Darren Criss canta Gloria di Umberto Tozzi (video): la dedica a Gianni Versace e la gioia dei fan di American Crime Story

Il video della dedica di Darren Criss a Gianni Versace sulle note di Gloria al Largo at the Coronet di Los Angeles

Un momento da brivido quello andato in scena nelle scorse ore a Los Angeles quando Darren Criss è salito sul palco e ha intonato Gloria di Umberto Tozzi al piano forte. Subito il pensiero dei fan di American Crime Story è volato al secondo episodio del capitolo dedicato a Gianni Versace quando Andrew Cunanan intonava questa stessa canzone a bordo della sua auto.

Nella serie Darren Criss cantava qualche passaggio ma nella versione inglese, questa volta sul palco di Largo at the Coronet di Los Angeles ha portato quella italiana che lui stesso ha cantato e suonato al piano per la gioia dei fan presenti e che avevano fatto registrare un tutto esaurito.

La star di “Glee” ha cantato la prima metà della canzone in italiano per onorare sia il cantautore di “Gloria” Umberto Tozzi che lo stilista italiano Gianni Versace e proprio a lui, poco fa, ha dedicato il suo tweet in cui mostra il video della performance sperando di avergli reso omaggio.

La performance di Darren Criss è stata da brivido e, ripensando alla scena del film, i fan di American Crime Story non hanno potuto far altro che cedere ancora una volta al fascino della follia del suo personaggio. Rimane il fatto che l’attore ha voluto ricordare lo stilista italiano pensando che, proprio quando stava iniziando la sua scalata al successo aprendo i suoi primi negozi, fosse proprio Gloria a fargli da colonna sonora.

Su Twitter scrive: “La scorsa notte ho cantato per Gianni Versace. La versione di Umberto Tozzi era un successo in Italia quando Gianni aprì il suo primo negozio. Mi piacerebbe pensare che questa canzone gli ricordasse i primi giorni di successo, i giorni in cui era felice prima di sbocciare  e diventare una superstar internazionale. Per te, Gianni!“.

Ecco di seguito il tweet di Darren Criss e la scena di American Crime Story in cui canta Gloria nei panni di Andrew Cunanan:

Darren Criss

@DarrenCriss

Sang this last night for Gianni Versace. Umberto Tozzi’s version would’ve been a hit in Italy when Gianni opened his 1st shop. I’d like to think this song reminded him of early days of success, the days he’d enjoy before blossoming into an international superstar. Per te, Gianni!

Darren Criss Performs Italian Version of ‘Gloria’ (Listen)

A sold-out crowd at the Largo at the Coronet in Los Angeles got a treat when singer/songwriter Darren Criss’ performance of Laura Branigan’s 1982 hit pop song, “Gloria.” Pounding the keys of an old-fashioned upright piano, the former “Glee” star belted out the first half of the song in Italian to honor both “Gloria’s” songwriter Umberto Tozzi as well as the late 20th-century Italian fashion designer, Gianni Versace.“American Crime Story” fans are already familiar with Criss’ rendition of the song, as he sang the song in a scene while playing 1990s spree killer and Versace’s murderer, Andrew Cunanan in “The Assassination of Gianni Versace.” The scene has Criss belting out the song to calm his nerves as he drives to his next crime scene in Miami.

Criss tweeted the performance out to his fans on Tuesday morning, noting that the Tozzi version of the song would’ve been a hit tune in Italy when Versace opened his first shop, and he hoped the song would’ve reminded the fashion mogul of the early days of success before his rise to international stardom.

Branigan’s “Gloria” was also featured in 2017’s “I, Tonya,” a docudrama chronicling ice skater Tonya Harding’s life leading up to, during and after the 1994 attack on her rival, Nancy Kerrigan.

Darren Criss

@DarrenCriss

Sang this last night for Gianni Versace. Umberto Tozzi’s version would’ve been a hit in Italy when Gianni opened his 1st shop. I’d like to think this song reminded him of early days of success, the days he’d enjoy before blossoming into an international superstar. Per te, Gianni!

