Ma Umberto Tozzi ha ridicolizzato i Pink Floyd?

CHE NE PENSATE DI QUESTA RECENSIONE?

TOZZI

“Il problema è solo ed esclusivamente LINGUISTICO. Nel senso, come ricordava spesso Guccini, gli americani ci fregano in tutto, a partire dalla lingua. Perché se tu ti puoi permettere di dire “Dean e io partimmo da L.A. facendo sfrecciare la nostra Buick sulla Route 1 in direzione San Francisco”, sei figo per forza e senza sforzi, ti piace vincere facile insomma, successo mondiale, critica ai tuoi piedi nei secoli dei secoli, donne e jacuzzi a go go e via discorrendo. Altra storia, ma davvero altra storia, se invece sei costretto a dire “Calogero e io partimmo da Martina Franca facendo sfrecciare la nostra Panda sulla Statale 34 in direzione Foggia”. Diciamo che, se non proprio fottuto in partenza, un po’ in penalizzato e in difficoltà sulla via del successo planetario e perpetuo lo sei.

Così è facile, troppo facile, essere anglosassoni, mettersi a fare rock psichedelico ed essere considerati dei grandi, dei mostri sacri, degli immortali. Per forza… sei di Londra, ti puoi chiamare PINK FLOYD, ti presenti come ROGER WATERS, DAVID GILMOUR, SYD BARRET… hai già vinto in partenza, che cazzo! Ovvio che i FLUIDO ROSA non potrebbero avere lo stesso successo… potrebbero anche suonare divinamente, ma state tranquilli che RUGGERO ACQUE, DAVIDE GILMORI e SERGIO BARRETTA nessuno se li cagherebbe di striscio (vi sembra minimamente credibile anche solo un passo di un articolo di giornale con scritto “il genio di Sergio Barretta”???).

Per queste ragioni, per motivi cioè legati esclusivamente alla credibilità linguistica, il mondo ha letteralmente sfanculato e dimenticato IL PIU’ GRANDE PEZZO PSICHEDELICO DELLA STORIA DELLA MUSICA. Se non dal punto di vista musicale, di sicuro nel testo… roba da far impallidire, ridicolizzare l’intera discografia dei Pink Floyd.

I più scafati e accori, hanno senz’altro già capito di cosa sto parlando… sto ovviamente parlando del capolavoro assoluto di UMBERTO TOZZI, vale a dire quel pezzo straordinario, pazzesco e devastante che è STELLA STAI.

Il testo di questo pezzo è veramente una follia totale, un abisso incontrollabile che se Syd Barret, Jim Morrison e Paul McCartney di ritorno dall’India si fossero messi a scrivere un brano insieme non sarebbero riusciti ad arrivare a tanto. Non sarebbero riusciti minimamente a sfiorarle, queste vette sublimi.

“Stai stella stai, su di me, questa notte come se fosse lei, fosse dio, fosse quello che ero io”… bene, fin qui, fino all’attacco tutto ok, tutto normale: praticamente è notte e l’autore guardando il cielo dice a una stella di stargli sopra come fosse la sua amante (mmm… che audacia erotica Umberto… ), come fosse dio (ok) e come fosse… mah, forse il suo passato, i suoi ricordi.

Comunque ripeto, fin qui tutto ok… è subito dopo che iniziano le note sconvolgenti. Umberto dice: “POLAROID dolce vento di foulard”… eh?? Polaroid?? Che cazzo c’entra la Polaroid? Come la lego al resto? E, subito dopo il dolce vento di foulard, una clamorosa virata verso lo stile ultra colloquiale “visto mai” (visto mai????) “che mi sospiri di più” (eh????).

Ora, sinceramente… vi rendete conto anche voi che (scusate, ma è obbligatorio ripeterlo) POLAROID, DOLCE VENTO DI FOULARD, VSTO MAI, VISTO MAI CHE MI SOSPIRI DI PIU’, polverizza in un nano secondo sei dischi dei Doors e almeno otto dei Pink Floyd?

E ancora non è niente. Perché il primo INARRIVABILE VERTICE PSICHEDELICO è nella ripresa di “che mi sospiri di più”, a cui aggiunge CHE MI SOSPIRI DI BLU.

