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Venezia 66

 

9/9/2009

VENEZIA

"Francia", come sopravvivere a una famiglia in pezzi

Il regista argentino Israel Adrìan Caetano ha osservato a lungo la famiglia dei vicini di casa e ha pensato che la loro storia conflittuale – i genitori erano separati ma continuavano a vivere sotto lo stesso tetto – fosse rappresentativa di tante altre vicende che riguardano uomini e donne della sua generazione. Così ha deciso di farne un film: Francia, interpretato da Natalia Oreiro (nei panni della mamma), Lautaro Delgado (in quelli del papà) e da sua figlia Milagros e passato oggi ai Venice Days. "La piccola Mariana del film è una ragazzina che pur di non vedere le cose brutte che succedono nella sua famiglia – spiega il regista di Cronaca di una fuga – si rifugia nella musica, nella ribellione a scuola e, in generale, nella sua immaginazione". Sua madre Cristina, per soldi, affitta una stanza al suo ex-marito, e i due non smettono di litigare e di sbattere i loro problemi in faccia alla piccola, che per sopportare la situazione decide addirittura di farsi chiamare con un altro nome. "E’ come se si rifugiasse nel suo mondo e inventasse un alter-ego – dice il regista – facendosi chiamare Gloria. Un nome che mi ha permesso di utilizzare, sul finale, la famosa canzone di Umberto Tozzi, che dà un tono più gioioso a una chiusura che avrebbe potuto essere molto più drammatica". Per il suo sguardo "ad altezza di bambino" Francia potrebbe essere accostato a pellicole come I quattrocento colpi di Truffaut e al più recente Stella, che riscosse un grande successo proprio alle Giornate degli Autori qualche anno fa. "L’influenza di certi film e certi autori è inevitabile – ammette Caetano – ma il mio sguardo è forse più moderno e cerca di vedere il mondo da un punto di vista sano. Oggi ad esempio in Argentina c’è quasi una dipendenza dagli psicologi: ogni volta che un bambino ha un problema a scuola o in famiglia, lo mandano da uno specialista per non affrontare direttamente i problemi".

[di Michela Greco

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