I dischi che piacciono solo a me, credo #14

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Umberto Tozzi – Tozzi (CGD, 1980)

Non so da che parte prenderla ma ci provo ugualmente, conscio che potrebbero essere le mie ultime ore su questo pianeta o più semplicemente su questo sito. Facile che uno (o più) dei ‘duri et puri’, di quelli verso i quali c’è sempre un posto prenotato nel Regno dei Cieli o sul catalogo Sarah Records, vogliano la mia testa o mi crocifiggano un gatto sulla porta di casa. Uno di quei ‘duri et puri’ che mi han fatto passare gli Abba ma sono altresì pronti con l’Agent Orange affinchè io non compia più crimini verso l’umanità. O verso l’indie. Mi immolo, invece. Come un Enrico Toti qualsiasi, pronto a lanciare 45 giri contro gli hipster con le caviglie sguarnite e la musica liquida random nell’iphone. Umberto Antonio Tozzi, nato il 4 marzo 1952. L’Umbertone Tozzi, diobono. L’uomo che scommetteva di arrivare primo in classifica solo con pezzi in minore, l’uomo che ne ha dette tante (parecchie anche imbarazzanti) e che aveva preso residenza stabile lassù, verso i Numeri Uno, prima di farsi furbo e girarla a Montecarlo. A proposito: è proprio con l’etichetta discografica di Lucio Battisti che il nostro esordisce tramite il 45 giri ‘Incontro d’amore’, prima di formare i Data e porre mani e plettro su quella ‘Un corpo e un’anima’che vincerà Canzonissima del 1974. Il resto lo conoscerete tutti, mi sa. Uomo che, per almeno un lustro, ebbe una capacità melodica impressionante e un braccio destro geniale sebbene ancora poco conosciuto ai più come Giancarlo Bigazzi (più in alto di Mogol, nel mio piccolo Pantheon). Ma non vorrei farci e farvi nemmeno l’apoteosi della rivalutazione tardiva, come sta avvenendo un po’ ovunque verso qualsivoglia manufatto, che sia l’accanimento con il quale spingono Strangeways, Here We Come come un capolavoro superiore a The Queen Is Dead, o ad esaltare Claudio Baglioni quale cesellatore sopraffino di note (per me rimane Agonia). Ma ognuno ha le sue guilty pleasures, no? Tanto più che quest’album del lungocrinito torinese (disco altresì chiamato Poste 80, da noi quarantennali seguaci) non è nemmeno la porcata più grande che mi sono portato a casa, che se non sono arrivato agli Spliff di ‘Carbonara’ ai Trio di ‘Da Da Da’ invece eccome. Che poi, gli Spliff, accidenti. Musica demmerda ma un testo che era il Cabaret Voltaire di Zurigo e Tristan Tzara in erezione: io voglio viaggiare in Italia in paese dei limoni Brigate Rosse e la mafia cacciano sulla strada del sol distruzione della lira Gelati Motta con brio tecco mecco con ragazza ecco, la mamma de amore mio sentimento grandioso per Italia baciato da sole calda Borsellino e vuote totale percio mangio sempre solo”. “Percio”, cazzo. Oggi scoppierebbe una guerra diplomatica per dei versi simili, ma oggi siamo tutti più stupidi no? Tu cantami ‘sotto il sole, sotto il sole, di Riccione, di Riccione’ e magari ci vediamo in tribunale, ok?

Insomma, l’Umbertone! L’Umbertone e quel 1980 che se era appannaggio dei Giochi Olimpici di Mosca e della sua mascotte Misha è anche vero che già profumava di Mondiali di Spagna e Cucciolone al gusto di disinfettante per pavimenti. Un anno che divenne spartiacque tra una vita che avevo prima e una che non avrei più potuto avere dopo. Una nuova vita affrontata con End Of The Century sotto il braccio e l’adorazione coatta verso il riff di Stella Stai (l’ho mai detto che è il più bel pezzo mai scritto dalla Electric Light Orchestra? Sì?). Un 1980 di cambiamenti epocali: l’invenzione del post-it, ad esempio. O quel 2 agosto maledetto che io ricordo da un cortile polveroso e una radiolina a transistor. O l’altrettanto gravido 8 dicembre, quando Give Peace A Chance divenne Give Piss A Chance. Esce Il Nome della Rosa e viene ucciso Piersanti Mattarella. Pasqua giunge il 6 aprile, l’Irlanda vince l’Eurovision Song Contest con Johnny Logan. Noi schieriamo Alan Sorrenti e il Belgio i Telex. Te dici a volte, no? Esce Pac-Man, nel 1980. Anche noi usciamo – e per sempre – dalla civiltà, con la Strage di Ustica. Nasce Solidarnosc e muore (il 23 Novembre) parte dell’Irpinia. Si sciolgono i Led Zeppelin.