Capito? MI SOSPIRI DI BLU!!! Non avete capito un cazzo? Ottimo, prova definitiva che siamo davanti a un capolavoro! Perché ora mica mi vorrete venire a dire che nelle canzoni dei Pink Floyd ci avete capito qualcosa????

Proseguiamo. La seconda strofa io non so nemmeno come definirla. Ci ho provato, continuo a provarci ma mi mancano le parole, davvero. Dice: “Stai stella stai come lei” (e fin qui ok) “e un poco gay” (????? Umberto???? dove cazzo ci stai portando?????), e poi il sublime puro, LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTORE, che infatti dice “CHI LO SA?”. Genio, G-E-N-I-O!!

E detto questo, appena dichiarato che manco lui sta capendo una minchia di quel che dice, può abbandonarsi al delirio puro, puro e definitivo: “Stai, stella stai, corpo a forma di esse” (eh?) “dolce piede sul mio gas” (eh?????) “quando vo, quando sto” (dove Umberto, dove per dio????). E poi di nuovo “per sospirarti di più, per sospirarti di BLU”.

Smarriti i nessi logici, la terza strofa inizia con gorgheggi “sì sì sì sì”, e poi: “Stai, stella stai finché c’è nei suoi occhi un SOS” (ma negli occhi di chi?) “che mi dà brividi” (ma chi?? chi te li dà? La stella?? l’sos??? quella degli occhi??? chi cazzo te li dà????).

Ora però anche il nostro Umberto capisce che qualche spiegazione ce la deve, e infatti dice “Tipo quando…”, e tu sei lì che pensi ora finalmente mi spiega e capisco tutto, ma lui, sempre Umberto, ti spiazza ancora e prosegue: “tipo quando al sole stai e la vuoi” (voglio cosa??? la stella?? l’SOS??? quella degli occhi????) “e ti vuoi” (ehhh???????? nel senso di autoerotismo?? e che cazzo c’entra???) “e non dormiresti mai” (mmmmm…. ) e via col solito “per sospirarti di più, per sospirarti di BLU”.

Giunti al ritornello, è lecito ormai aspettarsi di tutto. Sbagliato: il ritornello va MOLTO OLTRE ogni aspettativa.

Dice: “Colorando il cielo del sud chi viene fuori sei tu” (in che senso colorando viene fuori?? tipo “unisci i puntini” della settimana enigmistica?? e chi è che viene fuori?? la stella?? l’SOS?? la misteriosa lei?? oppure, peggio ancora, la POLAROID???).

E poi: “Colorando un figlio si può” (eh??????????? che cazzo colori un figliolo???)

E ancora: “Dargli i tuoi occhi se no…” (gli occhi di chi??? e se no cosa????)

E ancora: “Che torno a fare a questa porta, voglio tenerti fra le mie braccia, altrimenti torno a lei” (cioè in poche parole stai minacciando la misteriosa di lei che se non si mette a colorare il figliolo, tu te ne torni dalla stella??? oh santo dio… ).

Finale del ritornello: “scivola scivola scivola” (ripetuto miliardi di volte). Ma perché SCIVOLA? Cosa SCIVOLA? Dove SCIVOLA??

Si va avanti. La quarta strofa è il baratro definitivo. Inizia infatti così: “Ciao Canadà” (eh????? ora veramente, io tollero tutto, mi va bene anche la Polaroid…. ma il Canada per dio, che cazzo c’entra il Canada???). Il seguito della frase poi non è che spieghi, ma sconcerta ulteriormente: “te ne vai in bicicletta che non sa darmi altro che guai, ma ho bisogno anche di te”.

Vi prego, fermiamoci un secondo… in sostanza, e non c’è altra spiegazione possibile, il CANADA, l’intero stato del CANADA, nel senso non tutti i canadesi, ma proprio la terra, sta ANDANDO IN BICICLETTA.

Recapitolando: lui, Umberto Tozzi, nonostante la cosa giustamente gli dia molti guai, ha bisogno del Canada che va in bicicletta… ecco, adesso ditemi: i Beatles nel loro periodo psichedelico hanno mai osato tanto? La risposta è NO, no… quindi, ripeto, questo pezzo è INARRIVABILE!!

