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La Nazione: ultime notizie

GLI INCONTRI A LA NAZIONE

Nell’aria c’è…Umberto Tozzi con i suoi fan

"Ti devo dire grazie Umberto per tutto quello che mi hai dato: mio padre si chiama come te, e di cognome faccio Tozzi. Mi è nato un bambino e l’ho chiamato Elia Umberto, pensando a te. Volevo dargli anche il mio cognome visto che si può fare"…

 
 

Firenze, 2 aprile 2009 – «TI DEVO DIRE grazie Umberto per tutto quello che mi hai dato: mio padre si chiama come te, e di cognome faccio Tozzi. Mi è nato un bambino e l’ho chiamato Elia Umberto, pensando a te. Volevo dargli anche il mio cognome visto che si può fare. Ma ho pensato che forse avrei un po’ esagerato….». Una fans. «Grazie Umberto per quello che è la mia vita di oggi: ho quarantatrè anni e da sempre sei con me, vicino a me. Con le tue canzoni che hanno scandito la mia vita. Sono quella donna che stira cantando le tua canzoni. E’ un’emozione essere qui». Un’altra fans. «Ho letto il tuo libro tutto d’un soffio, lo sto rileggendo: è bellissimo quello che dici. Ce n’era bisogno». Fans. Un mondo magico che vive di grandi emozioni.

LA FORTUNA più grande è la sua, perchè essere Umberto Tozzi è un privilegio. Amato a prescindere, senza frequentazioni, solo — chiaro che non è poco — per le emozioni che comunica con le canzoni. Auditorium Attilio Monti de La Nazione, ieri. Ospite, appunto Umberto Tozzi: è partito da Firenze il suo nuovo trionfale tour durante il quale ha presentato il doppio cd dal titolo Non solo live. Un’occasione per parlare, prima da noi poi da Feltrinelli, anche del libro autobiografico, «Non solo io» (Aliberti Editore). Accompagnato dal figlio-manager Giancarlo, l’artista ha ricevuto dal vice direttore de La Nazione, Piero Gherardeschi la riproduzione della prima pagina del nostro giornale antico di 150 anni.
Che opinione ha dei cantanti più giovani?
«Che non hanno avuto la nostra fortuna di incontrare maestri che amino la musica, che sappiano riconoscere talenti. Oggi è tutto diverso, commerciale e commercializzato. Non c’è spazio per gli artisti».
Che pensa della tv sforna-cantanti?
«Tutto il male possibile: le chiamano opportunità ma la musica è cultura e non è fatta per questo genere di programmi. Anzi, io direi che in questo modo viene sminuita del 99%».
E del Festival di Sanremo?
«Le grandi canzoni sono solo una scusa per gestire l’immagine di un presentatore piuttosto della bella figliola di turno. Fatelo fare a me il direttore artistico di Sanremo e sentirete musica vera».
Nel tuo libro parli di giovani?
«Sì, anche: ho scritto una specie di denuncia che li tuteli. Sono sempre dalla parte di chi inizia, di chi ha la passione. E la prima parola resti sempre “ribellarsi”».

Titti Giuliani Foti

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