Quante cose mi succedevano attorno, quasi a mia insaputa, come se fossi stato uno Scajola qualsiasi. Io volevo solo andare al mare e ascoltare Do You Remember Rock And Roll Radio?. Ma gli amici mi dicevano che non era bella, non quanto Ti chiami Africa di Enzo Avallone quantomeno;  mentre i conoscenti furbi e scafati premevano per farmi ammettere che i Ramones erano finiti e Baby I Love You una porcata vergognosa. Da che parte dovevo stare? Io volevo solo andare al mare. Conoscevo – con fatica – gli X Ray Spex ma mi compravo Blondie e la Rettore, che ognuno fa con le donne che ha. Insomma, in tutto questo bailamme il Tozzi mi andava a schiaffare uno dei dischi più belli (e meglio suonati, c’ha un groove da paura) dell’italico pop. 8 tracce praticamente perfette, Polaroid nitida (Polaroid, Stella stai, dolce vento di foulard, visto mai visto mai) e irripetibile di quel mio 1980. Si comincia proprio dal singolone torrido, messo in apertura a trainare un parterre de roi che, oltre alla coppia d’oro Bigazzi/Tozzi, vanta Greg Mathieson, Lee Ritenour (“egraziarcazzo”), Barry Morgan, Zeke Lund, Les Hurdle, Geoff Bastow (il braccio destro di Moroder), Curtis Drake, Mats Björklund, Euro Cristiani. Il tutto assemblato agli Union Studios di Monaco. L’avrete sentita tutti e in ogni dove Stella Stai, strimpellando a ritmo il piedino (dolce piede sul mio gas…) sul pavimento e seguendo il ‘gnao gnao’ della chitarra, semplicissimo ma assai efficace. Cercammo di trovare spiegazioni adatte a quel testo sarcastico e pieno di allitterazioni complicate senza sapere che ci sarebbe venuto in aiuto qualche anno dopo proprio quel volpone del Giancarlo (lo ribadisco: un genio. E vi esorto a far Vostro quel Giancarlo Bigazzi, il geniaccio della canzone italiana, di Aldo Nove. Bompiani 2012) riducendo il tutto ad una notte sfrenata con un/a trans. Sospirarti di più, certo. Parte Stella Stai e io ci sento odori di estati torride, pubblicità di gelati stampati su pezzi di alluminio, arterie stradali d’agosto, una maglietta dei New Order e fame d’amicizia che scivola scivola scivola scivola scivola. Frenano a 100 all’ora in autostrada con A cosa servono le mani, pop rock internazionale con un gancio alla Supertramp e un cambio d’armonia che solo i grandi possono immaginare. A cosa servono le mani non saprei, suonavo il pianoforte su di leiVoglio uscire stasera, che sia primavera o no. E io mi vedo già in un night club con Barry Manilow, Bette Midler e Il Gian che mi spiega quel ‘vorrei strappare marjuana dalla terra, vorrei la pace e poi vorrei la guerra’. Calma ha la base di un funkone da paura per l’altezza di un rock americano. Diviso due. Il Sommo Paroliere ci fa uno spleen che manco i Cure di Pornography(Vento e odio la gente domani mi arrendo e odio anche te). Fermati allo stop è Il Mago di Oz delle periferie, litania marzolina che sa di soul blues candeggiato da un carillon pieno di falsetti. Ma il botto arriva con Dimmi di no, rocchettone ignorante che – fosse stato cantato da qualsiasi altro vostro beniamino a scelta – avreste tatuato sui glutei. “E domandami come va, son felice solo a metà, come questa mia sigaretta, che non brucia come vorrei, come uno che ha preso sei”. L’ho già detto vero che Bigazzi era un genio? ‘Che non vorrei dimenticarmi di rendervi edotti a riguardo. Ma anche Les Hurdle e il suo basso si superano in un sferragliar di groove. Gabbie è l’unica canzone al mondo dove, nel suo lexotanico avanzare si cita la legge del menga; e case popolari su di me, due genitori o forse tre. FM americano al suo meglio e sfido qualsiasi paradisiaco autore ad inserire un assolo di chitarra così forsennatamente Al Jarreau all’interno delle sue terzine. Ma non è mica finita, cari adepti al culto: Nemico Alcool – oltre ad essere stato il mio must del 1984 – ha un tiro da paura e da luna park ed un’ergersi pericolosamente vendittiano; in un mondo migliore singolone da quattro milioni di copie e sussidiario illustrato del perfetto compositore italiota. I fiati da marcetta che si palesano a metà del pezzo sono da Grammy Award, sarebbe d’accordo anche la Pausini. Spero. Insomma, non è reato pensare che, su questo disco, l’accoppiata Bigazzi/Tozzi s’avvicini pericolosamente alla perfezione. Settembre è un mese classico per dirsi addio, cinguetta con un falsetto asmatico prima di chiudere con Luci ed Ombre e porgere l’altra guancia, mettendo il sigillo ad uno dei più bei dischi di pop rock internazionali mai editi nel nostro paese. Resoconto di un incidente avuto dallo stesso Tozzi in Toscana viaggia sopra cinque intensi minuti che cominciano alla Sigur Ros e si interrompono in una crasi tra Dancing With Myself e un country rock da rodeo. Schizofrenica senza aver paura di dimostrarlo.