Segue ancora ritornello ad libitum con cui il capolavoro – FINALMENTE – si conclude.

Adesso, per favore, andate su Youtube, mettete “Stella Stai”, stampate questo articolo e usatelo come guida all’ascolto.

E a ogni nota, a ogni parola, a ogni inarrivabile immagine, pensate all’ingiustizia cosmica che ha condannato questo genio all’oblio…”

#ioilmartedìsonosolitodelirare

#pessimismoeanarchia

#nonpossopiùfarelarivoluzione

#universiRiccardoLestini

http://www.riccardolestini.it/2016/09/ma-umberto-tozzi-ha-ridicolizzato-i-pink-floyd/

SI PUÒ DARE DI PIÙ di Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri

Si può dare di più fu scritta da Umberto Tozzi insieme a Raf e, all’origine, sarebbe dovuta essere cantata da otto artisti che facevano parte della Nazionale Cantanti, la squadra di calcio italiana formata appunto da cantanti italiani, di cui essi facevano parte. Il brano divenne l’inno della squadra, dopo aver vinto il titolo sanremese, ed entrò nel cuore degli Italiani, proprio per il testo significativo e il messaggio che sottolineava l’incitamento a dare sempre il meglio di se stessi, nonché per il senso di fratellanza che ne traspariva.

Trio epocale, divenne quello di Tozzi, Morandi e Ruggeri, che con questa canzone vinsero il Festival di Sanremo nel 1987, facendola diventare un inno che è stato più volte usato, non solo in ambito sportivo, poiché si rivela come un motto energizzante, un po’ come lo slogan americano “Yes, I can”. Il brano ha ricevuto numerosi riconoscimenti, anche per l’interpretazione sentita dei tre artisti, che hanno dato il meglio, hanno dato di più.

Il singolo non fu solo trionfante a Sanremo, ebbe anche un ottimo riscontro di vendite ed occupò il primo posto nelle classifiche per parecchie settimane, diventando uno dei brani più venduti di quell’anno. Peraltro, quell’edizione del Festival fu eccezionale, forse proprio per lo spirito della canzone del trio, anche se nel bel mezzo della manifestazione arrivò la triste notizia del decesso di Claudio Villa.

Fu l’edizione della standing ovation di Whitney Houston, la spallina di Patsy Kensit e dell’avvento dell’Auditel, che ha segnato il record della manifestazione, risultando il Festival di Sanremo più visto di tutti i tempi, con quasi l’80% di share nella serata della finale. Una partecipazione fortunata, dunque, o forse è proprio merito di questo trio “improvvisato”,  che ha alzato di molto il livello della trasmissione.

Si può dare di più, inoltre, è spesso usata nei corsi di leadership situazionale, insieme al Nessun Dorma di Puccini, e le canzoni New Age di Enya. Un testo che, a dispetto dell’apparente semplicità, nasconde un grande potenziale, ovvero di restituire fiducia e coraggio, autostima e speranza. Non bisogna essere degli eroi per fare qualcosa di grande, basta solo credere in se stessi.

Fonte Video: YouTube

http://www.lerecensionidisettimaluna.cloud/

 

Monticelli d’Ongina, al Circolo Arci Amici del Po ‘Una donna che stira cantando’

Appuntamento sabato 22 ottobre, alle ore 22:00, presso il Circolo Arci Amici del Po di Monticelli d’Ongina (PC)

Giovedì 13 Ottobre 2016 2016-10-13T18:14:00+02:00 |

Monticelli d’Ongina, al Circolo Arci Amici del Po ‘Una donna che stira cantando’

Sabato 22 ottobre, alle ore 22:00, presso il Circolo Arci Amici del Po di Monticelli d’Ongina (PC), avrà luogo la performance teatrale dal titolo Una donna che stira cantando. Florilegio di uomini che amano le donne, con lettura di testi avanguardisti della fine del Novecento. La performance, «semiseria» per parola delle protagoniste, vedrà sul palco il trio formato da Simona MaffiniVanna Cigognini e Giuliana Pedrinazzi, con un intervento critico-filologico di Elena Cappellini.

