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Domenica 15 Novembre a partire dalle ore 17.00 Umberto Tozzi incontra i fan e firma le copie del suo nuovo album “Ma che spettacolo”.
" per tutti quelli cresciuti a latte e Tozzi" by belaire e gnaro

Domenica 15 Novembre a partire dalle ore 17.00 Umberto Tozzi incontra i fan e firma le copie del suo nuovo album “Ma che spettacolo”.
Venerdì 6 Novembre 2015
03:43
Gli anni Settanta saranno pure passati, ma qualcosa è rimasto. Andatelo a chiedere ai tanti fans sparsi in tutto il mondo di Umberto Tozzi, che di quegli anni è stato uno dei protagonisti indiscussi con hit come Gloria e Ti amo. «Ero al numero 3 negli Usa, dietro Rod Stewart e Michael Jackson», ricorda il cantautore a Messaggero Tv. Quel suo successo dura ancora oggi: è infatti uscito il suo nuovo album, Ma che spettacolo, 13 brani inediti e, nella versione deluxe, anche un dvd di un suo concerto dal vivo. «È un disco che è venuto fuori velocemente – spiega Tozzi – Ho cominciato a scrivere le canzoni a febbraio. Ho sentito il bisogno di raccontare lo spettacolo, non certo bello, che ogni giorno vedo sui giornali e in tv. Nonostante questo sia un mondo di ingiustizie e violenza, non bisogna perdere la speranza».
Ma di quella speranza rimane ben poco quando invece si parla del mercato discografico italiano: «Oggi i talent show sono l’unica chance che i ragazzi hanno. Da lì provengono artisti bravi, come Mengoni o Noemi, ma temo che in questo momento in Italia non ci sia la situazione adatta per creare delle hit in grado di restare negli anni. Io ho avuto fortuna di vivere un’epoca irripetibile». E aggiunge «Se solo fossi nato a Liverpool e non a Torino, chissà, magari avrei conosciuto John Lennon e sarei diventato il quinto beatle». Ma c’è da giurare che a molti fan vada bene così.
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06 NOVEMBRE 2015
| 1 | AMORE IN TRANS…ITO – PRESI PER CASO | |
| 2 | AMORE NOU – TAZENDA | |
| 3 | ARRIVERA’ L’AMORE – EMMA MARRONE | |
| 4 | CANZONE CHE FA MALE – MIKI PORRU | |
| 5 | CARILLON – MR. RAIN | |
| 6 | CHIEDO SCUSA – LUCA CARBONI | |
| 7 | DENTRO – EDOIVAN | |
| 8 | DIVENTO – FRANCESCA MICHIELIN | |
| 9 | DONNE AL POTERE – UMBERTO TOZZI | |
| 10 | E’ FINITA L’ESTATE – IL MIGNO | |
| 11 | FARSI MALE – ZIBBA & NICCOLO’ FABI | |
| 12 | MILANO – LUCA CARBONI | |
| 13 | NEW YORK – BENJI & FEDE | |
| 14 | NON E’ BELLO CIO’ CHE E’ BELLO – EDOARDO BENNATO | |
| 15 | NON POSSO STARE SENZA DI TE – STEFANO D’ORAZIO | |
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– 5 novembre 2015
Umberto Tozzi: tre anni di silenzio discografico prima di tornare in pista, e alla grande, con il nuovo intenso album “Ma che spettacolo”. Il disco comprende tredici canzoni inedite e una bonus track. Abbiamo incontrato Tozzi a Bologna nella centralissima libreria Mondadori di via D’Azeglio. Ecco che cosa ci ha detto nella seguente intervista.
Umberto Tozzi, qual è la genesi di questo nuovo album?
E’ intanto un lavoro ispirato e credo sia uno dei prodotti che, da tempo, posso dire, aspettavo da me!
Quando è nato “Ma che spettacolo”?
Tra gennaio, febbraio e marzo di quest’anno, ho scritto diverse canzoni e le ho registrate con la mia band insieme ai live. In questo prodotto c’è, infatti, anche il dvd live, il primo realizzato nella mia carriera, dove non manca il mio repertorio, quello conosciuto.
E’ un album che tratta temi sentimentali, insieme ad altri di grande attualità, e il titolo dice tutto…
Verissimo, il titolo dice davvero tutto perché è un po’ lo specchio di quello che si vede in televisione o che si legge sui giornali, cioè di una civiltà che mette i fucili in mano ai bambini, anziché i giocattoli.
