, lo scorso 6 agosto, ai festeggiamenti per l’indipendenza nazionale della Giamaica, la band salentina sarà nell’isola caraibica per presentare ufficialmente il nuovo album il prossimo 13 ottobre, al Ranny Williams Entertainment Center a Kingston, durante la settimana di “Heritage Week”, rassegna ricca di eventi culturali in tutta l’isola.
“Sono molto orgoglioso di questo album”,ha dichiarato Richie Stephens, “ specialmente perché contiene dei classici giamaicani e italiani. “‘O Sole Mio” è il simbolo dell’Italia nel mondo. Mi è sempre rimasta impressa la versione del mio cantante preferito, Luciano Pavarotti, e ho deciso di farne una cover! “Volare” è una canzone conosciuta nel mondo, oltre che da tutti i giamaicani: quando lo ascolti ti senti davvero “Nel Blu Dipinto di Blu”, e rappresenta il sogno di una società migliore. “Ti Amo” la conosco da quando ero ragazzo, anche se sono cresciuto credendo fosse un classico americano. Dopo aver scoperto che è un brano di Umberto Tozzi, mi è sembrato naturale interpretarla con Tammy T che è una grande vocalist e che è anche la nostra backing vocal nella Ska nation band.”
Richie Stephens (voce), Rankin Lele (voce), Papa Leu (voce e chitarra), Maestro Garofalo (tastiere), Ottie Lewis (tastiere), Fossa Drummer (batteria), Leo Klaus (basso), Morello Selecta (efx e machine), Luca Manno (sax e arrangiamenti) Gianluca Ria (tuba e trombone), Gaetano Carrozzo (trombone), Andrea Perrone e Giancarlo Dell’Anna (tromba), Tammy T (backing vocals).
http://www.ilgallo.it/attualita/salento-giamaica-questione-di-sound87/
A Contemporanea Festival Olivier Dubois ha presentato il suo spettacolo-confessione in cui il divertimento fa presto posto al rito sacro e misterioso del fare teatro. -Silvia Poletti

Da vero entertainer Olivier Dubois accoglie il pubblico del suo one man show My Body of coming forth my day con consumata nonchalance. Una coppa di champagne in una mano, una sigaretta nell’altra, in elegante abito nero ( comprato al Cairo ma di fattura turca, spiega), invita a prendere posto in uno spazio spoglio, che si apre come un cabaret e finirà per tramutarsi -alla fine dello spettacolo- in una sorta di altare sacrificale.
Perché è solo apparente la leggerezza di questo spettacolo, sorta di gioco di società dove Olivier mette a disposizione del pubblico la memoria del suo corpo, che da metà anni 90 ha ‘introiettato’ il sapere e la lingua dei coreografi più disparati ( da Jan Fabre alla Sasha Walz, da Saporta a Preljocaj e-si scopre-addirittura Forsythe e Nureyev) ma che in verità nasconde ben altro. Dalle buste si estrae un titolo, da un altro un brano musicale – e Olivier chiede se vogliamo mantenere la musica originale del lavoro oppure modificarla ( io l’ho costretto a ballare un antico pezzo di Andy Degroat su un brano dei Doors). Il terzo spettatore che volta volta viene chiamato a scegliere cosa deve fare il nostro, è invece invitato a togliergli un capo di abbigliamento: procedimento che va avanti fino a lasciarlo, ovviamente, in mutande -ed è questa la concessione più retriva all’ apparente atmosfera da villaggio-vacanza che l’artista francese dà alla sua performance/confessione. Del resto il gioco di alto/basso in cui coinvolge il pubblico, lo inserisce nel rituale cadenzato dalle buste e dalle confessioni che è disponibile a fare – un fischietto, passato di bocca in bocca, dà il segnale ogni volta a una domanda irriverente sulla sua vita di persona e di artista – fa pensare appunto ad una situazione pop, con punte trash. Tuttavia a ben guardare pian piano tutto va a confluire in una sorta di liturgia/rito in cui l’artista compie il proprio sacrificio per il pubblico.
Coreografo di poderosa visionarietà e spregiudicata inventiva, legato alla poetica del corpo nella sua possenza espressiva, Dubois è così consapevole del se-performante e così onesto nel darsi da mostrare con naturalezza infantile il fisico ormai pingue e le cangianti emozioni sul suo viso paffuto,non solo rievocando frammenti di coreografie ma anche emozioni da lui vissute in quel fare. In questa casuale collana di estratti cui piega il suo corpo, restituendo dove necessario rigore e pulizia di gesti, o enfasi e violenza viscerale ( passando nel nostro caso da una Saporta barocca alle grida di Jan Fabre) l’artista non mostra così solo i potenziali fisici e espressivi che il suo corpo ha incastonato in venti anni di carriera in una istrionesca e narcisistica esaltata autocelebrazione. Mostra piuttosto la forza assoluta del non detto, l’intensità di gesti che anche nella quotidianità potrebbero rivelarci molto di noi e degli altri: reclama rispetto, e ascolto delle emozioni anche minime, che non cogliamo, le fa riaffiorare dalla memoria – e attraverso di sé ce le fa rivivere: basti pensare allo struggente lento su ‘Ti amo’ di Umberto Tozzi, ballato con una ragazza del pubblico, erotico, emozionante, avvolgente, sentimentale, intenso come il primo amore. Il tutto descritto dalla forza dell’abbraccio tra i due e dalla tensione dei corpi. E proprio questo ‘darsi totalmente ‘in pasto’ allo spettatore, mettendo a nudo non solo le carni ma soprattutto le pulsioni più intime, che fa trascendere il gioco di Olivier in un rito pagano contemporaneo dai furori dionisiaci, stemperati solo alla fine in un ballo da discoteca, in pellicciona e polvere d’oro, dove però la danza diventa definitivo contatto fisico con gli astanti, offerta della propria carne da percuotere o accarezzare, turbine dove mischiare i liquidi dei corpi come la collettiva vertigine dell’entusiasmo – in una manifestazione teatrale della Divina Follia.
Visto a Prato, Sala Campolmi dell’Istituto Culturale Lazzerini per Contemporanea Festival il 27 settembre 2018
foto Ilaria Costanzo
Com’è sacra la scapricciata confessione del danzatore Dubois

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