«Tutto ebbe inizio in un caldo pomeriggio estivo, a una grigliata», si legge nelle note dello spettacolo. «Umberto Tozzi stava cantando “Apri la porta a un guerriero di carta igienica”. La nostra memoria è corsa subito ad analoghi pomeriggi estivi di vent’anni prima, spesi a chiedersi chi fosse mai quel guerriero di carta igienica. La fantasia di allora ci portava a immaginare un alfiere fatto di rotoli Scottex che impugnava minaccioso un asciugone Regina mentre bussava a una porta. E che dire di “Fammi abbracciare una donna che stira cantando”? Freud oppure Walt Disney? E se Tozzi fosse come Marinetti e volesse pure lui “trasformare il teatro di varietà in teatro dello stupore, del record e della fisicofollia”? Sono quesiti che hanno portato molti adolescenti degli anni Ottanta a scegliere un indirizzo filosofico all’Università».

«Come di consueto abbiamo chiesto consiglio all’amica filologa e critica letteraria Elena Cappellini, che si è data un gran daffare per sciogliere figure retoriche che avrebbero dato del filo da torcere anche a Umberto Eco», concludono Simona, Vanna e Giuliana. «Questa è la genesi della nostra performance: ai testi di Tozzi se ne sono aggiunti altri fino a formare quello che a noi piace definire un florilegio di parole d’amore, un omaggio alle donne dal sapore futurista che a noi puzza un pochetto di misoginia. Inconsapevole, ovviamente (speriamo)».

by http://www.welfarenetwork.it/monticelli-d-ongina-al-circolo-arci-amici-del-po-una-donna-che-stira-cantando-20161013/

Saint-Romain-de-Colbosc : Segara affiche complet au Siroco

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Concert. Pour son ouverture de saison le Siroco à Saint-Romain-de-Colbosc affiche complet. C’est en effet Hélène Segara qui ouvre le bal samedi prochain, renouant avec ses origines italiennes.

 

Elle connut le succès dès 1996 avec son premier album « Cœur de verre », incarna Esméralda dans la comédie musicale « Notre-Dame-de-Paris » aux côtés de Patrick Fiori et Garou, fit un carton aux côté d’Andrea Bocelli avec le titre « Vivo per lei »… À 45 ans et après des ennuis de santé qui l’ont tenu loin de la scène, la chanteuse Hélène Segara est de retour avec un nouvel album. Baptisé « Amaretti », il est constitué de reprises de chansons italiennes. « Je suis d’origine italienne par mon père j’ai eu envie de chanter dans cette langue sur mon nouvel album, précise la chanteuse dont le vrai nom de famille est Rizzo. Il s’agissait plus de parler de ma vie, de chanter des choses qui résonnent profondément en moi que de faire juste un album de reprises. Paradoxalement c’est mon album le plus personnel ».

Vingt ans de carrière

Les spectateurs du Siroco auront presque la primeur de ces nouveaux morceaux puisque l’album est sorti le 30 septembre et que la chanteuse se produit pour l’ouverture de la saison 2016-2017 de la salle saint-romanaise. Avec « Il volo » (rebaptisé « L’Envol ») de Zucchero, « Svalutation » d’Adriano Celentano, « Sara perchè ti amo » de Ricchi e Poveri, « Il mio refugio » de Richard Cocciante, « Ti amo » d’Umberto Tozzi ou encore « O sole mio » vieille chanson du répertoire italien que lui chantait sa grand-mère… dans ses valises.

« Ces chansons, c’est la bande-originale de ma vie en fait ! Et de la vie de beaucoup d’autres qui ont aimé, dansé certains étés sur ces souvenirs mélodiques… C’est ma madeleine de Proust comme les amaretti, douceurs d’amandes, gâteaux d’enfance au papier coloré que m’achetait mon grand-père et qui mettaient mon cœur en fête ».

Il aura donc fallu attendre 20 ans pour entendre la chanteuse d’origine italienne renouer de façon aussi évidente avec l’Italie. « J’ai eu la chance de chanter avec des artistes italiens comme Eros Ramazotti, Andrea Bocelli ou Laura Pausini. Même mon producteur Orlando [le frère de Dalida, N.D.L.R.] est Italien ! Mais pour rendre hommage à cette partie de moi et fêter mes 20 ans de carrière, je me devais de faire quelque chose de plus fort », poursuit-elle.

