Ha origini e risvolti sociali importanti, laFesta della donna. Si sa. Ma in quanto festa, è soprattutto un momento lieto che richiede un’adeguata colonna sonora. Inevitabile, allora, pensare a quante canzoni siano state dedicate a una donna, o che abbiano nel titolo un nome femminile. Solo che, in questo modo, più che un articolo si finisce per scrivere un’enciclopedia musicale.
Così abbiamo deciso di restringere il campo, e di cercare canzoni il cui titolo fosse solo un nome. Ce ne sono tantissime, e ne abbiamo scelte 20. Quelle che, va da sé, ci piacciono di più. Eccole.
1.
Michelle
Difficile non partire da Michelle, canzone tra le più famose dei Beatles e quindi tra le più famose nella storia. «Ci sono parole che vanno bene insieme: ti amo»: frase semplice e perfetta per celebrare una donna.
2.
Gloria
C’è quella di Van Morrison, c’è quella degli U2; bellissime e trascinanti. Ma ce n’è un’altra che ha la capacità di stamparsi nel cervello e di non uscirne più. È quella di Umberto Tozzi. Provate a dire «manchi tu nell’aria» a chi volete bene – si chiami Gloria o meno – e vedete l’effetto che fa.
3.
Margherita
L’impossibilità di stare fermo, per lei che è il sogno, il sale, il vento; per lei che ama una notte intera; per lei che è tutto, ed è la follia di chi canta. Cioè Riccardo Cocciante, che con Margherita ritrae nei minimi termini ciò che si chiama amore devoto.
4.
Suzanne
La Suzanne che ti prende per portarti là dove sta lei, vicino al fiume, esisteva davvero. Si chiamava Suzanne Verdal, faceva la ballerina e stava con lo sculture Armand Vaillancourt. Leonard Cohen ne fu così affascinato da scrivere la sua canzone più famosa, poi ripresa anche da Fabrizio De André.
5.
Franziska
E a proposito di De André, ecco Franziska. Che è stanca di tutto: di ballare, di posare, di cantare, di pregare. In sintesi, di amare un bandito, e la sua vita nomade e clandestina. Franziska vuole una vita tutt’altro che spericolata, dove l’amore abbia i crismi della placida certezza.
6.
Sally
Se dici vita spericolata non può che apparire lui, che in questo caso racconta di vite rese tali da qualcosa di più grande. E cioè il destino, che regala a Sally un’esistenza di guerra. Vasco, ispiratissimo dalla Sarajevo di metà anni Novanta, scrive di una giovane ragazza ormai provata da tutto, ma non doma al punto da rinunciare al sogno «di una vita più facile, che si potevano mangiare anche le fragole».
7.
Sandy
Agli antipodi della guerra c’è l’America degli anni Cinquanta, spensierata nella prosperità del baby boom e unta dalla gelatina dei teen-ager. Sandy, tutta acqua e sapone, fa girar la testa al teddy-boy Danny Zucco, diviso tra il conservare la propria reputazione di duro e il cedere alle sirene del romanticismo. Poiché tutti abbiamo visto , tutti sappiamo cosa accadrà.
8.
Sandy
C’è un’altra Sandy, ed è quella di cui si innamora Bruce Springsteen tra le ruote panoramiche e i fuochi d’artificio per il 4 luglio ad Asbury Park, New Jersey. Le luci del molo, il lungomare, il baracchino della zingara Madame Marie che ti dice il futuro; una cornice decadente e malinconica, che lui vuol lasciarsi alle spalle e così la implora: «Amami stanotte, perché potresti non vedermi mai più».
9.
Roxanne
A proposito di luci, quelle rosse sotto cui staziona Roxanne hanno fatto epoca, anche perché di fatto hanno lanciato i Police nell’Olimpo del rock. Ma sono luci destinate a svanire, perché lei non deve più usarle per farsi vedere, e per vendere il proprio corpo alla notte. Lui la porterà via da lì, promette Sting con il falsetto lamentoso che lo ha reso celebre.
10.
Rosanna
L’assonanza con la canzone precedente ci porta ai Toto, e a una foto che spiega alcune cose. Lui è Steve Porcaro, che del gruppo è stato il batterista. Lei è Rosanna Arquette, attrice piuttosto nota a metà anni Ottanta. La storia dice che lei fosse la musa ispiratrice della canzone; ecco, è una storia sbagliata. Lei non c’entra nulla, e nel giorno della giustizia al femminile ci è sembrato doveroso ricordarlo.
