Grazie Gios per le bellissime foto che ci hai inviato!




















foto by Gios
" per tutti quelli cresciuti a latte e Tozzi" by belaire e gnaro
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by Cristina Carenzo

Mi è capitato di leggere una frase di Francesco Bianconi dei Baustelle, contenuta in un’intervista concessa al blog Pixarprinting.
La frase è questa:
“Io amo De André, un po’ meno il suo pubblico, forse, e chi pensa che la musica popolare buona sia solo quella che in Italia chiamiamo ‘canzone d’autore’”.
Ammetto che mi sono sentito confortato: mi pare di cogliere nelle parole di Bianconi, che non solo io considero uno degli autori italiani più importanti degli ultimi anni, una presa di distanza dalla definizione “canzone d’autore” e soprattutto dall’uso strumentale e autocelebrativo che se ne fa.
Dell’argomento ho discusso più volte, anche in pubblico, con gli amici del Club Tenco e del Premio Recanati, trovandomi felicemente in quasi totale disaccordo con loro.
E ne discuto ogni volta che qualcuno mi dice di sé: “Io faccio canzone d’autore”. Bella scoperta, gli rispondo di solito: qualsiasi canzone è una canzone d’autore, perché è stata scritta da un autore. Il punto è che chi dice di sé “io faccio canzone d’autore” lo dice come se questo lo ponesse su un piano diverso e migliore rispetto agli altri, quelli che, poveretti, si limitano a scrivere canzoni e basta (belle o brutte che siano).
Alla definizione “canzone d’autore” ha dedicato una voce l’Enciclopedia Treccani, facendola scrivere a Roberto Vecchioni (la trovate qui); ma una definizione più semplice e breve l’ha data Giada Pizzolo, che scrive:
“La canzone d’autore non è semplicemente una canzone firmata, in quanto tutte lo sono, secondo il diritto d’autore. La parola ‘autore’ è intesa in senso forte, come elemento di distinzione e identità”.
In sostanza, nel linguaggio comune “canzone d’autore” è usato per riferirsi a una canzone “di qualità”, quindi aprioristicamente superiore a tutte le altre canzoni considerate commerciali o “leggere”, quindi di minore pregio.
Ed è questo che mi fa sempre incazzare. Quello che penso io è che, ammesso che possa aver senso la distinzione fra “canzone importante” e “canzone meno importante” – ma esistono canzoni sedicenti “d’autore” di nessuna importanza, e canzoni “non d’autore” estremamente importanti e significative – l’appartenenza all’una o all’altra categoria potrà essere stabilita solo a posteriori, e affidata al giudizio critico e popolare su quella determinata canzone. Non so: è come dire “io scrivo libri importanti” e dirselo da soli, prima ancora che qualcuno li abbia letti e valutati. E’ come volersi collocare, a proprio insindacabile giudizio, in una categoria superiore e più qualificata e qualificante rispetto agli altri che si limitano a scrivere canzoni (o “canzonette”: parola bellissima, che amo molto e che non considero per nulla riduttiva, anzi).
Nessuno considererebbe mai una canzone dei Pooh o una canzone di Umberto Tozzi come una “canzone d’autore”: eppure Roby Facchinetti e Valerio Negrini, oppure Giancarlo Bigazzi, sono e sono stati autori di grandissimo valore, mille volte superiori a tanti stronzetti anche famosi che scrivono canzoni noiose e presuntuose giustificando la loro esistenza con la (autodichiarata) appartenenza alla “canzone d’autore”.
Perché, diciamoci la verità: è molto, ma molto più difficile scrivere una bella canzone di musica leggera, che diventi popolare e piaccia alla gente e acquisti un’importanza che vada oltre il momento storico in cui ha avuto successo, che scrivere una qualsiasi puttanata noiosa e inascoltabile nascondendosi dietro l’alibi della “canzone d’autore”.
Scrivo questo a ragion veduta: ho appena finito di ascoltare 480 canzoni inedite, quelle candidate al mio concorso per autori “Genova per Voi”, e ho sentito, purtroppo, tanta roba brutta, roba che uno si domanda se chi l’ha scritta l’abbia mai riascoltata con un minimo di senso autocritico o se l’abbia mai fatta ascoltare a qualcuno che non siano i suoi genitori o la sua fidanzata.
Scrivere una canzone – e lo dico a cuor leggero, non essendone io capace – è un lavoro difficile, impegnativo, anche rischioso, e non è certo alla portata di tutti. Eppure c’è in giro tanta gente che non solo è convinta di saper scrivere canzoni, ma che oltretutto dice di sé “io scrivo canzoni d’autore”. Ma mi faccia il piacere, commentava Totò.
C’è in giro gente che è convinta che trattare in una canzone un argomento “importante” – l’immigrazione, la violenza sulle donne, i diritti degli omosessuali, i morti sul lavoro, ditene voi un altro qualsiasi – sia già sufficiente per essere considerato un autore di canzoni d’autore. E così siamo ammorbati da canzoni brutte, insipide e presuntuose che cercano autogiustificazione alla loro esistenza nel fatto stesso che trattano (male, oltretutto) un tema sociale o d’attualità. E se spieghi ai loro autori che la loro canzone avrà anche un tema importante, ma resta una brutta canzone, se la prendono a male e si offendono e ti danno del qualunquista disimpegnato. Allora provo a spiegargli che diffido pregiudizialmente di chiunque cerchi di acquistare credibilità con l’espediente di trattare un argomento “forte”, e, ancora di più, che credo che il testo di una canzone – di una “bella” canzone – non debba mai essere didascalico o moralistico.
Per dire: penso che all’accettazione dell’omosessualità abbia giovato molto più il testo di “Pierre” dei Pooh, scritto da Valerio Negrini, che qualsiasi testo di canzone “d’autore” sullo stesso tema uscita nei quarant’anni passati a oggi dall’uscita di “Pierre”. Andate a leggere il testo di “L’amore merita”, scritto da Simonetta Spiri con Luca Sala, uno degli autori di “Non è l’inferno” di Emma, e con Marco Rettani, autore del romanzo “Non lasciarmi mai sola”. Questa è quella che io considero una canzone strumentale, d’occasione, scritta per far parlare di sé (e infatti, guarda caso, è stata pubblicata e pubblicizzata in concomitanza del decimo anniversario di una help line per gay): un perfetto esempio di quel che scrivevo poc’anzi, di tentativo di autolegittimazione di una canzone ricercato attraverso una rivendicazione di “importanza” del testo. Se c’è bisogno di annunciarlo, di cosa tratta una canzone, vuol dire, semplicemente, che quel testo non è sufficientemente valido. E infatti quello di “L’amore merita” è un testo pasticciato, confuso, sloganistico.
Come purtroppo, e concludo, lo sono molti testi della sedicente “canzone d’autore” italiana. Questo, almeno, è il mio parere. E il vostro?
Franco Zanetti
http://www.rockol.it/news-660257/canzone-d-autore-truffa-polemica
Con ‘Pezzi da 90’, porterà a Terni i suoi personaggi più famosi, da Lotito a De Gregori
13 Lug 2016 08:03
Dopo l’omaggio alla lingua e alla poesia romana di Giorgio Tirabassi, appuntamento con le risate all’Anfiteatro romano di Terni. Mercoledì 13 luglio, infatti, sarà la volta di Max Giusti che porterà in scena ‘Pezzi da 90’.
Lo spettacolo vedrà avvicendarsi i personaggi più famosi interpretati dal comico romano. Nessuna scaletta, nessuna certezza sulle imitazioni che proporrà Max Giusti, anche se è molto probabile che sul palco appariranno ‘Pezzi da 90’ come Don Matteo, Elton John, Maria De Filippi, un inedito Francesco De Gregori e il sempreverde Claudio Lotito che racconterà tutti i retroscena dell’affaire Bielsa e, ancora, un ospite internazionale innamorato dell’Italia.
Le interpretazioni Non mancheranno le sue interpretazioni tratte dall’ultima edizione di ‘Tale e quale’ su Rai1, come Boy George, Umberto Tozzi, Franco Califano e Pierangelo Bertoli. Faranno capolino sul palco anche variopinti e multietnici personaggi che sono riusciti a trovare lavoro in Italia: un fruttivendolo egiziano e un prete africano di provincia. Ad accompagnare Max Giusti la ‘SuperMax band’ e lo storico dj delle notti romane Paolo Pompei.
http://www.umbriaon.it/2015/anfiteatro-estate-max-giusti-sul-palco/
Tozzi