Si l’Italie marque l’année 2016 d’Hélène Segara, la chanteuse n’oublie pas pour autant ses fans de la première heure. Impossible donc d’échapper aux tubes qui ont marqué la carrière de celle qui fut consacrée « chanteuse préférée des Français » selon un sondage au début des années 2000. « Faire un concert sans Il y a trop de gens qui t’aiment ou Vivre, c’est impossible, le public me les réclame à chaque fois ! »

HÉLÈNE SEGARA

Samedi 15 octobre à 20 h 3 au Siroco, rue Henri-Odièvre à Saint-Romain-de-Colbosc. Complet (continua…)

by http://www.paris-normandie.fr/region/saint-romain-de-colbosc–segara-affiche-complet-au-siroco-XX7101110#.V_-40PmLTIU

”BIANCONERI. JUVENTUS STORY”

''BIANCONERI. JUVENTUS STORY'': TRA NY E TORINO, L'INTERVISTA AI REGISTI MARCO E MAURO LA VILLA

Marco e Mauro La Villa insieme a Giancarlo Giannini, durante le registrazioni

”BIANCONERI. JUVENTUS STORY”: TRA NY E TORINO, L’INTERVISTA AI REGISTI MARCO E MAURO LA VILLA

Vivono a New York, sono gemelli, fanno i registi e sono innamorati della Juventus. Tanto da farci un documentario

Foto dopo foto, intervista dopo intervista. Gol dopo gol. Un lavoro titanico, quasi impossibile da poter portare avanti. Eppure, con un pizzico di amore e passione, direttamente dalla città che non dorme mai – quindi lontana anni luce dalla compassata e quieta Torino –, due registi-gemelli, Mauro e Marco La Villa, sono riusciti nell’impresa di realizzare un documentario che, ne siamo sicuri, farà impazzire gli oltre 13 milioni (solo in Italia) di tifosi bianconeri, raccontando, anche per l’altra metà del cielo, un romanzo fatto di colpi di scena, di colpi ad effetto e pure di qualche colpo basso. Con un diretto da New York, i due registi italo-americani, hanno così plasmato Bianconeri. Juventus Story, docu-film che sarà in sala, grazie a Nexo Digital e Good Films, dal 10 al 12 ottobre (qui, le sale che ”ospiteranno” il film), accompagnato, in libreria, da un prezioso volume fotografico (edito da Rizzoli) con prefazione di Gianluigi Buffon e Lapo Elkann. E proprio loro, insieme agli altri membri della famiglia Agnelli, oltre che agli altri campioni, fanno da raccordo alle immagini e alla splendida colonna sonora (da Ennio Morricone a David Bowie!), trascinando lo spettatore in una storia in cui le emozioni sportive e la storia d’Italia si intrecciano. Ecco, nella nostra intervista, cosa ci hanno raccontato i due registi.

Come vi è scattata la scintilla di realizzare un documentario sulla Juventus?

Ci ha spinto la passione, come quella che aveva Giovanni Agnelli, tramandata da suo padre Edoardo. Per noi è stata la stessa cosa: cresciuti a pane e Juve, quando nostro papà è scomparso, lui, unico bianconero in una famiglia di tifosi del Napoli, abbiamo voluto fare qualcosa di speciale in suo onore. Da lì l’idea, poi ci sono voluti anni per raccogliere tutto il materiale.

Immagino che la produzione sia stata impegnativa.

Nessuna parte della produzione è stata facile, due anni di scrittura, tre anni di ricerca. Finite le interviste, girate tra il 2011 e 2013, siamo riusciti ad ottenere anche tanto materiale inedito.

Raccontatemi: come sono andate le interviste? Ci sono tutti i più grandi campioni.

(Ridono ndr.) Immagina due ”gobbi” di New York: non avremmo mai potuto immaginare di essere faccia a faccia con Platini o Buffon! Sono stati tutti fantastici, abbiamo voluto mettere al centro un racconto che portasse sullo schermo non la storia della Juve, ma la passione che la circonda. E la sua storia è piena di elementi che la contraddistinguono: vittorie, sconfitte, tragedie, gioie. Non c’è nessun’altra squadra così. Intervistando i membri della famiglia Agnelli abbiamo capito il loro amore: Lapo è per metà ultrà, il presidente Andrea è un uomo calmo ma pieno di idee, mentre John Elkann, che ricopre un ruolo delicato, ha mostrato una grinta incredibile. Gli abbiamo visto il fuoco negli occhi!