Il nuovo album è stato anticipato dal singolo “Sei tu l’immenso amore mio”, ispirato a una storia vera…
Solitamente scrivo delle cose che vivo e, quindi, cerco sempre di trattarle in modo diverso dagli altri argomenti, anche se si parla d’amore. E’ una storia bella che ho realmente vissuto.
Elisabetta Gregoraci è la protagonista del video, il perché di questa scelta?
E` una cara amica di mia figlia Natasha. A un certo punto c’era bisogno di fare un video, abbiamo pensato a lei che ha accettato cortesemente di partecipare. E’ una bella ragazza e aveva tutti i requisiti per farlo. E poi c’è Venezia perché il brano è ispirato a questa bella storia in una città meravigliosa. Insomma, abbiamo raggiunto davvero quello che desideravamo.
Umberto Tozzi, a proposito di città, nel nuovo album c’è anche un pezzo dal titolo “Hammamet” scritto in Tunisia…
Sì, perché sono molto amico di Bobo Craxi e vado spesso a trovarlo. Ho recepito una serie di immagini e di situazioni che hanno ispirato il testo.
©Franco Buttaro – Umberto Tozzi con una fan a Bologna
Lei ha venduto oltre settantacinque milioni di dischi nel mondo e ha avuto grandissime soddisfazioni ma “Gloria” nel film “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese è stata una chicca?
Sicuramente molto più gradita del Flashdance di Laura Branigan, perché allora Gloria era in inglese, mentre Scorsese ha scelto la mia versione originale, quindi mi ha gratificato molto di più.
Il momento più difficile, forse, è stato a un Festival di Sanremo, quello del 2005 per l’esattezza, con la canzone “Le parole”…
Mi mandarono a casa; fortunatamente abito vicino, a venti minuti, perché vivo a Montecarlo (ride, ndr).
A proposito di Sanremo Lei ne ha vinto uno con “Si può dare di più”, insieme a Morandi e Ruggeri, ma il Festival oggi ha lo stesso fascino di un tempo?
Direi di no perché non c’è una direzione artistica che sceglie le canzoni popolari e quella è una vetrinal dove dovrebbero andare artisti che hanno appunto delle canzoni popolari. Credo che sia più idoneo un Festival di soli giovani; poi magari se vogliono invitare qualcuno della nostra generazione che lo facciano come ‘ospitata’ perché non mi sembra giusto dover andare a fare dei concorsi dopo le carriere che abbiamo avuto io e i miei colleghi.
Qual è il suo massimo esempio musicale?
I Beatles, sono nato con la loro musica e, quindi, la mia cultura musicale nasce da loro. Infatti dai Beatles ai Police è successo un po’ tutto nel mondo ed io ho avuto la fortuna di partecipare a questo periodo storico che, credo, sia irripetibile.
E` vero che da ragazzino avrebbe voluto fare il calciatore?
Sì, ed ero anche abbastanza talentuoso, poi ho preso una chitarra in mano e per ribellione a mio padre come fanno tutti i figli, ho intrapreso un’altra strada.
Umberto Tozzi e i social network?
Devo dire che ho la fortuna di avere mio figlio che segue la nostra etichetta discografica ormai da dieci anni e, quindi, leggo e vedo un po’ tutto quello che mi sottopone, ma non sono tecnologico come i ragazzi di oggi. Adopero molto bene l’i-Pad quando gioco a tennis (altra risata, ndr).
Infine, Umberto, la musica, che oggi viene fuori dai talent si ascolterà tra trent’anni come oggi si ascolta la Sua?
Non credo proprio, perché è vero che questi ragazzi sono molto bravi, ma a mio parere devono ancora saper scrivere delle canzoni popolari.
È un ritorno gradito (e molto atteso dal pubblico) quello di Umberto Tozzi, che il 30 ottobre 2015 pubblica il nuovo album di inediti dal titolo Ma che spettacolo (Momy Records – distribuzione Sony Music). Anticipato in radio dal singolo Sei tu l’immenso amore mio, il disco raccoglie 13 brani inediti che nella versione deluxe si arricchiscono di un’ulteriore una bonus track e di un DVD live – il primo mai realizzato dall’artista – registrato al Gran Teatro Geox di Padova a fine 2012.