La popstar ha ambizioni decisamente elevate. In Parola di star tutte le migliori citazioni della settimana, da Adele a Umberto Tozzi
3|10 Parola di star (26-31 ottobre 2015) «Se fossi nato a Liverpool e avessi incontrato i Beatles, probabilmente sarei il quinto Beatle». Umberto Tozzi alla conferenza stampa del suo nuovo album Foto: Lapresse 3|10Parola di star (26-31 ottobre 2015) «Se fossi nato a Liverpool e avessi incontrato i Beatles, probabilmente sarei il quinto Beatle». Umberto Tozzi alla conferenza stampa del suo nuovo album Foto: Lapresseby vanityfair.it
COSE DELLA VITA
Umberto Tozzi
Nella sua casa di Montecarlo ha tutte le chitarre comprate da ragazzo. Ascolta i Beatles e i Police “perché dopo non c’è stato più niente di creativo”: Adora i film con De Niro. Ma non vive nel passato. Anzi. Ora, per la nuova tournée, si è messo a dieta stretta
di Cristina Lacava – 20 febbraio 2014
Un braccialettino d’oro che mi ha regalato il dj Giancarlo Mandrioli nel ’76, ai tempi del mio album d’esordio Donna amante mia. Fu il primo a mandare il singolo in radio, credeva in me. Da allora l’ho sempre al polso.
In passato giocavo con costanza a calcio e a tennis. Poi ho avuto un problema alla schiena e da allora vado in piscina tutti i giorni e nuoto per un’ora.
Non vado al cinema da una vita perché sono pigro, preferisco vedere i film in casa. In genere non scelgo mai quelli recentissimi. Ho amato molto Claude Lelouch, tra gli attori sono rimasto legato a Robert De Niro, Al Pacino, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi
Amo lo stile informale, voglio stare comodo. In questo periodo indosso spesso giubbini e felpe dell’Aeronautica militare. Certo, se il principe Alberto di Monaco mi invita a un ricevimento, uso lo smoking.
Non mi ricordo; non leggo molto e mai a letto. Passo dalla biografia dei Beatles alle opere del sensitivo Gustavo Rol.
Abbastanza: piatti di carne, insalate. Non mangio mai pasta, né pane; ho perso 10 chili per affrontare in forma il nuovo tour intitolato Yesterday, Today che mi porta il 7 aprile a Roma, l’8 a Milano. Al ristorante sono un gran rompiscatole; chiedo sempre di parlare con lo chef. In passato ho esagerato con il cibo, ora sto molto attento.
In casa non guardo tanto la tv, se non una partita di calcio o qualche show. Preferisco giocare a tennis con l’iPad.
sul comodino ho un rosario che ho preso ad Assisi e una foto dei miei figli Gianluca, di 27 anni, e Natasha, 24.
Da 22 anni vivo a Montecarlo, è il posto più bello e rilassante del mondo. Sono nato a Torino, dove ho vissuto fino a 16 anni; poi mi sono trasferito a Roma, Bologna, Firenze. Ma solo a Montecarlo ho capito che non avrei mai più fatto gli scatoloni.
Non mi interessano. Per me l’auto è solo un mezzo di trasporto. Preferisco quelle comode e grandi, dove butti dentro tutti i bagagli e parti.
In casa niente, qualche volta metto un cd in macchina. Per sentire la musica devo essere isolato e alzare al massimo il volume. A casa non posso farlo, visto che spesso ci sono i miei figli con gli amici. Nella musica il periodo che preferisco è quello che va dai Beatles ai Police. Dopo non c’è stato più niente di creativo. Tra gli italiani mi piace Lucio Battisti, qualcosa di Baglioni, Dalla e De Gregori.
Vado a periodi, ma brucio in fretta gli “amori passeggeri”. Quello per la pittura è durato un annetto; dipingevo le mie chitarre (foto), avrò realizzato una quindicina di tele. Poi ho smesso, così, su due piedi.
Ho conservato le vecchie chitarre che ho comprato da ragazzo e ogni tanto le uso ancora, quando suono in casa. Non le porto in giro, sono strumenti delicati. Sono molto affezionato a una Martin D28 che ho comprato a New York negli anni Sessanta. La tengo all’aria; ha un suono importante e non posso rinchiuderla in una custodia…