(continua dopo il trailer)

Come mai prima d’ora non era mai stato fatto un documentario così?

È una montagna da scalare, un Everest. Troppo da dire, troppo materiale. Stai toccando un vanto d’Italia, una delle famiglie più importanti del mondo. Insomma, un progetto delicato. Forse ci ha aiutato l’essere italiani ma residenti all’estero, riuscendo ad avere un occhio più obiettivo. Da fuori si capisce molto, crediamo che la combinazione ci abbia aiutato, passo dopo passo, auto-prodotto dalla nostra casa di produzione newyorkese. Ci abbiamo messo il bianco, il nero e tanto cuore.

Tra l’altro il docu-film è narrato da uno dei più grandi attori italiani: Giancarlo Giannini.

Quando raccontavamo alle persone il nostro progetto c’è stato un passaggio di voci, non conoscevamo nessuno nella Juve. Ci siamo arrivati grazie al passaparola, contattando così Giannini, per noi la voce adatta, lui che è tifoso solo della Nazionale!

Giannini e anche Ennio Morricone, tra le collaborazioni. Com’è andata con lui?

Le nostre due passioni sono la Juve e il cinema, che è il nostro mestiere del resto. Abbiamo pensato ad un collaboratore dei sogni, e non poteva che essere Ennio Morricone. Siamo arrivati a lui grazie a Fabrizio Giugiaro, juventino DOC. Ci ha invitato a casa, a Roma, gli abbiamo fatto vedere del materiale e, per nostro stupore, ci ha mostrato il suo studio, con gli Oscar, i premi. Ci saranno stati almeno due o tremila CD! Ci ha fatto ascoltare qualcosa e ha detto: ”Per il finale ho il brano giusto per voi: il tema de Gli Intoccabili. Che emozione la sua musica su quelle immagini.

La scelta musicale colpisce: addirittura brani di Umberto Tozzi e Loretta Goggi.

Umberto Tozzi lo abbiamo visto da piccoli, i suoi concerti in America ce li ricordiamo bene… Mentre la ”Maledetta Primavera” della Goggi era la canzone per eccellenza che si sentiva in America, la domenica, nella nostra famiglia italo-americana.

Ecco, com’è inteso, il calcio, in una città come New York City?

A New York c’è un piccolo, grande universo: racchiude tutti tifosi del mondo, dalla Seria A italiana alla Liga Spagnola. C’è un misto di persone che, così come in Italia, si ritrova nei bar a discutere di calcio.

E il cinema italiano contemporaneo, Oltre Oceano, come viene visto?

Quando pensiamo al cinema italiano di adesso lo paragoniamo sempre a quello passato: Fellini, Germi, Leone. Quello che notiamo è che oggi, un certo cinema, si avvicina troppo al linguaggio del piccolo schermo, mentre una volta eravamo i migliori nel raccontare le storie. Bisogna ritirarsi su al livello di narrazione. Con un passato del genere il paragone è inevitabile. Anche se, dall’America, vediamo che stanno spingendo di più sulle sceneggiature: per esempio in USA sono letteralmente impazziti per Gomorra. E questo ci fa piacere, in fondo il nostro sangue è italiano…

I vostri riferimenti cinematografici?

Otto e Mezzo è il nostro film preferito. Ma in generale tutto Fellini. Tra i contemporanei sicuramente Scorsese, De Palma, i Fratelli Coen, Paul Thomas Anderson. I loro film ti trasformano.

Dopo l’Italia, voi di New York, dove pensate di portare il vostro film?