Da ‘Ti amo’ a ‘Notte Rosa’ passando per ‘Gloria’ e ‘Gli altri siamo noi’. Il coro del numeroso e allegro pubblico presente ha accompagnato tutti i più grandi successi di Umberto Tozzi che si è esibito in concerto al centro commerciale Cospea di Terni, domenica 3 luglio, in occasione del 22esimo compleanno della struttura. “Le canzoni del grande artista italiano – ha commentato Luisella Merli, direttrice del Cospea – hanno ‘catturato’ e trascinato le centinaia di persone intervenute alla festa, grandi e piccoli, con un’onda umana che si muoveva al ritmo di musica”.
Per celebrare al meglio la ricorrenza, il centro commerciale ternano è rimasto aperto per tutta la giornata di domenica, fino alle 23, dando modo alla clientela di approfittare dell’inizio dei saldi estivi. Ad allietare i festeggiamenti anche una grigliata di carne offerta a tutti gli intervenuti in attesa del live di Tozzi. “Musica, luci, balli e tantissimo entusiasmo hanno caratterizzato il concerto – ha aggiunto Merli –. Un vero e proprio show estivo sotto le stelle con un cantante del livello di Umberto Tozzi che proprio quest’anno festeggia 40 anni di carriera”. Il compleanno si è chiuso, quindi, con uno spettacolo di fontane danzanti. “La simbiosi tra musica e acqua – ha raccontato la direttrice –, con il suo spettacolo suggestivo ed emozionante, ha incantato e meravigliato tutti i presenti. Questo è il regalo che abbiamo voluto fare ai nostri clienti quest’anno. L’appuntamento è ora per la prossima estate con sempre nuove sorprese”.
by http://corrieredellumbria.corr.it/gallery/terni/226675/applausi-a-cospea-per-umberto-tozzi.html