Tozzi gira, mira e tira quasi ininterrottamente da 38 anni sul mio piatto, forse un motivo sufficiente per togliermi l’amicizia da Facebook, molto più prosaicamente un disco pressochè perfetto nel suo genere. Ma anche nel mio. Dopo questo disco – apice di una carriera da 80 milioni di copie – non vi sarà mai più un Tozzi così ispirato, sebbene Notte Rosa (del 1981) oltre alla balearica title track potesse vantare quella meraviglia chiamata Roma Nord e uno spleen erotico che si sparge lungo l’intero disco. Ma non vi sarà più un Tozzi così. E anche io non mi sento molto bene, da quel 1980.

Michele Benetello

I dischi che piacciono solo a me, credo #14

Bâle Umberto Tozzi au Musical Theater

Soirée de concert romantique avec Umberto Tozzi à   7 juin 2018 à 20h

Concert caritatif  au bénéfice de la Fondation pour les enfants atteints du cancer Regio Basiliensis

OFFRE EXEPTIONNELLE aux abonnés de Bâle en Français  : 1 billet acheté = 1 billet offert

Uniquement chez Bider & Tanner 

Annoncez-vous sur info@baleenfrançais.ch

Concert caritatif  au bénéfice de la Fondation pour les enfants atteints du cancer Regio Basiliensis

Le chanteur italien Umberto Tozzi et son orchestre donneront un concert spectaculaire au Musical Theater Basel le jeudi 7 juin. Une partie des recettes sera reversée à la Fondation pour les enfants atteints du cancer Regio Basiliensis.

Il a écrit les plus grands succès de la pop italo : Avec “Ti Amo”, “Tu”, “Gloria” et “Gloria”,“Gente di Mare”, Umberto Tozzi a conquis le cœur de ses fans il y a 40 ans. Avec des millions d’albums vendus, le Cantautore est devenu immortel dès la fin des années 1970. Umberto Tozzi est un magicien de la musique. Ses chansons sont pleines d’accords soul, mais aussi des chansons rock pop avec des variations de jazz et de blues.

Influencé par la musique des Beatles et des Stones, il allie la grandeur italienne à l’attitude de la scène pop anglo-américaine. Avec l’album “Quarant’anni Che Ti Amo”, Umberto Tozzi se produit également à Bâle. Le jeudi 7 juin, il donnera un concert bénéfice avec son orchestre au Musical Theater Basel pour soutenir la Regio Basiliensis Foundation for Children with Cancer.

La fondation, qui fête ses 30 ans, apporte un soutien financier dans les domaines de l’aide directe, de l’aide psycho-oncologique directe, de la recherche et des mesures de soutien. En 2016, la fondation a investi plus d’un demi-million de francs suisses dans les quatre domaines de financement. Le concert est organisé par l’institution culturelle et artistique “Cre Art Basel”, qui soutient les enfants du monde entier dans les domaines de la santé, de la pauvreté et de l’éducation par des prix lors d’événements, de spectacles, de galas, etc.

Umberto Tozzi en concert Jeudi 7 juin 2018, 20h Théâtre musical Bâle Feldbergstrasse 151, 4058 Bâle

Gagnez des billets avec Telebasel :

Wettbewerb

https://telebasel.ch/wettbewerb/embed/#?secret=WtwtEzFVfk

PRATIQUE
Prix (incl. 1 coupe de champagne)
Catégorie 1 : CHF 138.
Catégorie 2 : CHF 115.
Catégorie 3 : CHF 98

Tickets  : www.biderundtanner.ch www.ticketcorner.ch www.starticket.ch
Hotline : 0900 800 800 800 800 (CHF 1.19/min). Dans tous les bureaux de pré-réservation habituels

Organisateur : Cre Art Basel 

https://www.baleenfrancais.ch/bale-umberto-tozzi-au-musical-theater/