Tra i nomi più amati del panorama musicale, con oltre 75 milioni di dischi venduti nel mondo, Tozzi ha alle spalle una lunga carriera artistica che lo ha portato ad affermarsi, oltre che in Italia, anche all’estero, dagli USA all’Australia, dalla Francia al Sud-America. Anche per questo il suo ritorno a tre anni dall’ultimo lavoro discografico diventa l’occasione per rispolverare i ricordi di una vita, tra brani diventati hit mondiali e nuovi progetti.
Come, e quando, è nato il nuovo album?
Ho iniziato a scrivere questo disco tra febbraio e marzo scorsi, in un periodo di ispirazione che davvero aspettavo da tanto. Mi sono chiuso in un piccolo studio di registrazione dove le canzoni sono nate in maniera molto naturale e in breve tempo. Solo successivamente è maturata l’idea che questo lavoro diventasse un progetto più grande, con il mio primo DVD live registrato a Padova per l’acustica perfetta del Gran Teatro. Era il momento giusto per farlo uscire e raccoglie almeno il 50% della mia carriera professionale.
E il titolo Ma che spettacolo che sentimento vorrebbe esprimere?
Il titolo nasce dalla considerazione di ciò che accade nel mondo, con una sfumatura amara, una visione del mondo al negativo. Sono sempre molto scosso da ciò che leggo sui giornali, dalla situazione bellicosa in cui molti paesi si trovano e soprattutto di fronte alla condizione difficile di molti bambini; mi turba molto, per esempio, pensare che in Afghanistan invece dei giocattoli i più piccoli ricevono come regali delle armi.
Quali tracce, tra gli inediti dell’album, ti rappresentano di più?
Ce ne sono tante, anche per questo la scelta del primo singolo è stata molto difficile. Amo molto Hammamet e L’ultimo viaggio perché sono tracce intime e mi emoziono nell’interpretarle; ma anche Ma che spettacolo e Sei tu l’immenso amore mio mi rappresentano molto, così come Quell’inutile addio e Donne al potere. Ecco, queste sono nella mia hit parade personale.
Nelle tue canzoni le figure femminili hanno sempre rivestito, e hanno tuttora, un ruolo di grande importanza. Cosa ti ispira maggiormente in loro?
Ho sempre nutrito grande grande considerazione della donna, sia nei miei testi d’amore sia in brani di altro contenuto. Credo che la donna sia un essere più forte, più ragionevole e più obiettivo di quanto non lo sia l’uomo; è colei che dà la vita e visceralmente non manderebbe mai a combattere un figlio. Vorrei vedere sempre più donne al potere, troppo spesso non vengono considerate, soprattutto in paesi come l’Africa: di muscoli già ne abbiamo avuti tanti e mi piacerebbe vedere un mondo gestito da loro perché credo abbiano il cervello più sano.
Tra i brani più significativi che ha citato ci sono Hammamet e L’ultimo viaggio: come sono nati?
Hammamet è nata dalla mia frequentazione con Bobo Craxi, figlio di Bettino, e dall’amore per l’atmosfera che si respira nel nord Africa, regione con luoghi e culture affascinanti. L’ultimo viaggio, invece, è la metafora di rinnovato incontro con l’amore di una vita, un pensiero vero che spero di poter portare nell’aldilà insieme alla persona che ho sempre amato.
Il suo repertorio storico è importante e cospicuo: che rapporto ha con esso?
Ho avuto la fortuna di incontrare Giancarlo Bigazzi con cui ho lavorato tanti anni scrivendo pagine di musica importanti. Se ancora oggi nel mondo si ascoltano e si cantano le mie canzoni è perché di fatto il mio repertorio è diventato leggendario: girando il mondo in tour – sono appena tornato da Melbourne – è una grande soddisfazione sentire suonare la musica italiana. E sono orgoglioso che la mia musica raccolga tre generazioni, cosa che è difficile realizzare oggi. È frutto di talento, certo, ma anche di una certa dose di fortuna e del lavoro con team di professionisti.
Come vede la situazione musicale italiana oggi, a livello di qualità?
Credo per in termini di qualità il nostro paese si trovi in una situazione difficile. Talenti che meritano una carriera ci sono, ma i vari talent oggigiorno non aiutano tanto i ragazzi: quando va bene ne arriva uno solo alla vetta, ma se poi sbaglia il primo disco è fuori. I giovani sono meno protetti di un tempo, quando si formava una vera e propria famiglia con discografici, produttori e manager (per me accadde con Alfredo Cerruti). Oggi è più difficile emergere, i giovani sono lasciati soli da una discografia inesistente, in mano a produttori che guardano esclusivamente al business.
