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PERSONAGGI

Umberto Tozzi. Superstar
di Cristina Marinoni

Si intitola Superstar il nuovo album di Umberto Tozzi. E il cantautore, tra i pochi musicisti nostrani ad aver conquistato il pubblico di tutto il mondo, è davvero una superstar: 29 album all’attivo, 40 milioni di copie vendute, una carriera lunga 34 anni costellata da una serie di successi straordinari – tra cui Gloria, Stella Stai, Tu – l’artista torinese pubblica un cd che raccoglie i lati B dei leggendari vinili più la celebre Ti Amo, in versione dal vivo.

«Chiamami Umberto e dammi del tu!» esclama, quando ci viene incontro per l’intervista un paio d’ore prima che inizi il concerto: Umberto chiacchiera volentieri e si ferma a parlare oltre la mezz’ora concordata. Disponibile, sincero e alla mano come solo i grandi sanno essere.

Sei un caso raro della musica italiana: sei riuscito a esportare la nostra canzone persino negli Stati Uniti, dove sei tuttora famosissimo. C’è qualche giovane leva che reputi tuo erede?
Il mio preferito è Tiziano Ferro. Lo stimo e lo reputo un eccellente autore – molti dei suoi testi sono davvero interessanti – oltre che un bravissimo interprete. Mi piace la sua professionalità, la serietà e l’impegno con cui lavora: sono doti che lo porteranno lontano. Gli serve del tempo, certo: deve crescere e affermarsi, ma credo che otterrà ottimi risultati anche oltre confine. Poi non posso dimenticare Laura Pausini, un altro talento che si aggiunge a Gianna Nannini, Eros Ramazzotti, Zucchero, ma loro raccolgono consensi ovunque da diversi anni: sono superstar come me!

A proposito di Superstar: com’è nata l’idea di pubblicare un cd di vecchi brani?
Ci pensavo dal 2007: un giorno mi sono messo ad ascoltare del materiale vecchio e ho pensato che parecchi pezzi belli fossero stati soffocati da motivi più immediati, accattivanti. Quelle registrazioni meritavano di essere riportate alla luce: allora ne ho scelti 15 – ai quali ho aggiunto Ti Amo, canzone che non manca mai ai miei concerti – e li ho riarrangiati insieme a Matteo Gaggioli e ricantati per renderli attuali.

A quando un album inedito?
Ho un sacco di brani pronti, ma preferisco aspettare: tengo molto a questo progetto, al punto che ho programmato il tour 2010, da febbraio a luglio, proprio per portare in giro queste canzoni e farle conoscere a più persone possibili.

Le tue tournée segnano sempre il tutto esaurito: ai fans storici si aggiungono le nuove generazioni.
Ogni serata è unica, le emozioni sono forti come agli inizi: non mi abituerò mai al calore della platea. L’anno scorso mi sono esibito in Australia, a Sydney e Perth, l’entusiasmo dei fans mi ha travolto e commosso. Non potrei rinunciare ai concerti: rimangono l’esperienza più affascinante di questo mestiere.

Ami gli spettacoli dal vivo ma non quelli in televisione: non compari mai.
Vero, partecipo solo a programmi musicali. La promozione dei dischi è una tappa obbligata, ma la tv non mi fa impazzire e mi tengo al largo. E non appartengo alla schiera di musicisti che apprezzano X Factor o Amici, anzi, sono deluso dai colleghi che accettano l’invito ai talent show: come me sanno benissimo che trasmissioni del genere non rappresentano il futuro della musica e non sono altro che prodotti preconfezionati senza alcuna ispirazione artistica. Per imparare questo lavoro sono indispensabili i locali di provincia semivuoti dove farsi le ossa, le porte in faccia delle case discografiche, la gavetta, insomma. Il successo istantaneo non porta mai a niente di buono.

Ma almeno qualcuno tra loro ha talento, secondo te?

Giusy Ferreri possiede una voce originale e merita di vendere tanti dischi. Gli altri sono soltanto personaggi, non musicisti; credi che Bob Dylan o Jimi Hendrix sarebbero andati a X Factor?

Sembra che i giovani ti deludano.
No, mi preoccupano. Questa generazione soffre la mancanza di guide, punti di riferimento; i ragazzi sono impauriti, insicuri: la crisi, il lavoro precario tolgono coraggio e intraprendenza. Vivo questa inquietudine attraverso i miei figli.

Nei hai tre e uno lavora con te.
Si chiama Gianluca e per fortuna non segue le orme del padre! Si occupa di promozione e ufficio stampa e ha 24 anni. Gli altri due fanno tuttaltro: Natasha, 21 anni, studia all’università e abita a Montecarlo con me, mia moglie e Gianluca, mentre Nicola, 26 anni, abita con la madre a Udine e ha un lavoro normale.

Perché ti sei trasferito nel Principato di Monaco?
Per i figli, appunto: è il luogo più sicuro al mondo. I controlli sono efficientissimi di giorno come di notte e sapere che non corrono pericoli nemmeno quando rientrano tardi, mi permette di stare tranquillo e dormire senza ansia.
Ormai vivo a Montecarlo da 17 anni e mi trovo molto bene: chiunque tu sia, passi inosservato.

L’Italia non ti manca?
No, perché ci vengo spesso sia per cantare sia per ritrovare i miei cari. Macino chilometri su chilometri in autostrada e gli autogrill mi danno grandi soddisfazioni: le persone mi salutano sempre calorosamente come fossi un vecchio amico, e poi è stato proprio in un autogrill che ho scoperto di aver raggiunto in pochi giorni il quinto posto della classifica con Superstar.
La raccolta dei Beatles era al ventesimo posto: mai avrei pensato di superare i Fab Four in vita mia!

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