Avvenire 31.01.2009

Tozzi : Sanremo ha tradito anche me



 DI

ANDREA PEDRINELLI


 « D

all’industria della musica non mi aspetto più nulla. L’unica è fare da
sé quanto si riesce e quando se ne è contenti proporlo alla gente.
Tanta o poca che sia, il suo responso è l’unico che mi interessi ». A
parlare così è Umberto Tozzi
, 45 milioni di dischi venduti nel mondo, assente in Italia da Sanremo
2005. Cui approdò (già allora) dopo anni di cd incompresi che l’avevano
portato alla depressione; ed a cui andò con un bel pezzo e ampie
rassicurazioni della direzione artistica. Capitanata come quest’anno da
Bonolis. Il risultato? Subito fuori, col conduttore ad attenderlo
invano sul palco per commenti a caldo: in stile reality. Da allora Tozzi
si è visto solo in progetti bizzarri, con Masini («Mi divertiva») e di
musica per locali («Volevo sperimentare » ). Solo ora un nuovo vero
disco, il doppio


 Non solo live.

Da una parte immortali successi dal vivo, dall’altra inediti che ne confermano scrittura pop d’alto bordo (notevole

Cerco ancora te),

strumentali rock e due cover. Un pezzo di Billy Joel e

Petite Marie


 del francese
Cabrel, già numero uno su iTunes, i cui proventi andranno all’ospedale
pediatrico di Nizza. Il filo della vicenda di Tozzi in Italia si riannoda qui. Tra un Sanremo da scordare e la nuova sfida di

un album fatto appunto da sé, senza più le industrie alle spalle. E prodotto in casa dal figlio Gianluca.


 Ripartiamo da quel Festival: la rigettò nel tunnel?


 No, ma l’amarezza per il comportamento di certa gente fu grande. La cancellai coi tour all’estero.


 Quest’anno la direzione è la stessa di allora. Cosa consiglia ai colleghi che parteciperanno?


 Se
hanno una carriera avviata, di non andare. Vorrei fare io il direttore
artistico. Lì da anni chi decide non sa nulla di musica, ma non credo
proprio non nascano più talenti. Ora come ora meglio

X-Factor.


 Lei vive all’estero ma lo Stato italiano l’ha da poco accusata di evasione fiscale. Una brutta storia.


 Guardi, c’è un documento

all’ambasciata di Montecarlo che attesta che vivo lì dal 1992. Nelle sedi dovute risponderò all’accusa in modo congruo.


 Parliamo, allora, del nuovo disco: che Tozzi è questo

che torna?


 Uno che voleva
proporre inediti vari, ‘tozziani’ ed anomali. Prima però dovevo fare un
live all’Olympia di Parigi, ma i discografici mi hanno impedito di
usare le mie canzoni. Ora sono rientrato in loro possesso, però decide
un mercato in crisi e potevo solo unire i due progetti: inediti e brani
dal vivo del tour 2008. Sacrificando un po’ di entrambi».


 Tra gli inediti più riusciti c’è «Forse credo in Dio».


 La definisco una preghiera laica, nata dalle troppe guerre fatte in nome di un Dio. Cui chiedo perché si usi

il Suo nome così. È un grido personale, di smarrimento ma pure di speranza.


 A fine febbraio uscirà anche un suo libro, dobbiamo aspettarci rivelazioni?


 «Racconterò
la mia carriera: con ironia. Ma siccome non sono un buonista, denuncerò
pure le brutture che stanno dietro la musica. Spero di mettere in
guardia tanti giovani.


 Scusi, Tozzi , ma ha ancora senso per lei fare musica?


 Finché
qualcuno la apprezza… Avere già richieste per questo cd sui mercati
tedesco, francese e spagnolo è una vittoria. Certo per farlo ha dovuto
produrlo mio figlio… Che ha studiato, sia chiaro: ma soprattutto ha
quell’entusiasmo e quel rispetto, che altrove non vedo più.


 «Nel 2005 mi hanno maltrattato


  Ho sofferto di depressione, poi ho capito che l’industria non conta più niente


  Oggi faccio tutto da solo e ho successo in tutta


  Europa. L’Italia mi accusa di evasione, ma chiarirò tutto»


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