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Music Control: eccovi servita la mafia radiofonica

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Sia la discografia che gli artisti non sono mai stati in grado di
controllare esattamente il numero e la frequenza dei passaggi delle
loro canzoni sulle radio.
Per questo motivo, a metà degli anni 90, le etichette discografiche
chiesero ad una società di rilevazioni di inventarsi un metodo (o
meglio, di copiare quello che già esisteva in America) per monitorare
le emittenti private più importanti. Nasceva così il Music Control,
cioè il mezzo di rilevazione dei passaggi radiofonici (non vi stiamo a
spiegare l’esatto meccanismo perchè sarebbe troppo complesso e poco
interessante) con la funzione di conoscere l’effettiva airplay di un brano sul territorio nazionale.
Da qui si stilano una serie di classifiche dei brani più ascoltati, della permanenza di un artista nella hit ecc. ecc. ecc.
Secondo l’intento iniziale Music control
doveva costituire uno strumento d’aiuto sia per i discografici che
per le radio, e quest’ultime accettarono di essere monitorate perchè
avrebbero potuto conoscere esattamente la programmazione delle
concorrenti e regolarsi di conseguenza.
Le cose purtroppo sono andate in una direzione imprevista: oggi Music control
è diventato il mezzo per eccellenza a cui si fa riferimento per avere
il polso del panorama musicale in Italia, sebbene il sistema offra un
quadro completamente falsato della situazione.
Dovete pensare che anche l’amministratore delegato di una major ha un
superiore a cui deve riferire del suo lavoro e di quello dei suoi
dipendenti. Con un mercato in crisi come il nostro, quindi con vendite
quasi inesitenti, come faccio io, che per es. sono il Sig. Emi Italia,
a far vedere al sig. Emi International (mio capo ) che ho lavorato bene?
Ma con Music control!
Se
il brano del mio artista passa su tutte le radio vuol dire che la
promozione ha lavorato al meglio, e allora cosa posso farci io se poi
vende pochissimo?”
Il fatto che Music control sia diventato
l’unico mezzo a disposizione per giustificare il proprio lavoro
all’estero, fa si che le major esercitino una serie di pressioni
sulle radio (vorresti avere in anteprima il nuovo singolo di un artista
americano importante ….allora suonami anche….) limitandone la libertà
di scelta e di selezione dei prodotti da una parte, dall’altra
aumentandone molto il potere sul mercato (se ti sono così utile…
allora devi fare un investimento sulle mie frequenze….) .
Music control, inoltre, produce dei risultati
che non corrispondono alla reale situazione, dando adito ad aspettative
false perché, con questo sistema, si sale in classifica a seconda del
numero di passaggi d’airplay. Le hit radio (come RDS per es) suonano
solo presunti successi decisi a tavolino, quindi pochissime canzoni
(circa 40) molte volte al giorno.
Il numero elevatissimo di passaggi di alcuni brani da parte delle
hit-radio fa si che siano presenti e rimangano in classifica canzoni
inutili o obsolete a scapito delle novità, falsando assolutamente
l’andamento del mercato, senza per altro nessuna utilità rispetto
alle vendite reali (perché comprare un brano che posso sentire quando
voglio?).
L’aspetto del fenomeno è talmente rilevante che le analisi di mercato
da parte di questo tipo di radio procedono in senso inverso: non si
fanno più indagini di gradimento per sapere quali siano i brani
preferiti dai propri ascoltatori, ma si cerca di capire quando un brano
ha stancato.
Le classifiche di Music control,
inoltre, condizionano fortemente anche le scelte di molte emittenti
minori che, in questo modo, risultano prive di ogni originalità e,
contraddicendo la loro base sociale di ascolto, diventano solo brutte
copie dei network, mentre la loro funzione principale dovrebbe essere
quella di selezione e lancio di canzoni liberamente scelte.
Anche il mondo del manageriato viene condizionato dalle classifiche di Music control:
per i personaggi che hanno molta airplay, e che quindi risultano al
top, vengono organizzati tour faraonici (che il più delle volte
finiscono in bagni di sangue finanziari), mentre diventa sempre più
difficile trovare spazi per chi offre proposte di effettiva qualità.
Il discorso fatto per l’impresariato vale anche per la promozione: la presenza di un artista in Music control,
oltre a garantire la diffusione praticamente totale di un prodotto
nella radiofonia nazionale, condiziona notevolmente gli operatori degli
altri media.
Avendo questo strumento praticamente sostiuito la classifica
tradizionale di vendita, la televisione invita sempre gli stessi
artisti che sono al verdice dell’airplay, i giornalisti parlano
solamente dei soliti noti e così via. Purtroppo, con questi assurdi
meccanismi, si innescano tutta una serie di conseguenze basate su una
bolla di sapone.
Abbiamo ormai centinaia di esempi di artisti che hanno delle vendite
discografiche bassissime a fronte di una diffusione radiofonica e una
promozione imbarazzanti.
Ma come si fa ad arrivare ad essere “suonati” dai network? Ecco, quì
parte la vera truffa. Infatti, affinché un nuovo brano venga
programmato, bisogna fare un investimento di almeno sei spot
pubblicitari quotidiani che possono arrivare a costare anche settantamila euro per quindici giorni (questo solo per una radio)
e comunque spesso la folle spesa può non bastare (soprattutto per le
etichette indipendenti che non hanno merce di scambio con dischi di
artisti stranieri). I palinsesti musicali vengono fatti al 99% dai
direttori artistici ( i gusti degli speaker non contano oramai quasi
più niente) che decidono autonomamente se il brano in questione sia o
no adatto allo standard della emittente e quindi non mandarlo in onda
(o programmarlo pochissimo, magari in orari di basso ascolto, tanto per
accontentare chi ha speso in inutile pubblicità). Ovviamente il
clientelismo e la corruzione diventano, come si può immaginare,
altissimi e spessissimo vengono chiesti altri soldi sotto banco o parti
di edizione Siae. Raramente può capitare che un direttore artistico
decida di mandare in onda un brano gratuitamente, forse perché
quell’artista gli è simpatico o l’addetto alla promozione è un suo
caro amico e lo ha pregato per giorni in ginocchio, ma comunque quel
bonario favore assomiglia fortemente a quello che ogni tanto fa ai suoi
sudditi un boss o un padrino. E secondo voi tutto questo meccanismo di ricatti, più o meno leciti, non sono gli stessi che usa la MAFIA?
E perché i moltissimi che sanno non hanno il coraggio di denunciare
pubblicamente tanti abusi? Noi continueremo a parlarne e a dire:
“a casa, in macchina, in ufficio non ascoltate le
radio dei network, per favore. Se vogliamo veramente cambiare qualche
cosa, cominciamo da noi stessi, dalle nostre piccole azioni “
.

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