Da sempre ha costruito una carriera fortunata all’estero: com’è l suo rapporto con l’Italia?
Forse provo un po’ di amarezza nell’essere considerato all’estero più che in Italia, ma devo dire che mi ha sempre dato grande gioia vedere la considerazione che il resto del mondo mi ha riconosciuto. La Francia è il primo paese che mi ha accolto, fin da Ti amo, e ha un grandissimo rispetto per gli artisti: per salire su un palco o andare in TV devi saper fare qualcosa. In Italia purtroppo non è così: chiunque – o quasi – può conquistarsi una certa visibilità…
Quanta strada ha percorso quel ragazzetto timido che intonava le note dei Beatles e non amava la propria voce.
Umberto Tozzi incontra i fan in una serie di appuntamenti instore (Curno, Torino, Milano, Bologna e Roma): tutte le informazioni sui profili social ufficiali dell’artista.
clicca per vedere le foto su ilrestodelcarlino.it
4 novembre 2015 Un fiume di gente alla libreria Mondadori (foto Gianni Schicchi)

«Sarà sicuramente un bell’incontro– ci ha detto Tozzi- perché in queste occasioni ho modo di scambiare due parole con chi mi segue da tempo e che sta accogliendo con grande favore anche questo mio ultimo lavoro. Queste sono occasioni speciali, per loro è un piacere vedermi, fare foto e avere autografo sul disco e per me è altrettanto un piacere sentire questo affetto che si conferma con continuità da anni».
Come nasce il suo nuovo album di inediti?
«È un disco nato nei primi mesi di quest’anno che sentivo di dover fare. Facendo parte della vecchia guardia devo dire che se non ho l’ispirazione giusta non ho alcuna premura ad uscire con un nuovo prodotto discografico. Questa volta invece sentivo di avere le ispirazioni giuste. Sono tutte canzoni diverse che parlano d’amore ma anche di altro. “Ma che spettacolo” ad esempio è una dichiarazione esplicita del brutto spettacolo cui assistiamo oggi giorno attraverso tv e giornali. Non è comunque un disco pessimista, c’è sempre la speranza che le cose migliorino. Nel complesso lo considero un disco ispirato, completo. Con il Cd poi uscirà anche il mio primo DVD live».
Un dvd che contiene tanti successi del passato come «Notte rosa», «Se non avessi te», «Ti amo», «Gli altri siamo noi», «Si può dare di più», «Gente di mare», «Stella stai», «Tu», «Gloria» com’è stato possibile firmare tanti singoli di successo?
«Ho avuto il privilegio vivere un’epoca musicale irripetibile: dagli anni ’60 agli anni ’80 nel mondo intero c’è stato grande spazio per chi come me aveva delle cose da dire. Personalmente poi, ho avuto la fortuna di scrivere delle canzoni che sono rimaste nel tempo».
Come è cambiata la musica oggi?
«Noi avevamo l’opportunità di avere grandi collaboratori, io poi in particolare la fortuna di lavorare con un grande come Bigazzi. Stare insieme a persone competenti, confrontarsi con direttori artistici e discografici capaci vuol dire tanto. Questa è una famiglia di persone che oggi sembra non esistere più. Vedo i ragazzi di oggi un po’ allo sbaraglio, spesso per la fretta finiscono per fare delle produzioni che non sanno di nulla. La nostra fortuna era di avere accanto gente che ci aiutava e che, se si sbagliava, ci dava la possibilità di fare un secondo album, cosa impensabile per i giovani di oggi. Ultimamente poi, a parte alcune cose di Tiziano Ferro, da questa nuova generazione non ho sentito grandi canzoni popolari. Oggi si sentono delle belle voci dai ragazzi che spesso escono dai talent ma poco altro».
Una scuola e una gavetta che però oggi vi permette di arrivare a più generazioni..
«Su questo mi sento un caso abbastanza fortunato, nei miei concerti accolgo di solito tre generazioni. È emozionante».
Quando tornerà a Roma in concerto?
«Per ora sono impegnato a ultimare il tour che finirà a novembre a Ginevra, ma in primavera penserò ai nuovi live e Roma non potrà mancare».