Il nostro obiettivo è portare questa storia in giro per il mondo: partiamo dall’Italia, poi resto d’Europa, Asia e finiremo, speriamo, con un evento ad Hollywood, con protagonista Alex Del Piero. Speriamo di riuscirci…

Sono in vendita i biglietti dei live 2017 di Umberto Tozzi in GERMANIA

  • Sun November 5, 2017 – 6:00 PM

SLeipzig, Germany, 2017

Buy tickets:

http://www.songkick.com/concerts/28095884-umberto-tozzi-at-gewandhaus-zu-leipzig


 

  • Donnerstag, 9. November 2017, 20:00 Uhr

Rhein-Sieg-Halle, Bachstraße 1, 53721 Siegburg

Buy tickets:

https://www.regioactive.de/konzert/umberto-tozzi-live-2017-siegburg-rhein-sieg-halle-2017-11-09-tickets-K9vKDJQh1L.html


  • Samstag, 11. November 2017, 20:00 Uhr

Stadthalle Neubrandenburg, Parkstr. 2, 17033 Neubrandenburg

Buy tickets:

https://www.regioactive.de/konzert/umberto-tozzi-live-2017-neubrandenburg-stadthalle-neubrandenburg-2017-11-11-tickets-8SvCCBQGGw.html

 

 

 

L’INTERVISTA a UMBERTO TOZZI

 

“TI AMO” Gioja Video Channel: IN PRIMA VISIONE ASSOLUTA
ECCO L’INTERVISTA ESCLUSIVA A Umberto Tozzi Official
Arriva la chiacchierata con un mito del pop-rock anni ’80
e alcuni spezzoni del suo sfavillante live a Gioia Tauro

Era da tempo che non realizzavamo un’intervista nella nostra città, e Umberto Tozzi era uno di quegli obiettivi che val la pena raggiungere. Così, memori di quando un paio d’anni fa ci regalò un suo plettro autografato, volevamo sentirlo al termine del suo concerto alla Marina Di Gioia Tauro, dove l’8 Settembre scorso ha chiuso i festeggiamenti in onore di Madonna di Portosalvo in una piazza colma d’entusiasmo, davanti a circa 8 mila persone. Dopo una lunghissima attesa (a proposito, ma perchè le maggiori difficoltà ci capitano sempre dalle nostre parti?), alle 2 e mezza circa del mattino ce l’abbiamo fatta: Umberto si è concesso ai nostri microfoni con una certa allegria e cordialità. E noi adesso ve lo trasmettiamo così, in tutta la sua naturalezza. Buona visione!

by https://www.facebook.com/giojavideochannel

The Italian Tenors, la musica italiana spopola in Australia

Evans Tonon, uno dei componenti del gruppo The Italian Tenors, ci racconta come la musica italiana sia amata nel mondo e come la Germania supporti i progetti musicali che arrivano dal Bel Paese.

The Italian Tenors: intervista a Evans Tonon
Evans Tonon.

Ho conosciuto Evans durante la registrazione di uno spot commerciale per un noto marchio italiano di birra. Abbiamo condiviso molti momenti di pausa tra una ripresa e l’altra, ci siamo divertiti ma soprattutto abbiamo condiviso le nostre passioni. Il tutto inizia quando eravamo nella sala trucco e parrucco ed Evans canticchiava. Mi giro verso di lui e gli chiedo “ti piace cantare?” e da lì iniziò il suo racconto. A distanza di qualche anno ho deciso di incontrarlo per farmi raccontare il percorso fatto e i suoi progetti futuri perché le persone oneste, quelle che si preparano, che studiano e soprattutto quelle che non smettono mai di crederci vanno premiate, a loro è doveroso dare visibilità.

L’ultima volta che ti ho visto eri sulla rete nazionale tedesca ZDF insieme ad altri due ragazzi italiani… cosa mi sono perso Evans?
In effetti nel 2012 ha preso vita quel progetto musicale di cui ti parlavo quel giorno mentre sorseggiavamo birra sul set ed è nato ufficialmente il gruppo The Italian Tenors.

Raccontami meglio
Io e Sabino, uno dei tre componenti, avevamo lavorato in diverse produzioni operistiche al Teatro Regio di Torino e, quando avevo saputo che un produttore tedesco avrebbe volentieri sostenuto un progetto che coinvolgesse cantanti lirici nella reinterpretazione di famose canzoni italiane, decidemmo di proporci, insieme a Mirko (il terzo) che avevamo incontrato brevemente qualche mese prima a un’audizione. Sia Sabino che io avevamo sempre avuto il desiderio di usare la nostra formazione classica per andare al di là dell’opera in senso stretto. Sabino ha un’anima molto pop, anche con canzoni di sua composizione. Io sono invece particolarmente appassionato ai grandi standard della canzone degli anni ’50 e ’60 (sia italiana che americana).

Un progetto italiano con lo scopo di diffondere la nostra cultura musicale che però trova i fondi e il supporto in Germania?
Si, è così… The Italian Tenors nasce in Germania ed è distribuito da Universal Germany. Il primo album, uscito nella primavera del 2012 si chiamava That’s Amore, da uno dei brani che avevamo interpretato. La caratteristica che ci differenziava e tuttora ci differenzia da altri gruppi di tenori, è che la maggior parte dei nostri brani sono effettivamente molto pop, e apparentemente lontani dalla vena “lirica” che ci si aspetterebbe. Canzoni di Umberto Tozzi come Gloria, e Gente di mare, o Piccola e Fragile di Drupi, Bello e Impossibile della Nannini, Se Bastasse una canzone e Adesso Tu di Eros Ramazzotti, o Mamma Maria, vengono accostate a grandi classici come Parla più piano, Arrivederci Roma, Caruso, Con te partirò, già interpretate da celebri cantanti lirici. Da precisare che a dispetto del nome del gruppo io sono in realtà un baritono, cosa abbastanza necessaria a garantire una completezza di colori all’interno delle nostre interpretazioni. Nel 2014 è uscito il secondo album, intitolato Viva la Vita, sempre distribuito dalla Universal Germany.

So che avete avuto un grande successo all’estero, dove avete suonato fino ad oggi?
Dal 2012 ad oggi abbiamo cantato principalmente in Germania e in Svizzera, con qualche concerto in Austria, in Estonia, in Inghilterra e in Croazia. Abbiamo preso parte a decine di trasmissioni televisive, quasi tutte per la TV tedesca, partecipando a diversi programmi come ospiti insieme a Umberto Tozzi, a Drupi, e a vari artisti di altri paesi. A settembre siamo stati in Australia per una tournée di tre settimane che ha avuto un enorme successo nelle città di  Sydney, Melbourne, Canberra e Perth.

The Italian Tenors, la musica italiana spopola in Australia
The Italian Tenors.

Grande successo all’estero ma siete ancora poco conosciuti nel panorama musicale italiano, perché secondo te?
Per quanto riguarda l’Italia c’è anche da dire che è forse un paese in cui la commistione tra pop e lirica è stata vista con un certo sospetto. L’Italia è la patria del belcanto, dell’opera, e i melomani non amano vederla contaminata. I più giovani forse solo negli ultimi tempi si stanno incuriosendo di fronte all’offerta di musica moderna interpretata da chi ha una formazione classica. Quindi da un lato c’è un discorso pratico di gestione del progetto, che richiede tempi tecnici e lavoro di marketing, dall’altro un mercato che forse non è ancora così incuriosito. Altri artisti cosiddetti crossover, come Bocelli o il trio Il Volo, seppur noti, non riscontrano in Italia lo stesso successo che vivono altrove.

Trovi differenze tra la gestione della musica all’estero e in Italia?
Il discorso è un po’ quello della domanda sopra ma aggiungerei alle valutazioni il fatto che in Italia è molto forte l’identificazione di una canzone con il suo primo interprete. Questo ha sempre fatto storcere un po’ il naso di fronte a interpretazioni nuove di grandi classici. In America, per esempio, i grandi classici vengono reinterpretati in continuazione. La cover è nella natura delle cose, specialmente per quanto riguarda i grandi standard. In Italia temo ci sia una sorta di preconcetto nei confronti di chi fa cover. Forse meno oggi di ieri, ma un po’ c’è. Per gestire la musica, come per gestire qualsiasi prodotto artistico, credo ci voglia molta creatività. E in questo i paesi che notoriamente esprimono maggiore creatività, sono quelli che hanno anche maggior successo nel proporla e promuoverla. Il contenuto creativo (la musica) ha bisogno di un contenitore all’altezza di tale creatività (promozione).

(continua…)

Articolo di Sandro Marenco.

http://www.musica361.it/author/redazione/